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Martino, il crooner dell'Estate.

Il crooner, quel cantante che riesce a parlarti a tu per tu, che intravedi fra le luci soffuse dei tavoli di un piccolo night club, che vedi spuntare fra una batteria, un basso e un pianoforte. Il crooner, o per dirlo all’italiana il cantante confidenziale, parla a te, proprio al tuo cuore e alla tua storia che vibrano con le gambe accavallate su quella sedia ricamata di fianco al tavolo tondo in cui sorseggi il tuo calice di vino.

A differenza dell’urlatore, di colui che squarcia l’aria con la propria ugola, il crooner sussurra al tuo orecchio, parla alla tua anima e ai tuoi sentimenti, risvegliando con le proprie atmosfere jazz e blues i tuoi sensi. Ed è proprio questo che sapeva fare uno dei sussurratori più importanti del panorama musicale italiano. Mai premiato con il dovuto successo e la dovuta considerazione, Bruno Martino ha decorato gli anni ’60 con piccole perle melodiche ed emozionali. Testi emotivamente coinvolti, una voce ben riconoscibile e tematiche di amori persi e ritrovati, di quei momenti di riflessione su ciò che è stato e che sarà, come “Raccontami di te” (1973) , “E la chiamano estate” (1967) , “Estate” (1960).

Pianista di grande talento, collaboratore di giganti della musica nazionale ed internazionale, nonché ispiratore dei grandi nomi del jazz, la sua “Estate” è diventata una delle pietre miliari del repertorio jazzistico mondiale, riproposta da nomi come Joao Gilberto e Shirley Horn. La sua discografia annovera decine e decine di uscite venute alla luce negli anni ’60 e ‘70, dove raggiunge il massimo del proprio successo, durante il periodo migliore per i sussurratori, dopo quello vissuto da Teddy Reno e Johnny Dorelli.

Scomparso nel 2000, avrebbe oggi compiuto 90 anni, e lo staff di Rock Targato Italia non può non ricordare la sua arte e quel leggero sussurrio dalle vocali allungate ad accogliere nel proprio abbraccio l’ascoltatore, cullandolo in un ballo lento e romantico, stuzzicante la sua mente e il suo cuore.
Bruno Martino accarezza il tuo volto ancora una volta, nel nostro ricordo, che lo lascia dedicarti il proprio amore con E la chiamano estate.

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Che fine sta facendo la musica...Alessandro Centofanti

https://youtu.be/QAXd5n_oSOU

È trascorso giusto un anno dalla scomparsa di Alessandro Centofanti, un personaggio per lo più sconosciuto alle nuove generazioni ma che ha trasformato il suo hobby e la sua passione per la musica in un vero e proprio lavoro che lo ha reso uno dei tastieristi e pianisti più noti della musica leggera italiana.

Dopo l’esordio con Claudio Baglioni collabora come session man in studio e in tour per grandi nomi italiani come lo stesso Baglioni, Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Renato Zero, Lucio Dalla ma anche per artisti internazionali durante la piccola parentesi statunitense degli anni ’70 in cui fonda il gruppo Libra e ha modo di suonare con Frank Zappa e i Chicago; numerose anche le collaborazioni con grandi maestri nella realizzazione di colonne sonore, basti citare tra gli altri Ennio Morricone.

Session man e arrangiatore formidabile per la RCA, casa discografica che fino agli anni ’80 è stata il motore di ricerca principale degli artisti italiani; è considerato anche tra i pionieri della musica elettronica in Italia, dove grazie alla sua preparazione tecnologica fu tra i primi a far uso delle nuove tastiere e di nuovi congegni e apparecchiature computerizzate che dagli anni ’70 invasero il panorama musicale.

Da sempre sostenitore della meritocrazia anche nel campo musicale, dove sempre più si scende a compromessi con radio e televisioni che limitano la libertà di fare musica, vincolandola alle semplici esigenze commerciali, all’esigenza di fare audience, consegnandola a chi spesso la strada non la fa con l’esperienza vera e il fuoco della passione, si è anche dedicato alla formazione dei giovani artisti della scuola musicale Saint Louis Music College di Roma ed è stato uno dei direttori artistici dell’etichetta discografica Urban 49.

Dal suo Blog, 10 Febbraio 2011- titolo: Che fine sta facendo la musica…

“[…]Oggi, a distanza di 40 anni, continuando e vivere e ad osservare le vicende artistico-musicali della nostra povera Italia, mi ritrovo a pormi la suddetta domanda: che fine sta facendo la musica?[…]”

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L'alternativo originale di Ryan Adams

Ryan Adams è nato esattamente 41 anni fa. Chitarrista e cantautore statunitense che sin dai suoi esordi non lo si è mai potuto definire il prototipo del cantante americano. Un artista che si distanzia dalle comuni logiche di mercato sia per riguardo al concetto di uscite discografiche, in una decina d’anni ha pubblicato infatti 13 EP, sia perché questo rocker suona esclusivamente per passione.

Una passione, quella per la musica, che lo porta a suonare pezzi propri e al contempo a realizzare remake molto personali di singoli di artisti all’apice delle classifiche, tra gli ultimi "1989" di Taylor Swift.

Un rocker veramente bulimico, che transita tra le soglie raffinate dell’alternative country e quelle del rock d’autore dando sfogo alle anime del suo talento compositivo.

Ha esordito nel 1994 con i Whiskeytown, la sua prima band, per poi dedicarsi alla carriera solista debuttando nel 2000 con "Heartbreaker" e collaborando in moltissime occasioni con i The Cardinals. La sua voce gli diede la nomination al Grammy nel 2002 per la canzone "New York New York", il cui video venne registrato l’anno precedente pochi giorni prima dell’attentato dell’11 settembre con le Torri Gemelle visibili alle sue spalle.

Paragonato a Wayne Coyne dei Flaming Lips e Beck che hanno reinterpretato Beatles, Velvet Underground e INXS, ha coverizzato l’album "Is this it" degli Strokes, oltre a incidere album ha fatto comparse tv, è anche autore di canzoni inserite nel film di Cameron Crowe "Elizabethtown" e insieme ai The Cardinals ha compiuto un tour come spalla degli Oasis.

Rocker naturale non disdegna l’eleganza country, le contaminazioni elettroniche si dimostra un artista alternativo e anticonformista se si pensa alla logica fortemente commerciale che ormai permea il mondo dell’arte in generale e quindi anche della musica e tutti coloro che ad esse si dedicano.

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75 anni di Rumoroso Silenzio per Art

100.000 copie a soli 16 anni. Di chi stiamo parlando? Art Garfunkel e l’amico d’infanzia Paul Simon.

I due vivevano a Forest Hills a pochi isolati di distanza, frequentavano le stesse scuole elementari e durante la High School si presentarono al pubblico come Tom&Jerry, dalla evidente ispirazione al duo della Warner Bros.
Ma erano giovani, forse fin troppo, e nonostante il successo riscontrato i due artisti si separarono per un percorso individuale universitario che li spinse uno alla Columbia University e l’altro al Queens College. Ma la separazione non durò poi molto e, finiti gli studi, i due ripresero la propria collaborazione nel ’64, quando produssero l’album "The Sound of Silence", stavolta con il nome Simon&Garfunkel, la più semplice unione dei cognomi dei due artisti. Ma il connubio durò poco, anche per lo scarso successo dell’album, e di nuovo i due si divisero, non sapendo che di lì a poco sarebbe stato il loro produttore Tom Wilson a farli conoscere in tutto il mondo. Spinto dalle richieste del pubblico che iniziava a richiedere il singolo "The Sound of Silence" in radio, Tom aggiunse di propria iniziativa alla base acustica del brano le tracce di chitarra elettrica e batteria, creando il primo vero brano folk rock. Il singolo nella sua nuova versione scalò le classifiche, arrivando a toccarne la vetta nel Capodanno del 1966 e guadagnandosi il titolo di una delle canzoni più conosciute e replicate al mondo. Usata come colonna sonora di film come Il Laureato e Watchmen, nel 2011 una sua struggente versione acustica eseguita dal solo Paul Simon emozionò tutto il Ground Zero Memorial nel decimo anniversario dall'attentato al World Trade Center.

Come una coppia tormentata di innamorati, nonostante il successo mondiale e duraturo della canzone che li ha fatti conoscere al mondo, Simon e Garfunkel si sono lasciati e ripresi un numero fin troppo alto di volte, riuscendo a trovare finalmente la pace nel 2003, dopo la consegna del Grammy Award Alla Carriera, quando, insieme, condussero un tour lungo più di un anno, senza sfociare in liti o discussioni e riempiendo i posti più evocativi del mondo con le proprie tappe, da Central Park fino al coronamento ai Fori Imperiali di Roma, dove si stimò la presenza di una cifra attorno alle cinquecentomila persone. 

La carriera solista di Garfunkel non è stata, probabilmente, ricca di successi come quella del compagno di avventura, ma entrambi sono stati e sono fondamentali l’uno per l’altro. Con le loro divergenze, con i loro litigi, con le separazioni e i ritorni, i due amici sono insieme da quasi 70 anni e non sembrano poi così intenzionati ad abbandonare totalmente le scene. Chissà che, dopo dieci anni dall’ultima volta, non decidano di fare un altro ritorno di tutto esaurito in Italia.

Rock Targato Italia ricorda il duo, la bellezza atterrante del loro più grande successo "The Sound of Silence", per festeggiare il settantacinquesimo compleanno di Art Garfunkel.

The Sound of Silence - 1964

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