Menu

L’ARROGANZA DEI GIOVANI DEL ROCK.

L’ARROGANZA DEI GIOVANI DEL ROCK.

“Il rock and roll è qui per restare.”

Neil Young

E’ strano come nella musica, come nella fisica, nulla si crei e nulla si distrugga. Di come, ad esempio, chi ha un successo planetario inaspettato si tiri dietro da una parte un movimento e dall’altra moltitudini di detrattori (per lo più poco competenti ma è l’epoca del selfie, il successo lo meritiamo noi anche se siamo incapaci e non gli altri). E’ successo con i Greta Van Fleet che con un solo album all’attivo sono partiti per un tour mondiale ed è così per i Maneskin. Il successo crea sempre antipatie soprattutto tra quelli che davano il genere per spacciato e facevano roba, più o meno, tutta uguale come i loro tatuaggi, le auto sportive e le catene d’oro. Ma, tant’è. La questione centrale di questo “pezzo” è quello di inquadrare meglio la band romana: sono arroganti performer o hanno il fuoco sacro del rock dentro?

Partiamo da Il Ballo della Vita, il primo disco. Un concept incentrato sulla figura un po’ misteriosa e sfuggente di Marlena. L’album è musicalmente un po’ confuso … un po’ (inascoltabile e orribilmente di moda) autotune, un po’ fiati, un po’ rap, un po’ funk … un po’ rock. Se è vero che apprezzo molto la contaminazione, qui l’amalgama non è riuscita pienamente: contaminazione non vuol dire perdere essenza, semmai amplificare la propria personalità, artisticamente parlando. Devo dire, purtroppo, che quando il video è spento, il talent show finito quello che conta è solo ciò che, passando per le orecchie, arriva al cervello e al cuore. E’ la condanna del musico, se no sei un performer magari, anche, bravissimo ma non sarai mai un musicista. Eppure, dentro a quel lavoro poco compiuto e così  inesatto, c’è da salvare un impeto, un’attitudine… Forse, proprio, quell’arroganza nel volersi prendere sul serio a tutti i costi, il voler fare un distinguo: io sono un teenager ma non sono come voi che vi uniformate, che portate il berretto da baseball storto e i pantaloni col cavallo alle ginocchia (senza sapere cosa simboleggia quel modo di vestire), non faccio musica con il PC … A me interessa un’altra cosa: una cosa che forse è anche troppo uguale a quella che si faceva negli anni Settanta ma che fa ancora drizzare i peli sulle braccia, che ancora scuote anime e coscienze e lo fa con autenticità.

Poi, quella dichiarazione di “diversità” nel mondo omologato, è diventato un urlo. Rabbia contro chi senza conoscere e da dietro uno schermo e una tastiera, si mette ad insultare e a denigrare chi non si assoggetta, chi rivendica di essere individuo libero. E così la premiatissima Zitti e Buoni (di cui ho già lungamente scritto) diventa il grido che apre Teatro d’Ira – Vol.1, secondo LP in studio dei quattro ex buskers. Intanto, va detto che il disco è interamente suonato da loro senza session men ma con il solo produttore (lo stesso de Il Ballo della Vita) Fabrizio Ferraguzzo. E qui la risposta è esatta, anche se non mancano le contaminazioni, qui il rock è autentico tra classico, duro e punk. Perché i quattro ragazzini romani sono quella roba là: no autotune, no tecnologie digitali ma composizione e suono. Apprezzabilissimi i riff di Thomas, il motore musicale della band è dotato un discretissimo numero di cavalli pur non essendo il più grande virtuoso della storia (ci mancherebbe). Affidabile la base ritmica con Victoria e Ethan che sono sempre efficaci. Forse un po’ di troppo le escursioni nei solo di basso che risultano un po’ leggerine, poco solide ma è peccato veniale.

I testi di Damiano sono un pugno nello stomaco: maleducati, sboccati, forti come devono essere quelli di un giovane che vuole rivendicare il fatto che il mondo è suo, che vuole divorare la vita, che non si accontenta di niente di meno del sogno, che darebbe fuoco a tutto quello che nella società è rimasto di gretto, inutile, ideologico e fuorviante. Ora è il suo momento e per la mezz’ora scarsa che dura il disco, ci credi pure tu che stai ascoltando. I due brani decisamente più interessanti sono Coraline e Vent’anni. Nel primo, molto bello musicalmente, torna il personaggio femminile ma non è più la “musa” del primo album, bensì una donna giovane e fragile in un mondo che la spezzerà. Il secondo è una bella ballad più pop, intensa ed evocativa. Forse, un inno generazionale che tra (appunto) venti anni sarà oggetto da parte degli stessi autori di una interessantissima revisione, se cresceranno esponenzialmente come credo.

A chi disprezza questi ragazzi, devo sommessamente suggerire un paio di cose. Questi ragazzi hanno dimostrato senza dubbio che l’unico genere alternativo, autentico e impegnato è il caro, vecchio, rock. Forse il successo che stanno avendo i Maneskin si porterà dietro un movimento contro la scuola dell’obbligo all’uniformità patita negli ultimi due decenni. Vi piaccia o no, sono comunque, un’occasione e una speranza. Questo ci suggerisce la seconda conclusione: il movimento esiste ed esisterà.

Non morirà mai.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

Leggi tutto...

I consigli di lettura per i più piccoli firmati Gallucci Editore

Ecco tutte le ultime novità dal mondo Gallucci Editore che accontentano i lettori più giovani.

Caramelle dal cielo

Marta Palazzesi
disegni di: Giuseppe Palumbo

12+ ANNI

Antonio lavora al mercato nero e venderebbe il suo migliore amico per un tozzo di pane. Andrea, invece, per il suo migliore amico darebbe la vita, anche se si tratta di un cane: Guerrino, infatti, è l’unico ricordo che gli resta del nonno. Le loro strade si incrociano la notte del 12 agosto 1943, quando il suono della sirena d’allarme annuncia un’incursione aerea. Così, nonostante le differenze, i due ragazzi si ritrovano alleati per sfuggire alle bombe che cadono sulla città come grappoli di caramelle nere.

SCOPRI DI PIÙ

Le creazioni di Agata e Lola Come sorelle

Catherine Kalengula

disegni di: Magalie Foutrier

9+ ANNI

La mamma di Agata e il papà di Lola hanno deciso di costruire una nuova famiglia insieme. Riusciranno le due ragazze, così diverse tra loro, a condividere la stanza e a diventare "come sorelle"?

Una nuova serie che racconta la vita quotidiana di due giovanissime ragazze, tra scuola, sogni e amicizie, ma anche i problemi tipici di una famiglia allargata, che si è appena formata e dove ciascuno deve trovare il proprio posto.

SCOPRI DI PIÙ

La casa nella prateria -Il lungo inverno

Laura Ingalls Wilder

11+ANNI

Gli Ingalls affrontano con coraggio il terribile inverno nel Dakota. In casa tutta la famiglia lavora sodo per sopravvivere alle tempeste di neve. Ma l’intero paese resta senza provviste e il giovane Almanzo Wilder decide di affrontare un pericoloso viaggio alla ricerca di cibo…

Guarda gli altri romanzi della serie 

SCOPRI DI PIÙ

Acquamagici 

2+ ANNI 

Bagnati le dita e sfiora le sagome bianche nelle pagine…
Vedrai, si coloreranno come per magia! Se preferisci, usa un pennello con l’acqua. Poi lascia il libro aperto ad asciugare: i colori svaniranno e potrai ricominciare all’infinito!

Libri che stimolano la manualità e la creatività!

Colora la fattoria

Colora la giungla

Primi activity book

Francesca Ferri

0+ANNI

In compagnia di un simpatico elefante o di una divertente paperella, fai amicizia con tanti altri grandi animali!

Due libri sagomati in morbido peluche e soffice tessuto con tanti dettagli ricamati, illustrazioni colorate, piccoli elementi da afferrare caratterizzati da motivi vivaci e con una copertina a effetto scricchiolìo. Perfetti per conquistare i bebè!

Lavabili a mano con acqua fredda 

I grandi animali

Animali della fattoria

 

Blog: rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Leggi tutto...

LA VARIANTE DI FRANKENMUTH. di Paolo Pelizza

 

Cinquemila anime piccolo-borghesi e i dischi dei genitori come colonna sonora della noia, come finestra sul mondo che, al paesello, è fatto di domeniche in chiesa, di scuola, di romanzi distopici e di lettura della Bibbia. Questo potrebbe essere l’incipit di un bel romanzo sulla storia di tre fratelli e di un loro amico: del loro mondo ordinario e di come hanno accettato il confronto con l’esterno, con la loro crescita e con la modernità,  di quello che sanno fare, di quello che hanno imparato e stanno imparando. Questa è anche la storia di quattro ragazzini che ci stanno dando una lezione.

Una lezione che ho cominciato a capire in un novembre che sembra passato remoto, avvolto nelle nebbie del tempo. Un altro mondo di uomini e donne, liberi. C’era un locale. Uno scatolone in muratura con un’acustica pessima, un pubblico eterogeneo, una fila di Marshall e i quattro ragazzini della provincia pingue del Michigan. Non mi erano sconosciuti né loro, né la loro musica. Ho apprezzato la prima canzone dei Greta Van Fleet guardando una puntata della serie TV Shameless. Ho drizzato le antenne, sono andato a cercarli e ho scoperto che si trattava di una band di bambini, praticamente. Poi l’Alcatraz (lo scatolone in muratura di cui sopra) della puntata milanese del loro tour mondiale (che strano scrivere tour mondiale, oggi …), ancora troppo pochi i pezzi del gruppo, qualcuno un po’ più deboluccio, diciamolo. Ma già dal primo urlo di Joshua, dalla prima esplorazione del manico della sua Gibson di Jake si capivano tante cose. Questi poppanti suonano di brutto! Suonano anche sui soloni che li criticano perché li considerano gli emuli di un mondo che non esiste più, di una rock band estinta, la migliore di sempre. E imitateli voi se ci riuscite, amici miei. Magari mettetevi anche a suonare … Ah, è fuori moda? Già, perché non suona più nessuno, oggi. E’ il nuovo mondo di omologati, di talentuosi del software, del vacuo pieno di banalità..

Al contrario, loro suonano e suonano. Suonano perché a loro piace così e, se ricordiamo bene, è piaciuto anche a noi. E’ il momento di Anthem of Peaceful Army, il primo album dopo tre singoli e due EP. Il palco dell’Alcatraz brucia di sapiente potenza e il pubblico esplode praticamente dopo ogni brano. Non c’è bisogno di “cavalli di battaglia” (anche se tre o quattro li hanno già), loro suonano e a noi basta e di mancia ce ne lasciano tanta.

Così bisogna procedere. Sempre barra a dritta, mettendo a terra le esperienze fatte, quelle più dure… quelle che fanno diventare grandi. Imparando ed insegnando. Scrivendo e suonando. Così, da facile profeta, scrissi (proprio qui) che questi mocciosi ci avrebbero fatto altri regali e sempre migliori. Dopo quattro singoli, un anonimo donatore mi omaggia della possibilità di ascoltare tutto il nuovo album dei giovani “imitatori”, degli emuli del Nord America.

E’ un’epifania.

I ragazzi sacrificano sull’altare del rock classico (ma anche di blues e psichedelia) tutta la birra che hanno ed è tanta, tantissima. Inesauribile. L’autorevole rivista Rolling Stones ha parlato di riscoperta di un genere. Sbagliano. E’ rinascita. Torna, finalmente, la musica con la sua capacità di compenetrare i corpi, con buona pace delle leggi della fisica. Torna con tutta la sua autenticità, con quel suo modo primordiale di farci tornare allo stato di esseri essenziali. Puro istinto. Tornano anche i grandi temi: i ragazzi hanno girato il mondo per il primo disco. Hanno visto un pianeta vero fatto di foreste arse, di trascendenza, di riflessioni religiose, di guerre per gli dei e per il capitale, della fame, delle disuguaglianze, delle ristrettezze reali che loro non hanno mai vissuto nella provincia grassa del grande Stato del Michigan. La ricerca di una qualche salvezza o redenzione. Una lezione, appunto.

Vietato scrivere con niente da dire. Non si è artisti senza fare politica perché tutto lo è, l’arte non è tale se non vuole cambiare il mondo. Se il vostro sogno è il sogno americano delle mogli trofeo e del denaro a carrettate, non ascoltate i Greta van Fleet. Non sono per voi. Se fate musica per le donne, i soldi e la fama, lasciate perdere. Siete stati lasciati indietro. E, oggi siete lontanissimi.

Perché, oggi, per noi, è il giorno delle rivelazioni, oggi ci si svela The Battle At The Garden’s Gate, il secondo LP dei quattro ragazzini. In Italia, dovrebbe uscire il prossimo 16 aprile. Lo dico per chi si dovesse meritarsi di acquistarlo. L’album è un concept che parla di un viaggio, un’odissea spaziale dentro a un cosmo altro, un’altra dimensione. L’allegoria è molto diversa da quella di Splendor and Misery dei Clipping (di cui qui vi ho parlato). Qui la strada non è lineare verso a better place. E’ la storia circolare del vecchio tempo, dell’eterno ritorno. Al di là, del “collante” narrativo e dei temi di cui ho già parlato, il disco entra dalle orecchie e arriva direttamente alla pancia dell’ascoltatore ma non è musicalmente semplice. Direi il contrario. Grazie anche al loro saggio produttore (Greg Kurstin, N.d.R.) i gemelli (Josh e Jake) e i loro soci alternano pezzi più radiofonici e brevi a suite complesse di otto minuti, i paesaggi sonori hanno radici forti nel rock classico e sperimentale dei favolosi Seventies ma le strutture sono più solide, moderne e mature.  C’è anche una ballad non convenzionale che parla d’amore (tema per loro inesplorato, a quello ci pensano già Jay Z e Rihanna), dal titolo Light My Love.

Decisamente, c’è tanto da scoprire ad ogni nuovo ascolto.

In questo mondo dove impazzano un sacco di varianti della stessa solfa, di superficialità, dove si risponde coi manganelli a chi fa domande, dove quelli che non sono mainstream sono buffoni, io scelgo questa di variante. Quella di Frankenmuth.

Perché, come dovrebbero fare tutti i giovani, loro, oltre all’indiscutibile talento, sognano ancora.

Long live rock’n roll!

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

 

Leggi tutto...

Gallucci editore: alcuni consigli di lettura per i più piccoli

Ecco alcuni consigli di lettura per ragazzi e bambini, firmati Gallucci Editore.

Ma quanto siamo fichi! No?

Sean Taylor

disegni di: Jean Jullien

5+

ANNI 

Qual è il segreto per essere davvero fichi? La risposta non è così scontata! Un libro con illustrazioni d’artista per i piccoli che vogliono osare di più. Un paio di occhiali da sole scatena il desiderio di mostrare di più di quel che si è, con esiti spassosissimi. Un albo per celebrare l’amicizia, il gioco in compagnia e l’importanza di essere se stessi al di là delle apparenze.

Salva la scuola. Caccia ai mostri 2

Cee Neudert

disegni di: Pascal Nöldner

8+

ANNI 

Ehi, tu! Sì, proprio tu! Ci siamo già visti da qualche parte? Sono Tom Ros, un cacciatore di mostri, e ho bisogno di te. Creature terrificanti hanno invaso la scuola, ma per sconfiggerle non ti basterà semplicemente leggere questo libro: dovrai prendere decisioni coraggiose, aguzzare l'ingegno e maneggiare CACCOLE DI MOSTRO. Vedrai, sarà una faccenda disgust... ehm, un gioco da ragazzi! Metti alla prova le tue abilità e diventa un cacciatore di mostri professionista!

Della stessa serie anche Caccia ai mostri

Sarò una stella- La tournée in Giappone

Elizabeth Barféty
disegni di: Magalie Foutrier

9+

ANNI

Gli allievi della Scuola di ballo sono in partenza per una tournée in Giappone! Da quando ha appreso la notizia, Maina ha un pensiero fisso: potrà finalmente incontrare Daisuke, un coetaneo giapponese conosciuto su un sito per appassionati di statuette portafortuna daruma. Maina non parla d’altro e i suoi amici finiranno per ingelosirsi!

I racconti della Scuola di ballo in collaborazione con l’Opéra National de Paris.

Libro-burattino :Abbracciami tigrotto

Tanja Louwers

2+

ANNI

Le morbide braccia del tigrotto ti fanno ridere e giocare, ma soprattutto ti possono abbracciare!

In questa deliziosa serie di libri, le braccia degli animali coccoloni sono fatte di peluche e animano le storie. Leggere insieme diventa ancora più divertente, rilassante e coinvolgente. Un libro-burattino per leggere e giocare con tenerezza.

 

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?