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Ostaggi del Concept.

Ostaggi del Concept.

Ostaggi del Concept.

Cosa direste a qualcuno che oggi … Anno Domini 2019, vi dicesse: “Ehy! Sai che c’è? Esco con un concept album!”. Non riesco ad immaginare la sequenza ma, sicuramente, ci sarebbe una controllatina al calendario (giusto per essere certi di non essere finiti in una anomalia spazio-temporale e di essersi ritrovati nel 1976), la telefonata al numero unico emergenze, il tentativo di consolare i parenti e, infine, la conseguente disamina delle cause del disturbo … è caduto dalle scale, si è tirato la basculante del box sulla testa, si droga, ha elaborato un importante disagio psichico.

Vi do una notizia: è successo! L’opera (forse) anacronistica è frutto delle fatiche della band ligure Messer Davil. Il gruppo di ex ragazzi, molto giovanili, nasce dalle ceneri dei Soja Dream FM attivi per un decennio tra 2000 e il 2010, di cui condividono tutta la compagine tranne per la defezione del bassista Emiliano Goso, sostituito da Federico Fughiz Fugazza. L’album, dal titolo “La Sindrome di Stoccolma”, è figlio del chitarrista e compositore Davide Aicardi che è il  vero deus ex machina dell’insano progetto.  Completano il gruppo: Maurizio DePalo alla batteria, Mauro Max Maloberti arrangiamenti e tastiere e il cantante Alessandro Lamberti cantante rock classico che ha impreziosito assolutamente il disco con le seconde voci e le loro orchestrazioni . Infine, menzione speciale per l’incosciente coraggio al produttore Alessandro Mazzitelli … che, dico io, non poteva produrre un paio di trapper come vanno adesso massimizzando l’investimento???

La “Sindrome di Stoccolma” è un disco “indie-pop-rock” ma, come avviene spesso in questi tempi di crossover (loro parlano di crossover orizzontale indipendente perché è nato dall’insieme di molti generi diversi … mah … fa un Frankenstein, no?), pieno di paesaggi sonori contaminati che coinvolgono generi e atmosfere anni ’80 e ’90 con escursioni tra il delta del Mississippi, i Caraibi, la Giamaica e l’elettronica. Le chitarre, in particolare, intervengono spesso con quell’acidità tradizionale dei meravigliosi Settanta a creare un amalgama di sicuro gradevole e non banale. Facile da ascoltare è, anche, poco mainstream per il lavoro fatto su suoni e arrangiamenti. Percettibile, sotto i molti strati, una volontà cantautoriale che rimanda a Gazzé e Silvestri ma, anche, una fibra rockettara “ignorante” che ci riporta più spesso a Timoria e Subsonica, tra gli altri.

Se non fosse così dannatamente retrò da parte mia, darei il bentornato alla musica, quella che viene dopo lavoro di mesi, quella che si fa con gli strumenti musicali con la testa, le mani e il cuore.

In definitiva, le diciotto tracce de La Sindrome di Stoccolma sono gradevoli e ben fatte. Menzione di merito, per i testi di Aicardi. Intelligenti, a tratti ironici, graffianti e profondi per i temi trattati e per i punti di vista non convenzionali.

Ed eccoci qui … Vi state tutti domandando ma di cosa parla il concept? Ed ecco la sorpresa: in questo mondo immatricolato ed omologato, qualcuno riesce a parlare di cosa ci rende ostaggi.

Prigionieri soggiogati da una realtà dominata dalle tecnologie (oltre ogni visione pessimistica, abbiamo superato la mitica Skynet), autocontrollo, ideologie, fobie, convinzioni, religioni, superstizioni, etc.

Il mondo è di chi è contro i vaccini, dei creazionisti, di chi crede che la Terra sia piatta, di chi diffonde verità che noi tutti ignoriamo sulle “scie chimiche”. Attualmente è troppo facile esprimersi senza sapere e riuscire ad avere una pletora anche ampia di chi ci seguirà sul terreno dell’idiozia.

Interessante su questo tema, il singolo da cui è stato tratto anche un videoclip (si può vedere su YouTube): L’Idiota Digitale.

Così diventa difficile non pensare che ci siamo cascati e che questa è più di un’ipotesi di complotto ma la dimostrazione di un teorema. Ed è ulteriormente arduo non pensare che il titolo dell’opera sia assolutamente azzeccato, in quanto, ci siamo innamorati dei nostri carcerieri, tanto da esserci consegnati tra i loro artigli spontaneamente.

Che dire, l’album anacronistico ci è piaciuto. Speriamo di poter ospitare una loro show-case magari durante le finali di Rock targato Italia e che a voi sia venuta voglia di chiudere la traccia del rapper di turno (diamogli un nome di fantasia: Cistifellea?) e, magari, di sentire qualcosa di diverso, qualcosa di intelligente.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock Targato Italia

 

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