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Francesco Caprini

Francesco Caprini

Il mercatino Ravizzino Arti e Mestieri

Ritorna da 10 anni

Nelle domeniche 1 e 15 Marzo  2020

al Parco Ravizza Milano 

Il mercatino Ravizzino Arti e Mestieri  

dalle ore 9,30 alle ore 17,00

Milano Viale Brahms – Parco Ravizza Milano 

 

Ritorna domenica 1 marzo 2020 il mercatino Ravizzino Arti e Mestieri in programma al Parco Ravizza di Milano la prima e la terza domenica del Mese

 

Una bella iniziativa che da 10 anni è un incontro tra gli hobbisti e amatori di tutti quegli oggetti che ci incuriosiscono, affascinano per la loro storia, per la loro epoca o più semplicemente per la loro bellezza.

Si va al il mercatino per curiosare tra oggetti antichi ed interessanti, per trovare occasioni o semplicemente per fare una passeggiata tra prodotti, manufatti e articoli che vi riporteranno in un’altra epoca 

 

PARTECIPATE NUMEROSI !!

(Zona Università Bocconi).  Ampio Parcheggio zone limitrofe

 

Info:

cell. 393 2124576  

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Facebook: Ravizzino arte E mestieri

Promosso dall’ Associazione  Culturale Milano in Musica

 

FRANCESCO CAPRINI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778

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web: www.divinazionemilano.it

 

 

 

 

Il super io

006 - Il super io

di Antonio Chimienti

Da qualche settimana è ripartito il famosissimo concorso musicale di Rock Targato Italia. Personalmente lo reputo, ma sono condizionato lo ammetto dalla conoscenza di Francesco e Franco, un’occasione sincera per misurarsi con dei concorrenti alla pari e nella certezza che nessun giudizio sul nostro conto di artisti sia offuscato o dettato da qualsivoglia interesse. In fondo lo scopo di una competizione è capire che punto sì è raggiunto nella propria rincorsa al conseguimento  della propria preparazione. Quando pensiamo ai soldi invece, spero lo facciate tutti solo per acquisire la possibilità di arrivare a trarre da una cosa che piace, il suonare, “il Grano” per cibarsi e null’altro.

In occasione della finale della scorsa edizione ci eravamo ritrovati con alcuni gruppi a discutere su quali azioni e pensieri un gruppo musicale avrebbe potuto attivarsi per ottenere migliori risultati. Su tutti quello che più era rimasto scolpito nella mente dei ragazzi fu la scoperta del “SUPER IO”.

Nel momento in cui due o più persone sì associano sotto uno stesso ideale o elemento legante, come possono essere una coppia di innamorati o la tifoseria di una squadra, sì può assistere alla nascita di un SUPER  IO.

Nel caso della coppia addirittura sì può osservare la nascita reale di questo super io, nel caso della tifoseria è più nascosto, ma anche lì c’è un nascituro che vaghisce e per il quale 100k persone sì trasferiscono per kilometri pur di supportarlo e assecondarlo.

Eh sì quando più persone sì associano quello che accade è che l’amore o passione (a seconda del contesto) per il motivo dell’associazione stessa produce istantaneamente la percezione di un intento comune e per questo oggetto, che può essere l’amore per la propria squadra, il successo del proprio gruppo musicale o del proprio figlio , le persone componenti questo insieme faranno di tutto per accontentarlo nei suoi capricci o desideri. Ma qui nasce il problema: i componenti penseranno che quello che serve all’oggetto del loro amore sia quello che loro pensano gli possa servire sulla base ovviamente della propria esperienza. In altre parole sé io come padre ho sofferto di incomprensione da ragazzo e contestualmente subendo fisicamente anche tutto il dolore psicologico nel non averla  a questo figlio (oggetto della mia attenzione) dedicherò moltissima comprensione cioè quella per quantità compensativa al mio sentire. Ovviamente sé non sono stato istruito la dose normale per me sarà sicuramente eccessiva per lui E qui scatta l’errore. Il figlio in questione non ha ancora sofferto di incomprensione e di fatto non ha bisogno di iper comprensione. Un comportamento equilibrato sarebbe più che sufficiente, ma questo padre riuscirà a scorgere questa impalpabile differenza? Dicasi lo stesso per la madre che certamente in quanto donna avrà ricevuto e avrà interiorizzato una realtà comune , ma con diverse prospettive con diverse ricadute su alternativi comportamenti conseguenti. Quello che andrebbe fatto dai due genitori dovrebbe essere una loro temporanea apparente neutralità per dedicarsi ad una certosina osservazione e conoscenza di questo nuovo individuo per arrivare a conoscerlo profondamente e solo dopo dedicarsi anima e corpo all’aiutarlo nel formarsi per quello che realmente egli è. Naturalmente è chiaro che sé i genitori fossero in grado di assumere questo ultimo comportamento lo farebbero perché hanno capito la problematica, ma a questo punto non sarebbe necessario poiché risolverebbero neutralizzandosi all’inizio nel loro proprio potenzialmente dannoso comportamento.

Per un gruppo musicale la strategia è esattamente la stessa.

Lo scopo di un gruppo non è supportare uno degli elementi, solitamente il più carismatico o prepotente, ma l’associazione di più musicisti / artisti è quello di dare agio , vita e spazio alla somma, al Super io , summa dei componenti stessi. Per fare questo i componenti dovrebbero sciegliersi non più come capita, ma cercandosi come sì andrebbe in cerca dei tasselli di un puzzle di cui sì conosce esattamente l’immagine da comporre. Un tassello con quattro curve non serve sé il buco da riempire è quello di un tassello angolare. Continuando nella metafora 5 tasselli angolari sono uno di troppo a scapito di qualcosa d’altro che invece servirebbe.

Dunque riassumiamo.

Due brave persone (traslate l’immagine su un gruppo musicale) che decidono di accoppiarsi hanno il dovere di capire cosa stanno andando a comporre e cosa gli servirà per farlo. Dovranno rendersi conto che questo super io non potrà essere due persone contemporaneamente e che quindi loro dovranno scegliere cosa donargli di sé stessi. Una metà di loro andrà totalmente abbandonata perché matematicamente di troppo. Dovranno pertanto censurarsi in prossimità dei propri difetti ed essere anche molto disciplinati nel farlo. Ma quello che conta innanzitutto è essere consapevoli di tutto questo. Un componente potrà anche essere meno bravo tecnicamente, ma occupare brillantemente il posto di colui che lega gli altri, che lì motiva e questo in un’epoca come la nostra vale molto. Questo ruolo ovviamente non sarà da ricercare sé il gruppo è piccolo. Sé il gruppo è piccolo ovviamente le cose sono più semplici, ma matematicamente ognuno dei tre dovrà impegnarsi molto di più di quello che gli sarebbe toccato sé avesse fatto parte di un gruppo di 9 persone. Quello che conta è il totale che è SEMPRE UNO. Pertanto considerando che questo super io, nel nostro caso è una esternazione artistica, (musicale o/e canzoniera) questa musica/canzone dovrà essere pulita, armoniosa priva di imperfezioni, frescamente riflettente l’mmagine dei suoi genitori. Potrà essere felice o profonda, commerciale o irrispettosa non importa, ma COERENTE con il Super Io sopra ogni cosa (pensate al gruppo degli Squallor). Le persone del gruppo devono mostrare la maturità necessaria a capire tutto questo. Dovranno crescere singolarmente per riuscire a comporre questo obiettivo e sarà da considerarsi una necessità per il bene del “bambino” sostituire dei membri qualora dimostrassero di non essere pronti. La gestazione artistica può essere l’equivalente di un pupazzo con cui giocare, ma la verità è che vorremmo che il nostro figlio (il nostro SUPER IO, il nostro gruppo musicale) fosse il più figo di tutti, il numero 1 e potremo anche riuscirci , ma non senza il dovuto impegno e molto coraggio nel rinunciare, dopo averlo denunciato in primis  a noi stessi e poi anche agli altri componenti del gruppo, anche quella parte brutta di noi stessi che per natura umana non possiamo non avere dentro di noi. Sé fra voi c’è qualche Dio ovviamente sì consideri fuori discussione.

A questo punto il successo sarà alla vostra portata.

Troppo semplice? Le ricette sono sempre molto semplici è la loro esecuzione a creare un profondissimo spartiacque per molti invalicabile fra quei pochi che ci riescono e tutti gli altri che ci provano. In realtà ed essere invalicabili , o meglio molto difficilmente valicabili sono le nostre paure e la resistenza ed accettarsi per quello che siamo. Ma ricordiamoci che la nostra vita è in divenire. Perché pretendere di riuscire al primo colpo. Lascia che il genio che è in te sì prepari a sufficienza. E’ più accettabile riconoscere un saggio in un anziano che in quell’ anziano quando era ancora un giovane.

Buona Musica a tutti.

 

APOLOGIA DI VIRUS E CANZONETTE.

APOLOGIA DI VIRUS E CANZONETTE.

Bentrovati alle Visioni … Alcuni di voi (molti, in realtà) mi hanno duramente bacchettato perché non rilasciavo il mio pezzo su Sanremo 2020. Festival di cui, come promesso, ho visto ogni minuto, cluster pubblicitari compresi. Ora, intanto, consentitemi di approfittare della vostra indulgenza ancora una volta. Il “pezzo” è stato di difficilissima stesura per molte ragioni. Per brevità, ne elenco giusto un paio … Ragazzi!!! Sapete cosa sono, per uno come me, cinque-serate-cinque davanti alla TV? Di solito mi addormento! Metteteci sopra anche il carico delle 02.00 am di media e saprete perché da una settimana giro con il fuso orario delle isole Paracels. Non è tutto! Questo Festival, a parte le gaffes preparate di Amadeus per farne un programma dedicato a sensibilizzare sulla condizione delle donne (operazione riuscitissima e di cui ho già parlato), è stato pieno di eventi ed argomenti. Difficile scegliere di cosa parlare se hai una rubrica sul web e la metà della gente che ti legge vorrebbe che tu fossi più sintetico …

Poi, anche la volontà di capire come si componevano i voti tra giurie demoscopiche, i Professori dell’Orchestra, il televoto e la Sala Stampa. Operazione che devo ammettere non è molto riuscita. Infatti, pur avendo letto il regolamento, non ci ho capito niente. Ma è colpa mia!

Last but not least, un periodo di fastidiosa influenza virale, divenuta poi bronchite e adesso trasformatasi in uno stato di rincoglionimento generale … Ok, più del solito!

Cominciamo con il vincitore. Diodato canta un pezzo progettato, carrozzato, armonizzato e con un modo di interpretare che sono perfetti per Sanremo. Indovinate? Ha vinto! Congratulazioni. A completare l’operazione “perfetta” l’ammissione che il brano era dedicato alla sua ex (anche lei in concorso a Sanremo) che sembra facesse un tifo straordinario proprio per lui. Perdonate la mia delusione … Ma io sono abituato agli ex che fanno volare le stoviglie, che lanciano i coltelli, che rilasciano post al vetriolo… Niente! Non c’è niente da fare!!! Qui solo buoni sentimenti. Una situazione noiosa tanto quanto la canzone. Grazie Bugo e Morgan!!!

Diodato, tra l’altro, non era l’unico che aveva la canzone sanremese perfetta. Anche Francesco Gabbani ne sciorinava una che non ha niente da invidiare alla “Fai Rumore” di Diodato. Il brano s’intitola “Viceversa” ed è forse ancora più sanremese e ancora più noiosa ma, probabilmente, migliore nella scelta dei suoni e nel testo vagamento ironico. Essendo troppo “nel contesto” arriverà solo secondo.

Sul gradino basso del podio arrivano i Pinguini Tattici Nucleari. Il loro pezzo “Ringo Starr” è davvero ironico e divertente. Ci ricorda che la nostra vita non è niente di speciale e che, alla fine, una vita da gregari non è necessariamente brutta, se non ci pensi! Supposto che il batterista dei Beatles lo sia stato davvero, un gregario. Io non ne sono sicuro.

C’è anche il vincitore di Sanremo Giovani. E’ Leo Gassmann, nipote di uno dei miei più grandi miti e figlio di un attore. Il brano si chiama “Va Bene Così” e ci credo … testo un po’ banalotto, modo di cantare dejà vu, vince con una bella faccia maschia ma ancora gentile per via della giovane età. Avrei fatto un’altra scelta, decisamente, ma io non sono demoscopico abbastanza!

A questo Festival non manca la rissa! Niente Ultimo vs. Sala Stampa, questa volta sono Morgan e Bugo che se le suonano. Pare anche sul serio. Verranno squalificati. Sono già state scritte versioni, contro-versioni, sono state realizzate interviste di uno e dell’altro. Alla fine di una rissa di portineria, un generoso compenso per andare a fare un’ulteriore brutta figura urbi et orbi non lo si nega a nessuno. Mi limiterò a dire che il loro brano a me piaceva.

Così come nelle mie personalissime prime posizioni c’è Piero Pelù. Scusatemi, ma anche su questo palco è un gigante e non per il titolo della canzone! Al nostro Iggy Pop bastava camminare sul palco per impreziosire la manifestazione. Ok … La canzone non era la più imperdibile di sempre ma tra le sue fauci funzionava! Eccome.

Un altro che abbiamo sempre mal sopportato e che qui ci ha stupito è stato Achille Lauro. Come sapete io non amo molto gli hippoppari de’noiarti. Già l’anno scorso il suo pezzo così pieno di contaminazioni ce lo aveva fatto considerare rivedibile. Qui dimostra di essere l’artista/performer che non t’aspetti. Non brilla per facilità o virtuosismo nel canto.  Tuttavia, è il vero fenomeno della kermesse! Con i suoi outfit (ammetto che il riferimento al San Francesco di Giotto non lo avevo capito) così bizzarri e simbolici e la sua mimica ci ha regalato delle suggestioni e ci ha fatto riflettere più che scioccarci. Il suo messaggio forte e chiaro parla di libertà. Un diritto inalienabile al quale sembriamo aver abiurato perché ci hanno terrorizzato con i virus globali, con il terrorismo, con la minaccia della povertà, con un diritto naturale artefatto e inesistente, con l’ostilità dei benpensanti che baciano pile sugli altari del pensiero unico e sempre più vogliono che noi si viva come desiderano loro. Grazie Achille Lauro.

Un altro rapper che ci ha fatto battere il cuore è stato Anastasio. L’anno scorso, fresco della vittoria a X Factor, si è esibito in una pantomima “padre-figlio” con Claudio Bisio. La performance ci aveva strappato una decina di sbadigli. Quest’anno presenta un bel pezzo crossover, “Rosso di Rabbia”. Forse un po’ troppo in bilico tra l’hip hop a cui sono abituati qui in Riviera e un genere che non è sicuramente il più praticato a Ponente. Bravo e coraggioso!

La carrellata di rapper, invitati a svecchiare il Festival e renderlo fruibile per teenagers, finisce con Rancore e Junior Cally. Il primo porta una bella canzone in cui usa la metafora delle varie “mele” della Storia: da Adamo ed Eva a quella al cianuro di Alan Turing, a quella di Jobs e della Apple. Se il testo metaforico è abbastanza interessante, il pezzo non toglie e non aggiunge nulla a roba già sentita e risentita nel genere. Il pezzo del secondo, invece, non ha nemmeno il testo, purtroppo. E così diciamo con lui: no, grazie.

Due menzioni di merito: Paolo Jannacci e Raphael  Gualazzi. Il primo ha una canzone elegante che esegue da figlio di tanto padre e che ci riconcilia con uno spirito, un modo di esprimersi e un mondo di artisti eleganti, profondi e garbati. Il secondo ci diverte con un pezzo che si districa efficacemente tra la musica caraibica e il jazz.  Non cambierà il mondo ma è ben fatto e divertente.

In fondo alla mia personalissima classifica, ci sono loro due … e, credetemi, mi dispiace! Ok, forse, non troppo, ma un po’ sì. Elodie arriva con un’immagine pazzesca ma quello che riesce a dimostrare è che è la fidanzata di Marracash (noto rapper italiano, N.d.R.). Pochino, direi. La canzone sarebbe stato un bel pezzo commerciale della Premiata Ditta Cecchetto e Radio Dee Jay nell’86, oggi ha un sapore stantio non classico. La seconda è Elettra Lamborghini. E qui, le mani nei capelli si sprecano. Al di là della simpatia … qui la povertà tecnica e artistica è un mare magnum dove la musica scompare! Chi l’ha fatta giudice in un talent show, evidentemente dovrebbe occuparsi di musica come io dovrei occuparmi di meccanica quantistica.

Destinata a diventare virale più del Coronavirus, la polemica su una presunta deriva anti-cristiana del Festival. Questo allarme arrivato da varie parti suona un po’ come quando si voleva la scomunica di Harry Potter o del Codice Da Vinci e dei rispettivi autori. La pietra dello scandalo sembra che sia stata la lettura del Cantico dei Cantici (in una versione non censurata) da parte di Benigni. Una lettura laica sicuramente, molto diversa da quella che avrebbe fatto un teologo. Mi viene da dire che a Sanremo ci mancava solo il teologo e poi a che ora mi mandavate a letto? … Aggiungeteci Achille Lauro /San Francesco, la benedizione del “parroco” Fiorello e apriti cielo! Tutti i nostalgici del Medioevo alla ricerca di una facile ribalta (come le signore del sindacato che erano pronte a boicottare il Festival presunto sessista ma non sono pervenute quando si approvava il Job’s Act) si sono scatenati!!! Cosa dire? Io non ho bisogno di leggere la nostra Carta Costituzionale per sapere cosa è giusto e cosa no. Viviamo ancora in uno Stato laico dove è garantito il diritto ad esprimersi liberamente. Questo è ancora più importante se succede sulla televisione di Stato dove, mi pare, proliferino come bacilli di virus di origine asiatica trasmissioni a tema religioso quando non dichiaratamente atte a fare proselitismo. E non mi pare che ce ne siano dedicate a buddisti, induisti, ebrei, musulmani, etc.

Semmai, se al Festival si può muovere una critica è quella di un reiterato e stucchevole nazionalismo bonario. Si vede che quest’anno si poteva scherzare con i Santi ma non con i Fanti.

Troppa pompa magna nel parlare del nostro Paese e dei suoi meriti, di canzoni del passato che sono state successi internazionali (quest’anno Sanremo ha celebrato Sanremo con una sessione di cover che dovevano essere state in gara nel passato). Gabbani ha cantato “L’Italiano” di Toto Cutugno vestito da astronauta a celebrare la fine della missione di un italiano che fa l’astronauta (io avrei cantato i Jalisse!) con sbandieratori dotati di tricolore …  Capisco il fascino del tipo di professione …. Ma ho trovato l’orgoglio esposto, eccessivo. Stiamo passando dal nazional popolare al nazionalistico? Forse, anche se in una maniera un po’ ingenua e (sono convinto) in buona fede, non staremo accreditando un clima che è già abbondante e ha già prodotto dei guasti importanti?

Detto questo, siete ancora convinti che non ci sia bisogno di vigilare sui nostri diritti e sulle nostre libertà conquistate sul corpo e sul sangue di un sacco di gente che ha compiuto l’estremo sacrificio?

Intanto, mi rendo conto che il “pezzo” è lungo.

Lo ammetto, è la mia vendetta perché mi avete mandato a letto per una settimana alle due del mattino (quando andava bene!).

Adesso vi tocca leggerlo e pensare che proverò un sentimento di sottile crudeltà nel sapervi intenti a farlo.

Coraggio ragazzi, questa edizione è stata meno peggio delle altre e non è detto che per la prossima edizione magari parleremo solo di Festival di Remo, perché il San glielo toglieranno!

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

L’Ignoranza e le Scuse.

L’Ignoranza e le Scuse.

Passata la prima serata di Sanremo, il “sessista” Amadeus ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che le gaffes eseguite con maestria durante la conferenza stampa, erano propedeutiche alla dimostrazione del contrario: cioè che lui sessista non è. Anzi … che il Festival 2020, ha un’attenzione per le donne che raramente abbiamo riconosciuto.

Le sindacaliste arrabbiate che hanno lanciato l’hashtag #iononguardosanremo possono mettersi tranquille e godersi un Festival che è certamente più “al femminile” di molti altri. Semmai, possono prendersela con l’eccessiva untuosità di un “padrone di casa” che, alla fine, sembra un po’ finta.

Bello e coraggioso il monologo di Rula Jebreal sull’argomento: non è stato (come troppo spesso succede in questi tempi di buio della ragione) un attacco indiscriminato agli uomini, alla bellezza o alla femminilità. Equilibrata e toccante, ha citato canzoni (più o meno) sul tema. Molto emozionante il passaggio sulla madre. Mi sarebbe piaciuto se avesse parlato anche della condizione di chi vive nella sua terra di origine ma gli organizzatori hanno voluto evitare polemiche che non potessero governare.

Non vi preoccupate … Non vi renderò conto di tutte le puntate della kermesse. Mi piaceva raccontare questo antefatto, perché mentre Rula ci raccontava composta ed emozionata di donne coraggiose, ferite e uccise da esseri che non posso chiamare uomini, leggevo che in Italia, i nostri civilissimi concittadini si lasciavano andare ad atteggiamenti non potabili, per non dire criminali.

Nell’evoluto Piemonte, è stata spinta a scendere da un autobus una ragazza cinese perché potenzialmente infetta. Al di là del fatto che certi giornalisti e politici dovrebbero stare attenti a come danno le notizie e a come gestiscono emergenze supposte, io credo che questo sia un fatto di una gravità assoluta. Racconta di un popolo che ha abiurato ad essere “brava gente”.

C’è di più, un ragazzino filippino è stato preso a calci da un padre perché si stava avvicinando a suo figlio.

Chissà se a Sanremo diranno una parola su queste vicende vergognose … Visto che in questo periodo in TV non c’è altro, spero proprio di sì.

Siamo alla follia. Io ricordo la gigantesca ed inutile macchina messa in moto per la SARS … E’ morta più gente in Italia per le comuni influenze che nel mondo per SARS. Sono d’accordo che le Autorità debbano gestire cose di questo genere con attenzione ma, troppo spesso, si tratta di tempeste nel bicchiere. E i danni, le epidemie li fanno non a livello di emergenza sanitaria…

Sono inutili scuse o giustificazioni: chi ha compiuto questi gesti abominevoli non ha alcuna scusa e dovrebbe studiare. Studiare tantissimo. La paura è figlia dell’ignoranza e, evidentemente, un secolo di scolarizzazione di massa, non è bastato. Bisogna fare meglio.

Le Autorità dovrebbero occuparsi di questo invece che di conti e banche o di diffondere paure ingiustificate.

E, comunque, preferisco ammalarmi del coronavirus che della malattia di quei passeggeri e di quel padre. Da quella di certo non si guarisce, non facilmente.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

PS: del Festival farò il resoconto alla fine, come promesso alla moda del vostro amichevole visionario di quartiere… Lo so, la citazione dall’Uomo Ragno mi piace troppo e ne abuso.

 

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