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Quei "drammatici tasti" per 60 anni: Roger O'Donnell

“For it's much too late to get away or turn on the light. The spiderman is having you for dinner tonight…”

A prima lettura non sarà per molti facile, probabilmente, capire di cosa si tratta, ma se alla frase venisse aggiunto uno spezzone di video che sembra uscito direttamente da "Eraserhead”, il primo film di David Lynch, le cose sarebbero decisamente più chiare.
Si tratta della filastrocca dalle sfumature aracnofobiche “Lullaby”, nata dalla creatività tenebrosa e malinconica di uno dei gruppi alternative inglesi più conosciuti al mondo: The Cure.
E proprio di un membro a più riprese del gruppo parlerà oggi divinazione.

Roger O’Donnell, inizialmente seconda tastiera, per poi assumerne il pieno controllo, è stato parte della formazione nei periodi ‘87/’90, ‘95/’05 e ne è tornato membro fisso dal 2011. Nato il 29 Ottobre 1955 nella parte est di Londra, collaborò con Arthur Browns e fece parte delle band Thompson Twins e Psychedelic Furs, prima di approdare sul palco dei The Cure.

Uno dei gruppi più parlati e particolari della storia inglese, conosciuti negli Stati Uniti quando ancora le radio non erano inclini a sporcarsi di musica straniera, sono, malgrado il frontman Robert Smith abbia rifiutato la definizione, un’icona della musica post-punk e goth, che hanno arpionato le caratteristiche del genere ai loro brani. Il look particolarmente eccentrico dei componenti del gruppo, in special modo del cantante, hanno condizionato la creazione di personaggi cinematografici come Edward Mani di Forbice e Il Corvo, per cui la band ha composto inoltre parte della colonna sonora.
Le atmosfere drammatiche, darkwave, tristi e decadenti, i testi ispirati da artisti della grande letteratura, le sonorità evolute e variate nel corso della lunga carriera, grazie anche ai continui cambiamenti di formazione, sono il tratto distintivo dei The Cure.
Lo stesso Smith ha dichiarato che O’Donnell ha potuto creare in brani come Homesick e Lullaby partiture orchestrali da eseguire con l’ausilio di tastiera e sintetizzatori che hanno lasciato un segno importante nelle decantazioni dei testi.

The Cure - Lullaby

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Debutta Booking DivinazioneMilano - Musica per tutti!

Festa negli uffici di Divinazione, si brinda alla nuova iniziativa musicale ideata per facilitare il rapporto tra musicisti e locali musicali, un rapporto complicato e, quasi sempre, interpretato in modo inadeguato. Il progetto Booking DivinazioneMilano risponde alle problematiche vissute dai diversi professionisti e artisti emergenti indipendenti, nel contesto di una maggiore autonomia e professionalità artistica, generate dalle nuove dinamiche di mercato, alla velocità della comunicazione e differenti forme economiche.

Al centro l’artista con le sue autenticità e difficolta nel proporsi a pubblici differenti. In questa direzione si muove l’Associazione culturale Milano in Musica, rafforzata dalla collaborazione con Rock Targato Italia, che gestirà il sito: Booking DivinazioneMilano.

Una vetrina dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale e musicale italiano, per promuovere e arricchire l’esperienza degli artisti emergenti, la loro crescita artistica e professionale. Un percorso fondamentale e importante per una carriera duratura, ricca di successi e soddisfazioni, che passa prevalentemente dalle esibizioni dal vivo e dal contatto con il pubblico.

Le difficoltà nel trovare spazi e location per esibirsi sono varie e Booking DivinazioneMilano ha lo scopo di aiutare con professionalità e qualità conferite da un’elevata stima conquistata nel settore, unite a ricerca e sperimentazione, gli artisti per risolvere queste problematiche, grazie a un livello di eccezione e qualità che hanno portato già nel 2000 alla creazione dell’etichetta discografica Terzo Millennio.

Il progetto Booking DivinazioneMilano, grazie alla collaborazione fra Divinazione Milano, Rock Targato Italia e Milano in Musica, offre visibilità con i suoi 40.000 indirizzi e-mail per le newsletter, possibilità di esibizioni live con particolare attenzione per i territori di provenienza degli artisti, produzione di compilation promozionali, promozione web nei siti e nei social media, stage e seminari per riempire le possibili lacune sui metodi migliori per la promozione, le collaborazioni e l’organizzazione del percorso artistico degli emergenti.

Sito web : www.bookingdivinazionemilano.it

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Ben Harper: chitarra dal canto umano

Melodie folk, reggae classico, blues, r&b, ma anche rock e ballate acustiche sono simbolo della versatilità stilistica dell’eclettico Ben Harper, cantautore e chitarrista afro-americano nato il 28 ottobre 1969.

L’influenza dei suoi miti giovanili Jimi Hendrix, Bob Marley, Skip James e Marvin Gaye si riflette non solo sull’uso spregiudicato della chitarra, nel recupero delle melodie afro-americane delle origini ma soprattutto nell’anima che egli mette nella composizione dei testi delle sue canzoni, spirituali, impegnati socialmente e introspettivi, intrisi di emozioni personali e desiderio di profondità e libertà d’espressione.

Numerose le collaborazioni come quelle con Sheryl Crow, Solomon Burke, Brownie McGhee ed ha prestato il suo talento alla chitarra anche a Jovanotti per "Fango" (2007).

L’inno alla vita delle sue canzoni lo ha reso amato dalle masse benché non sia un artista commerciale e da sempre prediliga il contatto diretto con il pubblico  nei suoi numerosi live; si parla infatti di più di 200 spettacoli l’anno. La sua chitarra dalla voce umana dà il meglio nelle esibizioni live, molte pubblicate in "Live From Mars" che celebra questo mitico chitarrista e la sua presenza sui palchi dal 1998 al 2000.

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Il mio Dio è il rock' n' roll.

Un nome e una vita dedicata alla musica e alla poesia. Non solo rock’ n’ roll ma molto di più: una leggenda vivente. Una leggenda che ancora oggi, a soli due anni dalla sua morte, vive più che mai come fosse ieri.
Lewis Firbank nasce già ribelle e bizzarro a New York il 2 marzo del 1942. Studia pianoforte classico ma capisce che non è roba per lui, e a soli dieci anni comincia a strimpellare la chitarra. Ero fatto per il rock’ n’ roll - diceva. Il ragazzo sapeva già il fatto suo. Niente di più vero, niente di più chiaro.
Battezza la nascita del rock decadente con i Velvet Underground nel 1966 eleggendo a estetica musicale, la filosofia nichilista dell’epoca. Fa di uno stile metropolitano e quasi monocorde, musicalmente parlando, arte. Non a caso il primo finanziatore e promotore degli stessi è Andy Warhol. Da ricordare infatti è la copertina dalle chiare allusioni falliche con la banana da sbucciare disegnata dall’ideatore della Factory.
Stare dentro un gruppo, piuttosto che rientrare in una stretta etichetta concettuale non era roba da Lou, che l'unica cosa che conosceva era la musica. Musica libera, free. Negli anni '70, infatti, dopo la rottura con i Velvet, esce l'album Transformer prodotto dal grande amico Bowie che lo vede solista con quelli che poi sono diventanti i classici di Reed come "Walk On a Wilde Side","Perfect Day" o " Satellite of Love".
Lou ha fatto gli anni '80, gli anni '90 e anche i duemila rappresentando sempre l'altra faccia dell'America, consacrando la sua vita al lato oscuro della musica, non solo banalmente al rock' n' roll, ma alla sperimentazione  e alla ricerca. Lou Reed creava sempre qualcosa di discontinuo rispetto alle convenzioni linguistiche musicali consacrate al dio del tempo, pur rimanendo a dialogo con quest' ultimo. Era sempre contemporaneo, mai vecchio o datato.
“Me ne fregava solo della musica, mi interessava solo quello. Ho sempre creduto di aver qualcosa da dire, e l’ho detto.”  E sì, l'ha proprio detto.

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