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Venghino, signori venghino!

Venghino, signori venghino!

Le Visioni di Paolo 
 Venghino, signori venghino!

Non capita spesso di ospitare manifestazioni importanti come Expo’. In effetti, in città di Expo’ non c’è traccia. Tutto procede uguale e immutabile come sempre. Le uniche differenze sono le chiacchiere. Di Expo’ si parla tanto. Forse, troppo.
E’ assolutamente frustrante sentire i racconti di cosa c’è o di com’è di chi c’è già andato. Così prendo il portafoglio, una riserva di pazienza per le code che dovrò farmi e mi sottopongo a questo ulteriore rito italiano. Perché qui, ci sono cose che vanno fatte, obbligatoriamente! Mi torna in mente il grande Indro Montanelli quando scriveva che gli italiani non sono di destra o di sinistra, ma di entrambe le parti tutti insieme.
La prima cosa che rilevo è che l’esposizione Universale non è a Milano. Si possono fare le più svariate ipotesi su quale municipalità lo ospiti, ma certamente non è nella nostra città. Penso che sia strano … Strano, anche, che siano state fatte delle infrastrutture dedicate (il cui costo rientra nei miliardi di euro …) che, finita la festa, non serviranno più a nessuno. Cambiamo la nostra Costituzione … sarebbe più onesto dire che l’Italia è una Repubblica (democratica, rigorosamente tra parentesi!) basata sul calcestruzzo armato.
Il primo impatto è quello con un mastodontico centro commerciale … A metà tra la Fiera degli O’Bei o’Bei al cubo e Disneyworld, il sito è impressionante per la dimensione. Per un attimo ti senti piccolo e vittima delle procedure messe in atto per garantire la sicurezza … casomai, l’ISIS compri il biglietto e ammazzi qualcuno che la noia non è ancora riuscito a stroncare! Quando riesco ad accedere la voglia di essere lì si è quasi completamente esaurita.
Una volta entrato, capisco che ci sono padiglioni più gettonati di altri. Ad esempio, Cina e Kazakistan ma, anche, quello brasiliano e quello azero vanno per la maggiore. La gente (non moltissima) che “affolla” il sito è soprattutto italiana … come dire che lo stiamo pagando due volte questo evento epocale! Tra gli stranieri vedo quasi esclusivamente asiatici. Provenienti dalla Cina, per la maggior parte. D’altra parte si stanno comprando tutto nel Terzo Mondo e noi siamo in cima alla classifica dei venditori. Poco importa se quasi un secolo di regime, ci abbia consegnato un popolo senza empatia, né coscienza di sé. Un popolo la cui cultura millenaria è stata desertificata dalle utopie del comunismo prima, del capitalismo puro, oggi. Venghino signori, venghino! Basta avere i soldi, noi abbiamo i cartellini con il prezzo.
Ci muoviamo tutti come sbandati tra lunghe code e padiglioni semi deserti, tra gente stremata dal caldo e inciampando sugli entusiasti che camminano naso all’insù. La sensazione è quella di essere dentro ad un supermercatone dell’alimentare. Non c’è traccia dei contenuti. Le iniziativa sul tema “feed the world, energy for life” sono scarse e (oggi, perlomeno) di poco interesse. Troppo pochi gli argomenti per così tanti milioni cubi di cemento.
Il dottor Sala (commissario di Expo’), d’altra parte, aveva recentemente dichiarato che non è come ce lo si aspettava ma che non è un flop. Sarà … ma, a me, sembra che candidamente ammetta proprio un fallimento. Ricordo quando si tuonava orgogliosamente sul fatto che aspettavamo cinquanta milioni di visitatori … Inoltre, in questo opulento parco giochi sono molto poche le cose che possano interessare davvero qualcuno.
Grande rilievo e presenza per i partner di Expo’: multinazionali della finanza e del fast food. Come dire che si può nutrire il mondo, se questo può pagare. Penso all’attività che stati sovrani (tra cui la Cina) e aziende internazionali stanno effettuando nel mondo. L’acquisto della terra (che è l’unica cosa che è davvero “finita”, nel senso che una volta occupata tutta, non ce n’è più) e con questa l’accesso all’acqua. Come previsto, l’imminente esplosione demografica che ci porterà a essere dieci miliardi entro il 2050 renderà insufficienti le risorse del pianeta per tutti. La sopravvivenza sarà garantita solo a chi potrà permetterselo. Il ritorno al latifondo. Una nuova interpretazione per l’allocuzione “diritto alla vita”.
Esco accaldato e stanco. Per vedere tutto o quasi, servirebbe una settimana. Per vedere cosa, poi? Una sagra mondiale? No, grazie. Inoltre, se faccio due conti, la giornata mi è costata quasi cento euro. Ho mangiato un panino, bevuto due bottigliette d’acqua, pagato il salato biglietto d’ingresso e quello salatissimo della metropolitana … con gli stessi soldi avrei potuto permettermi una cena in buon ristorante, seduto comodo e con il conforto dell’aria condizionata!
Torno a casa un po’ deluso. Torno nella mia Milano dove tutto scorre come al solito, incurante dell’importanza dell’evento del secolo.
Mentre striscio verso casa, tormentato da afa, stanchezza e moschini non posso fare a meno di domandarmi: ne valeva la pena? Davvero?


© 2015 Rock Targato Italia
Paolo Pelizza

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