Menu

PLAYLIST DELL’APOCALISSE SIDE B

PLAYLIST DELL’APOCALISSE  SIDE B

PLAYLIST DELL’APOCALISSE

SIDE B.

“Dunque così finirà il mondo,

non con uno schianto ma

con un lamento.”

  1. S. Eliot

Surfisti dell’ultima onda, teorici del complotto definitivo, sommelieres dell’ultimo calice, cuochi dell’ultima cena, runners del menefreghismo spinto, cuccioli in affitto, musicisti da balcone, cultori di Nostradamus, interpreti di segni, catastrofisti improvvisati, virologi da prime time,  voi che aspettate anche l’asteroide, presidenti di banche centrali che la fanno grossa (ripetendo il pensiero del membro tedesco del board ma in pubblico), commissari europei coraggiosi (si fa per dire!), voi che portate il bambino al parco giochi perché lui ha diritto e gli altri che stanno chiusi in casa come prescritto sono idioti, bentrovati alle Visioni!

Come promesso ecco la facciata B della playlist per la fine di tutto. Rispondendo alle molte richieste arrivate includerò (con piacere) alcuni brani che mi sono stati suggeriti da voi. Se siete rimasti fuori da questa compilation, non disperate. Infatti, secondo il profeta (Nostradamus, N.d.R.) dopo il virus ci sarà un bella Guerra Mondiale, quindi avremo tutto il tempo di farci anche un triplo o quadruplo album dell’Apocalisse.

Entriamo nel vivo! O meglio, nel vivo ancora per poco!

# Trk. 1 Dust in the Wind dei Kansas. Così, giusto per ricordarci che polvere eravamo e polvere torneremo. Pubblicato nel 1978 ed estratto dall’album Point of Know Return (notate il gioco di assonanza con Point of No Return!). Il testo è: <<tutto ciò che siamo è polvere nel vento>>, <<solo una goccia in un mare infinito>>. Rende bene l’idea della nostra piccolezza di fronte ad un nemico che è molto più piccolo di noi! Ed è proprio così che si propaga, il nostro microscopico Covid 19, attraverso l’aria. Ma, forse questa canzone può essere ascoltata e “letta” anche con una presa di coscienza della nostra estrema fragilità.

# Trk. 2 The End dei The Doors. Cosa ve lo dico a fare?!?!?!?!

# Trk. 3 Heroes di David Bowie. Title track del secondo album della cosiddetta “trilogia berlinese”, noto per essere l’unico dei tre nel quale Brian Eno riesce ad imporre le sue idee (in Low è David a tenere la barra a dritta e in Lodger arriverà Robert Fripp). La voglio dedicare a quelli che per senso civico, rispetto ed empatia si sono sottoposti alle regole di questo difficile periodo. Questa è per tutti quelli che hanno obbedito non perché costretti ma perché partecipi dell’umanità. Purtroppo non sarete eroi solo per un giorno!!! Il sacrificio durerà più a lungo ma quando finirà anche a voi bisognerà dire grazie.

# Trk. 4 Isolation dei Joy Division. A parte alcuni versi calzanti come <<arreso all’autoconservazione>> e <<nella paura di ogni giorno>>, è il titolo che è evocativo della nostra situazione odierna: è un mantra, una condizione quotidiana per noi. Sperando di poterlo spezzare al più presto (l’isolamento) arrendiamoci anche noi cercando di non ammalarci e di non contagiare nessuno.

TrK. 5 Under The Bridge dei Red Hot Chilli Peppers. Questa è stata suggerita da un amico che mi spiega che è il posto dove finiremo tutti se va avanti così! Sul brano: pietra dello scandalo nella vicenda che portò Joe Frusciante fuori dalla band, il pezzo traghettò i RHCP definitivamente fuori dall’ambito dell’underground (ambito che Frusciante preferiva). Il testo tratta, fondamentalmente, degli effetti della droga, del senso di straniamento ma anche della solitudine che si prova. La città di Los Angeles fa da corollario e contesto a questo senso di scollamento dalla realtà.

Trk. 6 Lonely Day dei System of a Down. <<Un giorno così solitario/ed è mio/è un giorno a cui sono contento/di essere sopravvissuto>>. Come per Daron Malakian, anche per noi saranno giorni solitari, i più solitari della nostra vita. Ballata bella, ipnotica nel suo malinconico evolversi, è ottima per una serata di scoramento con alcune avvertenze. Ad esempio: state lontani dalle finestre! Potreste sentirla in un mix infernale con Azzurro cantata in modo molto molto approssimativo, seppur tenero.

Trk. 7 Time of Your Life dei Green Day. Il trio di Berkeley si augura che noi si abbia vissuto i migliori momenti della nostra vita perché il tempo ti <<afferra>> e ti <<porta dove vuole lui, lasciandoti solo la possibilità di fare del tuo meglio>>. E così, in questi tempi strani e diversi, facciamo del nostro meglio per mantenerci integri e non parlo della nostra salute fisica (non solo).

Trk. 8 End of The Beginning dei Black Sabbath. Scritta da Osbourne e Butler con Iommi, che ne cura anche l’arrangiamento, con essa il gruppo si domanda se è la fine dell’inizio o l’inizio della fine. Incredibile, la coincidenza dell’affermazione con la domanda che si fanno in molti in questi giorni e/o con la sottile banalità della stessa. Ma poi procede “marzullianamente” a domandarsi se <<la vita è reale o solo finzione>>. Infine, invita a <<liberare la mente>> e qui noi abbiamo un sacco di pirla che se la sono liberata per davvero (tanto che qualcuno suggerisce che l’avessero avuta vuota da sempre), ma alla fine fa vincere la saggezza, dice di <<restare dentro finché non ti renderanno libero>>. Questo brano me lo ha suggerito la mia amica Miriam che credo mi scuserà se ho un po’ giocato con il suo testo… E’ davvero un gran pezzo, in realtà.

Trk. 9 The Sound Of Silence dei Disturbed. Cover della celebre, straordinaria ballad di Simon & Garfunkel, la band di Chicago la trasforma in un crescendo ossessivo che proietta le immagini evocate nel testo. Anche noi allunghiamo le mani per raggiungere altri che non possiamo (aggiungerei che, per ora, non dobbiamo) raggiungere. E, a differenza dell’autore (Paul Simon, N.d.R.), noi vorremmo disturbare il suono del silenzio che avvolge le nostre città che hanno smesso di correre e così ferme e silenti sembrano enormi cimiteri.

TrK. 10 Stranger in Strange Land degli Iron Maiden. Singolo estratto dall’album Somewhere in Time, uscì con un’illustrazione che si riferiva vagamente a Guerre Stellari e con un ghigno disegnato sul viso di Eddie (la mascotte orrorifica della band) che voleva “citare” ironicamente il sorriso di Clint Eastwood. L’album non è il migliore di sempre del gruppo britannico ma è interessante perché, per la prima volta, usano bass e guitar synth e pick up esafonici (vi risparmio la spiegazione di cosa siano, vi basti sapere che erano le novità tecnologiche per fare musica allora e che creavano suoni molto di moda presso i teenagers dell’86). La canzone scritta dal solo Adrian Smith tratta di una spedizione artica realmente accaduta. L’autore ha deciso di scrivere il brano dopo aver parlato con uno dei superstiti. Ora, nel nostro caso, qui abbiamo due temi interessanti: il tema dell’essere sopravvissuti (finora) e quello dell’essere stranieri su un pianeta straniero che è in grado di polverizzare tutte le nostre certezze, di spazzarci via con la grandezza di uno tsunami oppure di falcidiarci con una particelle microscopica, a sua scelta.

Per concludere, agli amici che mi hanno mandato molti suggerimenti rinnovo la promessa (viste anche le notizie che stanno arrivando) di dare soddisfazione, includendo i loro suggerimenti nel prossimo “pezzo” de Le Visioni che tratterà dei migliori album per godersi l’Apocalisse.

State a casa che per fare Woodstock al parco giochi c’è tempo e godetevi il viaggio.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?