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Stagione Teatrale 2015-2016 la 27esima stagione del Teatro Vascello di Roma

Stagione Teatrale 2015-2016 la 27esima stagione del Teatro Vascello di Roma
La Presentazione della stagione, il programma di prosa e danza con le rispettive schede artistiche degli spettacoli inseriti in cartellone
e alcune foto di punta di alcuni spettacoli : www.teatrovascello.it

La Direttrice Artistica Manuela Kustermann, icona del teatro Italiano, parteciperà nel nuovo lavoro DIONYSUS per la regia di Daniele Salvo, in una sua foto d’archivio che giustamente la designa come “corsara” dell’amato Vascello.

Teatro Vascello nato e voluto da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann che da più di 50 anni hanno donato la loro vita e il loro entusiasmo artistico ed energie vitali per il Teatro Italiano

Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78
Cap 00152 Monteverde Roma
www.teatrovascello.it

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al Barrio's: MISEI TEATRO mercoledì 27 maggio h 21

 

mercoledì 27 maggio h 21
al Barrio's: MISEI TEATRO
prima rassegna sperimentale di Teatro Civile organizzata dal Consiglio di Zona6 con le associazioni culturali e le compagnie di produzione della zona.

GLI UOMINI PER ESSERE LIBERI
SANDRO PERTINI, IL PRESIDENTE

Nell'ambito del festival MiSei Teatro 2015, l'Associazione Comunità Nuova onlus presenta Gli uomini per essere liberi. Sandro Pertini, il Presidente
Voce Recitante: Mauro Bertozzi, musica dal vivo a cura di Riccardo Sgavetti violino, fisarmonica, tromba, voce e Tiziano Bellelli, voce e chitarre, Ideazione e regia di Gianni Furlani
Video e immagini di Gualtiero Venturelli

La sua pipa, le sue mani alzate in segno di vittoria ai mondiali di Spagna del 1982, le fotografie con Papa Giovanni Paolo II, l’immagine del nonno rassicurante...
Ecco queste sono, molto probabilmente, le immagini che tanti Italiani hanno di Sandro Pertini, scomparso quasi 25 anni fa e, quindi, per molti di questi Italiani un personaggio poco conosciuto...
Ma chi era questo uomo che ha attraversato quasi tutto il secolo scorso da protagonista? Chi era questo Presidente della Repubblica, eletto a 82 anni con il consenso più alto mai avuto in tutte le elezioni presidenziali italiane, quando sembrava avviato ad un sereno tramonto dalla vita politica?

INGRESSO LIBERO

BARRIO'S

www.barrios.it  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   tel 02/89159255-6

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caino e abele, storia di una fratellanza deviata.......

STAGIONE TEATRALE 2014-2015
 Teatro Vascello
sala Giancarlo Nanni

15-16-17 maggio 2015
 Venerdì e sabato h 21 domenica h 18
 genesiquattrouno
 caino e abele, storia di una fratellanza deviata
 sono forse io il guardiano di mio fratello?

drammaturgia e musiche di Gaetano Bruno
diretto e interpretato da Gaetano Bruno e Francesco Villano
spettacolo finalista selezione premio in-Box 2014


Non raccogliere le stelle per portarle sopra al monte
Sopra al monte non c’è luce, non c’è luce e tutto tace
Sto cercando mio fratello che l’ho perso e non ho pace
Stai attento a quel che cerchi che altrimenti ti dispiace.

genesiquattrouno, trae ispirazione dalla vicenda biblica di Caino e Abele e propone una riflessione sul significato dell’amore, della fiducia e sulla paura di sentirsi rifiutati

• Fin dove può condurci il sospetto di non essere più amati, che cosa può diventare l’amore per l’altro, se inclinazioni violente incontrano angosce che pensavamo potessero non riguardarci?


Va in scena al Teatro Vascello dal 15 al 17 maggio genesiquattrouno, interpretato e diretto da Gaetano Bruno e Francesco Villano, scritto da Gaetano Bruno.
Il lavoro trae ispirazione dalla nota vicenda di Caino e Abele del libro della Genesi (capitolo 4, versetto 1) della Bibbia e propone una riflessione più che mai attuale sull’amore verso l’altro e su che cosa possa scatenarsi quando il sospetto di non essere più amati si insinua in noi.

In genesiquattrouno l'omicidio è già stato compiuto, la condanna divina pronunciata. Ora si cerca di “riprendere fiato”. La scena è ambientata all’interno di un circolo quasi spettrale, che inizialmente appare come luogo di inconsapevolezza, nel quale uno dei due fratellini si inventa una serie di giochi, sfide seducenti, tranelli insidiosi per vincere la diffidenza dell’altro e farlo uscire allo scoperto.

I due attori innescano un emozionante duetto e alternando il gioco alla sfida, ci conducono per mano nei luoghi della loro infanzia, fatta di avventure fanciullesche ispirate alla ricerca della libertà e di preghiere inventate ad un Dio, a cui hanno imparato a donare la parte migliore di sé.
Il linguaggio di questo incontro matura in forme diverse nelle differenti stagioni vissute dai due fratelli, nell'infanzia è il corpo a parlare, lasciando spazio al lavoro fisico dei due attori; nell'adolescenza i due fratelli accolgono la parola, nella maturità ne conoscono le insidie e il dialogo si fa affilato e pericoloso.

Tutto cambia quando uno dei due infrange inconsapevolmente il patto di complicità e ubbidisce al padre che li avvia alla vita di adulti.
È lì che si insinua il male per la prima volta nell’animo del fratello tradito: che sente di avere perso per sempre l’amore del compagno di giochi, fino a quel momento ammirato e seguito fedelmente.
L’insicurezza che lo avvince, gli rende l’animo sempre più arido e trasforma in rami secchi ogni forma di amore. Il confronto con il fratello, che prima era motivo di orgoglio e ammirazione, lo spinge alla diffidenza e lo induce a proiettare la propria angoscia su di lui. Pian piano il nostro personaggio comincia a credere di bastare a se stesso: si convince che ciò che ha conquistato sia realmente suo, gli appartenga . Fino a quando anche l’amore per il proprio Dio si riduce ad una patetica messa in scena.

Gli spettatori vengono trascinati in un pathos crescente, che li proietta d’un tratto nel circolo da cui tutto è partito: il luogo dell’inconsapevolezza altro non è che il buio di una grotta, l’incubo ricorrente di un uomo che non riesce ad accettare ciò che ha compiuto.
“Sono forse io il guardiano di mio fratello?” Ripeterà il fratricida che rifiuta di vivere quella responsabilità che ogni uomo ha verso l’altro.

La figura di Caino, in questa libera rilettura di Gaetano Bruno, diventa simbolo delle nostre paure, mentre ci attira in questo circolo all’interno del quale si nasce, si cresce, si ama, si uccide, ci si dimentica chi si è stati e si rinasce nuovamente per riprovare le stesse paure.
<<Due uomini si risvegliano dentro un cerchio di frutta. Lo stesso luogo che hanno eletto, nell’infanzia, oasi d’avventura per sentirsi al riparo dal mondo. Sono molto diversi tra loro. Il Primo è impaurito, spaesato e stenta a riconoscere sia il luogo sia l’altro. Il Secondo invece, a proprio agio, continua a cercare la complicità del primo. Fa dei versi strani, gli si avvicina con sguardo severo, poi ride, lo invita a giocare con lui. L’altro sembra non capire, appare timoroso e più volte rifiuta quegli inviti a varcare la circonferenza per terra, ma il Secondo non demorde, s’inventa un altro gioco e ci prova ancora e ancora. Non parlano. Il Primo si fa capire con un codice di gesti e suoni affinato nell’infanzia. Il Secondo lentamente sembra ricordare, a poco a poco la diffidenza iniziale cede il passo al riconoscimento di sangue e i due confermano il loro affetto nella tana dell’infanzia che ha sancito la loro alleanza. Sono due bambini. Si rincorrono, scherzano, ridono. Si vogliono bene, sono fratelli. Sembra quasi che tutto sia tornato come prima. Come quando da piccoli cercavano di stabilire un contatto con quel Dio sconosciuto cui dedicavano le preghiere da loro inventate, quello stesso Dio cui hanno imparato a donare la parte migliore del proprio lavoro, di loro stessi. Ma anche se i due hanno ritrovato il linguaggio comune e ripristinato l’equilibrio del passato, non accenna a scomparire, in questo tempo rarefatto, una strana luce che offusca i loro sguardi. Un riverbero che nessuno dei due ha mai colto prima negli occhi dell’altro. Il Secondo continua a invitarlo a uscire, ma l’altro gli rimanda la paura di varcare il confine di rami per terra. Forse, quei momenti in cui bastava un semplice cenno del capo per iniziare chissà quali avventure sono terminati. Forse, quel respiro comune che hanno condiviso dopo una corsa in montagna ha ceduto il passo a un sospetto che li fa essere guardinghi tra loro come non lo sono mai stati. Si avverte un mistero pericoloso tra i due che in un modo o nell’altro dovrà essere rivelato. Spetterà al minore, farsi comandante del macabro “svelamento”. Sarà lui che, con astuzia, continuerà a stanare l’altro fratello dal buio della sua vergogna. Lui che lo costringerà a prendere coscienza del fratricidio che ha da poco compiuto. E saranno tanti gli interrogativi che prenderanno corpo nei ricordi del maggiore. Perché non ha saputo cogliere dal rifiuto dei doni presentati al loro Dio un prezioso insegnamento, perché ne ha distorto le parole d’amore abbattendo la sua ira sul fratello minore, come ha potuto trasformare quella tana segreta, che da piccoli aveva sancito un’alleanza di vita, in una camera di morte? I due uomini si dirigono lentamente verso quella separazione che ha cambiato per sempre la vita di entrambi, in quella giornata di odio, in quella giornata d’amore. >> Gaetano Bruno
Gaetano Bruno
Diplomatosi alla Scuola di Recitazione del Teatro Biondo Stabile di Palermo. Dal 2000 al 2008 ha collaborato in qualità di attore all’interno della compagnia teatrale diretta da E. Dante, con cui ha recitato tra gli altri, negli spettacoli “mPalermu” – premio scenario e premio UBU 2001 – Carnezzeria, La scimia, Il festino – premio Miglior Attore sez. Dramma Golden Graal 2009. Negli anni ha continuato a portare avanti un percorso artistico tra teatro, cinema, danza e televisione. Al cinema ha esordito con Sorrentino ne “Le conseguenze dell’amore” e ha poi continuato con A. Porporati G. Tornatore, F. Comencini G. Capotondi, V. Labate, S. Incerti, D. Marengo, M. Placido, Leonardo di Costanzo. In televisione con A.Negri, C. Carlei, G. Gagliardi, A. Negri, M. Pontecorvo, C. Elia, A Negrin. Nella danza ha partecipato a diversi workshop con A. Tennis, M Iwana, Julie Anne Stanzak, A. Senatore, G. Carrizo – Peeping Tom. Nel 2012 ha lavorato con A. J. Stanzak nel progetto di teatro-danza “fear and desire”. Nel 2014 debutta nella scrittura teatrale col progetto ”genesiquattrouno – caino e abele, storia di una fratellanza deviata”, che dirige e interpreta assieme a Francesco Villano.

Francesco Villano
Si è diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, e ha partecipato al Progetto Thierry Salmon – la nuova Ecole des Maîtres, corso internazionale di perfezionamento teatrale tenuto dai M° Denis Marleau e Jan Fabre. Ha partecipato a stage di teatro: Y. Alschitz; P Clough; Abel C. Munoz; L. Ronconi; J. S. Sinisterra; Y. Klezick; Bruce Myers e Sotigui Kouyaté. E a laboratori di teatro danza con M. Abbondanza, R. Giordano, G. Pomardi, C. Inesi M. Seki Michele Monetta Monica Vannucchi M. Aristegui G Shabd Singh M. Smaldone M. Dezi M. Flach G. Bogdanov, F. Camponero G Cambieri Vezio Ruggeri C. Amodio E. Allegri M. Rippa E. Morrione. A teatro ha lavorato con S. Sinigaglia, A. Latella C. Autelli, D. Iodice, C. Inesi, P. P. Sepe, L. Colavero, E. Dante, R. Romei, M Ferrero. Al cinema e in televisione ha lavorato con M.Lamberti, L. Ribuoli, F. Neri, M. Lamberti, G. Capitani, V. Gassman, C. Del Punta. Nel 2011 debutta nella regia con “Piccoli Pezzi Poco Complessi” e “Sonata per ragazza sola”, omaggio a I. Nemirovskj.

Prezzo 15 euro posto unico

Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78
Cap 00152 Monteverde Roma
www.teatrovascello.it

Il Teatro Vascello si trova in Via Giacinto Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo.

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Prima Nazionale: Voci di Famiglia di Harold Pinter - Associazione Teatro di Buti

Prima Nazionale

23-27 APRILE 2015 – ore 21.15
ASSOCIAZIONE TEATRO DI BUTI
VOCI DI FAMIGLIA
di Harold Pinter

Regia DARIO MARCONCINI

con Giovanna Daddi, Emanuele Carucci Viterbi e Dario Marconcini
scene e luci Riccardo Gargiulo e Valeria Foti

“Voci di famiglia (Family Voices) scritta nel 1980 è andata in onda sulla BBC il 22/01/1981… le voci narranti sono tre; quella del figlio, quella della madre e infi ne anche quella del padre, che sembra provenire da una tomba di vetro.
È una commedia epistolare in cui ognuno racconta la propria quotidianità e le proprie esperienze…..voci che si parlano senza ascoltarsi; lettere probabilmente mai scritte o forse scritte e mai spedite o che comunque il destinatario non ha mai ricevuto”.
A. Serra.

“I miei personaggi mi dicono quel tanto che basta per farmi capire quali esperienze hanno vissuto, quali sono le loro aspirazioni, qual è la loro storia. Tra la mancanza di dati e l’ambiguità di ciò che dicono vi è un territorio che non solo vale la pena, ma che non si può fare a meno di esplorare.
I personaggi prendono forma su una pagina, il più delle volte è una forma quasi inespressiva perché si concedono pochissimo e sono inattendibili, vaghi, evasivi, contrastanti, maldisposti. Ma è solo grazie a queste caratteristiche che nasce un linguaggio, il linguaggio che nasconde ciò che non viene detto.”
Harold Pinter

“Mi chiedo se ci porremo mai il problema del linguaggio che usiamo. Rientra nelle nostre capacità? La realtà resta essenzialmente al di fuori del linguaggio, distinta, ostinata, estranea, non suscettibile di descrizione? La corrispondenza precisa e vitale tra ciò che è e la percezione che ne abbiamo è impossibile? Oppure siamo costretti a usare il linguaggio solo per offuscare e distorcere la realtà-distorcere ciò che è- per distorcere ciò che accade- perché ne abbiamo paura?”
Harold Pinter

Ed ora sta a noi, che dobbiamo dar voce e corpo a questo dramma, restituire o rispondere con le nostre inquietudini a tali domande e cercare
di nuovo a pensare all’uomo come esperienza, al teatro come strumento per vedere e all’attore come esploratore del mistero. Con"Voci di famiglia"continua il nostro viaggio nel mondo di Pinter.
Dai territori della memoria che si va a perdere dove si alternavano squarci di buio e momenti di tenerezza (Silenzio),si passa a un rapporto familiare tra un figlio e una madre ,lontani,in abitazioni diverse , dove il ricordo del padre morto e immanente scatena nostalgia e rancori e dove l'andar via dalla famiglia vuol dire essere in balia di una umanità che nel rapporto di conoscenza nasconde tentativi di sopraffazione e corruzione e dove la solitudine e' la compagna che alimenta improvvisi slanci di odio e di amore insieme a momenti di abbandono.
Dario Marconcini


Info e prenotazioni
15:30-19:30 escluso i Festivi
Via F.lli Disperati, 4 - 56032 - Buti (Pisa)
Tel. +39 0587 724548
Fax. +39 0587 724548
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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