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CARO PINO, SCUSAMI ... di Paolo Pelizza

CARO PINO, SCUSAMI ... di Paolo Pelizza

Caro Pino,

tante persone che seguono le "Visioni" insistono a chiedermi di scrivere qualcosa su di te. E' doveroso, mi dicono.
Così seppur riluttante ho deciso di scrivere, anzi di scriverti.
Innanzitutto volevo spiegarti. Io non sono giornalista, non mi piacciono i "coccodrilli" e quella profondissima violazione del dolore di amici e familiari di artisti importanti che, sempre, si accompagna alla loro scomparsa. Provo un enorme fastidio quando poi la vicenda sfocia nel gossip, nello scontro tra ex mogli e attuali compagne. Infine, trovo stucchevole la glorificazione di facciata perché sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.
Adesso che l'orgia mediatica sembra scemata, posso provare. Scusami se ho ritardato.

Devo, per onestà, dirti che non conosco molto bene il tuo lavoro. Il mio "viaggio" tra le diverse forme espressive e artistiche mi ha portato in luoghi e tempi diversi. C'è stata e c'è la volontà di tornare ad esplorare musica ed artisti italiani ma, ho subito una deriva tra culture differenti, altri posti ed altri orizzonti. Tra classica, colta contemporanea, jazz e rock.
So che condividi che sotto i cieli di questo pianeta c'è tanta, tantissima bellezza e, mi scuso per essermi un po' perso.
Qualche volta, però, sono inciampato in tue performance live, interviste e show case. Ho ascoltato e conosco la tua produzione, quantomeno quella dei brani più noti.
Penso, oltre ad aver apprezzato, di averci capito qualcosa. Scusami anche per la presunzione.
Credo, prima di tutto, di aver compreso perché i più grandi musicisti internazionali siano stati rapiti da una fascinazione importante nei confronti delle tue canzoni, del tuo modo di interpretare, della mano che avevi sulla chitarra. Quel cocktail fatto della tradizione melodica contaminato da altre di altre latitudini.
I piedi piantati come radici nella tua terra, nelle tue origini e lo sguardo ad esplorare quello che c'è oltre, lontano. Tra blues e canzone napoletana, l'esperienza e le novità che hai generato non potevano passare sotto traccia.
Non si potevano, né si possono ignorare ora.
Così come la tua caparbia coerenza nel voler fare musica tua e non per un mercato sempre più volubile e affamato di nuovo vacuo e di facciata, per un pubblico sempre più interessato a cose che non c'entrano nulla con la musica.
Semmai, nel grande gioco, si immatricola chi la fa facile, chi non alza il livello, chi non inventa nulla. Vince chi non vuole crescere e far crescere.
Solo pochi sopravvivono orgogliosamente nel deserto, facendo germogliare fiori di rara e incredibile bellezza. In questo, tutto italiano, non è un caso che tu sia tra quelli che ci hanno maggiormente stupito ed emozionato. E non erano emozioni facili o banali: i mille colori della tua città e delle note delle tue canzoni. I mille colori dei fiori del deserto.
Un gigante tra i nani.

Un amico (tuo fan) mi ha detto che adesso suonerai per gli angeli. Io sono ateo ma, gli ho chiesto ugualmente di pregare che, almeno, ti permettano di permutare l'arpa per una Fender.

Grazie Pino e scusa ancora.

Sinceramente,

Paolo

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