Menu

Ancora, tre pietre miliari.

Ancora, tre pietre miliari.

Ancora, tre pietre miliari.

Un giorno di qualche anno fa, in un bar dove stavo bevendo un caffè, è entrata una ragazza. Ordinando qualcosa, si accorse della musica e disse al barista: “Che bella canzone! E’ un cantante nuovo?”

Il barista, ironizzando, le confermò che si trattava di una nuova boy-band.

La canzone era Strawberry Fields Forever, di The Beatles, scritta da John Lennon che evoca, nel ricordo, il giardino di un orfanotrofio dove il piccolo John soleva andare a giocare a pallone.

Allora la cosa mi aveva divertito … Forse, perché avevo trovato un certo gusto perverso nel fatto che il barista prendesse in giro la ragazza che, evidentemente, non aveva dimestichezza con la musica anche nel caso di un brano che conosce chiunque calpesti il pianeta Terra. Alla fine, mi era dispiaciuto che le fosse stata celata la verità. Probabilmente, scoprendo The Beatles le sarebbe venuta una maggiore curiosità della materia e della vita. Mi sono consolato con la consapevolezza che, prima o poi, The Beatles li incontri, ci inciampi volendo o non volendo.

Destato da questo ricordo, ho pensato che sarà circa un anno che non scrivo più dei miei album d’elezione … Avevo deciso di scrivere, almeno una volta all’anno, un “pezzo” su tre LP importanti. Le “pietre miliari”, appunto. Ed ora, è venuto il momento.

Primo disco: London Calling, The Clash. L’album, pubblicato nel 1979, é un monumento al crossover, tendenza oggi molto diffusa, ma coraggioso tentativo di una band dichiaratamente punk, ai tempi. Ormai, considerato un classico, London Calling mescola sapientemente le sonorità del reggae, del rockabilly, dello ska, dell’R’n B, del blues e del jazz facendo emergere un genere spurio di grande valore. L’impegno sociale e politico del gruppo, i testi poetici e ispirati di Strummer e gli arrangiamenti di Jones hanno contribuito a cambiare il punto di vista di più di una generazione. The Clash, nonostante, i pochi album pubblicati (solo sei), le vendite non sempre eccezionali, errori imprenditoriali importanti (Sandinista! un triplo LP, uscì con il prezzo “politico” di un doppio creando non pochi problemi a loro e ai loro produttori), il fatto di non essere propriamente dei virtuosi strumentisti, sono considerati un gruppo di culto. Il loro valore imprescindibile è stato quello di inventare un genere che superasse l’imperante cultura dei gruppi da “due soldi” e dai tre accordi: il genere Clash. Inoltre, Strummer era un frontman di straordinario carisma. Lo spirito rivoluzionario di Joe e soci è stato, per così dire, istituzionalizzato quando (suscitando non poche polemiche ma compiendo un atto di grande coraggio) la title track del disco venne scelta come inno delle Olimpiadi di Londra nel 2012. Come se a Messa suonassero Vado al Massimo di Vasco!

Secondo LP: Rumours, Fleetwood Mac. Certificato doppio disco di diamante, vendette più di 40 milioni di copie. E’ l’undicesimo lavoro in studio del gruppo, pubblicato nel 1977, esce dopo un periodo di forti tensioni sentimentali all’interno della band. Lindsey e Stevie si stavano lasciando, così pure John e Christine e Mick Fleetwood aveva scoperto che sua moglie lo tradiva. Rumors (Dicerie, in inglese) ha dalla sua parte, ancora, la migliore formazione dei Fleetwood Mac. Il risultato è un album pop (sì, il pop buono davvero, si può fare e vendere tantissimo senza vergognarsi!) che coniuga le atmosfere folk USA con la musica popolare britannica (soprattutto gallese e scozzese). Dalle “aperture” di chitarra acustiche a suites sostenute da organo e pianoforte, una base ritmica presente e funzionale sono i punti di forza dell’album. Oggi, è un lavoro da riscoprire, vista la qualità generale media del genere popular … Comunque, anche, i testi rispecchiano la situazione personale dei membri: Stevie Nicks disse che, di fronte al lavoro finito, si poteva dire che il risultato complessivo fosse migliore della somma delle parti.

Terzo, last but not least: The Anthem of Peaceful Army, Greta Van Fleet. E’ il primo album (esce a fine 2018) di una band di ragazzini ventenni che vengono dal Michigan … Al loro attivo, precedentemente, solo due EP e tre singoli. Come spesso succede ai grandi, la critica si è spaccata su due controverse posizioni. La prima recita che i ragazzi scimmiotterebbero gli artisti rock e blues degli Anni Sessanta e Settanta non avendo di fatto una componente di originalità nemmeno apparente. La seconda posizione definisce l’album uno dei lavori meglio riusciti degli ultimi trent’anni. Chi avrà ragione? Chi pensa che siano gli emuli dei mitici Led Zeppelin o chi dice che siano formidabili? Temo che ognuno di voi dovrà trovarsi la risposta da solo. Io mi limito a dire che non capita spesso che una band con una produzione così scarsa sia in tour mondiale da un anno. In più, i tre fratelli Joe, Jake e Sam con il fido batterista Danny sul palco sono energia pura e carisma consentendosi, in barba alla loro giovane età, di essere anche ottimi musicisti. Il fatto che la voce di Joshua Kiszka sia per estensione, timbro e capacità interpretativa “vicina” a quella del miglior Robert Plant dovrebbe fargli arrivare apprezzamenti e non critiche. Poi, se ascoltate bene il disco riconoscerete molte di quelle sonorità anni Settanta che ci piacciono molto ma vi accorgerete che non è privo di stesure non convenzionali. Certo, il mondo è quello e i Led Zeppelin si sentono tanto ma, c’è anche un gradevole retrogusto di altre citazioni (The Who, in primis) e una freschezza creativa tipica di coloro i quali sono sulla strada giusta ma, che faranno il miglior loro disco la prossima volta (per sempre)! Per chi credesse ancora che il rock è morto ascolti i Greta Van Fleet ma si documenti sulla scena contemporanea USA e UK ma, anche, su quella sud-americana, nord europea ed est europea… Solo nell’Europa meridionale, il rock è diventato un genere di nicchia, soppiantato da un gusto collettivo deteriorato da una frusta e omogenea diseducazione.

Quasi quasi, vado a cercare quella ragazza e le offro un caffé, così le racconto che sul lato B (che per noi non il culo della soubrette di turno) di quel 45 giri c’era (c’è) Penny Lane di tale Paul McCartney … una canzone che parla di un terminal di autobus.

Long live rock ‘n roll!

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?