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LA DIGNITA’ DELLA PAROLA.

LA DIGNITA’ DELLA PAROLA.

"LE VISIONI DI PAOLO"

LA DIGNITA’ DELLA PAROLA

di Paolo Pelizza

La musica, come sappiamo, è il linguaggio universale. Solo ascoltando la musica, noi possiamo provare emozioni e farci trasportare dentro a suggestioni e racconti solo con le note.

Perché dentro alla musica c’è una drammaturgia senza bisogno di parole. Basta ascoltare tutta la musica sinfonica, quella orchestrale delle colonne sonore di film (alcune sono veri e propri capolavori, ad esempio la soundtrack di Blade Runner) o quei brani strumentali negli album prog degli anni Settanta (suggerisco, a questo proposito, di riscoprire il bellissimo disco di Emerson, Lake and Palmer “Brain Salad Surgery”).

Detto questo, molti musicisti e compositori, hanno dato molta importanza al testo dei loro brani. Lo hanno fatto con l’approccio dei grandi letterati e poeti o con quella saggezza istintiva che solo l’uomo della strada può avere.

Lo ha fatto, per cominciare subito con il botto, Robert Zimmerman in arte Bob Dylan. Lo ha fatto talmente bene che, questa sua attitudine di scrivere grandi testi poetici, gli hanno fruttato un Nobel per la Letteratura. Il fatto non era scontato per nessuno, nemmeno per lui, tanto che nel discorso che manda all’Accademia c’è molta riconoscenza e stupore. Dylan si domanda anche se si fosse mai chiesto se le sue canzoni fossero Letteratura (la L maiuscola è voluta!) oltre al fatto che si sarebbe aspettato di vincere questo premio così prestigioso quanto che sarebbe andato sulla Luna.

Eppure, molte canzoni, hanno testi poetici o contengono messaggi importanti. Lo è, per esempio, la supplica della madre al figlio in Simple Man dei Lynard Skynard. Lei spiega al figlio seduto accanto che il segreto per essere felici è quello di prendersi il proprio tempo e di essere qualcuno che si ama e si capisce. In una parola: essere un uomo semplice.

Possiamo, per restare sul noto, comprendere la profondità del senso di colpa, nel testo di Wish you Were Here, una canzone di poco di più di tre minuti dentro alla quale c’è una consapevolezza tragica: “ti hanno convinto a barattare i tuoi eroi con gli spettri”.

O, rimanendo nel mondo della fascinazione poetica, i bei pezzi dei Maiden, ispirati dai testi di giganti come Coleridge e Tennyson. Harris e soci “rubano” e rinnovano i versi dei poeti ne The Rime of the Ancient Mariner e in The Trooper, quest’ultima, ispirata dalla poesia Charge of the Light Brigade, che racconta un evento sanguinoso ed eroico della cavalleria britannica durante la guerra di Crimea.

In questo breve pezzo pre-pausa vacanziera, non posso esimermi (tanto ve lo aspettate!) di citare la suggestiva tensione mistica del testo di Stairway To Heaven. Un viaggio lungo una scala che giace nel vento che sussurra. Andando avanti per la nostra strada, le nostre ombre saranno più alte delle nostre anime, impossibilitate a brillare. A meno che, noi si ascolti molto attentamente, la melodia che arriva fino a noi e ci fa comprendere che tutti siamo uno e uno è tutti.

Finirei con l’artista con cui ho cominciato, Bob Dylan.

“Come ci si sente? Ad essere soli. Senza conoscere la direzione di casa. Ad essere un completo sconosciuto. Come una pietra che rotola.”

Perdonatemi per la pigrizia, se invece di spacciarvi parole mie, ho usato quelle di altri. Non sarà farina del mio sacco ma, è farina buona.

Vi prometto che mi rileggete presto, ricaricate le batterie, riprenderò a raccontarvi le mie deliranti Visioni e a sproloquiare di musica e società.

Un abbraccio sincero,

il vostro Visionario vacanziero.

di Paolo Pelizza

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