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Teatro Out Off: Confessioni di un roditore

Dal 30 novembre al 19 dicembre (Prima nazionale)

CONFESSIONI DI UN RODITORE

di Roberto Trifirò, liberamente tratto da “La tana” di Franz Kafka

regia e interpretazione di Roberto Trifirò

scenografia e costumi Stefano Sclabas

musiche originali Matteo Tomasetti / luci e fonica Luigi Chiaromonte

collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

produzione Teatro Out Off

spettacolo in abbonamento Invito a Teatro

 

Proprio come La metamorfosi, anche La tana appartiene alle storie di animali, una tipologia utilizzata spesso da Kafka. Narra dei continui disperati sforzi intrapresi da un protagonista - per metà architetto e per metà roditore - di costruirsi un'abitazione perfetta, così da potersi proteggere efficacemente dai suoi nemici invisibili. 

 

La cosa più bella nella mia tana è il silenzio. / Lo so è illusorio.

Da un momento all'altro potrebbe essere interrotto. / Per adesso però c'è.

Striscio per ore nelle mie gallerie e sento solo / il fruscio di qualche bestiolina che faccio

subito tacere stringendola tra i denti. / Nel resto tutto è silenzio. (…)

Intanto il nemico mi si avvicina / da qualche parte scavando lento e silenzioso.

Elaborazione di Roberto Trifirò da “La Tana” di Franz Kafka

 

LA TANA

La storia viene raccontata in prima persona da un narratore di cui si sa molto poco, si comprende però che si tratta di una creatura che caratteristiche umane e animali, un misto tra un roditore e un architetto. Viene annunciato il completamento della sua tana: un elaborato sistema di cunicoli costruiti nel corso di un'intera vita. Ha lavorato sodo per costruirla e spera in fine di poter vivere in pace, totalmente isolato dal mondo esterno.

Eppure, nonostante tutti gli accorgimenti architettonici difensivi, vive nel costante terrore di essere attaccato da un misterioso e invisibile nemico. Per evitare ogni possibile intrusione continua a costruire passaggi e vicoli ciechi, che trasformano la tana in un vero e proprio labirinto.

Un giorno inizia a sentire un suono misterioso, un sibilo all'interno della tana. Inizialmente ipotizza che il rumore sia causato da piccoli animali che vivono in tane vicine o parallele alla sua. Inizia dunque a scavare dei cunicoli, ma il sibilo non si ferma e la ricerca si fa sempre più ossessiva. Il protagonista giunge poi alla conclusione che il sibilo provenga da un'unica e ostile creatura vicina alla sua tana, sicuramente intenzionata ad ucciderlo. Diviso tra paura e rassegnazione attende in posizione difensiva l'arrivo del nemico. La storia s'interrompe bruscamente all'interno d'una frase: "Tutto invece è rimasto immutato...".

 

 

Blog: http://www.rocktargatoitalia.eu

 

 

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IMPRESSIONI DI NOVEMBRE, ANCORA.

IMPRESSIONI DI NOVEMBRE, ANCORA.

E’ un anno che non è più novembre. Eppure, combattiamo con gli stessi demoni dell’anno scorso, indulgiamo su questioni per cui siamo in ritardo di vent’anni e cazzeggiamo su sacrosanti diritti civili e libertà. Oggi, siamo alla transizione green perché la finanza ha deciso che lì c’è un’opportunità di indebitare le prossime dieci generazioni, quelle che non avranno ancora finito di pagare i debiti della pandemia. Tra l’altro, questa cosa ha poco a che vedere con la riduzione delle emissioni, con l’invertire la tendenza del cambiamento climatico e con la lotta all’inquinamento. E’ la solita storia: le strade dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni e di ottime scuse.

Chi governa il mondo, però, non fa bene i conti con la storia e con le storie. Per questo, nel mese di novembre che è uno dei miei preferiti (chi segue questa rubrica lo sa!) succedono cose interessanti o meglio, si possono raccontare cose interessanti tra i primi freddi e la bruma, tra i primi bolliti e le minestre calde, tra la storia e le storielle.

La prima storia di novembre inizia a giugno del 1987. No, tranquilli non mi sono bevuto il cervello, abbiate un po’ di pazienza e capirete. Siamo Berlino (Berlino Ovest per la precisione), davanti a quello che era stato il Reichstag a poche decine di metri dal più famoso ed infame Muro della Storia. Da un lato è stato allestito il palco per un concerto, dall’altra parte le forze di sicurezza hanno schierato uomini armati e cani contro chi avrebbe potuto organizzare delle proteste.

Da una parte su quel palco c’è David Bowie che tanto deve alla musica dei berlinesi e ai berlinesi, per la sua trilogia (registrata lì agli Hansa Studios), per aver ospitato i suoi musicisti come Carlos Alomar, Robert Fripp, Brian Eno, Iggy Pop e gli altri. Dall’altra parte uomini armati e preoccupati cercano di controllare una folla di persone determinate e pacifiche, decise a sfidare i propri oppressori.

Bowie, in lingua tedesca, saluta gli amici dall’altro lato del Muro. Poi parte Heroes. E succede l’imponderabile: tutti urlano “giù il Muro”. Serviranno altri due anni e uno splendido novembre perché quel simbolo divisivo, quell’orrendo orpello liberticida, quel totem dell’infamia venga abbattuto e che fratelli dai due lati possano tornare a vivere insieme, ad abbracciarsi.

Se siete convinti che la musica non serva a niente, fatevi curare perché avete un grosso problema.

Altra piccola storia. In questo novembre che chiude un anno terribile e che non fa sperare in un prossimo futuro migliore, il quarto album in studio dei Led Zeppelin (qualcuno lo ha battezzato IV, qualcun altro “the unnamed album”) è disco di platino. La stranezza è che è un disco di cinquant’anni fa ed è “solo” la ventiquattresima volta che succede. Forse, sbaglio ad avere così poche speranze nel futuro.

Terza ed ultima storia. Mi sono trovato a provare a spiegare il successo dei Maneskin varie volte a pubblici molto diversi. Una delle ultime volte che è successo mi è venuta in mente una metafora che poi ho riciclato altre volte con un discreto successo. Come ho detto, a novembre sono ispirato.

Ricordate i western? Intendo quelli epici, quelli di Ford. Ecco quei film avevano migliaia di cavalieri del Settimo Cavalleggeri e migliaia di Apache a cavallo pure loro, erano produzioni opulente che si permettevano di dare agli autori mezzi, tempi e uomini. Ora pensate agli spaghetti western. Produzioni povere, due pistoleri nella main street con gocce di sudore che scendono lungo la fronte dei contendenti per lunghissimi secondi, il dettaglio degli occhi semi serrati a contrastare la luce del giorno, nessuno in giro … un cespuglio di rovi secco che rotola davanti ai contendenti intenti a studiarsi negli attimi prima dell’evento fatale. Non mille cavalieri in divisa ma un poncho, un panciotto e due cinturoni. Certo … gli occhi di Lee Van Cleef e quelli di Clint Eastwood valgono da soli il prezzo del biglietto, così come quei pistoleri così sporchi, poveri, quei due poveri cavalli spelacchiati e quella tensione così palpabile, così reale. Infatti, così il genere western italiano conquista gli Stati Uniti, patria di cowboys e indiani, di fuorilegge, saloon e giocatori d’azzardo. Perché? Perché il nostro cinema è un cinema di trovate, di geniali soluzioni per sopperire alla mancanza di denaro. Un altro esempio? Per fare l’effetto cinemascope, il grande Sergio Leone modifica il pattino pressore di una macchina da presa 35mm perché non può permettersi di girare in quel formato 65mm.

E’ la stessa cosa dei Maneskin. Loro hanno ricordato che esiste un genere anglosassone di nascita agli anglosassoni: il rock. Hanno ricordato loro (e anche a noi) che è più utile e attuale oggi di quanto lo sia mai stato dai tempi della guerra del Vietnam. Oggi che si ragiona solo di vacuità, che si deroga su libertà fondamentali, che si misura tutto col metro del denaro, del potere e del sesso. Oggi che contano i catenoni d’oro, le auto di lusso e le fidanzate trofeo. I Maneskin, invece, ci hanno fatto tornare ai diritti civili e alle libertà, all’introspezione, alla musica suonata, ai palchi.

La cosa migliore che hanno fatto è stato spiegarlo ai giovani con il loro linguaggio passando dall’endorsement dei più grandi della musica. Lo hanno raccontato soprattutto a quelli che non hanno manifestato per il clima contro i potenti del mondo, a quelli che coltivano il sogno di essere vuoti e ricchi come l’ultimo rapper de noiartri o beceri come il più pomposo e inutile dei soloni.

Come diceva, l’immenso Jimi Hendrix: “noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull'anima in modo da aprirla”.

Lunga vita al rock ‘n roll e alle persone che partecipano e si impegnano per un mondo migliore. E’ vero, scusate … è la stessa cosa.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

 

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MUSICA E LAVORO PROFESSIONALE? Cosaaaa!!! VUOI PARTECIPARE, ADERIRE?

MUSICA E LAVORO PROFESSIONALE?  Cosaaaa!!!

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Siete a conoscenza del vero significato di ciò che è stato elencato qua sopra? per poter diffondere le proprie idee e i propri contenuti, per farlo, bisogna conoscere in ogni dettaglio il loro funzionamento.

Se ritieni sia il momento di fare un balzo in avanti, di far conoscere la tua musica attraverso i nostri canali. Se hai bisogno di un etichetta che ti segua passo dopo passo, dalla stesura di un brano alla vendtà dei tuoi disch idurante gli eventi che insieme organizzeremo. Se hai bisogno di una direzione artistica per i tuoi progetti, di una figura che ti guidi in prima persona nel tuo progetto artistico, di uno studio di registrazione, di gente che ti segue e ti indirizza sui social, se hai bisogno di fare un video o di qualsiasi altra cosa necessiti, ti aspettiamo per una semplice chiacchierata che potrebbe diventare una grande avventura per noi e per te in questo grande mondo infinito e pieno di insidie. Noi siamo qui proprio per questo, aiutarti a prendere decisioni e darti consigli su come meglio sviluppare il tuo progetto.

Parliamo di musica, di attività artistica di lavoro di ambiti professionali. Hanno ancora senso le parole:  ONESTA, TRASPARENZA, SERIETÀ?

Conoscete il comparto musicale?  un mondo variegato: artisti autori compositori, musicisti. tecnici fonici, discografici, produttori, arrangiatori, promotori, organizzatori, concerti, uffici stampa, festival, rassegna, radio, televisioni, videomaker, giornali vecchi e nuovi media, social, piattaforme, canali e autostrade digitali. Non un mondo… ma un Universo spettacolare.

Volete intraprendere l’attività musicale in modo serio e professionale? Vivere storie belle e grandi passioni senza cadere nel vuoto e/o nell’anonimato? Siete soli o avete accanto chi vi aiuta?

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Insieme a voi per garantire maggiore assistenza artistica, condivisione, partecipazione, efficacia, professionalità e risultati tangibili. Un NETWORK DI IDEE FANTASIA E CREATIVITÀ al servizio del vostro talento e delle passioni per una professione credibile, disponibile e affidabile.

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Tel: 346-5237672 

 

- Francesco Caprini

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Eleonora Corso 

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