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Articoli filtrati per data: Marzo 2021

Caparezza torna con EXUVIA, album in uscita il 7 maggio

Michele Salvemini, in arte Caparezza, è finalmente tornato! Da oggi su tutte le piattaforme digitali è disponibile il nuovo singolo EXUVIA. IL brano anticipa l’uscita dell’omonimo album, disponibile dal 7 maggio e in pre-order già da ora.

Dopo quattro anni dall’uscita del suo ultimo album Prisoner 709, Caparezza pubblica il suo ottavo disco EXUVIA, etichetta Polydor/Universal Music. Quattordici brani scritti, composti, prodotti da Caparezza e mixati da Chris Lord-Alge.

Come in ogni album di Caparezza, nulla è lasciato al caso, a cominciare dal titolo che rimanda ad un particolare aspetto; l’exuvia è infatti il termine che descrive la vecchia pelle dell’insetto dopo la muta. Caparezza racconta la sua personale trasformazione, il suo viaggio dal passato al presente, celebrando con questo disco il rito di passaggio, il distacco e la fuga dalla propria “exuvia”.

L’artista ha raccontato:

L’EXUVIA è ciò rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale. Un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata. Sulla copertina c’è un simbolo che rappresenta il passaggio da una condizione attuale (cerchio grande) ad una futura (cerchio piccolo) attraverso una serie di spirali (simbolo di morte e rinascita in gran parte delle culture). La mia EXUVIA è dunque un rito di passaggio in 14 brani, il percorso di un fuggiasco che evade dalla prigionia dei tempi andati per lasciarsi inghiottire dalla selva e far perdere le proprie tracce. Ho speso davvero tutte le mie energie per poter uscire dalla mia EXUVIA, ma di questo parlerò a tempo debito.

Il viaggio è iniziato.

Ma le sorprese non finisco qui: Caparezza sarà in tour da febbraio 2022 nei principali palasport italiani. Prossimamente saranno annunciate tutte le date dell’EXUVIA tour su: VivaTicket, TicketOne, i siti internet degli store e caparezza.com

Insomma le aspettative legate a questo progetto musicale sono molte e noi non vediamo l’ora di ascoltare l’intero album EXUVIA.

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Pasqua in musica con il Teatro dal Verme

Sarà la seconda Pasqua in tempi di pandemia, ma non per questo sarà triste. Proprio perchè ora più che mai abbiamo bisogno di bellezza, non potete assolutamente perdervi la proposta di concerti streaming del Teatro dal Verme di Milano. Se volete vivere un momento diverso in questo weekend di zona rossa, basterà collegarvi su : http://dalverme.org/streaming.php

Ecco allora una lista di tutti i concerti che potrete ascoltare. In particolare, giovedì 1 (ore 20) e sabato 3 aprile (ore 17) si potranno rivedere i concerti diretti dal finlandese Pietari Inkinen lo scorso febbraio (18 e 20), dedicati al francese fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con la “porta d’ingresso alla modernità” cioè il Prélude à l’après-midi d’un faune (versione per orchestra da camera di Paolo Fradiani preparata nel 2014) di Claude Debussy (1862-1918), la Sinfonia n. 2 in La minore op. 55 di un musicista prolifico e a suo modo irrequieto, sperimentale e dispersivo come Camille Saint-Saëns (1835-1921) e la Sinfonietta di Francis Poulenc (1899-1963), un’opera di grande chiarezza formale e piena maturità stilistica, che guarda al classicismo di Haydn, ma ha il fascino tutto francese per le nuances di colori, la leggerezza melodica e l’eleganza tutta francese come se si trattasse di una danza.

Lunedì 5 aprile (ore 17) invece si potrà seguire la registrazione del concerto dello scorso 11 marzo con sul podio il direttore principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali James Feddeck e ospite uno dei più apprezzati pianisti di oggi, Nicholas Angelich, impegnato nel Concerto n. 3 in Do minore op. 37 di Ludwig van Beethoven (1770-1827), quindi la Sinfonia n. 3 in La minore op. 56 “Scozzese” di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847). «I due capolavori in programma – scrive nelle note di sala Raffaele Mellace – costituiscono entrambi dei punti di arrivo per i rispettivi compositori, dei promontori nella loro vicenda creativa che rappresentano al contempo la sintesi d’un percorso compiuto e l’esito più alto di un tragitto, parziale nel caso di Beethoven, dell’intera frequentazione del genere della sinfonia in quello di Mendelssohn».

Domenica 4 aprile alle ore 11 appuntamento con una replica del più recente appuntamento della 14a Stagione dell’Orchestra I Piccoli Pomeriggi Musicali diretta da Daniele Parziani: lo spunto narrativo è uno dei racconti per l’infanzia più celebri di tutto il mondo, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry che verrà drammatizzato con la regia di Manuel Renga e la partecipazione degli attori Fabrizio Calfapietra e Giulia Amato. L’ensemble dei Piccoli Pomeriggi Musicali, composto da 60 giovani musicisti tra i 7 e i 17 anni, provenienti dal Conservatorio di Milano e da altre Scuole e Accademie musicali cittadine, è impegnato con i brani di alcuni autori iconici della musica classica – Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven e Pëtr Il’ič Čajkovskij – alle prese con le convenzioni, rappresentate dalle Crontraddanze di Beethoven, con le emozioni dell’adolescenza, rappresentate da due pagine vocali dalle Nozze di Figaro trascritte per orchestra da Parziani, con uno sguardo ironico verso gli adulti, rappresentato dall’“Organetto di Barberia” dall’Album per la gioventù op. 39 del compositore russo.

Prossimo appuntamento in live streaming, l’8 e il 10 aprile quando al Teatro Dal Verme salirà sul podio Alessandro Cadario con il violinista Giuseppe Gibboni che eseguirà il Concerto op. 35 di Čajkovskij e poi la Sinfonia n. 3 Eroica di Beethoven.

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso

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Eternal Misunderstanding Frammenti di cultura e arte dalla Cina contemporanea

Pirelli Hangar Bicocca presenta "Eternal Misunderstanding": frammenti di cultura e arte dalla Cina contemporanea, una serie di appuntamenti in programma da giovedì 1° aprile a giovedì 29 aprile 2021 alle ore  19 e  trasmessi in digitale sul sito, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Gli incontri saranno disponibili cliccando la Bubble Experience dedicata nella pagina dell’evento

“Eternal Misunderstanding” è una serie di conversazioni e conferenze digitali dedicata alla scoperta e all’approfondimento di alcuni presupposti filosofici e culturali che hanno reso possibile il percorso artistico ed esistenziale di Chen Zhen (Shanghai 1955–Parigi 2000), con un particolare accento sulle reciproche influenze tra Cina e mondo occidentale.

Il titolo del ciclo, “Eternal Misunderstanding” [eterno malinteso], riprende un’espressione con cui Chen Zhen fa riferimento alle eccessive semplificazioni utilizzate nella sfera europea e statunitense per rappresentare la cultura e l’arte contemporanea cinese.

Partendo da alcuni dei temi alla base della ricerca di Chen Zhen e della sua mostra in Pirelli HangarBicocca “Short-circuits”, la serie si sviluppa in cinque incontri e coinvolge studiosi e curatori internazionali, provenienti da contesti geografici e disciplinari molto diversi: lo studioso di estetica e filosofia interculturale Marcello Ghilardi; il curatore Davide Quadrio, che da oltre 25 anni lavora tra Italia e Cina; la critica e curatrice basata a New York Wang Xin; la studiosa e docente Franziska Koch; la storica dell’arte e curatrice basata a Pechino Mia Yu; la studiosa di Daoismo Elena Valussi che vive e insegna a Chicago. 

I primi due incontri sono dedicati all’approfondimento di alcuni aspetti filosofici e culturali fondamentali per la poetica di Chen Zhen:

  • Giovedì 1 aprile, alle ore 19, Marcello Ghilardi, professore associato di Estetica all’Università di Padova, parla di “Altri spazi, altri tempi. Forme dell’estetica tra Europa e Cina”
  • Giovedì 8 aprile, alle ore 19, Elena Valussi, Senior Lecturer del Dipartimento di Storia della Loyola University a Chicago e studiosa di Daoismo, tematiche gender, sessualità e religione in Cina, esplora “La concezione del corpo nel Daoismo e nella medicina cinese in conversazione con l’arte di Chen Zhen”

Seguono tre conversazioni, di cui Davide Quadrio è curatore e moderatore, pensate per delineare una narrazione sul modo in cui l’arte contemporanea cinese è stata accolta, raccontata e storicizzata in Europa e negli Stati Uniti, e nel paese d’origine:

  • Giovedì 15 aprile, alle ore 19, la curatrice Xin Wang parla di “Spirituality (and its Misunderstandings) as Cosmotechnics”
  • Giovedì 22 aprile, alle ore 19, la storica dell’arte Fraziska Koch parla di “Group exhibitions mediating contemporary art from China in the post-Mao era”
  • Giovedì 29 aprile, alle ore 19, la curatrice e storica dell’arte Mia Yu, esperta di arte asiatica contemporanea, parla di “Engaging ‘Global China’: Then and Now”

Una serie di imperdibili eventi quelli proposti dall'Hangar Bicocca per il mese di Aprile e un'occasione, per gli amanti della cultura occidentale,  irripetibile!

 

Blog: Rock Targato Italia

Giulia Villani

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Cento anni dalla nascita di Giorgio Strehler: la Fondazione Paolo Grassi celebra l’anniversario con un ciclo di incontri

La Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca programma dieci appuntamenti sia online che in presenza dedicati al regista triestino, nel segno del teatro e dell’amicizia con Grassi che andranno in onda dalla WebTV della Fondazione Paolo Grassi, da mercoledì 31 marzo alle ore 18

Cento anni fa, il 14 agosto 1921, nasceva a Trieste Giorgio Strehler, regista teatrale e fondatore nel 1947 con Paolo Grassi e Nina Vinchi del primo teatro pubblico d’Italia, il Piccolo Teatro di Milano. Nell’anno del centenario del nascita, la Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca, propone un ciclo di incontri a cura di Giovanni Soresi dal titolo Grassi e Strehler, l’arte di fare teatro che avrà inizio mercoledì 31 marzo alle ore 18 con la messa in onda sulla WebTV della Fondazione del primo appuntamento.

 «Iniziamo un percorso che riteniamo doveroso per la Fondazione Paolo Grassi – afferma il direttore Rino Carrieri – e l’idea è quella di raccontare in dieci appuntamenti il teatro e il lavoro di Giorgio Strehler attraverso le parole e i ricordi di chi ha lavorato con lui e l’ha conosciuto. La sua visione di fare teatro è uno dei fondamenti dell’identità del Festival della Valla d'Itria e della Fondazione che porta il nome del suo storico collega che è Paolo Grassi».

La prima puntata è dedicata alla nascita del teatro come istituzione pubblica: insieme ad Anna Bandettini, giornalista e critico teatrale de «La Repubblica», si ripercorrerà la storia del Piccolo Teatro di Milano, dalla fondazione nell'immediato dopoguerra, alle messe in scena di spettacoli ormai “mitici” come Vita di Galileo e L’opera da tre soldi di Brecht, fino alla fondazione del Teatro d'Europa e alla scomparsa di Strehler nel 1997.

Mercoledì 21 aprile, sempre alle 18, sarà online il secondo appuntamento dal titolo La musica di Arlecchino con ospiti l’attrice e Direttore del Teatro Biondo di Palermo Pamela Villoresi, il musicologo Davide Verga e il regista Stefano De Luca. Il 19 maggio, nella terza puntata, si parlerà del rapporto del Piccolo Teatro con il drammaturgo Bertolt Brecht.

Gli incontri andranno avanti sino all’autunno con l’auspicio della Fondazione Paolo Grassi di poter realizzare alcuni incontri in presenza di pubblico a ridosso del Festival, approfondendo il lavoro di Strehler anche in rapporto alla musica e al repertorio operistico.

 

Blog: Rock Targato Italia

Giulia Villani

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Pasqua in musica con il Teatro dal Verme

Sarà la seconda Pasqua in tempi di pandemia, ma non per questo sarà triste. Proprio perchè ora più che mai abbiamo bisogno di bellezza, non potete assolutamente perdervi la proposta di concerti streaming del Teatro dal Verme di Milano. Se volete vivere un momento diverso in questo weekend di zona rossa, basterà collegarvi su : http://dalverme.org/streaming.php

Ecco allora una lista di tutti i concerti che potrete ascoltare. In particolare, giovedì 1 (ore 20) e sabato 3 aprile (ore 17) si potranno rivedere i concerti diretti dal finlandese Pietari Inkinen lo scorso febbraio (18 e 20), dedicati al francese fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con la “porta d’ingresso alla modernità” cioè il Prélude à l’après-midi d’un faune (versione per orchestra da camera di Paolo Fradiani preparata nel 2014) di Claude Debussy (1862-1918), la Sinfonia n. 2 in La minore op. 55 di un musicista prolifico e a suo modo irrequieto, sperimentale e dispersivo come Camille Saint-Saëns (1835-1921) e la Sinfonietta di Francis Poulenc (1899-1963), un’opera di grande chiarezza formale e piena maturità stilistica, che guarda al classicismo di Haydn, ma ha il fascino tutto francese per le nuances di colori, la leggerezza melodica e l’eleganza tutta francese come se si trattasse di una danza.

Lunedì 5 aprile (ore 17) invece si potrà seguire la registrazione del concerto dello scorso 11 marzo con sul podio il direttore principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali James Feddeck e ospite uno dei più apprezzati pianisti di oggi, Nicholas Angelich, impegnato nel Concerto n. 3 in Do minore op. 37 di Ludwig van Beethoven (1770-1827), quindi la Sinfonia n. 3 in La minore op. 56 “Scozzese” di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847). «I due capolavori in programma – scrive nelle note di sala Raffaele Mellace – costituiscono entrambi dei punti di arrivo per i rispettivi compositori, dei promontori nella loro vicenda creativa che rappresentano al contempo la sintesi d’un percorso compiuto e l’esito più alto di un tragitto, parziale nel caso di Beethoven, dell’intera frequentazione del genere della sinfonia in quello di Mendelssohn».

Domenica 4 aprile alle ore 11 appuntamento con una replica del più recente appuntamento della 14a Stagione dell’Orchestra I Piccoli Pomeriggi Musicali diretta da Daniele Parziani: lo spunto narrativo è uno dei racconti per l’infanzia più celebri di tutto il mondo, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry che verrà drammatizzato con la regia di Manuel Renga e la partecipazione degli attori Fabrizio Calfapietra e Giulia Amato. L’ensemble dei Piccoli Pomeriggi Musicali, composto da 60 giovani musicisti tra i 7 e i 17 anni, provenienti dal Conservatorio di Milano e da altre Scuole e Accademie musicali cittadine, è impegnato con i brani di alcuni autori iconici della musica classica – Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven e Pëtr Il’ič Čajkovskij – alle prese con le convenzioni, rappresentate dalle Crontraddanze di Beethoven, con le emozioni dell’adolescenza, rappresentate da due pagine vocali dalle Nozze di Figaro trascritte per orchestra da Parziani, con uno sguardo ironico verso gli adulti, rappresentato dall’“Organetto di Barberia” dall’Album per la gioventù op. 39 del compositore russo.

Prossimo appuntamento in live streaming, l’8 e il 10 aprile quando al Teatro Dal Verme salirà sul podio Alessandro Cadario con il violinista Giuseppe Gibboni che eseguirà il Concerto op. 35 di Čajkovskij e poi la Sinfonia n. 3 Eroica di Beethoven.

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Eleonora Corso

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Radio Sanluchino ci racconta di Roberto Roversi

Il 21 Marzo è una data davvero speciale, oltre ad iniziare la Primavera, è la Giornata Mondiale della Poesia. Il 21 marzo inoltre è anche il compleanno della celebre poetessa Alda Merini.

Per questa occasione, Radio Sanluchino ha voluto dedicare la puntata #22 di LEGGENDE, il programma dedicato ai Grandi ed alle Grandi che hanno fatto grande Bologna, ad un grande poeta come ROBERTO ROVERSI. 

Ieri sera, martedì 30 marzo, è andata in onda la puntata. Ma non preoccuparti, potrai recuperarla scaricando e ascoltando il podcast di questo imperdibile appuntamento su https://www.radiosanluchino.it/leggende/

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso

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ROCK THE CASTLE: ci vediamo nel 2022

"Cari amici,

Sappiamo che la notizia non vi coglie impreparati, ma ora è ufficiale: l’edizione Rock The Castle 2021 non si farà."

Comunica la nota agenzia Vertigo, a causa del perdurarsi della pandemia purtroppo sarà impossibile organizzare l’evento in sicurezza, così come sarà impossibile per tutti gli artisti viaggiare con le proprie crew per raggiungere l’Italia senza correre rischi.

Nonostante a livello governativo non ci siano ancora informazioni su quello che avverrà oltre il 6 aprile, l'agenzia milanese, in accordo con tutte le band coinvolte, ha deciso che il festival non avrà luogo.

Una promessa: non temete, il mondo della musica è inarrestabile e la redazione di Vertigo sta già lavorando all’edizione 2022 che annuncerà nelle prossime settimane, sperando che quello che verrà sia finalmente l’anno della ripartenza e della fine di questa spiacevole situazione.

Alcuni artisti hanno già prontamente riconfermato la partecipazione all’edizione 2022, mentre molti altri lo faranno nei prossimi giorni e si tratterà di band non presenti nel bill precedente; mentre per quanto riguarda i biglietti, chi vorrà potrà conservare il biglietto per l’edizione 2022. 

Con la speranza di rivedere tutti presto sotto i palchi il prossimo anno, l'agenzia Vertigo saluta il suo pubblico con uno speciale augurio:

Stay Strong! Stay Healthy! … And Keep On Rockin’!

 

Vertigo & Rock The Castle Staff

 

Blog: Rock Targato Italia

Giulia Villani

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Musica come ancora di salvezza: intervista a Giovanni Carnazza

Come poche cose al mondo è l’ultimo singolo pubblicato da Giovanni Carnazza - artista, produttore e manager romano - in collaborazione con LENA A. Il brano unisce due punti di vista che raccontano un amore difficile, sospeso tra incertezze e dubbi.

Fa parte della vita, questo perdersi e ritrovarsi sotto varie forme e sembianze ma troppo spesso tralasciamo di sottolineare la bellezza di ciò che viviamo nel momento stesso in cui lo viviamo. L’arte di vivere il presente, lasciando andare il passato e scordandosi per un attimo del futuro: siamo quello che siamo soltanto nell’attimo in cui lo viviamo; il resto è pura narrazione, che è già distorta nel momento in cui la raccontiamo agli altri.
Abbiamo deciso di intervistarlo per conoscere meglio suo progetto artistico:

Il tuo progetto, inaugurato il giorno del tuo trentesimo compleanno, è nato per riprendere in mano la tua vita: come e quando ti sei avvicinato alla musica? Ha funzionato come valvola di sfogo?

Più che come valvola di sfogo, ha funzionato come ancora di salvezza. In un momento in cui tutto stava andando a picco nella mia vita, la musica ha rappresentato un qualcosa a cui aggrapparmi, tirandomi su dal buco nero nel quale stavo sprofondando. La musica per me rappresenta una vera e propria esigenza espressiva interiore, un modo per fare ordine al caos che a volte sento dentro, uno strumento per capirmi. Poi definisco “arte” tutto ciò che è in grado di scatenare empatia nell’ascoltatore e questa empatia può, a sua volta, determinare vicinanza o rifiuto, a seconda di cosa si sta cercando di comunicare. L’indifferenza è sicuramente la cosa più pericolosa e difficilmente possiamo definire un artista tale. Io principalmente comunico sofferenza, la cosa che più ha segnato e segna la mia vita, e non sempre le persone sono in grado di recepirla. Di fronte al dolore, diceva un pensatore illuminato del ‘900, si possono fare due cose: scappare o restare; restare però significa anche in parte farsi carico del dolore a cui stiamo assistendo e non è una cosa da tutti.

Oltre che artista, produttore e manager sei anche un professore e ricercatore in Economia tra Roma Tre e La Sapienza: come concili questi due mondi così diversi?

Ammetto che non è facile anche perché il mondo della musica, soprattutto parlando del lato manageriale, richiede spesso una reperibilità immediata a qualsiasi ora del giorno (e del fine settimana), il che mi impone una grande disciplina su come ripartire gli impegni e una altrettanto grande flessibilità per quanto riguarda il passare da un mondo all’altro. Tutto questo va poi contestualizzato all’interno di una personalità come la mia molto volitiva, che non riesce a fare le cose tanto per. Il mondo della musica non è assolutamente un hobby, anche perché prendo molto seriamente la responsabilità di cui sei investito quando un artista decide di entrare a far parte della tua realtà. D’altro canto, non riuscirei a mettere da parte tutti gli anni che ho investito nel mondo accademico. Oltretutto, Le Siepi Dischi nascono come una realtà molto genuina e trasparente che non vuole approfittarsi degli artisti ma vuole crescere con loro e, quindi, i margini di profitto sono praticamente nulli e totalmente reinvestiti nella crescita dell’etichetta nel suo insieme. Riassumendo: disciplina e flessibilità, a cui aggiungo anche il sapere quando staccare per prendersi un momento per se stessi. In questo, aver deciso di praticare la meditazione con costanza mi sta aiutando tanto.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Ascolto musica “contemporanea” in maniera seriale da quando ero alle medie. Prima ascoltavo quasi esclusivamente musica classica (che infanzia, direte voi…). Il mio primo disco è stato quello di Daniele Groff, Variatio 22, una piccola perla. Le sonorità degli Oasis portate in Italia; in quegli anni, una piccola rivoluzione. Poi sono passato attraverso diverse fasi ma quella che ha cambiato radicalmente il modo di interpretare la musica è stata l’ondata che è seguita al primo disco de I Cani. Le loro sonorità mi hanno stregato e le ho ricercate ovunque sia in Italia che all’estero. Oggi ascolto prevalentemente i CHVRCHES, AURORA, Daughter e Lorde per quanto riguarda il panorama internazionale mentre in Italia la mia stella polare è La Rappresentante di Lista senza alcun dubbio.

Qual è la collaborazione dei tuoi sogni?

Forse mi contraddirò rispetto a quanto detto nella risposta precedente ma la collaborazione dei miei sogni è sicuramente Diodato. Lo seguo da tantissimi anni e sono contento nel vedere che si sta prendendo lo spazio che merita. Difficilmente ho visto fondersi in un unico artista una così grande capacità espressiva e una così bella penna. Sinceramente sono stanco degli interpreti nel mondo della musica. Abbiamo bisogno di cantautori, persone che scrivano avendo vissuto in prima persona quello che stanno cantando. Se non sei capace a scrivere un testo, a comunicare qualcosa, cambia mestiere. Una visione un po’ radicale, forse, ma lo scenario musicale è talmente ingolfato che una maggiore critica aiuterebbe a sfoltire un po’.

Nel tuo ultimo singolo "Come poche cose al mondo" racconti due storie d’amore che, come molte altre, lottano contro il tempo e rimangono sospese nell’incertezza: è possibile vivere nel presente senza lasciarsi sopraffare dal passato e dal futuro?

Penso che l’unico modo di vivere pienamente la vita sia proprio restare nel momento presente, senza lasciarsi trascinare indietro dai rimpianti o rimorsi del passato e senza farsi schiacciare dall’ansia del futuro. Siamo una generazione purtroppo che è costretta a vivere con poche certezze rispetto al proprio percorso professionale. In qualsiasi settore c’è questa tremenda incertezza. Al contempo, però, penso che possa rappresentare un’opportunità, “costringendoci” a consapevolizzarci di chi siamo, di cosa vogliamo e di come intendiamo raggiungere i nostri obiettivi. Per anni sono stato soffocato dal passato, da tutte quelle cose che mi hanno segnato in maniera indelebile: sarebbe bastato dire “no” a un solo crocevia cruciale della mia vita e questa sarebbe stata completamente diversa. Poi col tempo ho capito che non aveva senso morire dietro quello che sarebbe potuto succedere e ho iniziato a cercare di trarre qualcosa di buono dal presente. Non importa il traguardo, dico sempre, conta il percorso. Ogni giorno voglio andare a letto sapendo di aver lottato per un domani migliore per me e per gli altri.

Com’è nata la tua collaborazione con Lena A.? Com’è stato scrivere un pezzo a quattro mani?

Con Lena A. ci siamo conosciuti nel dicembre del 2019. Io lavoro principalmente come produttore nei panni di musicista e le ho proposto di seguirla come direttore artistico. Abbiamo lavorato su un suo primo brano ed è stato amore a prima vista in termini di affinità umana e musicale. Da lì abbiamo cominciato a lavorare al suo album e sono venute fuori due canzoni scritte insieme. “Tra le dita” dove io accompagno la sua voce e “Come poche cose al mondo” uscita appunto a mio nome. Le canzoni più belle sono quelle scritte da poche persone, una preferibilmente, ma nel caso di me e Lena A. a volte ho come la sensazione che parliamo e pensiamo all’unisono. È stato bello scrivere questi due pezzi insieme ma è molto raro trovare artisti con cui poter iniziare questo tipo di collaborazione.

In autunno uscirà il tuo primo album: vuoi darci qualche anticipazione?

Fino a questo momento ho fatto uscire singoli proprio perché ogni canzone nasceva estemporaneamente da una diversa esigenza espressiva. Arriva però un momento in cui vuoi fare un bilancio e far uscire un album mi sembra il giusto passo in questo momento. L’album sarà diviso in due parti: una metà di pezzi inediti e l’altra metà di pezzi già usciti ma completamente rivisti nel loro arrangiamento e con featuring di artisti che hanno accompagnato il mio percorso nel mondo della musica fino a questo punto. Tutte collaborazioni al femminile perché mi piace molto l’intreccio tra voce maschile e voce femminile.

BIOGRAFIA

Giovanni Carnazza nasce il giorno del suo trentesimo compleanno, il 17 dicembre 2018, quando decide di pubblicare il suo primo singolo da solista. Dopo anni in cui l’unica cosa che gli era rimasta era il suo dolore fisico, eredità di un duplice intervento chirurgico sbagliato al volto a cui tuttora non si riesce a porre rimedio, decide di prendere in mano la sua vita, amandola e rispettandola in tutte le sue forme. La sua forma, di vita, gli sembra sbagliata, come se fosse stato punito per qualcosa che ancora non ha capito di aver commesso, ma abbraccia l’idea del vivere ‘momento per momento’ come unica àncora di salvezza. Giovanni è tante cose. È ricercatore e professore in Economia tra Roma Tre e La Sapienza di giorno ma la sera e il fine settimana sono interamente dedicati alla musica. Non riesce davvero del tutto a immedesimarsi nella veste di cantautore, preferendo quella di produttore e manager dell’ennesima etichetta indipendente, Le Siepi Dischi.
 
Dopo aver fatto uscire vari singoli, ha deciso di far uscire il suo primo album in autunno che conterrà nuovi inediti e riarrangiamenti di canzoni già uscite con collaborazioni di molti artisti che hanno segnato il suo percorso musicale fino a questo momento.
Blog: Rocktargatoitalia.eu
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Janis Joplin: il fascino dell’eccentricità

Ribelle, stravagante, rivoluzionaria. Janis Joplin è stata un’anima libera e pura che, con la sua voce graffiante e il suo talento naturale, ha segnato la storia della musica, diventando una delle figure femminili centrali nel panorama rock degli anni ’60. Una donna forte, determinata e ambiziosa, ma allo stesso tempo insicura ed estremamente sensibile; attraverso la musica riusciva a raccontarsi senza filtri, in modo diretto, lasciando trasparire ogni sfumatura dei suoi stati d’animo. Esprimeva tutta la sua personalità attraverso le note, ma non solo: chiunque la incontrasse era affascinato del suo modo di muoversi, di parlare, di scrivere e soprattutto di vestire.

La storia

Janis Lyn Joplin nasce il 19 gennaio 1943 a Port Arthur; la piccola cittadina del Texas inizia subito ad andarle stretta: già dai primi anni di scuola viene spesso derisa a causa della sua forma fisica e del suo aspetto inusuale. Janis sognava di essere bella come le modelle che vedeva sui giornali ma i suoi lineamenti erano mascolini, così come la sua voce e la sua fisicità. Si immerge quindi nella musica, per esorcizzare quel senso di inquietudine derivante dalle sue insicurezze: Leadbelly, Bessie Smith, Odetta e Big Mama Thornton fanno da colonna sonora dei suoi pomeriggi adolescenziali.

Nonostante fosse iscritta all’università, nel 1963 decide di lasciarsi alle spalle il Texas, con la sua mentalità chiusa e retrograda, per trasferirsi a San Francisco. Qui inizia a incidere i suoi primi pezzi e, dopo essere tornata a casa per rimettere la testa a posto, nel 1966 entra nella band Big Brother and The Holding Company. Con loro si esibisce al Festival di Monterey: questa performance sancisce il vero inizio della sua carriera. Grazie agli accordi presi con la Columbia Records incidono due album: Big Brother and the Holding Company e Cheap Thrills. Quest’ultimo rimane primo in classifica per otto settimane consecutive, vendendo un milione di copie e aggiudicandosi il disco d’oro. Era arrivato il momento per Janis di intraprendere la sua carriera da solista, debuttando con l’album I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!, caratterizzato da sonorità blues e funky. Nonostante il duro lavoro, il disco non è stato particolarmente apprezzato né dal pubblico né dalla critica. Inevitabilmente, sfoga le sue insicurezze negli stupefacenti, rendendosi sempre più fragile. Dopo una breve parentesi in Brasile, per ripulirsi da alcool e droghe, torna in America. Per lei si apre un nuovo capitolo: fonda la Full-Tilt Boogie Band con la quale partecipa al Festival Express 1970 e, grazie a Paul Allen Rothchild – produttore discografico dei Doors - inizia a lavorare al suo quarto disco. Mercedes Benz sarà l’ultima canzone incisa da Janis. Il 4 ottobre 1970 viene trovata morta nella sua stanza d’albergo a causa di un’overdose di eroina. Il mondo non era ancora pronto a dire addio a quella voce così meravigliosa e graffiante: l’album Pearl verrà pubblicato postumo l’anno successivo, entrando subito in classifica e aggiudicandosi il primo posto per nove settimane.

Janis Joplin 1969 | Kristine | Flickr

La cultura e lo stile hippie

Janis Joplin aveva una personalità forte, carismatica ed eccentrica, che traspariva dalla sua voce ma non solo: era unica nel suo genere anche grazie alla sua presenza scenica e la sua estetica, quasi come se fosse un marchio di fabbrica. La sua immagine, così anticonvenzionale, coniugava la cultura hippie allo stile bohémien, creando una sintesi perfetta di femminilità e libertà di espressione.

Janis è stata una delle portavoce della cultura hippie, a partire dai suoi primi anni a San Francisco, la capitale del movimento. Seguendo la tradizione dei beatniks, si erano formate delle comuni dove si predicava l’amore, la libertà sessuale, e in cui si contrastavano i valori della classe media e la guerra del Vietnam. Nella comunità hippie, prevalentemente composta da adolescenti e giovani adulti, era nata la necessità di rompere con le generazioni precedenti, ormai vittime del consumismo, annullando le norme sociali per riconnettersi con la natura. Per questo, oltre ad abbracciare il veganesimo e l’ecologismo, erano attratti dalle filosofie orientali e arrivando quasi a romanticizzare le culture indigene, note per la loro mancanza di modernità. Infatti, a partire dal secondo dopoguerra, anche la classe media aveva iniziato a viaggiare; per questo parte della popolazione, compresi i giovani, avevano potuto entrare in contatto con culture e costumi diversi, lontani dal modello occidentale.

Gli hippie erano immediatamente riconoscibili: il loro bisogno di rottura li portava a distinguersi dalla massa anche visivamente, adottando codici d’abbigliamento diversi, in linea con la loro filosofia di vita. Capi dai colori brillanti, con stampe psichedeliche e dai tagli insoliti – come i pantaloni a zampa – e unisex. Alcuni pattern e lavorazioni erano ripresi direttamente dalle culture africane e orientali, come nel caso della tecnica di tintura tie dye, nata in Cina nel V secolo e sviluppatasi in Giappone sotto il nome di Shibori. Allo stesso modo anche gli accessori derivavano da un processo di riscoperta dei costumi indiani, africani e sudamericani: copricapi di piume, bandane, turbanti, collane e bracciali in legno. L’abbigliamento era spesso autoprodotto o acquistato ai mercatini delle pulci, in modo da contrastare il mercato capitalista. Il loro stile era trasandato, libero, anticonvenzionale: Janis Joplin, hippie per antonomasia, aveva personalizzato questi codici facendone un marchio di fabbrica. Pantaloni a zampa in velluto, gilet all’uncinetto, lunghi cardigan, camicette con manica svasata, copricapi in piuma, fasce, boa coloratissimi e montagne di bigiotteria etnica. Non aveva semplicemente applicato lo stile hippie, ma era riuscita a tradurre la potenza della sua personalità, eccentrica e rivoluzionaria, negli abiti, rendendosi unica nel suo genere.

Janis Joplin | Ur Cameras | Flickr

La sua eredità

La Summer of Love del 1967 ha reso la cultura hippie popolare, attirando giovani da ogni angolo degli Stati Uniti e non solo; tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta questa cultura ha superato i confini della California, diventando un fenomeno globale. Allo stesso modo, la musica e l’immagine di Janis Joplin hanno fatto il giro del mondo, appassionando e ispirando tanti altri artisti. Anche il mondo della moda è rimasto affascinato da questo immaginario, così naif ma rivoluzionario; sono infiniti i nomi di brand e stilisti che hanno inserito dei riferimenti al movimento hippie nelle loro collezioni, riproponendolo periodicamente tra i trend di stagione. In particolare, alcuni stilisti e designer si sono ispirati alla stessa Janis, facendola rivivere attraverso i suoi look. Il caso più eclatante è la linea Made for Pearl: la collezione, disegnata dalla nipote dell’artista Malyn Joplin, è composta da alcuni dei suoi capi più iconici, ricreati in chiave moderna ma sempre rispettando la filosofia hippie. Allo stesso modo, anche Rodarte ha inserito alcuni riferimenti nella sua collezione primavera/estate 2017.

Inoltre, due magazine hanno voluto rendere omaggio a Janis Joplin attraverso due editoriali di moda: Janis Lives!  nel 2007, firmato dall’attuale direttore di Vogue UK Edward Enninful, in cui l’attrice Raquel Zimmerman ricrea alcune delle foto più celebri dell’artista; il secondo nel 2015 di Mane Addicts, con protagonista Zendaya Coleman, che interpreta gli anni ’60 attraverso i look di Janis Joplin e Cher.

La figura di Janis Joplin – così naturale, stravagante e originale – continua ad affascinare il pubblico, arrivando anche alle nuove generazioni di appassionati. In pochissimi anni ha saputo lasciare la sua impronta e, nonostante siano passati più di quarant’anni dalla sua scomparsa, Janis continua a essere ricordata e omaggiata da artisti di diverso genere, dalla musica alla fotografia, arrivando anche alla moda.

File:Janis studio.jpg - Wikimedia Commons

 


 

Di: Nadia Mistri

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Credits: Copertina - Immagine 1 - Immagine 2 - Immagine 3

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Ecco alcuni consigli di lettura per ragazzi e bambini, firmati Gallucci Editore.

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Qual è il segreto per essere davvero fichi? La risposta non è così scontata! Un libro con illustrazioni d’artista per i piccoli che vogliono osare di più. Un paio di occhiali da sole scatena il desiderio di mostrare di più di quel che si è, con esiti spassosissimi. Un albo per celebrare l’amicizia, il gioco in compagnia e l’importanza di essere se stessi al di là delle apparenze.

Salva la scuola. Caccia ai mostri 2

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Ehi, tu! Sì, proprio tu! Ci siamo già visti da qualche parte? Sono Tom Ros, un cacciatore di mostri, e ho bisogno di te. Creature terrificanti hanno invaso la scuola, ma per sconfiggerle non ti basterà semplicemente leggere questo libro: dovrai prendere decisioni coraggiose, aguzzare l'ingegno e maneggiare CACCOLE DI MOSTRO. Vedrai, sarà una faccenda disgust... ehm, un gioco da ragazzi! Metti alla prova le tue abilità e diventa un cacciatore di mostri professionista!

Della stessa serie anche Caccia ai mostri

Sarò una stella- La tournée in Giappone

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Libro-burattino :Abbracciami tigrotto

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Le morbide braccia del tigrotto ti fanno ridere e giocare, ma soprattutto ti possono abbracciare!

In questa deliziosa serie di libri, le braccia degli animali coccoloni sono fatte di peluche e animano le storie. Leggere insieme diventa ancora più divertente, rilassante e coinvolgente. Un libro-burattino per leggere e giocare con tenerezza.

 

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Eleonora Corso

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