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IL PARADOSSO DELL’ARTISTA.

IL PARADOSSO DELL’ARTISTA.

“Il diamante è una delle tante forme allotropiche in cui può presentarsi il carbonio; in particolare il diamante è costituito da un reticolo cristallino di atomi di carbonio disposti secondo una struttura tetraedrica.” Da Wikipedia, se digiti diamante.

Carissimi colleghi (nel senso di forme di vita basate sul carbonio!), bentrovati alle Visioni.

Oggi vi propongo una riflessione che prende ispirazione da una discussione (molto divertente, oltre che interessante) tra me, il nostro amato “padrone di casa” Francesco Caprini e una mia collaboratrice Helena di anni ventidue (appena fatti tra l’altro!). Come sapete, per quanto mi riguarda, non esiste conflitto generazionale: l’arte se è vera arte sopravvive alle generazioni. Come scriveva il Foscolo: “… quando il tempo vi spezza fin le rovine, le Pimplee riempion di lor canto i deserti e l’armonia vince di mille secoli, il silenzio.”

Ora consentitemi di raccontarvi la mia personalissima visione su cosa deve fare un artista per essere considerato tale.

Regola n. 1: l’Artista non si auto-definisce. Sono gli altri che lo riconoscono come tale, consentendogli o, meglio, consentendo alla sua capacità espressiva di impattare sulla propria vita emotiva, sulle proprie riflessioni esistenziali, sulla interpretazione della realtà e sul rapporto con gli altri.

Regola n. 2: l’Artista è universale e universali sono i suoi messaggi. Aristotele sosteneva la superiorità della Tragedia rispetto alla Storia, poiché la seconda era semplice cronaca degli accadimenti occorsi, la prima, au contrair, atteneva alla condizione umana. Condizione che, per il filosofo greco, è immutabile e riconoscibile se si partecipa all’umanità.

Regola n. 3: l’Artista non si omologa, non si vende e non si perde. Tiene fermo il punto sia nella sua proposta espressiva che rispetto ai messaggi che veicola. L’Artista è coerente anche nello sbagliare. Perché l’Artista ha un “qualcosa” di irriducibile nella sua indole … una sorta di sublime ottusità, se volete.

Regola n. 4: l’Artista “semina” anche per quelli che verranno dopo di lui. Se volete, potete pensare, ad esempio, alla Divina Commedia che fu così importante e nota anche nell’Impero Ottomano (islamico) e da condizionare tutto quello che è venuto dopo. Dal Illuminismo al Romanticismo, ai grandi poeti inglesi del XIX secolo (T.S. Eliot con la sua The Waste Land e Ezra Pound con i suoi Cantos ma l’elenco potrebbe continuare con H. Miller e molti altri) ha ispirato perfino un autore dell’attuale scena hip hop italiana.

Regola n. 5: l’Artista non si fa omologare. Non può accettare acriticamente lo status quo. Deve comprenderlo pienamente, deve esplorarlo in profondità dove la pressione è fortissima. Dove pochi possono resistere. Perché solo laggiù, a causa della forte pressione, il suo pensiero può mutare forma e trasformarsi in qualcosa di prezioso e autentico.

Vedete, quello che evinco dall’ascolto di molte persone, più o meno giovani (l’età non è importante) è che in questo periodo si vive un paradosso. Ci sono pochi Artisti ma tantissimi che si esprimono. La maggior parte di quelli che vedo sono, nella migliore delle ipotesi, degli intrattenitori (e, per carità! Ben vengano, non sono mica un bacchettone!!!) nella peggiore, imbonitori da fiera forse inconsapevoli, forse in cattiva fede … voglio concedere loro il beneficio del dubbio.

Vi imploro: non fate confusione tra Zarathustra e la scimmia. Non affidate il vostro giudizio a chi si guadagna la vostra fiducia dicendovi quello che vi volete sentir dire o su quello che ha tanti followers. Sono trappole ordite da chi è condannato, magari, a fare una vita agiata ma già consegnato all’oblio. Ricordate sempre la famosa frase del grande Shaw: “si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’Arte per guardarsi l’anima.”

Se non la vedete, avete sbagliato “specchio”.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

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