Menu

Devi ancora inventare Euridice.

Devi ancora inventare Euridice.

Devi ancora inventare Euridice.

Bel titolo, vero? Peccato che non sia mio (questa si chiama invidia bonaria).

Questa frase è sulla copertina di un libro di poesie (una volta, avremmo detto una raccolta ma, in questo caso, non credo che lo sia … penso più ad un concept book) di Gianluca Chierici edito da Oédipus.

Gianluca Chierici, milanese classe ’77, è autore dei film brevi L’ultimo compleanno di Venere (2003); Hystera, Premio Giuria al Mystfest di Cattolica (2008), OR, BJEM (2009), PickUp (2010); Fiaba di Daina (2012), Holy Mary (Short Film Club, 2014). Ha scritto e diretto la trilogia di lungometraggi indipendenti: La crudeltà dell’angelo (2004), Dannati (2005) e La chiave dei grandi misteri (2006). Ha pubblicato: Il libro del mattino (Acquaviva, 2005), L’eterno ritorno (Sentieri Meridiani, 2007), La madre delle bambole (Tracce, 2008 – Pr. Fond. Caripe), Il nome del confine (Joker, 2009), La stirpe del mare (L’arcolaio, 2010), Hanno amore (Perdisa Pop, 2010), Il grido sepolto (Ladolfi, 2017) e La storia di Layla e Yurkemi (Fara, 2018).

Tornando al libro oggetto di questo pezzo, Lorenzo Chiuchiù (il curatore della prefazione de Devi ancora inventare Euridice N.d.R.) ci suggerisce che “… Orfeo si volta deliberatamente e uccide ancora una volta Euridice, perché la sua nuova morte rovesci l’Ade ...”. E’ una suggestione interessante e ci spiega dove vuole portarci il poeta (almeno provando, umilmente, a fargli da esegeta non autorizzato).

Chierici, nella sua lirica così musicale, asimmetrica e dissonante, recupera il Mito. Lo recupera come unico antidoto contro gli inganni della Ragione. Lo recupera come antitesi delle sovrastrutture moderne. Lo recupera come unico pilastro della nostra saggezza, della nostra essenza più autentica e della nostra umanità. L’eccessivo ricorso alla ragione ci ha allontanati dalla più profonda comprensione della condizione umana. Nel Mito, al contrario, trovi tutto quello che ti serve: il noumeno, la coscienza e la conoscenza più autentica e istintiva.

Da lì discendono tutte le cose che sappiamo. Senza Mythos non ci sarebbe stato Logos. E’ l’origine di tutte le cose che sappiamo e pensiamo e di queste, quella più importante: la coscienza dell’abisso.

Il Poeta evoca, racconta, suggerisce i baratri sul cui bordo ci muoviamo a caccia del nostro essere esistentivo e di quello esistenziale. Il più delle volte, come inconsapevoli sonnambuli. In qualche caso come aspiranti suicidi, più raramente come lucidi viaggiatori.

Tra gli abissi canta l’onnipresente senso di vuoto, come schiuma quantica, che solo chi scrive può trovare davanti alla pagina bianca. Uno spazio pieno di speranze e opportunità ma che, spesso, si ribella al demiurgo.  Lo fa tra le profondità di una natura che comunica, ci parla e si ribella a chi non ha voluto sottostare alle sue regole. Racconta la fatica del Poeta, tra i segni e le parole nel dirimere i fantasmi che evocano: spettri mai paghi.

Chierici si piega al suo compito e al suo destino, realizzando un’opera che, in questi tempi, non dovrebbe essere importante, bensì fondamentale. Lo fa guidato dal mistero di una pietas che solo il Poeta può avere.

Lo fa cercando il vuoto nell’horror pleni dell’oggi e scovando la vita celata nella terra desolata. Il Poeta scava nel fallimento alla ricerca di un’altra Euridice per poter fallire ancora e ancora e ancora. Ci riconsegna  generosamente alla nostra condizione: quella che è stata, quella che è e quella che sarà … La nostra condizione più vera e immutabile.

Sì. Il Poeta ci guida e la sua musica decide la danza. Ma questa esiste solo per coloro i quali saranno capaci di sentirla.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

PS: Mi scuserete. Io cerco di stare lontano da temi attuali e dall’attualità in generale ma, purtroppo, non posso esimermi dall’esprimere la mia vicinanza al popolo curdo. Un popolo ancora una volta usato e tradito dagli amici e lasciato a vedersela da solo con l’ennesimo tentativo di genocidio. Voglio anche esprimere la mia più profonda vergogna per l’Occidente che può e deve fermare questa aggressione criminale e non lo fa. Come scrisse Tucidide “la colpa del male non ricade solo su chi lo fa…”.

 

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?