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Articoli filtrati per data: Febbraio 2019

INSIDE THE HOLE ospiti a Palermo per Rock Targato Italia


INSIDE THE HOLE

Power trio siciliano dalle forti tinte hard'n'blues, tre tour europei all'attivo con il loro primo album "Impressions", edito da Logic(il) Logic, gli Inside the hole firmano i loro assalti elettrici con una gran carica attitudinale e adrenalinica.

Gli ITH sono Roy (chitarra e voce), Less (basso e voce) e Giulio (batteria), ed entreranno presto in studio per il loro secondo album, che vedrà influenze musicali nuove e di nuovo impatto.

 

INSIDE THE HOLE sono presenti nella compilation di Rock Targato Italia con il brano "Beer! Sex!..and fuckin' roll" Acquistabile pure via mail  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e in programma ai Candelai di #Palermo il 14 marzo  Finali regionali Sicilia di Rock Targato Italia 

 

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ANACONDA a Rock Targato Italia - 23 Marzo al Posto55

Nell'attesa della serata di Rock Targato Italia Finali area Puglia in programma al Posto 55 il 23 marzo 2019  incontriamo gli artisti in gara cerchiamo di capire le loro ambizioni speranze e i loro progetti futuri. il rock italiano da segni di risveglio, le band sono preparate le speranze sono positive. Anaconda si racconta, qui di seguito,  attraverso un'intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano. Buona lettura

nome artista: Anaconda

La band è composta da Roberto Chiarappa (voce),Vito Sportelli(batteria e percussioni),Sante Selicato(basso),Nicola Pellegrino(chitarra),Angelo Cicorella (chitarra),Roberto Verna(tastiera).

-come vi siete avvicinati alla musica?

La band nasce nel 2001 da subito con l'idea di voler comporre brani inediti ,con l'influenza del rock italiano di allora e con la voglia di voler creare sempre un prodotto musicale fresco, nuovo e con il proprio stile.

Dopo svariati cambiamenti, nel 2018 la formazione attuale riprende a scrivere inediti rock dal sapore aggressivo ma anche malinconico che ne crea perfettamente lo stile ricercato negli anni.Ogni componente della band ha fatto esperienze musicali in giro per l'Italia,questo ha creato un meccanismo perfetto per il prosieguo della band.

-Qual'è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessità di cantare brani propri?

Suonare cover ci è sembrata una limitazione da sempre,la voglia di poter mettere in musica le nostre  idee,emozioni è stato sempre motivo d'orgoglio,scrivere qualcosa di proprio con l'idea che questo venga recepito dal pubblico.

-con parole vostre come definireste la vostra musica?

La musica degli Anaconda racconta dello stato attuale dell'uomo,della fragilità di ognuno di noi davanti a quello che viviamo,della donna e del suo essere fragile ma emotiva,del sesso,vissuto per rabbia .Racconta del sociale,della difficoltà di molti di relazionarsi con il mondo,della voglia di sentirsi liberi in un contesto che ogni giorno ti tiene imprigionato.Dell'amore visto in maniera sempre meno vero e passionale.Trattiamo tematiche che ci portano a credere di essere attuali,ma “diversi”allo stesso tempo.

-il nome della band o il nome dell'artista,come nasce?

Dare un nome ad una band non è mai facile,ci si deve identificare in questo.

Cercando e ricercando abbiamo scoperto che gli Incas veneravano appunto l'anaconda.Loro lo vedevano come un simbolo di vita da un luogo buio,era simbolo di rinascita da un momento negativo.La band si è formata negli anni delle formazioni di cover in ogni angolo della città,ci è sembrata una giusta metafora in quel momento.Molto semplice.

-durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

I concerti sono l'esame finale di quello che si è andato a studiare per ore nella sala prove,quindi in realtà è l'el dorado per ogni musicista.Lo stimolo è sempre quello di migliorarci dal concerto precedente.

Il pubblico è fondamentale,è lui che ti giudica e che capisce il messaggio che gli stai mandando.Ci si aspetta che lo spettatore si senta immedesimato in quello che hai scritto,perchè questo significa che hai scritto un pensiero comune per molti e di conseguenza hai fatto un gran bel lavoro.

-qual'è un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Scontato dire che vorremmo che questo diventasse un lavoro vero e proprio.

Amiamo la musica più di qualsiasi altra cosa e farne un lavoro sarebbe il raggiungimento dell'obbiettivo.

Quello che non vorremmo è una domanda alla quale non sappiamo dare una risposta.

Non risultare mai banali in quello che facciamo,questo non sarebbe simpatico diciamo!

-la musica è relazione condivisione partecipazione,lavoro,economia,svago,divertimento,altro?

Ad essere sinceri un po tutto di questa domanda,potremmo aggiungere “energia”.Ci riteniamo  fortunati a vivere ritrovandoci in questa realtà.

-per realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione?Una volta realizzato,distribuirlo prevede un piano di lavoro,come vi organizzate?

Abbiamo appena terminato la registrazione del primo vero album, autoprodotto. Non abbiamo un arrangiatore. Per le registrazioni ci affidiamo al nostro caro studio di fiducia. Abbiamo un buon progetto che prevede la diffusione in ogni forma possibile e tutto questo è previsto a partire da Aprile. Siamo alle prese con il videoclip per un lancio del prodotto il più completo possibile nelle nostre possibilità.

-Il significato di etichetta indipendente?Il suo ruolo è ancora importante?,è diminuito?non serve?è cresciuto?qual'è la tua opinione?

È chiaro che un'etichetta indipendente ti permetta più libertà di espressione. Il problema restano gli investimenti. Se queste due cose fossero correlate sicuramente la musica ne otterrebbe un enorme vantaggio.

-Cosa fareste per migliorare in Italia l'organizzazione a livello musicale?Sale prove,produzione discografica,promozione,organizzazione concerti. Altro?

Fare musica nelle città è diventato molto difficile.I giovani dovrebbero avvicinarsi di più ad essa ma la realtà è che stiamo perdendo questa bellezza e questo fascino per situazioni in realtà risolvibili.

Dovrebbe essere tutto molto più semplice.Maggior numero di eventi per band emergenti ti crea la possibilità per farti ascoltare.L'italia per storia e tradizione non è seconda a nessuno musicalmente.Ci si sta accartocciando troppo negli ultimi anni e le case discografiche maggiori oggi non ti aiutano ad esprimerti in maniera più vasta.

-nei vostri sogni quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare?E quali quelli nel vostro paese di origine?

In realtà suoneremmo ovunque.Ci piacerebbe essere ascoltati da più gente possibile e da chiunque avesse il gusto e il piacere nell'ascoltarci.

-Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato?

Ognuno di noi ha un bagaglio musicale diverso.

Quelli che ci sentiamo di segnalare sono sicuramente: Baustelle,De Andre,Battiato, Afterhours, Ligabue, Litfiba, Black Sabbath, Pearl Jam, Jimi Hendrix, Led Zeppelin passando per Grignani,Le Vibrazioni e Sarcina. La band ha miscelato l'influenza di ognuno di noi creando appunto gli Anaconda.

-Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

I talent show sono un'opportunità per i giovani ancora di fresca maturazione musicale, non ci sentiamo comunque di spenderne parole positive o negative. Nel futuro chi può saperlo?

-progetti futuri?

Portare la nostra musica ad un pubblico sempre maggiore.Creare i presupposti giusti per il quale chiunque possa dire”gli Anaconda,cavolo questi fanno bella musica,vado ad ascoltarli”

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“Apriscatole” rassegna di Musicisti, cantautori, poeti, scrittori

Divi in Azione Milano

dà il via alla rassegna

“Apriscatole”

Musicisti, cantautori, poeti, scrittori 

il 26 febbraio dalle ore 21,30  LegendClub di Milano

“Apriscatole” è un punto d’incontro. Un luogo dell’utopia in cui sarà possibile imbattersi in artisti diversissimi fra loro accomunati solo da due punti: il desiderio di confrontarsi e l’esigenza di essere ascoltati da un pubblico che non pretenda di giudicare qualunque cosa nell’arco di venti secondi.

Musicisti, cantautori, poeti, scrittori e chissà che altro in futuro: partiamo dalla musica perché è ciò che ci è sempre venuto più naturale, ma reclamiamo la libertà di poter andare a parare anche altrove senza limiti di sorta. Senza barriere di pensiero, purché un pensiero ci sia.

“Apriscatole” ha un nome volutamente goffo e di scarsa attrattiva modaiola: preferiamo badare alla sostanza. Ci interessa la funzionalità. Ma, ancora di più, ci interessa il desiderio di esserci, di ascoltare e di essere ascoltati.

Ideato da Francesco Caprini (scouting, promoter) e Roberto Bonfanti (scrittore, artista), “Apriscatole” è promosso dall’Ufficio Stampa Divinazione Milano. Il primo appuntamento sarà il 26 febbraio al Legend Club di Milano.

Si esibiranno sul palco:

Paolo Pelizza (Narratore)

Alessandro Centolanza (cantautore)
Andrea Robbiani (cantautore)
Caravita (cantautore)
Luca Barachetti (poeta)
Luca Zaliani (cantautore)
Qualunque (cantautore)

…e forse anche qualcun altro. Le sorprese ci piacciono e il cast non è chiuso finché le luci del palco non si sono spente.

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 Mob. 3925970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

blog rocktargatotalia.eu

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Divi in Azione Milano dà il via alla rassegna musicale “Apriscatole” Musicisti, cantautori, poeti, scrittori il 26 febbraio dalle ore 21,30 LegendClub di Milan

Apriscatole” è un punto d’incontro. Un luogo dell’utopia in cui sarà possibile imbattersi in artisti diversissimi fra loro accomunati solo da due punti: il desiderio di confrontarsi e l’esigenza di essere ascoltati da un pubblico che non pretenda di giudicare qualunque cosa nell’arco di venti secondi.

Musicisti, cantautori, poeti, scrittori e chissà che altro in futuro: partiamo dalla musica perché è ciò che ci è sempre venuto più naturale, ma reclamiamo la libertà di poter andare a parare anche altrove senza limiti di sorta. Senza barriere di pensiero, purché un pensiero ci sia.

“Apriscatole” ha un nome volutamente goffo e di scarsa attrattiva modaiola: preferiamo badare alla sostanza. Ci interessa la funzionalità. Ma, ancora di più, ci interessa il desiderio di esserci, di ascoltare e di essere ascoltati.

Ideato da Francesco Caprini (scouting, promoter) e Roberto Bonfanti (scrittore, artista), “Apriscatole” è promosso dall’Ufficio Stampa Divinazione Milano. Il primo appuntamento sarà il 26 febbraio al Legend Club di Milano.

Si esibiranno sul palco:
Paolo Pelizza (Narratore)
Alessandro Centolanza (cantautore)
Andrea Robbiani (cantautore)
Caravita (cantautore)
Luca Barachetti (poeta)
Luca Zaliani (cantautore)
Qualunque (cantautore)

…e forse anche qualcun altro. Le sorprese ci piacciono e il cast non è chiuso finché le luci del palco non si sono spente.

Francesco Caprini
Divinazione Milano S.r.l.
Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network
Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano
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Il TEATRO dei 25 presenta: BULÅGGANA D’NA VÒLTA E D’INCÙ

Invito a Teatro e alla Solidarietà partecipata

Venerdì 22 Febbraio 2019 h.21

Il TEATRO dei 25 presenta

BULÅGGANA D’NA VÒLTA E D’INCÙ 

Bologna di Ieri e di Oggi 

con SILVIA PARMA – ETTORE PANCALDI e WILLIAM MANERA

Bologna città magica, crocevia di commerci e di sapere, ma soprattutto di arte…teatro, musica, poesia.

E noi ve la vogliamo raccontare, solo un po’, perché tutta sarebbe lunga. E e poi perché vi vogliamo lasciare addosso quel pizzico di curiosità che vi faccia venire voglia di riscoprirla la nostra bella Città.

Vi parleremo di alcuni personaggi che l’hanno vissuta Bologna, Campana, Pasolini, Roversi, Testoni, D’Ursi; e poi il trio Lescano, Nilla Pizzi, e Dalla, Guccini, Morandi; e non può mancare la zia rompiscatole che vuol sempre dire l’ultima.

Perché Bologna ne ha vista di bella gente, e ne ha viste delle belle: l’immigrazione, la Resistenza, la Strage della Stazione. Bologna che piange che ride e che non si arrende, e che ne inventa sempre una.

E’ un viaggio nel tempo veloce fatto di musica, di ricordi, di racconti. E alla fine anche voi canterete insieme a noi.

Perchè il sottotitolo in dialetto? perchè sul palco siamo due Bolognesi DOC ed uno d’importazione ,perchè ogni tanto qualche parola in dialetto ci scapperà; perchè è la nostra lingua e ci piace tenerla viva.

Biglietto e.12,00

Parte dell’incasso sarà devoluto all’Organizzazione No Profit Cucine Popolari – Bologna Social Food

https://www.facebook.com/civibo/

 

Teatro dei 25 – via Abba 6A Bologna

info e prenotazioni (anche con sms) 3471452077 dal lunedì al venerdi h.16,30-18,00

https://teatrodei25.jimdo.com/

 

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ANFITRIONE

DAL 19 AL 24 FEBBRAIO
da martedì a sabato ore 20.30
domenica ore 16 
ANFITRIONE

Traslocando il fascino mitico della vicenda tebana in un’atmosfera bollente e schizofrenica del Sud, la regista pugliese affronta Anfitrione affidandosi a diversi immaginari che dialogano anche con la fiction e il cinema contemporaneo. In scena sei attori e un musicista per creare una coralità multiforme e tragica che agisce, però, come un contrappunto grottesco e farsesco in uno spazio che disegna doppi mondi: divino e umano. Un andirivieni continuo tra un sopra e un sotto, tra luci e ombre. Realtà e finzione, verità e illusione, l’uno e il doppio, la moltiplicazione del sé, l’altro da sé e il riflesso di sé, si alterneranno in un continuo gioco di rimandi, attraverso la plasticità dei corpi degli attori, le sequenze di movimento, i dialoghi serrati e comici.

scritto e diretto da

TERSA LUDOVICO
musiche dal vivo
Mº MICHELE JAMIL MARZELLA
produzione
TEATRI DI BARI

PRIMA DELLO SPETTACOLO......
sabato 23 FEBBRAIO
ore 19
FUORITEMPOMASSIMO
Incontri nel foyer
Renzo Francabandera e Michela Mastroianni dialogano con il cast di Anfitrione prima della visione dello spettacolo. Una chiacchierata informale per parlare di teatro, di arte e di molto altro ancora...
ingresso libero fino ad esaurimento posti

intero € 19,00
giovedì sera € 15,00
giovedì sera a teatro in bici € 10,00
convenzionati € 14,00
ridotto Over 65/Under 14 € 9,50
prevendite € 


Teatro Fontana

via Gian Antonio Boltraffio, 21 - 20159 Milano
+39 02 69 01 57 33
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Parcheggio Convenzionato
Via Carlo Farini 30

 

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LA BATTAGLIA SUPREMA di Alberto Forni


Mondadori Electa ElectaJunior
14 x 20,4 cm
208 pagine
cartonato olandese
dagli 8 anni 
16,90 €
in libreria il 19 febbraio
www.electa.it
LA BATTAGLIA SUPREMA di Alberto Forni

Fortnite è da anni il gioco più apprezzato dai videogiocatori di tutto il mondo… e tutti ambiscono a partecipare alla Battle Royale Supreme

Mondadori Electa pubblica un nuovo volume dedicato al mondo dei giovani appassionati di videogiochi: La Battaglia suprema, di Alberto Forni, un’avventura Fortnite non ufficiale.

Fortnite è il videogioco Battle Royale più famoso del momento, con oltre 125 milioni di download, destinato a fare storia Fortnite è il popolare videogioco che spopola nella fascia 8-12 anni. Questa fan fiction è destinata ai giovani giocatori che leggendo le vicende narrate si troveranno personalmente coinvolti.
Anche il linguaggio e la grafica sono quelle del videogioco, con il caratteristico gergo familiare ai giocatori.

Siamo nel 2020 e la Battaglia Suprema è l’evento più popolare del pianeta! I quattro ragazzi chiamati ad affrontare la grande sfida – attraverso i loro avatar – sono gli eroi di questa storia characterdriven, poiché sono loro a determinarne la trama, non viceversa.
Ognuno dei 4 protagonisti parla in prima persona, al presente, rendendo la lettura molto avvincente.
La durata è di sei ore. Sono previste due sfide (diverse per ogni giocatore ed estratte a sorte): al termine della seconda ora e al termine della quarta. Il tempo per completare
le sfide è di venti minuti, tutti i giocatori che dopo tale tempo non saranno riusciti a completare la loro sfida verranno eliminati.

Alberto Forni è giornalista. Nel 2001 ha pubblicato la raccolta di racconti Avanti Veloce (Baldini&Castoldi). Dal 2000 al 2010 è stato uno degli autori della trasmissione radiofonica Dispenser di Radio 2. Ha scritto per la TV (Viva la crisi, Rai 3 - Lorem Ipsum, Deejay TV) e per alcune riviste (Linus, Flair, Panorama, Rivista Studio, T3, Wired Italia).
È autore di Fascetta Nera, blog dedicato alle fascette dei libri.
Ha iniziato a giocare nel 1979 con Space Invaders. Non ha ancora smesso.

La copertina in alta risoluzione è disponibile al link: https://www.electa.it/ufficio-stampa/la-battaglia-supremaunavventura-fortnite-non-ufficiale/

 

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ARTE CONTEMPORANEA, Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

ANTONIO COLOMBO ARTE CONTEMPORANEA

Via Solferino 44 | Milano

Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

da giovedì 14 febbraio dalle 18.30 alle 21

Sogno Lucido di Michela D'Acquisto

È evidente che le forme di 108 affondino le loro radici nell'intangibile. Essenziali e tuttavia perfettamente eloquenti, sono sezioni d'ombra dai confini incerti, proiettate da qualcosa di indefinito. Non raffigurano nulla di direttamente conoscibile, cariche invece di significati appartenenti a una dimensione liminale.

Altrettanto manifesto è il ritorno ai colori: da sempre componenti integrali nei lavori dell'artista, nel corso del tempo la loro proporzione rispetto al nero – costantemente  dominante – si è modificata più volte. Nelle opere immediatamente precedenti a queste, il colore aveva assunto un ruolo marginale nel rappresentarne l'esiguo elemento razionale, ridotto a sottili linee che si inserivano nell'irrazionalità preponderante delle macchie scure e da queste venivano in gran parte assorbite.

Adesso, in un processo impulsivo fortemente ispirato agli scritti di Huxley riguardanti la percezione e alla teoria sui colori di Kandinskij, 108 ne rivaluta le proprietà sensibili in grado di avvicinare la realtà al piano spirituale. Non è dunque un caso che il blu, associato alla sfera del soprannaturale, sia presente nella maggior parte delle opere che compongono Sogno Lucido, intente come sono a esplorare la dimensione onirica, l'inconscio, la parte irrazionale: «La vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa e intima. Più il blu è profondo e più richiama l'idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale. […] Se è molto scuro dà un'idea di quiete. Se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, affonda in una drammaticità che non ha e non avrà mai fine»1. Presenti anche le gradazioni della terra in autunno – alla quale l'artista è indissolubilmente legato – come il giallo, che «si può anche paragonare all’estate morente, che dilapida assurdamente le sue energie nell'incendio delle foglie autunnali»2, le tonalità mutevoli e vibranti del rosso, la quiete del verde, e il bianco e le sue sfumature invernali, che rimandano al silenzio assoluto del cielo in attesa della neve.

 

Ciò che rimane immutato è la prevalenza del nero, «[...] colore con minor suono: su uno sfondo nero qualsiasi colore, anche se ha un suono flebile, sembra forte e preciso»3. Introspettivo e irrazionale, dall'incomparabile impatto simbolico e visivo, esprime anche formalmente la spiccata dualità dei lavori di 108 – in quanto è plenitudine e, nel contempo, vuoto.

L'intera opera dell'artista è volta a liberarsi dalla subordinazione della realtà e a svincolare la parte più istintiva della propria essenza, quanto meno sul piano dell'immateriale. La disposizione stessa dei lavori in galleria sintetizza perfettamente la tensione risultante dal tentativo di conciliare razionale e non: la linearità dell'allestimento si interrompe nella project room, dove un'installazione casuale di ceramiche primitive e forme irregolari – un “museo dell'inspiegabile”, per usare le parole di 108 – riflette l'inesorabile affermarsi dell'irrazionalità sulla ragione.

 

Soprattutto, la natura irrisolta delle forme permane. Nell'adattare e alterare il lessico della geometria per raffigurare quello che va oltre al visibile, 108 si colloca di diritto fra gli artisti che rifiutano la figurazione per rappresentare la spiritualità esclusivamente attraverso l'astrattismo geometrico: su tutti, la svedese Hilma Af Klint, che dopo essere entrata in contatto con la Società  Teosofica di Helena Blavatsky e le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, crea un ciclo composto da centinaia di dipinti diagrammatici, diretta da entità superiori alle quali riserva la monumentale opera della sua intera esistenza. Attiva già durante il decennio precedente a quello in cui lavora Kandinskij, è solo la prima di una presumibilmente infinita serie di autori che assimilano astrazione e immaterialità: dai più noti Malevič e Mondrian, a Emma Kunz, che nella Svizzera della prima metà del Novecento realizza disegni su carta millimetrata di grande formato che condividono estetica e funzione con il mandala, e Olga Fröbe-Kapteyn, contemporanea di Jung, del quale traduce gli archetipi in vivide opere di importante valenza simbolica.

108 è accomunato a questi artisti non solo dall'assoluto bisogno di trascendere la realtà, di inventarla e plasmarla come nel corso di un sogno lucido – durante il quale si è consapevoli di stare sognando e diventa dunque possibile orientarne la narrativa – ma anche da quello di agire come medium tra arte e spirituale, abbandonando il controllo della razionalità e lavorando guidato unicamente dall'inconscio.

La spersonalizzazione attuata dalla rinuncia al proprio nome e dalla scelta di essere invece identificato dalla cifra 108 – tre numeri, commutabili in una linea e tre cerchi, dal significato sacro per molteplici religioni – assolve pienamente a questo fine: in questa maniera l'artista opera anonimamente, unicamente in funzione di una pulsione trascendente che esula dalla pura pratica artistica.

Per 108, quest'ultima equivale a un processo istintivo riconducibile a un rituale intensamente privato, il cui risultato è un'opera onnicomprensiva, declinata anche in fotografia e in musica, che custodisce in sé ogni aspetto della sua vita: le chiare influenze di Arp e delle leggi del caso – e, più in generale, delle avanguardie del Novecento – le culture e le religioni orientali incontrate durante studi e viaggi, che si contrappongono ai culti primordiali e alle tradizioni popolari del Piemonte delle sue origini.

Non per nulla, il dittico Portali D'Inverno rimanda già dal titolo a tutto ciò che è caro all'artista: il caso e le ripetizioni che governano la natura, la stagione fredda e i suoi colori, le 108 forme dal significato elusivo che si comportano come aperture astratte in comunicazione con altre realtà. Altrettanto intenso è Ingresso Al Sogno, emblema dell'intera mostra, in cui un'unica macchia blu dall'eccezionale potere ipnotico induce uno stato di calma artificiale, preludio di visioni oniriche.

 

Per quanto in apparenza semplici, i lavori di 108 sono inesplicabili a parole. O meglio, avverto un limite evidente nell'utilizzare il linguaggio per descrivere l'arte di chi comunica eccezionalmente senza alcun tipo di mediazione.

Ho incontrato per la prima volta le sue opere tredici anni fa, in una mostra collettiva: anche se molto diverse da quelle attuali, già si distinguevano da tutte le altre. Solo molto tempo dopo, in seguito a una serie del tutto casuale di eventi e incontri, sono rientrata in contatto con i suoi lavori, che nel frattempo si erano liberati del superfluo, raggiungendo la straordinaria qualità espressiva che ancora adesso li rende unici. In quel momento mi hanno svelato qualcosa che all'epoca ancora non sapevo di me stessa, la necessità – e la possibilità – di ritrovare nell'arte una sensazione di appartenenza a qualcosa di superiore. È ciò che provo di fronte alle opere di alcuni degli artisti che ho citato in questo testo, ma più di frequente attraverso quelle di 108 e di tutti i creatori anonimi o guidati da spiriti, di chi produce arte inconsapevolmente e senza vincoli. Raramente mi sono sentita nella stessa maniera in gallerie e musei; molto più spesso camminando nella natura del Basso Piemonte, che non a caso condivido con Guido.

Osservare le sue forme nere, astratte ma organiche, incredibilmente semplici e ipnoticamente ripetitive, è per me una modalità di meditazione aniconica. Racchiudono e rivelano l'appartenenza alla terra e ai suoi culti primordiali, una conoscenza radicata nel mondo sotterraneo, e, nella loro essenzialità, riconducono al più puro stato di consapevolezza.

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Vivere il Sogno.

La settimana scorsa, da poco conclusa, è stata densa di eventi e suggestioni. Intanto, molti di voi mi hanno scritto invitandomi ad essere più possibilista su Sanremo e a dare alla manifestazione canora, una chance. Pur riconoscendomi che alcune delle mie ironiche stoccate avevano un senso e che non mi si poteva liquidare come un hater qualunque. Appunto … gli haters non sapevo che esistessero, non essendo sui social.

Così stimolato, ho provveduto a dare un’occhiata (a tratti) e a farmi segnalare momenti e personaggi interessanti. Devo ammettere che alcune cose mi sono parse interessanti in senso generale, altre interessanti in senso antropologico. Come suggerito da alcuni di voi (ascolto sempre i miei lettori di cui apprezzo il calore e il masochismo nel continuare a leggere i miei sproloqui) ho vestito il cappello del nazional-popolare e mi sono guardato qualche momento del Festival in diretta ed altri recuperati dal web.

Molto interessante la partecipazione di Alessandro Quarta e Roy Paci, musicisti che stimo e che, sicuramente, non sono notissimi al grande pubblico. Pur apprezzando il tentativo, devo dire, che mi sono sembrati un po’ fuori posto su quel palco anche se le loro performance sono state di livello.

Ma , passiamo alle canzoni in concorso. Lungi da me giudicare il gusto del pubblico e della giuria: non credo di essere in grado, visto che per me, la musica è tutt’altra cosa. Se dovessi per forza provare sotto la minaccia di un’arma, direi che il brano degli Zen Circus è quello che mi è piaciuto di più: bello e difficile. Quindi inadatto per la kermesse. Lì vanno le cose facili e le semplificazioni. Faccio qualche esempio. Il biopic cinematografico sulla vita di Freddy Mercury con un monumentale Rami Malek, è diventato il musical dell’anno. Sì … proprio così: giudicato come un film musicarello alla stregua di Sister’s Act e Mary Poppins. Con tutto il rispetto ma non poteva essere nemmeno lontanamente considerato in quella categoria. Se poi, nella gestione della gag, ci metti (attualmente) il più grande attore italiano, non stai dando un’informazione giusta al pubblico e (peggio) la stai rendendo credibile.

Tornando alla musica. Mi sono divertito molto ad ascoltare testi di grande spessore poetico e di grande forza realista. Qualcuno esortava il suo interlocutore a “baciargli l’anima”. Ma ce n’era per tutti i gusti: chi può chiedere di essere ascoltato, invitando l’altro o l’altra, a “chiudere dolcemente gli occhi” prima di farlo? Ho provato a darmi una risposta e alla fine ho trovato: un ipnotista!

Ora, non che il mio titolo di oggi sia particolarmente ricercato (ci tornero’) … ma, in una nazioni di naviganti e poeti mi aspettavo qualcosa di meglio.

Una nota particolare va dedicata alla giuria. Partiamo dal presupposto che è composta da persone che nel loro ambito professionale e artistico, stimo. Pochi, però, avevano competenze in materia di musica. Sembrava più un baluardo di radical chic contro l’imperante populismo. Per essere un baluardo, l’ho trovato un po’ leggerino … e, anche qui, poco intonato all’atmosfera dell’Ariston.

Altra nota dissonante, il “pezzo” sulla paternità … Un dialogo tra padre e figlio, tra serio e faceto, tra teatro e rap. Bisio e Anastasio non mi hanno fatto battere il cuore, muovere un sopracciglio o tenere il tempo con il piedino. Sono rimasto molto stupito delle critiche molto lusinghiere che hanno ricevuto. Forse, non l’ho capito.

Un’altra riflessione la merita Loredana Berté. L’unico vero personaggio di questa edizione: brava, ingombrante, dissacrante, unica e autentica. Per me, la vincitrice morale della sessantanovesima edizione. Avrebbe meritato miglior fortuna.

Ma nei contest è così… Pensate al povero Nino D’Angelo finito tra gli ultimi.

No … Il gioco di parole con Ultimo non lo faccio. Mi è simpatico!

Stucchevoli le polemiche artefatte e politicamente scorrette su vincitori e vinti, su significati e significanti delle scelte. Alla fine, vince qualcuno e qualcuno perde. E’ un concorso.

Restiamo sempre devoti al televoto! Sempre sia lodato! Non è cosa che possiamo mettere in dubbio. E’ il mistero della fede del Festival e dei talents show di grido.

Infine, gli eventi in sala stampa, mi hanno aperto tutti i chakra. Non avevo mai assistito a una così meravigliosa verve, a questa effervescenza naturale. Ho gridato, finalmente: sulla Terra c’è ancora vita!

Ma torniamo al mio titolo. Il peggiore da quando tengo questa rubrica. Ho una scusa. Buona, anche!

Prima che il Festival occupasse tutte le mie cellule, ero stato in quel di Trezzo sull’Adda. In un luogo chiamato Live Music Club hanno suonato gli storici Uriah Heep (1969  anno di fondazione del gruppo). Tra i padri fondatori del movimento dell’hard rock britannico ma, soprattutto, proto-metal e prog.

Bizzarro che la Storia non fosse a Sanremo ma in un piccolo paese della Lombardia. Sapendo che erano nei paraggi, io li avrei voluti a costo di scambiarli con la sala stampa e il bravo Ultimo! No… Non è vero a loro non avrei mai rinunciato … Forse, allora, gli davo Il Volo e Cristicchi.

Portavano in Italia, il loro ultimo album “Livin’ The Dream” (Vivere il Sogno, N.d.R.). Un lavoro tra i migliori degli ultimi anni e, forse, anche in assoluto.

Molto maturi e ricercati i suoni, la band ha eseguito dall’ultimo LP, la title track Livin’ the Dream,  Knocking On My Door e Waters Flowin insieme ai grandi classici come Lady in Black, Gipsy e Easy Livin’ (eseguita tra i bis). Mick Box, ultimo “superstite” tra i membri originali, porta sul palco la maturità delle sue settantuno primavere ma l’entusiasmo e l’energia di un ventenne: grande la sua performance sulle sei corde.

Bellissimo vedere tanti ragazzi giovani insieme a tanti capelli bianchi tra il pubblico. Oltre alla vita, c’è ancora speranza per l’umanità su questo pianeta.

Mentre scrivo continuo a riflettere sulle vostre gradite e preziosissime critiche … Sapete che probabilmente avete ragione! Sono troppo legato alla Storia. Dovrei evolvermi anche io e farmi piacere cose più contemporanee.

Tipo chiudere dolcemente gli occhi ed ascoltare o andarmi a cercare chi voglia o possa baciarmi l’anima.

Sto uscendo bendato.

di Paolo Pelizza

© 2019  Rock targato Italia

 

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Compilation Rock Targato Italia 2019

Tracklist

  • Adriano Celentano – “Il tuo bacio è come un rock”
  • Tony Dallara – “Come Prima”
  • I Campioni – “Tintarella di luna”
  • Franco Battiato – “La Torre”
  • Luigi Tenco – “Ragazzo mio”
  • Enzo Jannacci – “El portava i scarp del tennis”
  • Jack Anselmi – “Libero”
  • Daniele Chiarella – “Abissi
  • Lo Stato Delle Cose – “Buona fortuna”
  • Massimo Francescon Band – “Arcobaleni al temporale”
  • NOT – “Sogni e Bisogni”
  • Organico Ridotto – “Frate de Saie”
  • Rolling Carpets – “Qualcosa di più
  • VXA – “Colpo di reni”
  • Blank – “Statics Breather”
  • Andrea Devis – “Pezzi di cuore tra i cuscini del divano”
  • Inside The Hole – “Beer! Sex!..and fuckin' roll”

La compilation di Rock targato Italia è dedicata, in parte, ai sessant’anni di storia della musica rock italiana, 1958 – 2018 e dall’altra ai gruppi emergenti contemporanei.

Dal meeting al Palaghiaccio di Milano del 1958, ai numerosi locali rock sparsi nel territorio nazionale, frequentati oggi da molti artisti che propongono brani inediti originali e di qualità, inclusi nella compilation:

Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Tony Dallara, I Campioni - la band di Roby Matano, frontman che ha inciso per primo “Tintarella di Luna”, e gruppo che nel tempo, ha visto debuttare un giovane Lucio Battisti alla chitarra - Luigi Tenco, Franco Battiato (alle prime esperienze discografiche).

Nata a Milano negli anni Ottanta, la rassegna musicale italiana Rock Targato Italia è una tra le più interessanti manifestazioni di scouting, e ad oggi è giunta alla XXXI edizione in forma ottimale.:

JACK ANSELMI, DANIELE CHIARELLA, INSIDE THE HOLE, LO STATO DELLE COSE, MASSIMO FRANCESCON BAND, NOT, ORGANICO RIDOTTO, ROLLING CARPETS, VXA, BLANK, ANDREA DEVIS.

La compilation, già disponibile in tutti i webstore, è da oggi anche in versione CD. Si tratta di un progetto (non esaustivo naturalmente) che coinvolge tutti coloro che hanno dedicato parte della loro vita alla ricerca, alla sperimentazione e alla gioia di realizzare se stessi come artisti e persone, creando tanti momenti indimenticabili, nuovi stili di vita, di cultura e costumi sociali.

LA COPERTINA, opera dell’artista GIO MANZONI 

Da tradizione, Rock Targato Italia, ogni anno, dedica le copertine delle sue compilation ad opere di artisti contemporanei. Quest’anno, in occasione della XXXI edizione della manifestazione, la copertina (in foto) rappresenta l’opera di Giovanni Manzoni, dal titolo “Madonna Desnuda”.

L’artista, di origini boliviane, affronta spesso tematiche religiose nei suoi lavori, mescolando simboli e iconografia per parlare dell’influenza culturale sulle coscienze moderne. Da questa copertina, così come da tutte le altre opere di Manzoni, scaturisce gioia di vivere, dinamicità: in maniera immediata e diretta l’artista è in grado di creare effetti suggestivi agli occhi dell’osservatore.

SCALETTA CD

Adriano Celentano – “Il tuo bacio è come un rock”

Un brano simbolo di uno dei personaggi più iconici della nostra cultura popolare. C’è bisogno di presentazioni? 

Tony Dallara – “Come Prima”

Uno dei primissimi esempi, destinati a fare scuola, di ballata rock romantica in italiano. Uno dei precursori di un filone musicale ancora oggi fortunatissimo. 

I Campioni – “Tintarella di luna”

La versione originale, cantata da una band seminale del rock’n’roll italiano, di una canzone entrata ben presto nell’immaginario collettivo. 

Franco Battiato – “La Torre”

I primi passi di un promettente ragazzotto siciliano sbarcato a Milano col sogno di fare musica. La preistoria di Battiato. Prima ancora di “Fetus”. 

Luigi Tenco – “Ragazzo mio”

Inquietudine profonda, malinconia e impegno sociale. La rivoluzione culturale del ’68 sarebbe arrivata solo quattro anni dopo ma Tenco era già avanti anni luce. 

Enzo Jannacci – “El portava i scarp del tennis”

Le origini della canzone d’autore più autentica. Quando la musica incontra il desiderio di raccontare la realtà con uno sguardo fuori dai canoni. 

Jack Anselmi – “Libero”

Amarezza, ironia e andamento giocosa. Un brano fintamente sbarazzino per raccontare in modo pungente il mondo di un lavoratore precario. 

Daniele Chiarella – “Abissi”

Una canzone d’amore delicatissima dall’atmosfera sognante scandita solo dalla chitarra acustica e poco altro. 

Lo Stato Delle Cose – “Buona fortuna”

Fra indie, pop e richiami new-wave.  Una band che erge a propria bandiera la spontaneità e il desiderio di raccontare le relazioni umane nel modo più sincero. 

Massimo Francescon Band – “Arcobaleni al temporale”

Un cantautore rock capace da sempre di coniugare una scrittura tanto immediata quanto elegante con uno sguardo aperto e attento sul mondo. 

NOT – “Sogni e Bisogni”

Si può anche essere pop nel modo più sfacciato possibile senza per questo rinunciare alla raffinatezza: questo brano ne è la dimostrazione. 

Organico Ridotto – “Frate de Saie”

Un progetto affascinante e suggestivo che parte dal dialetto abruzzese per reinventare il folk in chiave estremamente contemporanea e personale. 

Rolling Carpets – “Qualcosa di più”

La frizzantezza di una band giovanissima e piena di energia sposa l’amore per la melodia con la passione per le sonorità rock più internazionali. 

VXA – “Colpo di reni”

Una ballata rock scura, sincera e introspettiva che mette a nudo le inquietudini di un uomo qualunque di fronte alla vita. 

Blank – “Statics Breather”

Sonorità sintetiche e melodia. Un progetto modernissimo e affascinante tanto nelle scelte sonore quanto nell’approccio e nei contenuti. 

Andrea Devis – “Pezzi di cuore tra i cuscini del divano”

Elettronica dal gusto anni ’80, ritornello pop martellante e un testo malinconico sullo smarrimento che segue la fine di un amore. 

Inside The Hole – “Beer! Sex!..and fuckin' roll”

Il titolo dice già tutto: una band siciliana con un amore viscerale per il blues più sporco e il rock’n’roll più americano. 

(presentazione a cura di Roberto Bonfanti, scrittore)

 

Divinazione Milano ringrazia la SAAR Records, la casa discografica italiana, con sede a Milano più longeva d’Italia, e tutti i protagonisti della compilation, che sono da ascoltare con attenzione e spirito libero.

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