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ArteVisione 2020: la vincitrice

ArteVisione 2020: la vincitrice

La giuria composta da Andrea Bellini, direttore Centre d’Art Contemporain di Ginevra; Rebecca De Pas, programmer Visions Du Réel; Dino Vannini, deputy Director / Head of Marketing and Communications, Sky Arte - Sky Arts Production Hub, conferisce il premio ArteVisione 2020 a Fatima Bianchi con Mater Frioul, perché “dimostra di essere capace di riadattare la classicità in uno stile contemporaneo e molto raffinato; dove musica e teatro diventano strumenti per un’esplorazione che si annuncia visionaria e radicata nella cultura mediterranea”.

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012 - Rock Targato Italia Rai 1

012 - Rock Targato Italia Rai 1

di Antonio Chimienti

  - Il prossimo  2021 dal 25 al 28 Febbraio avrà luogo su Rai 1 la 36 edizione di Rock Targato Italia.

La vetusta manifestazione di San Remo infatti, dopo l’ultimo scoop sul coinvolgimento in vincitori pilotati e contenuti politicizzati, fuorvianti e fortemente lontani da una rassegna dei frutti di quella che dovrebbe essere una ricerca onesta e vissuta di talenti della nostra musica italiana…...chiude i battenti e verrà definitivamente archiviata a favore appunto del maturo ( 35 anni) , ma per definizione giovanile e travolgente concorso musicale nazionale di R.T.I.

Vediamo nel dettaglio le motivazioni che riassumono questa decisione da parte del ministro della cultura.

San Remo nasce come l’incrocio dove una volta l’anno gli editori sì davano appuntamento con l’italia intera per portare alla ribalta il loro lavoro di ricerca e recruiting di poeti, compositori e cantanti , in pratica il meglio fra noi italiani nel campo delle arti musicali e che più di altri secondo una preselezione realizzata appunto dagli ESPERTI editori avrebbero potuto ambire al premio conferendo a noi tutti la certezza che ascoltando questi ultimi noi potessimo avere coscienza di quale fosse la nostra capacità in queste arti.

E così fu per molti anni.

La musica in Italia cresceva pertanto così bene in qualità che veniva cercata oltre oceano anzi ...GLI oceani da tutti gli artisti di successo.

Artisti come il papà del mio partner Paolo, Gino Mescoli,  doveva fare più tournè addirittura in Giappone per soddisfare le richieste e i suoi interlocutori e colleghi e quindi amici con i quali colloquiava attraverso il telefax o il telefono a disco di allora erano compositori del calibro di Bachara et similia.  Sono moltissimi i successi italiani di allora tradotti e riarrangiati in tutto il mondo. E dobbiamo accettare che il successo in vendite totali di artisti come i Beatles o Metallica o ABBA o altri non raggiungono in valori oggettivi l’equivalente del successo di una cultura artistica come quella Italiana. Nel senso che quelli non sono circoscrivibili in un insieme culturale ( infatti dobbiamo andare a leggere fra le righe del disco di quale nazione sono i musicisti perchè potrebbero esserlo INDISTINTAMENTE di qualsiasi posto in sui sì parli la lingua anglosassone) mentre la melodia italiana è solo italiana. Un parallelismo potremo farlo con la musica Greca o Sud Americana, ma appunto rispetto a questi ne usciremmo vincitori.

Bene , ma poi cosa accadde per esserci ritrovati oggi ed essere spettatori di un concorso in cui al contrario ogni cantante sgomita per somigliare ad un qualsiasi mezzo fenomeno ( perché ad uno intero non potrebbe mai arrivarci) proveniente da fuori del nostro paese Italia?

 E’ accaduto quello che accade sempre da noi, alla fine di una scalata dove pochi al mondo avrebbero avuto le carte in regola per finirla, lì raggiunta la vetta , dove solo la dignità e la spiritualità avrebbero la forza di farci resistere alla tentazione della STRA-FAMA e STRA-RICCHEZZA….la nostra infinita paura del perdere qualcosa, come sé quello che avessimo potessimo portarcelo per sempre con noi o che peggio ci appartenesse attraverso la morte, ci porta inesorabilmente nelle stalle. Come disse qualcuno siamo i più grandi stupidi del pianeta in questo, dalle Stelle alle Stalle è un percorso in cui noi siamo eccelsi.

Il campanello di avviso fu quando la Rai tolse la gestione dell’orchestra di San Remo al mio defunto amico e mentore M° Gianni Berlendis per utilizzare l’orchestra Rai di Roma.

Bravi veramente bravi….standing ovation.

Senza nulla togliere all’orchestra Rai, ma quella del M° Berlendis era costituita da musicisti professionisti che ogni giorno guadagnavano o non guadagnavano solo in virtù della loro capacità e qualità tecnica. Erano i musicisti della discografia milanese in primis e poi emiliana e qualcosina romana, ma soprattutto erano i musicisti che con i loro riffs avevano fatto diventare successi famosi brani di tutti gli artisti che poi partecipavano al concorso di San Remo. Perché accadde? L’ho detto prima e continus sd accadere anche oggi nella nostra economia. Sono un pasticcere, creo un cioccolatino, piace molto mi arrichisco, creo una catena di pasticcerie, sono ricco ho da sfamare i miei figli ed i figli dei miei figli per quattro generazioni, ma non conta apro una fabbrica, poi due, poi tre, poi muoio e mio figlio che non sono io e soprattutto non ha dentro quello che permise a me di inventare quel cioccolatino ...stabilisce che per LASCIARE ANCHE LUI UNA IMPRONTA SU QUESTA MERAVIGLIA trasferisce per guadagnare anche lui qualcosa la sede in un paese dove costando meno potrà rivendicare di aver portato profitto. Ecco questo signore ha il cognome che comincia con Ferre e conosco anche la sua storia perché abitava diciamo “dietro casa mia” e l’altro quello di San Remo sì chiama “Politica Ammazza Italia” che non essendo esperto in nulla strappa di mano al contadino i frutti più belli spacciandoli per suoi.

Ora mi chiedo perché mai un direttore Artistico di allora dovrebbe metterci la faccia oggi, e lavorare di cuore ( perché per certe cose i soldi non bastano) quando chi amministra, chi deciderà saranno persone che neanche decidono con il proprio gusto, ma lasciano il verdetto dietro la linea del totale di cose di tutt’altro genere come per esempio le nomine Rai o come soluzione di pagamento o scambio di un favore in un altro ambito?

Sto parlando di San Remo come un riflesso dell’epoca in cui esso viene offerto. Ricordate come sì esprimeva il compianto PRESIDENTE della REPUBBLICA Sandro Pertini? Era libero, ve lo ricordate in piazza a dare l’esempio? Bene lì a San Remo c’era ancora il M° Berlendis. Vi ricordate i presidenti dopo? Dopo Craxi vi ricordate? L’orchestra era diventata quella di Roma.

Bene in tutti questi anni Rock Targato Italia , protetto dalla genuinità intellettuale e sostenuto dall’amore per la musica di Francesco Caprini, continuava parallelamete quella missione con cui San Remo era stato concepito: scoprire talenti nel campo della nostra musica. E’ Rock Targato Italia che ci ha donato artisti come LIGABUE, LITFIBA, ELIO e molti altri e ci sarebbero stati anche tutti gli altri notissimi sé ovviamente Rock Targato Italia avesse potuto concorrere alla stessa stregua di San Remo contando su soldi gratis a pioggia e con strumenti divulgativi già pagati alla fonte come la televisione nazionale. Ma questa è un’altra storia. Chi ci garantisce che sé RTI fosse stata finanziato dallo stato non sarebbe diventato la macchietta teatrale che è San Remo? Ve l’ho spiegato prima con la storia del cioccolatino, Francesco Caprini lo ha inventato lui e per questo è ancora un concorso protetto dalla dignità del suo creatore mentre di San Remo per accertarne la paternità sì devono guardare i seggi in Parlamento, ma non credo  che sarebbe sufficiente.

Bene quindi appuntamento al prossimo Febbraio con Rock Targato Italia e voi musicisti ….sotto con la penna ed in bocca al lupo a tutti.

Beep, beep….uff la sveglia ….che giorno è?  

Antonio Chimienti

blog Rock Targato Italia 

 

 

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LA BALLATA DI UN VECCHIO VISIONARIO.

LA BALLATA DI UN VECCHIO VISIONARIO.

 

“O convitato!

Quest'anima è rimasta

sola sopra un enorme mare, enorme;

così sola, pareva che persino

Dio non ci fosse.”

Da La Ballata del Vecchio Marinaio di Samuel Taylor Coleridge

 

“Quelli che non vogliono ragionare, sono bigotti,

quelli che non possono, sono degli sciocchi,

e quelli che non osano, sono degli schiavi.”

di Lord George Gordon Byron

 

Amico mio,

Siamo qui,

Povere anime su un pianeta.

Quello che abbiamo.

Ancora chiusi o semi-chiusi nelle nostre case circondate dalla milizia.

Sessantamila nuovi sceriffi.

Come nelle città degli appestati nel Cinquecento.

Colpevoli di coltivare la nostra umanità.

Untori di umani affetti.

Malati di solitudine.

Eppure chi governa il mondo sapeva che sarebbe arrivato il virus a fare da spartiacque tra la nostra arroganza e la nostra fragilità.

Lo hanno detto cinque anni fa.

Ma loro operano qui e ora. Nella e per la contingenza.

Loro sono i migliori tra di noi, forse.

Non hanno trovato niente di meglio da fare che imporci una terapia medievale.

Prima hanno spacciato a tutti quanti dispositivi da far morire di invidia il capitano Kirk.

Quelli con cui mediamo la realtà, incapaci di viverla realmente.

Quelli che spacciano la verità.

Gene! Noi seguiamo i protocolli della Flotta Stellare.

O il Bianconiglio.

Peccato essere mancanti del motore a curvatura: adesso, serviva!

E poi?

Ci adegueremo a passare da una paura all’altra?

Tessuto cicatriziale per ferite mentali.

E’ il nostro Ian che ci dice di fare del nostro meglio e un passo indietro.

Play It Again!

Dov’è Sam?

Lo facciamo senza commensali, senza compagni di bevute … A che serve, old boy?

Cosa occorrerà delle nostre vite, del nostro lavoro, dei nostri affetti …

Raccoglieremo i frammenti.

Vite già messe alla prova da una modernità iniqua, da una realtà distorta.

Dove vanno i frammenti?

Nel vetro o con l’umido?

Di più, vecchio mio.

Rifiuteremo il debole e il malato, il cinese  e il lombardo.

Allontaneremo pensieri diversi da quello del Ministero della Verità che ci parla puntuale nel prime time.

Circondati da gendarmi e rovine, lo sguardo verso un futuro avvolto nelle nebbie.

Quale futuro?

Solo il tempo che passa.

Tranquilli! Andrete in vacanza! Ci hanno detto. Allora, perché agitarci?

Agitatevi pure ma a quattro metri e mezzo di distanza!

Il fumo negli occhi.

Chiediamo scusa. Facciamo ammenda per quella birra sui Navigli. Non dovevamo berla … Dovevamo ammalarci nelle case di riposo e negli ospedali e morire in casa, in silenzio.

Non bisogna disturbare il manovratore.

E’ reato dispiegare le ali, figurarsi provare ad alzarsi da terra.

Solo l’uccello del malaugurio può librarsi alto.

Lui sa già volare!

“Criminali.”

Tuona il borgomastro contro la fotografia presa con il teleobiettivo.

In stato di confusione mentale ed istituzionale,

Noi in stato di emergenza sociale, ci occultiamo nel pantano della speranza.

Stiamo nascosti senza convinzione.

Chi urlerà?

“Tana! Liberi tutti?”

O quasi.

Rinchiusi ascoltiamo chi cantava di libertà.

Rinchiusi leggiamo chi scriveva di libertà.

Rinchiusi sentiamo storie di ribelli.

Inchiodati allo schermo dallo scienziato da prima serata, mentre altri diecimila pretendono i loro dannati quindici minuti.

Innegabili, inesorabili, inutili oracoli.

Increduli  e paralizzati dalla paura del nemico invisibile.

E’ lui?

Una particella fatta di aminoacidi e poco altro?

Amico mio, io ne riconosco altri: visibili ad occhio nudo!

Atterriti dalla guerra che imperversa fuori.

Forse …

Nel silenzio di un bombardamento di niente.

Pallottole intangibili sempre fuori bersaglio.

Un silenzio delicato come tuono.

State lì. – ci hanno detto - Non è comodo il divano?

Come un barile vuoto per un naufrago, signore!

E, intanto, attenti obbediamo alle prescrizioni.

Condannati senza processo, né possibilità di appello a trovare noi stessi.

Intanto, lasciamo decidere chi porta avanti la narrazione, respirando atmosfere artificiali,

I trovatori della malattia, della Cura e del terrore esogeno.

Il nuovo clero.

Ma non era cauta e scettica la scienza, Signor Torquemada?

Imprigionati da governanti padri, saggi come profeti, lungimiranti come veggenti, misericordiosi come santi.

Forse, dentro alle migliaia di versioni …

… Migliaia di sacerdoti officianti il rito.

E con loro i nuovi Dei. Quelli che ci daranno il vaccino o la cura.

Attendiamo che ci liberino, più stupidi e schiavi.

Il tempo verrà adesso.

E ci diranno: ne siamo fuori!

Fuori!

L’importante è non leggere tra le righe.

Non datevi pena, non servono indovini.

Saremo tutti vivi (o quasi) nei nuovi focolai veri o presunti.

Se la vostra coscienza è in coma, è ok.

Non fatevi pregare e spegnete il lume.

State in casa lo stesso … Qui fuori è un brutto mondo.

Il nuovo mantra, verrà lanciato alle diciotto … come sempre, no?

Aspettiamo trepidi di essere salvati o ingannati ancora,

Mentre il pendolo oscilla,

Mentre il nulla indotto ha già avvolto tutte le cose,

Mentre le parole fanno il loro lavoro da sole.

 

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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ESSERE E TEMPO.

  ESSERE E TEMPO.

 

“A chi importa

Se un’altra luce

Si spegne

In un cielo di milioni di stelle

Tremola, tremola

A chi importa quando il tempo

Di qualcuno si esaurisce

Se un momento

È tutto quello che siamo

O più breve, più breve

A chi importa se un’altra luce si spegne?

A me, sì.”

Mike Shinoda

Il filosofo Martin Heidegger mi scuserà se prendo “in prestito” il titolo della sua opera fondamentale. Credo che, mai come oggi, ci sia bisogno di pensatori dentro alla confusione che stiamo vivendo. Abbiamo bisogno molto più di loro che di chi ci sciorina opinioni casuali. Perché (ammettiamolo!) nessuno ci sta capendo nulla. Dal laureto all’Università di Google con la quinta elementare ai premi Nobel, sembra ci sia una gara… poi, mirando al bersaglio grosso, qualcosa si colpisce quasi sempre. Io avrei, comunque, qualcosa da eccepire sul metodo.

Mai come adesso ci sarebbe bisogno di chiarezza (visto che per le verità è prestino), magari mettendo davanti ad ogni allocuzione: “Secondo le scarse evidenze scientifiche in nostro possesso, possiamo dire…”

Il virus è nuovo. Non si può minimizzare, né drammatizzare prima che si sappia veramente come si comporta e come ci dovremo comportare noi. Non si può nemmeno sciorinare teorie a caso, vestendole di correttezza. Personalmente, non è questo che mi preoccupa di più.

Questa emergenza perseguiterà l’umanità per generazioni. Si potrebbe utilizzare il momento per cambiare le regole del gioco, per renderlo più giusto ed umano. Potrebbe essere un’occasione, anzi, quella giusta. Non succederà mai. Come abbiamo visto, egoismi e interessi particolari vincono sulla pelle del popolo e dei popoli. Dentro al gioco, com’è in ogni gioco, ci sono pochissimi che vincono e molti che perdono.

Questa volta sarà molto più dura e porterà con sé conseguenze di vario genere: una crisi economica senza precedenti, una sospensione di diritti e libertà fondamentali, un ulteriore pericoloso rigurgito nazionalistico e una diffidenza (se non, addirittura, ostilità) verso il nostro prossimo.

Salto a piè pari la crisi economica perché se ne stanno occupando già troppo (e troppo male) in tanti. Sembra che il capitalismo dal volto umano sia tanto utopico quanto vulnerabile. Questo new deal lo realizzeranno indebitandoci ulteriormente, fornendo ai giocatori altre debolezze su cui speculare. Non so cosa mi sono aspettato… Ma io sono un visionario e un ingenuo.

Sul problema delle sospensioni provvisorie di libertà e diritti, però, un’idea ve la racconto (ne ho già scritto). Al di là del fatto che siamo in emergenza sanitaria, bisogna dire che viviamo in uno strano paese. Pensate a tutti quei dispositivi che sono stati codificati per gestire situazioni straordinarie e vengono usati sistematicamente (il decreto, la fiducia, la carcerazione preventiva… per fare degli esempi). Questi strumenti, che dovrebbero essere l’extrema ratio, sono diventati, in modo naturale, procedure quotidiane e vengono utilizzati nell’interpretazione più ampia (in taluni casi, distorta). Non so voi, ma io sono spaventato dal fatto che qualunque nuova introduzione nata per contrastare il virus poi “muti” e divenga fatto compiuto e consuetudine. Di più, sono atterrito che quegli strumenti cambino funzione. State tranquilli che di scuse ne trovano tante ma, la prima, sarà ancora una volta una maggiore sicurezza. E’ la madre di tutti gli alibi. Ha il grande vantaggio di funzionare e di convincerci a consegnare nelle mani di altri i nostri destini, le nostre libertà e i nostri diritti… Se con il terrorismo non è andata un granché bene, vedrete che con la pandemia faranno meglio. Se pensate che esageri pensate a questi ultimi due mesi. Pensate all’applicazione che vogliono imporci…

Ad aggravare la situazione, c’è una stampa che, a parte sciorinarci i “bollettini di guerra”, ci racconta storie (spesso false) di cataste di bare (poi rivelatesi di altro drammatico evento), suggerisce che bisogna urlare all’untore lombardo (chi mette la bandierina sul balcone prenda atto che l’Italia non esiste!), testimonia i tracciamenti con elicotteri e termo-scan di chi fa jogging. Queste non sono mie elucubrazioni: sono fatti successi e documentati.

In geopolitica: la centralità del soggetto “Stato-Nazione” rispetto a quello di “federazione”, acuita dalla situazione, torna ad essere volontà egemonica e nazionalismo. Sui balconi e nelle dichiarazioni della nostra classe dirigente c’è sempre un certo compiacimento nell’indulgere nel nazional-popolare-populista. E’ cresciuto un sentimento di odio nei confronti di chi non ci vuole dare un assegno in bianco, del cosiddetto fronte rigorista. As usual, la colpa di qualcuno deve pur essere. E’ vero, tuttavia, che l’Europa non ha fatto nulla per contrastare il suo stato di nata morta. Non ha provveduto a fare qualche piccolo cambiamento (che ne so… trasformare la BCE in una vera banca centrale… stendere una Convenzione europea che si riconosca nei valori laici della democrazia e non in radici religiose o trascendenti…). Lo stato dell’arte è che, sotto la spinta di realtà più grandi e, forse, più importanti di lei, la povera Europa partecipa al gioco in ordine sparso alimentando così, appunto, nazionalisti, xenofobi, inimicizie e forze centrifughe. Siccome non c’è limite al peggio nell’economia globalizzata, esiste anche una competizione nell’allearsi con chi, in questo momento, è messo meglio di noi: Cina e Russia, su tutti. Paesi che non brillano certo per rispetto di diritti fondamentali e libertà. Su questo tema, c’è chi urla all’ipotesi fantasiosa e priva di fondamento (l’acquisto di porzioni del nostro debito pubblico da parte dei cinesi sta diventando più che una teoria geo-politica bizzarra) e chi grida “vergogna”. Questi urlatori dovrebbero ricordarsi di un accordo tra gli USA di Bush Jr. e la Cina e di un piccolo affaire tra un cancelliere tedesco e un colosso russo, in periodo di embargo della Federazione Russa da parte dell’UE. E’ vero, non era poi così piccolo!

Penso, anche, che la situazione sociale diventerà molto calda alla riapertura (quella vera … non le fasi 2, 3 e 4 che sono fumo negli occhi!) con molte persone che perderanno il lavoro e saranno certamente impossibilitate a trovarne nella congiuntura. Penso, anche, che le vertenze di questi e di quelli che sono già stati ridotti ad una semi-povertà prima del Covid 19 non saranno tanto pacifiche.

Non aiuta nemmeno la “dialettica” che si usa nello sforzo contro il virus. E’ un linguaggio bellico, filologicamente errato. Infatti, il nostro nemico è organico ma è molto controverso il fatto che sia una forma di vita (come, ad esempio, il batterio) o meno. Di fatto non può replicarsi se non all’interno di una cellula ospite, tanto è inabile. I messaggi e le informazioni date in questa modalità portano ad aggravare la situazione di incertezza e panico. Poi, come in ogni guerra che si rispetti, c’è la propaganda: chi ricorda la guerra di movimento? Quando si arretrava, soverchiati da forze più numerose, mica si poteva parlare di ritirata!!! Qui ci vogliono convincere a colpi di ce-la-faremismo e andrà-tutto-benismo. Come spesso accade, è stata una ragazzina ad aprire gli occhi per prima, dichiarando: io non ci credo che andrà tutto bene, mi hanno costretto a scriverlo i miei genitori. Lucida e onesta.

Per tornare al nostro filosofo tedesco, il Covid-19 ci ha relegato in vite esclusivamente esistentive. Non possiamo che occuparci della nostra sopravvivenza. Se usciamo a comprare il pane e vediamo qualcuno che si avvicina, istintivamente ci allontaniamo perché è potenzialmente un pericolo per la nostra salute. Stiamo elaborando un meccanismo che tende a solitudini da autoconservazione. Gli psicologi ci dicono che questo periodo lascerà strascichi, soprattutto, tra bambini e giovani, ma gli adulti non sono immuni (parola abusata… Non si chiama così il nuovo “guinzaglio” elettronico che ci vogliono imporre?) a danni significativi. Quindi, in molti, stiamo elaborando comportamenti anti-sociali che avranno conseguenze con vari gradi di gravità quando torneremo alla normalità… se così si può dire. Pensate a chi ha perso una persona cara senza più vederla … Pensate al carico di dolore e frustrazione che ci porteremo dentro e, conseguentemente, all’insensibilità che ne potrà scaturire. Ci stiamo consegnando ad esistenze meccanicistiche che avranno scarso valore esistenziale, prive di componenti emotive e poco incisive nel nostro appartenere ad una società.

Esistenze rivoltate dentro ad un tempo che perderà di significato. Un tempo sospeso e vuoto. Più che dei problemi economici esogeni, di questo dovremo occuparci, riappropriandoci della nostra umanità, recuperando l’empatia sopita, rive e di uno scopo che non sia la semplice sopravvivenza.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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