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Francesco Caprini

Francesco Caprini

SilentlesS alle Finali Nazionali di Rock Targato Italia

 Abbiamo posto alcune domande agli artisti protagonisti delle Finali nazionali di Rock Targato Italia in programma a settembre a Milano. Oggi pubblichiamo l'intervista alla band romana dei Silentless in attesa di vederla sul palco del LegendClub mercoledi 11 settembre. (a cura dell'ufficio stampa DivinazioneMilano

  1. Nome artista
  2. Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali)
  3. cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi?
  4. cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale
  5. cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli?
  6. Nell’era digitale, pensate che sia ancora necessario trovare un etichetta discografica che pubblichi le vostre canzoni?
  7. Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete?
  8. Un momento memorabile come band?

1: SilentlesS

2: Il nostro percorso come band inizia, nel 2016, da un'idea del nostro chitarrista, Fabrizio Marconi che, con il desiderio di portare in vita la sua musica, ha deciso di dar vita a questa band. Della band originale però rimane appunto soltanto Fabrizio, man mano sono subentrati gli altri elementi attuali, in ordine Danila Sansoni alla voce, Massimo Ilari alla batteria, Marina Bruni al basso e, infine Silvia Marino alla seconda chitarra. è stato un lungo percorso per arrivare alla formazione attuale proprio perchè ricercavamo in ogni elemento quel feeling musicale non sempre facile da trovare. Le nostre influenze musicali sono molto varie, si spazia dal metal all'hard rock prevalentemente, ma ognuno di noi ha dei gusti personali ben differenti che hanno contribuito a creare il nostro genere non facilmente etichettabile, possiamo definirlo però un Alternative Rock.

3: Non notiamo, nel panorama italiano attuale, una particolare propensione alla musica originale, soprattutto del nostro generale. Sembra sia sempre più supportata una tipologia di musica stereotipata e quasi sempre uguale, quindi, a malincuore, non pensiamo che ci siano molte possibilità per artisti emergenti che si dedicano ad una musica un pò più di nicchia nel nostro paese, anche se, mai dire mai!

4: La nostra speranza per il futuro è che la nostra musica venga apprezzata per quello che realmente è, che il nostro messaggio arrivi forte e vivo al nostro pubblico così come noi lo sentiamo, e che i nostri brani possano essere supportati ed ascoltati da persone sempre nuove e diverse.

5: La nostra musica, per noi, rappresenta uno strumento per esternare quelle emozioni che altrimenti farebbero fatica ad uscire, è il mezzo tramite il quale ognuno di noi può esprimersi liberamente senza giudizi.  Non c'è un messaggio nascosto, ogni brano è differente e rappresenta un momento diverso della nostra vita, ascoltandoli e comprendendone i testi, infatti, si potrebbe dire di aver imparato un pò a conoscerci!

6: Pensiamo che, nell'era digitale, sia sicuramente molto più facile farsi conoscere sfruttando al meglio tutti i canali social che abbiamo a disposizione ma, sicuramente, l'aiuto di un manager e di un'etichetta è fondamentale per la riuscita di tali obiettivi.

7: Il rapporto con il nostro pubblico fin'ora è sempre stato molto naturale, ci basta salire sul palco ed iniziare a suonare per veder nascere nei volti di chi ci ascolta un interesse, una curiosità che man mano diventa divertimento e coinvolgimento. Noi, dalla nostra parte, cerchiamo sempre di far trasparire al meglio quello che proviamo, che sia divertimento, dolore, rabbia o gioia, in modo tale da riuscire a far provar loro questi sentimenti. Semplicemente ci divertiamo e ci lasciamo trasportare, e poi... il nostro clown fa il resto del gioco...può sembrare inquietante, ma il pubblico lo adora!

8: Di bei momenti ce ne sono stati molti, e non vediamo l'ora di poterne vivere ancora tanti altri. Sicuramente uno dei momenti più belli e divertenti è stato quando, in una serata che si preannunciava disastrosa, una volta iniziato a suonare, il pubblico ci ha fatto divertire tantissimo facendoci anche scendere dal palco, venendo in mezzo a noi, cantando, pogando e chiedendoci una volta finito lo spettacolo di continuare a suonare. Queste piccole gioie inaspettate sono quello che ci da la carica e la voglia di continuare a fare quello che facciamo!

 

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IL PARADOSSO DELLA CONOSCENZA E DELLA LIBERTA’.

IL PARADOSSO DELLA CONOSCENZA E DELLA LIBERTA’.

Terrapiattisti, creazionisti, teorici del complotto delle scie chimiche, guaritori del cancro con il bicarbonato di sodio o il veleno di scorpione, negazionisti del Global Warming, unitevi! Perché siete il sottoprodotto di un teorema molto semplice: si può parlare e ipotizzare qualunque cosa, purché sia un’espressione dell’io, tutt’al più del noi. La libertà contemporanea è quella di avere una platea. Non interessano le competenze. Non interessa il background. Nemmeno il talento. Interessa solo il fatto che si abbia un pubblico o che ce lo si possa facilmente procurare.

Intendiamoci bene, lungi da me impedire a qualcuno di delirare (come sapete sono per la libertà di delirio, visto che ho le Visioni!), ma la Società (con la Esse maiuscola) dovrebbe aver messo gli anticorpi rispetto a un certo tipo di esercizi. Purtroppo no. Si vitupera, insulta, odia Greta Thunberg ma si “posta” la Home Page della Flat Earth Society sulla quale c’è scritto, primo grande paradosso del pezzo di oggi, che i “terrapiattisti” sono sparsi per tutto il globo! Il globo? Io non sono mai stato forte in geometria ma, il globo non dovrebbe (che ne so …) evocare l’idea della forma della sfera? Semmai, sarete sparsi per tutta la tavola!

C’è di più. Ricordate i grandi e devastanti incendi in California? Secondo eminenti studiosi sono uno degli effetti del riscaldamento globale. Sbagliato! Sono un esperimento di guerra chimico-metereologica, provocati con le scie chimiche per testare l’arma … Adesso, gli Stati Uniti sono un grande Paese pieno di straordinarie contraddizioni ma arrivare fin là! La cosa più divertente è il perché: la California viene castigata perché covo di liberal nell’America di Trump.

Ne volete di più? Eccovi serviti. Un vescovo della Chiesa Greco-Ortodossa di Cipro ha sostenuto che i bambini diventano gay perché le madri fanno sesso anale durante la gravidanza …

Potrei andare avanti per giorni a rendere conto delle cose di questo tenore che si trovano in rete (e non). Il problema è che più le spari grosse più ottieni udienza e audience.  Molto spesso questi contenuti vengono diffusi per provocare ilarità, per divertimento da chi vuole solo ridicolizzarli. Qual è il punto? Che a contenuti di questo genere e ai loro autori danno solo un vantaggio.

Ci sono sempre più persone che credono nei miracoli del bicarbonato, che rifiutano le teorie scientifiche anche quelle dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio, che stanno resuscitando e sostenendo il ritorno a  un Medioevo che abbiamo superato con sangue e sacrifici immensi. Ma poi, la cosa più paradossale è come lo fanno? Usando le tecnologie che le scoperte scientifiche hanno messo loro a disposizione: la Terra è piatta? Io lo dimostro usando un device che utilizza un satellite artificiale che gira intorno al nostro bel pianeta sferico per permettermelo.

Difficile pensare che non ci sia stato un teorema, un pensiero o un progetto rispetto a questo rapporto di causa-effetto. Forse, però è bastato permetterlo e l’uomo nelle sue manifestazioni più deteriori ha fatto il resto da solo.

E’ il paradosso della conoscenza. I media … tutti i media, tradizionali e digitali, non dovrebbero avere lo scopo di impigrire le nostri menti e di fiaccare la nostra volontà: tanto là c’è tutto. Gente, la rete non è l’Oracolo di Delfi. Non si può confondere la facilità di reperire informazioni con la saggezza e la competenza. Poi con quali criteri le cerchiamo? Sono criteri che ci portano dove stiamo cercando di andare o dove ci vogliono portare?

Perché funzioni, in quel meraviglioso e terribile viaggio di scoperta che è la nostra vita, tutto deve partire da una volontà, da un atto deliberato. Solo così quello che sappiamo diventerà lo strumento con cui comprenderemo noi stessi, gli altri e la realtà.

Così non si diventa dei lobotomizzati acritici, pronti a bersi, qualsiasi cosa purché l’abbiano detto in TV, che era quello che diceva mia nonna nella seconda metà del Novecento (l’assioma era che la TV era fonte di verità) o, adesso, perché l’ha postato qualcuno sui social.

Poi ci sono le eccezioni. Ci mancherebbe! Però come scriveva Celine nel bellissimo “Viaggio al Termine della Notte”: perché una buona idea possa trovare albergo nella testa di un coglione, occorre che gli capitino molte cose e tutte molto crudeli.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

Quattro album per agosto 2019: Jena Lu, Di Marco & Donà, Lettera 22 e L’Equilibrio.

Quattro album per agosto 2019: Jena Lu, Di Marco & Donà, Lettera 22 e L’Equilibrio.
articolo di Roberto Bonfanti

Si fanno ancora, nel 2019, i falò di Ferragosto? I ventenni di oggi cantano ancora di notte sulla spiaggia, nell’era della trap e della ricerca ossessiva del tormentone da stabilimento balneare?

Le canzoni dell’abruzzese Jena Lu e del suo “Le dita nelle costole” sarebbero probabilmente perfette da cantare attorno a un falò in un paesaggio post-atomico o sulla famosa spiaggia deturpata di Vasco Brondi. Canzoni in cui gli arrangiamenti semi-acustici non addolciscono minimamente lo spirito rock dolente dell’autore, reso invece ancora più evidente dalla sua voce aspra e dalla chitarra acustica orgogliosamente grezza spesso in evidenza. Brani crudi che, come suggerisce già il titolo dell’album, puntano dritto al sodo sbattendo in faccia all’ascoltatore i pensieri inquieti dell’artista e la sua poetica disillusa.

Ginevra Di Marco e Cristina Donà non hanno ovviamente bisogno di presentazioni. Nonostante questo, la naturale complicità con cui le due artiste sono riuscite a fondere i rispettivi mondi nell’album intitolato semplicemente con l’unione dei loro nomi è una piacevole ed affascinante sorpresa. Il risultato è un disco fortemente femminile nel senso più puro, profondo e delicato del termine, lontano dal femminismo alla moda di questi ultimi anni. Un disco pieno di grazia in cui si miscelano canzone d’autore, pop e fascinazioni folk mettendo al centro di tutto le voci delle due artiste e una scrittura resa intrigante proprio dall’estrema pulizia.

I marchigiani Lettera 22 sono fondamentalmente un gruppo pop. Il loro pop però ha fortunatamente poco a che vedere con quello che in questi giorni bombarda gli stabilimenti balneari. Il loro “Radio televisione italiana” è un album fatto di canzoni orecchiabilissime e immediate, anche estive, ma al tempo stesso dotate della giusta dose di eleganza e di un approccio narrativo personale bagnato da un immaginario retrò inusuale e intelligente. Un pop d’autore che si sposa bene con il bisogno di melodia di queste giornate afose ma che al tempo stesso riesce a girare al largo di cliché.

Sincerità e genuinità sembrano le vere e proprie bandiere del bergamasco L’Equilibrio. “Per quando saremo tristi”, ep d’esordio del cantautore, è una raccolta di cinque canzoni che camminano fra indie-pop e intimismo d’autore intrecciando ricordi d’infanzia e riflessioni personali. Un lavoro capace di coniugare la giusta dose di leggerezza con una delicata e onnipresente malinconia. Anche lui, attorno al falò, ci starebbe bene. Magari a ridosso dell’alba.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

Quattro album per agosto 2019: Jena Lu, Di Marco & Donà, Lettera 22 e L’Equilibrio.
articolo di Roberto Bonfanti

Si fanno ancora, nel 2019, i falò di Ferragosto? I ventenni di oggi cantano ancora di notte sulla spiaggia, nell’era della trap e della ricerca ossessiva del tormentone da stabilimento balneare?

Le canzoni dell’abruzzese Jena Lu e del suo “Le dita nelle costole” sarebbero probabilmente perfette da cantare attorno a un falò in un paesaggio post-atomico o sulla famosa spiaggia deturpata di Vasco Brondi. Canzoni in cui gli arrangiamenti semi-acustici non addolciscono minimamente lo spirito rock dolente dell’autore, reso invece ancora più evidente dalla sua voce aspra e dalla chitarra acustica orgogliosamente grezza spesso in evidenza. Brani crudi che, come suggerisce già il titolo dell’album, puntano dritto al sodo sbattendo in faccia all’ascoltatore i pensieri inquieti dell’artista e la sua poetica disillusa.

Ginevra Di Marco e Cristina Donà non hanno ovviamente bisogno di presentazioni. Nonostante questo, la naturale complicità con cui le due artiste sono riuscite a fondere i rispettivi mondi nell’album intitolato semplicemente con l’unione dei loro nomi è una piacevole ed affascinante sorpresa. Il risultato è un disco fortemente femminile nel senso più puro, profondo e delicato del termine, lontano dal femminismo alla moda di questi ultimi anni. Un disco pieno di grazia in cui si miscelano canzone d’autore, pop e fascinazioni folk mettendo al centro di tutto le voci delle due artiste e una scrittura resa intrigante proprio dall’estrema pulizia.

I marchigiani Lettera 22 sono fondamentalmente un gruppo pop. Il loro pop però ha fortunatamente poco a che vedere con quello che in questi giorni bombarda gli stabilimenti balneari. Il loro “Radio televisione italiana” è un album fatto di canzoni orecchiabilissime e immediate, anche estive, ma al tempo stesso dotate della giusta dose di eleganza e di un approccio narrativo personale bagnato da un immaginario retrò inusuale e intelligente. Un pop d’autore che si sposa bene con il bisogno di melodia di queste giornate afose ma che al tempo stesso riesce a girare al largo di cliché.

Sincerità e genuinità sembrano le vere e proprie bandiere del bergamasco L’Equilibrio. “Per quando saremo tristi”, ep d’esordio del cantautore, è una raccolta di cinque canzoni che camminano fra indie-pop e intimismo d’autore intrecciando ricordi d’infanzia e riflessioni personali. Un lavoro capace di coniugare la giusta dose di leggerezza con una delicata e onnipresente malinconia. Anche lui, attorno al falò, ci starebbe bene. Magari a ridosso dell’alba.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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"IL FINE" in programma alle Finali Nazionali Rock Targato Italia

Settembre e la musica, #Milano e #rock, la musica autentica originale prodotta da artisti al LegendClub con le Finali nazionali di Rock Targato Italia. Artisti di qualità per tre giorni con un programma molto intenso, concerti premi e riconoscimenti. Intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano

Nome artista

Noi siamo “Il Fine”, da Treviso. 
La band è composta da Francesco Nichele alla voce e alla chitarra, Omar Zambon alla chitarra e ai cori, Enrico Cipolla al basso e ai cori e Beppe Acacia alla batteria e alle percussioni.

Il Fine” racchiude in una sola parola l’obiettivo comune agli elementi della band: comunicare un messaggio chiaro e diretto, trattando temi di attualità che prima o poi toccano la vita di tutti. Siamo stanchi infatti di brani che parlano d’amore e di storie a lieto fine, pregne di spensieratezza, successo e divertimento. Vorremmo portare il nostro messaggio facendo riflettere chi ci ascolta.

  1. Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali)

La band nasce nel tardo 2016, dalle ceneri di diversi progetti musicali. 
Iniziamo fin da subito a comporre musica inedita e a partecipare a diversi concorsi, calcando alcuni tra i più prestigiosi palchi del nord Italia (Rock Targato Italia, Marilù Rock Contest, finale di Sanremo Rock, finale di Big Valdo).

Nasciamo tutti e 4 con influenze diverse, dall'hard rock anni ‘70, allo stoner, dal brit rock fino agli anni ‘90 italiani, dove band come Afterhours, Marlene Kuntz, Verdena ci ispirano nella ricerca di suoni e testi. 
Anche per i testi appunto, preferiamo gruppi come quelli già nominati, che comunichino emozioni e storie senza troppi giri di parole e false poesie, ma che raccontino la verità quotidiana.

  1. cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi, per musica originale e autentica?

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un ritorno della musica inedita; esistono realtà che danno spazio a gruppi come noi che però vanno scovate e supportate.
Sarebbe bello dedicarsi esclusivamente al lato artistico del progetto, cioè alla composizione di nuovi pezzi, ma ci dobbiamo confrontare con una situazione che è spesso complessa, sia per gli aspetti burocratici, sia per la mentalità della maggior parte della gente, disabituata a supportare band che propongono un repertorio inedito.

Ad oggi non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci con realtà al di fuori della nostra regione, eccezion fatta per la finale di Sanremo Rock e le selezioni di Pistoia Blues. Siamo comunque certi che esistano situazioni attive e valide, che ci auguriamo di scoprire al più presto!

  1. cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale?

Musica, tanta musica! L’obiettivo è portare in giro la nostra musica a più livelli. Nei locali in zona Treviso per promuoverci a livello locale e per sostenerci economicamente.

Poi vorremmo portare la nostra musica ad un pubblico più vasto, suonando in alcuni locali in giro per l’Italia; ci sono state inoltre situazioni fuori provincia che ci hanno portato a conoscere molte altre band.

Infine ci stiamo muovendo su più fronti per riuscire a salire su alcuni palchi di festival importanti.

Sarebbe significativo, per il 2019, riuscire ad esibirsi almeno in un palco di rilievo nazionale e ce la stiamo mettendo tutta per riuscirci!!

  1. cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli?

Per noi la musica rappresenta un modo per comunicare, principalmente. Non sempre, nella vita di tutti i giorni, abbiamo la possibilità di dire ed esprimere al meglio le nostre idee; ecco che con le nostre canzoni riusciamo ad affrontare temi di attualità, cercando al contempo di trasmetterlo a più persone possibili.

Calcare i palchi diventa oltre che un modo per diffondere la nostra musica e i nostri messaggi, anche un modo per conoscere gente, che sia pubblico o altri musicisti. È la nostra “benzina”, un motore che ci permette di andare avanti sempre e con entusiasmo.

  1. Nell’era digitale, pensate che cosa pensate dell’organizzazione musicale,? La storica filiera manager, etichetta, promoter serate, ufficio stampa? sia ancora necessario o altro?

Oggi “fare musica” è sempre più difficile. Ci piacerebbe poterci dedicare al 100% agli aspetti artistici e di produzione delle nostre canzoni. Nella realtà siamo una piccola “azienda” strutturata per funzioni ben precise: gestione dei social, management, contatti con locali e enti vari… ci rendiamo conto però che la differenza la fa sostanzialmente una figura professionale. Per il lancio del nostro singolo “Oblio” è stato necessario l’ausilio di una agenzia stampa. Riteniamo che oggi come oggi, per essere notati, serva sempre di più essere accompagnati da figure professionali ben precise, soprattutto nell’ambito del booking, delle PR, e della promozione in generale del progetto. Dal punto di vista della distribuzione, invece, riteniamo che oggi sia decisamente più vincente una strategia completamente digitale per una band emergente: difficilmente una strategia basata sulla realizzazione e vendita di CD “fisici” porta a dei guadagni.

  1. Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete?

Con il nostro pubblico comunichiamo in tre modi principalmente: con le nostre canzoni, nelle quali cerchiamo di trasmettere la nostra visione delle cose; durante i nostri live, nei quali ci mettiamo anima e cuore per fornire uno spettacolo e per entrare dentro le persone; e infine con i social, che gestiamo autonomamente e tramite i quali teniamo aggiornati i nostri follower sulle nostre attività.

  1. Un momento memorabile come band?

Ci piace sognare. Il momento memorabile per la nostra band deve sempre ancora arrivare... ad esempio essere protagonisti nella scena emergente; ci è capitato molte volte di esibirci di fronte a qualche decina di persone, a volte un centinaio... un momento memorabile sarebbe trovarci a suonare davanti ad una immensità di persone che cantino il ritornello dei nostri singoli. ;-)  

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