Menu

Maroccolo, Mariposa, Il Buio, Corsi e Osaka Flu.

4 album + 1per febbraio 2020

Maroccolo, Mariposa, Il BuioCorsi e Osaka Flu.

articolo di Roberto Bonfanti

Sono stanco di vedere mandrie di artisti ribelli schierati compatti sempre dalla parte “giusta”, eternamente nascosti nel gregge senza mai prendere in prima persona una posizione che esca dal coro e li esponga a un qualunque contraddittorio. Sono stanco di artisti presenzialisti ovunque, dai vaffaday alla festa dell’erasmus passando per i talent e le celebrazioni dei boyscout, senza mai portare un contenuto che provi a scuotere lo scatolone. Sono stanco. Dunque, in questo mese bisesto, proviamo ad andare oltre.

Gianni Maroccolo non ha bisogno di presentazioni e il suo progetto “Alone”, giunto già al terzo capitolo, è una delle avventure musicali più autenticamente indipendenti che si possano immaginare: una serie di album, pubblicati con cadenza semestrale, in cui il musicista toscano dà sfogo al suo desiderio di sperimentare e vivere la propria creatività nel modo più libero possibile slegandosi da ogni vincolo di forma, di struttura o di contenuto. Il risultato è un progetto suggestivo, coraggioso e visionario che delinea paesaggi sonori inusuali dal grande impatto emotivo.

Chi ha seguito con un minimo di attenzione la scena indipendente di inizio millennio ricorderà sicuramente i Mariposa come un’autentica scheggia impazzita capace di sfuggire a ogni catalogazione. “Liscio Gelli”, album che segna la ricomparsa sulle scene della band dopo un lungo silenzio e qualche cambio di formazione, mantiene vivo in tutto e per tutto lo spirito del gruppo: canzoni eccentriche e variopinte in cui il prog e la psichedelìa si contaminano col pop, con la canzone d’autore e con il liscio romagnolo dando vita a un vero e proprio trascinante teatro visionario in cui nulla è mai come appare.

Non può certo passare inosservata la mole di rabbia, disillusione e urgenza di metterci la faccia urlando al mondo la propria visione delle cose che i vicentini Il Buio hanno saputo riversare fra le tracce del loro nuovo album intitolato “La città appesa”: un lavoro sanguigno e diretto, intriso di catrame di periferia e senso di straniamento, che si lancia sull’ascoltatore come un rullo compressore di chitarre distorte, ritmica massiccia e sfuriate post-hardcore capaci di alternarsi ad aperture inquiete dal sapore post-rock.

Lucio Corsi sembra un giovane hippie di fine anni ‘60 catapultato nel tempo presente da chissà quale cortocircuito temporale. “Cosa faremo da grandi?” è una bella conferma del talento genuino già visto nei suoi precedenti lavori: un cantautore autentico capace di esprimersi in modo semplice ma estremamente efficace, fra fiabe surreali, giochi di parole e riflessioni attente.

Per il mese più corto dell’anno, aggiungiamo in quinto album ai quattro consigli abituali:
Pur non amando i dischi di cover, bisogna riconoscere che l’atteggiamento con cui gli Osaka Flu si sono confrontati con alcune delle menti più importanti e libere della nostra storia musicale all’interno del loro “La strana famiglia” è qualcosa di intrigante e intelligente. Un approccio smaccatamente cazzone per rileggere in chiave punk scanzonata e per nulla celebrativa brani di Rino Gaetano, De André, Gaber, ma anche gli Afterhours, gli Skiantos, i Diaframma e i CCCP, andando così a costruire un interessante, irriverente e inusuale bigino degli ultimi cinquant’anni di rock italiano.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

blog rocktargatoitalia.it

Divinazione Milano

Leggi tutto...

Mi costringo in tempi di degrado mentale ad un articolo felice.

Mi costringo in tempi di degrado mentale ad un articolo felice.

di Riccardo Autore

Vado subito al sodo: si può avere successo oggi. Facilmente. Anzi mai come oggi abbiamo avuto tanto terreno fertile. Tanto che avere questo terreno fertile  diventa esso stesso il problema.

Nell’intimo dell’italiano, specialmente se musicista, alberga questa funesta paura di fare le cose tanto per farle, perché “tanto non cambia niente, ma poi io… chi sono? Ce ne sono migliori di me un’infinità e guarda come gli è finita, a fare le cover, a suonare per 4 spiccioli, a seguire le canzonette”.

Tralasciando il retroscena depressivo imposto dalla serie tv che chiamano Politica Italiana, il nocciolo della questione è: sei di successo quando ti alzi la mattina? Cioè ti lavi bene i denti o ci metti 10 secondi giusto per prenderti in giro che lo hai fatto? E ancora: sei di successo quando ti vesti, o abbini i vestiti a minchia? Hai buon gusto nel fare colazione o ti cali il cazzo che ti capita perché hai premura o peggio spossatezza? E così via, accendi l’auto e parti subito o le dai almeno un minimo di preliminare…? Saluti e stringi forte la mano, offri un caffè, sdrammatizzi e fai ridire i tuoi cari, hai in mente la giornata, la settimana, il mese, l’anno, la tua vita o di base sei un continuo coitus interruptus?

Ecco, se rientri anche solo in una delle suddette sottospecie di mediocrità, non allarmarti, sei un po’ come me, come i più, quasi tutti. Semmai dovessi avere una preoccupazione, piuttosto, preoccupati del fatto che non ti preoccupi più, appunto, di fare parte della maggior parte delle persone.

In musica si deve essere umili ma anche superbi, specialmente se componi e non soltanto replichi le note altrui. Un artista deve avere esigenza di se stesso, curarlo e accudirlo, proteggerlo e promuoverlo, minuto per minuto, come quando esegue un brano e rispetta tempo, melodia e umore dello stesso. Questa prassi, pignola all’inizio e spontanea col tempo, rende svegli alle proposte del mercato musicale, ai flussi tematici da trattare nei testi, agli investimenti da fare nella più nella promozione del prodotto rispetto che alla realizzazione dello stesso e, a seconda dei casi, al contrario. Insomma, il successo è il riflesso naturale della nostra personalità ed è davvero un peccato che lo si insegue senza se stessi affianco.

La faccenda per ora l’archivio così:  fai le canzoni che ti fanno stare bene ma mostrale al pubblico solo se lo faranno stare bene come a te. Detto gretto. Fuori grammatica. Ma ci siamo capiti…

E tranquillo che anche se sei un cane, puoi migliorare, ci sono tutorial, ci sono plug in, ci sono tempo e calma in abbondanza nell’era della disoccupazione ad oltranza. Il terreno per quanto possa essere fertile, non farà crescere il tuo seme se la stagione non è ancora arrivata.

Riccardo Autore: https://www.youtube.com/channel/UC3oy3BLeR6NnDcff2YqnknA?view_as=subscriber

blog rocktargatoitalia.it

Leggi tutto...

Da OGGI nei digital store “HO BISOGNO DI TE” di Daniele Chiarella

Da OGGI nei digital store

e dal 10 gennaio in rotazione radiofonica

Il nuovo singolo 

“HO BISOGNO DI TE”

di Daniele Chiarella

Ascoltalo anche su spotify: https://spoti.fi/36yFMEO

 

HO BISOGNO DI TE” il brano è un disperato “urlo” cantato a bassa voce, minimale.

Una relazione “distratta” e “banale”, nell’abbandono, diventa una storia di solitudine di ansia e di amore. Il vuoto diventa fisico.

La canzone di Daniele Chiarella “HO BISOGNO DI TE” è l’urlo, un importante segnale di vita che noi tutti ci portiamo appresso. La canzone diventa comunicazione, una poesia disperata, che per sua natura non può mediare, non può diventare commerciale ma può diventare famosa.

“HO BISOGNO DI TE” è un bisogno d’amore importante. Il brano diventa un urlo che non si può masterizzare, arrangiare. E’ solo un urlo!

Un suono primordiale che arriva dalla montagna, che arriva dal mare, dalla terra. E’ fuoco che brucia dentro quando siamo disperatamente soli, quando vogliamo comunicare con altri. Quest’urlo è  segno di vita, di proposta, di incontri. Incontro con la solitudine disperata, in un letto disperato, in un frigorifero vuoto, in un bagno deserto, in una cucina dove il caffè non sale mai.

Nella semplicità del suono primordiale il racconto si fa diretto senza masterizzazione, libero da arrangiamenti per avere una maggiore carica emotiva e trasmettere sensazioni, seduzioni, informazioni, forza.

«…La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.»

(C. Bukowski, Hollywood, Hollywood!)

Per chi conosce Daniele Chiarella non è una novità.

Artista indipendente, situazionista, amante delle letture e spericolato sperimentatore dei linguaggi musicali. Nella sua criptonicchia esistenziale si presenta in diverse versioni artistiche in maniera molto naturale; ora leader del gruppo Fanali di Scorta in altre occasioni semplicemente Daniele Chiarella, spesso semplicemente come musicista in collaborazione con diversi protagonisti della scena torinese.

Una vera perla che brilla di luce propria nello stantio panorama musicale nostrano. Un artista che osa, sperimenta, che ricerca con coraggio con amore, passione e ironia, soluzioni inaspettate seducenti intriganti per dare maggiore forza, contemporaneità e comunicazione alla sua produzione artistica.

Un gioco impegnativo, ricco di imprevisti e non sempre portatore di nuovi orizzonti, anzi a volte le scelte estreme che hanno esaltato la sua produzione artistica, sono fallimentari. Ma avanti si va.

Cosi come Fontana nello Spazialismo e Klein con il monocromatico aprono nuove frontiere alla pittura, nella musica racconta Daniele Chiarella “…oggi c’è tanto bisogno di togliere e non aggiungere per creare… “

Un minimalismo impressionante, estremo che a tratti ricorda la poetica di Bukowski

Copertina di Marica Vizzuso

Registrato c/o Freakone, Torino

https://www.facebook.com/danielechiarellaartist/

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?