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Vivere il Sogno.

Vivere il Sogno.

La settimana scorsa, da poco conclusa, è stata densa di eventi e suggestioni. Intanto, molti di voi mi hanno scritto invitandomi ad essere più possibilista su Sanremo e a dare alla manifestazione canora, una chance. Pur riconoscendomi che alcune delle mie ironiche stoccate avevano un senso e che non mi si poteva liquidare come un hater qualunque. Appunto … gli haters non sapevo che esistessero, non essendo sui social.

Così stimolato, ho provveduto a dare un’occhiata (a tratti) e a farmi segnalare momenti e personaggi interessanti. Devo ammettere che alcune cose mi sono parse interessanti in senso generale, altre interessanti in senso antropologico. Come suggerito da alcuni di voi (ascolto sempre i miei lettori di cui apprezzo il calore e il masochismo nel continuare a leggere i miei sproloqui) ho vestito il cappello del nazional-popolare e mi sono guardato qualche momento del Festival in diretta ed altri recuperati dal web.

Molto interessante la partecipazione di Alessandro Quarta e Roy Paci, musicisti che stimo e che, sicuramente, non sono notissimi al grande pubblico. Pur apprezzando il tentativo, devo dire, che mi sono sembrati un po’ fuori posto su quel palco anche se le loro performance sono state di livello.

Ma , passiamo alle canzoni in concorso. Lungi da me giudicare il gusto del pubblico e della giuria: non credo di essere in grado, visto che per me, la musica è tutt’altra cosa. Se dovessi per forza provare sotto la minaccia di un’arma, direi che il brano degli Zen Circus è quello che mi è piaciuto di più: bello e difficile. Quindi inadatto per la kermesse. Lì vanno le cose facili e le semplificazioni. Faccio qualche esempio. Il biopic cinematografico sulla vita di Freddy Mercury con un monumentale Rami Malek, è diventato il musical dell’anno. Sì … proprio così: giudicato come un film musicarello alla stregua di Sister’s Act e Mary Poppins. Con tutto il rispetto ma non poteva essere nemmeno lontanamente considerato in quella categoria. Se poi, nella gestione della gag, ci metti (attualmente) il più grande attore italiano, non stai dando un’informazione giusta al pubblico e (peggio) la stai rendendo credibile.

Tornando alla musica. Mi sono divertito molto ad ascoltare testi di grande spessore poetico e di grande forza realista. Qualcuno esortava il suo interlocutore a “baciargli l’anima”. Ma ce n’era per tutti i gusti: chi può chiedere di essere ascoltato, invitando l’altro o l’altra, a “chiudere dolcemente gli occhi” prima di farlo? Ho provato a darmi una risposta e alla fine ho trovato: un ipnotista!

Ora, non che il mio titolo di oggi sia particolarmente ricercato (ci tornero’) … ma, in una nazioni di naviganti e poeti mi aspettavo qualcosa di meglio.

Una nota particolare va dedicata alla giuria. Partiamo dal presupposto che è composta da persone che nel loro ambito professionale e artistico, stimo. Pochi, però, avevano competenze in materia di musica. Sembrava più un baluardo di radical chic contro l’imperante populismo. Per essere un baluardo, l’ho trovato un po’ leggerino … e, anche qui, poco intonato all’atmosfera dell’Ariston.

Altra nota dissonante, il “pezzo” sulla paternità … Un dialogo tra padre e figlio, tra serio e faceto, tra teatro e rap. Bisio e Anastasio non mi hanno fatto battere il cuore, muovere un sopracciglio o tenere il tempo con il piedino. Sono rimasto molto stupito delle critiche molto lusinghiere che hanno ricevuto. Forse, non l’ho capito.

Un’altra riflessione la merita Loredana Berté. L’unico vero personaggio di questa edizione: brava, ingombrante, dissacrante, unica e autentica. Per me, la vincitrice morale della sessantanovesima edizione. Avrebbe meritato miglior fortuna.

Ma nei contest è così… Pensate al povero Nino D’Angelo finito tra gli ultimi.

No … Il gioco di parole con Ultimo non lo faccio. Mi è simpatico!

Stucchevoli le polemiche artefatte e politicamente scorrette su vincitori e vinti, su significati e significanti delle scelte. Alla fine, vince qualcuno e qualcuno perde. E’ un concorso.

Restiamo sempre devoti al televoto! Sempre sia lodato! Non è cosa che possiamo mettere in dubbio. E’ il mistero della fede del Festival e dei talents show di grido.

Infine, gli eventi in sala stampa, mi hanno aperto tutti i chakra. Non avevo mai assistito a una così meravigliosa verve, a questa effervescenza naturale. Ho gridato, finalmente: sulla Terra c’è ancora vita!

Ma torniamo al mio titolo. Il peggiore da quando tengo questa rubrica. Ho una scusa. Buona, anche!

Prima che il Festival occupasse tutte le mie cellule, ero stato in quel di Trezzo sull’Adda. In un luogo chiamato Live Music Club hanno suonato gli storici Uriah Heep (1969  anno di fondazione del gruppo). Tra i padri fondatori del movimento dell’hard rock britannico ma, soprattutto, proto-metal e prog.

Bizzarro che la Storia non fosse a Sanremo ma in un piccolo paese della Lombardia. Sapendo che erano nei paraggi, io li avrei voluti a costo di scambiarli con la sala stampa e il bravo Ultimo! No… Non è vero a loro non avrei mai rinunciato … Forse, allora, gli davo Il Volo e Cristicchi.

Portavano in Italia, il loro ultimo album “Livin’ The Dream” (Vivere il Sogno, N.d.R.). Un lavoro tra i migliori degli ultimi anni e, forse, anche in assoluto.

Molto maturi e ricercati i suoni, la band ha eseguito dall’ultimo LP, la title track Livin’ the Dream,  Knocking On My Door e Waters Flowin insieme ai grandi classici come Lady in Black, Gipsy e Easy Livin’ (eseguita tra i bis). Mick Box, ultimo “superstite” tra i membri originali, porta sul palco la maturità delle sue settantuno primavere ma l’entusiasmo e l’energia di un ventenne: grande la sua performance sulle sei corde.

Bellissimo vedere tanti ragazzi giovani insieme a tanti capelli bianchi tra il pubblico. Oltre alla vita, c’è ancora speranza per l’umanità su questo pianeta.

Mentre scrivo continuo a riflettere sulle vostre gradite e preziosissime critiche … Sapete che probabilmente avete ragione! Sono troppo legato alla Storia. Dovrei evolvermi anche io e farmi piacere cose più contemporanee.

Tipo chiudere dolcemente gli occhi ed ascoltare o andarmi a cercare chi voglia o possa baciarmi l’anima.

Sto uscendo bendato.

di Paolo Pelizza

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