Menu

12 ALBUM PER L’APOCALISSE, II PARTE.

12 ALBUM PER L’APOCALISSE

II PARTE.

“Questa è la fine/

la fine del mondo/

per cinquemila anni/

devi sicuramente averlo sentito/

Nostradamus, Gesù, Buddah e io/

Abbiamo detto che stava per arrivare/

Ora aspetta e guarda.”

Bob Geldof

 

Ve ne siete già fatti una ragione? No? Allora questa “seconda parte” è per voi! Per voi improvvisati sceriffi del “restate a casa”, per voi che non avete capito che dovete rispettare le regole, non farle rispettare, per voi che insultate chi passa sotto il balcone, per voi che cantate e suonate sul vostro terrazzo e sarebbe opportuno che scegliate meglio il repertorio, per voi che stropicciate quotidianamente Conte (Paolo, N.d.R.) e l’inno nazionale, per voi che rimarrete impressi nella nostra memoria incorniciati dal rettangolo della vostra finestra mentre massacrate Va Pensiero, per voi che avete esposto la bandiera tricolore ma era tutta tarmata perché in una scatola dai mondiali di calcio dell’82, per voi che il pane si compra tutti i giorni, per voi che avete scoperto che si può litigare per portare giù l’immondizia, per voi che ne avete approfittato per indagare e avete scoperto che quelle cose strane, rettangolari che avete sugli scaffali sono libri e non è spiacevole aprirli e leggerli, per voi che adesso siete grati al vostro cane e non il contrario, per voi avvocati divorzisti che attendete il tempo delle messi, per voi patrioti confusi dell’ultima ora, per voi neo-fulminati sulla via di Damasco, per voi fulminati e basta … questo pezzo è per voi!!!!

Continuiamo con gli ultimi sei album (non sono certo del numero …) per godersi pienamente l’Apocalisse! Godeteveli che sono gli ultimissimi! Ok … Sto mentendo!

#1. Rhymes and Reasons di John Denver. Nella vecchia Nashville, se chiedi cos’è il country, ti rispondono così: tre corde e la verità. Questo per la (spesso solo apparente) semplicità di stesure e suoni e per i testi che parlano di cose vere, quotidiane. Ma anche delle ferite, delle paure, delle perdite che fanno parte delle nostre vite. La title track dell’album recita: <<[…] la paura che è con te, non sembra finire mai […]>>. Come la nostra. Paura che raramente abbiamo provato su scala globale. L’album esce nell’ottobre del ’69 in piena Guerra Fredda e contiene capolavori del “genere” come la meravigliosa Leaving on a Jet Plane oltre a Rhymes and Reasons (espressione inglese che indica che non si vede il motivo di qualcosa).

#2. Back in Black degli AC/DC. E’ il secondo album più venduto di tutti i tempi con 50 milioni di copie. Rimase nella Billboard 200 per quasi 390 settimane e, secondo l’autorevole magazine Rolling Stone, si trova al n. 77 nella speciale classifica dei cinquecento migliori album di tutti i tempi. Realizzato dopo la morte del cantante Bon Scott a Londra, il disco esce con una copertina completamente nera (scelta inizialmente osteggiata dal discografico a cui concessero il grigio per “bordare” il nome del gruppo sulla cover) per il lutto occorso alla band. Dopo un periodo di grande indecisione sull’opportunità di continuare o meno, il gruppo arruola Brian Johnson come nuovo vocalist che curerà anche la scrittura di testi e melodie insieme ai fratelli Young. Il tema ci si chiarisce appena la puntina sfiora il vinile: l’album inizia con il suono di campane a morto. Back in Black riesce a contenere brani del calibro di Hells Bells, Shoot to Thrill, What Do You Do for Money Honey, You Shook Me (All Night Long), Rock ‘n Roll Ain’t Noise Pollution oltre alla title track. In pratica, il cinquanta per cento dei singoli di successo planetario della compagine anglo-australiana e brani che conoscono anche quelli meno interessati al genere.

#3. Splendor and Misery dei Clipping. Il disco che da me non ti aspetti… Consigliato dal mio amico Sandro, Splendor and Misery è un album hip hop ma non solo questo. Anzi, forse lo è solo incidentalmente. Andando in ordine, il gruppo di L.A. è composto dai due produttori W. Hutton e J. Snipes e dal rapper Daveed Diggs, e prende il nome da un effetto distorsivo del suono che si produce quando un amplificatore viene “forzato” a lavorare oltre la propria capacità e va in saturazione. L’album è un concept e parla di un’odissea spaziale. Suona molto diverso dagli album del genere, con abbondanti e, devo ammettere, molto interessanti escursioni ai confini di industrial, musica cosmica, space rock ed elettronica (molto curata) ma, certamente, non ho colto qualche altra influenza che pure ci sarà. Di sicuro impatto, l’utilizzo degli effetti sonori. Inutile dirvi che non si tratta di un’opera che ha il suo punto di forza nella facilità di ascolto, tuttavia l’esplorazione è straordinariamente suggestiva e credibile nel raccontare la deriva spaziale. Arriva davvero là dove nessun discepolo dell’hip hop è mai giunto prima, una nuova frontiera. La traccia che ho preferito è A Better Place. Sarà per la necessità di acquisire una qualche speranza? Speriamo di risvegliarci in un posto che sia autenticamente migliore, alla fine della “peste”, anche se temo che ci si dovrà lavorare e molto.

#4. Downward Spiral dei Nine Inch Nails. Al posto 201 della classifica già citata di Rolling Stone, per rimanere nel robotico-futuristico, vi propongo il capolavoro assoluto di Trent Razor, nel quale esplodono la sua ossessiva ricerca di suoni e la sua visione del mondo nietzschiana (e nichilista). Tra i tre album più significativi degli Anni Novanta (con Nevermind e Superunknown per noi), non solo per la sua importanza formale, Razor vi tratta temi come quello della morte di Dio, la malattia mentale, l’impotenza dell’individuo di fronte al sistema e la fragilità umana. Un concept di straordinaria potenza e originalità adatto a tempi come questi nel sottolineare il racconto della nostra impotenza.

#5. Darkness on the Edge of Town di Bruce Springsteen. Dopo il pirotecnico Born to Run, il Boss ferma la sua corsa e torna al pensiero. E’ il 1978 e l’album (il mio preferito del menestrello del Jersey) è intriso di profonde riflessioni, disperazione e atmosfere scure. Uno Springsteen di pancia che si interroga sulla vita e sul sogno ma, soprattutto, sulla vita dentro al Grande Sogno, sulle aspirazioni crollate, sulle illusioni svelate alla fine dell’inganno. Musicalmente è un album scarno ed essenziale, privo della densità sonora del precedente e le liriche sono meno evocative, più dirette e no frills. La mia traccia preferita è Badlands. Adatto a tutti, lo consiglio agli amanti del jogging ora costretti all’inattività.

#6. Lament di… E qui abbiamo un titolo per due band (lo so, sono scaltro!). Lo stesso titolo è stato usato dai londinesi Ultravox ed è uno dei due loro migliori lavori (insieme a Quartet, prodotto dal saggio George Martin) e dai tedeschi Einsturzende Neubaten (scusate la mancanza delle necessarie dieresi ma non riesco …). Molto diversi i generi e tempi. Il primo è un disco del 1984, in cui il gruppo dandy si dedicava ad un’elettronica dolente, fatta di nostalgici romanticismi e di un frullato ben riuscito tra Kraftwerk, glam rock (Bowie e Bolan, soprattutto) ed elettronica alla Eno. Sono dentro la new wave degli Ottanta della rinnovata ostilità tra superpotenze nucleari dopo il disgelo, sono gli Ottanta dei synth, dell’edonismo reaganiano e della musica prodotta con la dottrina Warner. Sono gli Ottanta dei videoclip musicali (l’inizio della fine) e Lament è sicuramente un’opera del suo tempo. Pervaso di malinconie e sturm und drang contemporanei all’epoca, è l’album che ti aspetti ma decisamente raffinato per armonizzazioni e per l’alchimia riuscita tra art rock, new romantic e pop. Decisamente più facile dei precedenti e con meno esperimenti “berlinesi”, è un misto di struggenti melodie su tessiture elettroniche. Brani migliori del disco: la title track e la famosissima Dancing with Tears in my Eyes dal refrain indimenticabile, che parla dell’ultimo ballo tra amanti prima che un’esplosione nucleare ponga fine alla loro vita e alla loro storia. L’altro (udite, udite voi che considerate che io viva solo nel passato) è del 2014 ed è ispirato alla Prima Guerra Mondiale, di cui all’uscita si celebrava il centenario. Ho visto a Villa Arconati il recital live della band tedesca: meraviglioso e denso di suggestioni con video, musica e recitazione. Impressionanti le registrazioni recuperate dagli archivi dei prigionieri di guerra chiusi nei campi d’internamento e inserite nel disco. Le registrazioni sono state unite alle composizioni con forme tipicamente rinascimentali, di cui una chiamata Lamento (da cui il titolo). Gli Einsturzende Neubaten si sono formati a Berlino Ovest nel 1980 e costituiscono una delle realtà più importanti della musica concreta, del rumorismo, dell’ industrial e del rock sperimentale.

Godetevi con l’ascolto di country, folk, esperimenti elettronici e rock, il protrarsi degli arresti domiciliari (sono certo di avervi fornito una selezione eterogenea e di qualità). Cercate di essere positivi e consapevoli ma, soprattutto, (come dice Stanislaw J. Lec) non aspettatevi troppo dalla fine del mondo.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

P.S. Mi segnalano un refuso … mi correggo colpevolmente in ritardo. Nel pezzo de Le Visioni di Paolo intitolato <<Cinquanta anni fa, tra cinquant’anni, ovvero come la storia ha qualche volta il senso dell’umorismo>>, riguardo a Van Morrison, scrivo <<Il cantautore di Belstaff>>… Ora, lungi da me voler fare pubblicità gratuita a una marca di ottimi capispalla, l’errore è dovuto a una correzione automatica bizzarra (qualcuno usandolo deve aver inserito la parola nel dizionario interno per evitare che gliela correggesse con il nome della capitale dell’Irlanda del Nord). Ovviamente Van Morrison è di Belfast, nell’Ulster, Regno Unito. Io e i miei correttori di bozze ci scusiamo per la disattenzione.

P.P.S. Auguri di pronta e completa guarigione a Till Lindemann, frontman dei mitici Rammstein ricoverato in ospedale in terapia intensiva da un po’. Apprendiamo con sollievo che non è in pericolo di vita.

Leggi tutto...

Quattro Cavalieri, l’Apocalisse Zombie e l’Amore ai Tempi del Virus, ovvero Cronache dalla Zona Rossa.

Tranquilli amici visionari che vivete fuori dalla Zona Rossa, qui non stanno vedendo militari che rastrellano chi tossisce o starnutisce e, per ora, nemmeno Dustin Hoffman alla ricerca di scimmie “zero” in elicottero. Inoltre, non credo che bombarderanno la Lombardia per tenere circoscritto il contagio.

Vero è che Milano sembra la New York di Io Sono Leggenda o la Londra di 28 Giorni Dopo … Bé, non proprio così ma con i mezzi pubblici semivuoti e i locali chiusi perde gran parte della sua vivacità. Aperte solo le Poste … alla faccia dell’evitare assembramenti.

Anche sulle peculiarità del virus ormai c’è unità di opinioni. Lui, è opinione condivisa, non mangia nei ristoranti ma si è particolarmente appassionato all’aperitivo milanese. Quindi, chiudere i bar alle 18.00 è molto efficace per tenere lontano il contagio che, al contrario, non avviene al ristorante, alla tavola calda o in pizzeria. Ma, evidentemente, è un virus nottambulo e alcolista!

Pericolosissimi per il contagio sono scuole, biblioteche e musei! E’ opinione comune che l’aggregazione di genitori e figli nei parchi giochi (complici le giornate miti e soleggiate di questo febbraio per niente invernale) siano, invece, situazioni molto sicure. Pare che il Covid-19 odi i mocciosi chiassosi. Così come quelle delle frotte di adolescenti innamorati che limonano durissimo nei parchi e sulle panchine dei giardini. Ah. L’Amore! Nemmeno, il flagello del secolo riesce a fermarlo!

Anche qui, come nel 1990 (Prima Guerra del Golfo), si  è deciso di dare retta alle Autorità che consigliavano comportamenti prudenti ma di non drammatizzare. Infatti, una mole di centinaia di persone si è riversata nei supermercati ad accaparrarsi rifornimenti per l’Apocalisse. Come ho già detto, oltre un secolo di scolarizzazione di massa non è servita a nulla. Eppure, è stato smentito, anche, chi ha visto i Quattro Cavalieri! Sembra fossero solo nuvole in transito. I supermercati hanno già per lo più riassortito. E poi la punizione divina per essere un pianeta di Sodome e Gomorre senza soluzione di continuità, non era già arrivata con l’AIDS negli Anni Ottanta? Sto spulciando il Libro delle Rivelazioni cercando segni ma non ne trovo di adatti. Oddio, forse ho intravisto la Bestia … Ma era solo il solito giornalista tuttologo che dopo aver risolto il problema dell’eliminazione del VIP di turno dal Grande Fratello adesso si sta dedicando al Grande Fardello del Corona Virus. Ringraziamo sentitamente.

E’ la tempesta perfetta. Come al solito, nel bicchiere. Intanto al Polo Nord la temperatura è di 27 gradi ma non fa più notizia. Ovviamente, scherzo. Ma sono convinto che tutto questo esercizio sia eccessivo, non tanto nelle energie spese per arginare il contagio (e ci mancherebbe!) ma nel solito circo che si innesta sempre in questi casi …

Passiamo da The Day After alla Sindrome Cinese … Se prima davamo tutti insieme la caccia al cinese ora la si dà al lombardo. Ma, intanto, c’è chi pensa che chi cerca trovi.

Forse, non è un caso che qui si siano “trovati” più casi … Ma questa è inutile dietrologia. E l’ipotesi del complotto non regge… mah … Da dove sia uscito questo virus non si sa. Serpente, pesce, pipistrello, laboratorio di Wuhan con diverse sfumature di autorevolezza di fonti. Il problema è che questa situazione farà più morti e feriti nella vita quotidiana dei cittadini (di tutti quelli italiani visto quanto conta la Lombardia per il Paese) e lì sì che ci si ritroverà davvero tutti dentro The Day After Tomorrow.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock Targato Italia

 

Leggi tutto...

“AVERE ANNI 20” di Andrea Ettore di Giovanni

disponibile sul canale YouTube di Rock Targato Italia

la prima puntata

della rubrica “AVERE ANNI 20”

di Andrea Ettore di Giovanni

video della rubrica e la playlist con i brani selezionati:

https://bit.ly/32p3vFT

https://www.youtube.com/watch?v=I7qMDBcjWt8

Avere Anni 20” è la video-rubrica periodica curata da Andrea Ettore Di Giovanni sui singoli in uscita dal 1 gennaio 2020 in poi e sulla propria esperienza diretta come debuttante nel circuito musicale.

Si intenderà commentare una selezione (personale e soggettiva) di brani e rispettivi artisti della scena musicale italiana odierna (e a venire) tramite una playlist aggiornata settimanalmente, cercando di intuire quali saranno i nuovi talenti e chi, tra i nomi già noti nel panorama emergente, assurgerà a ruolo di stella.

In secondo luogo si racconteranno e commenteranno, come in un diario, i meccanismi e i dietro le quinte dell’industria musicale, proponendoli dal punto di vista duplice di chi li ha sempre finora scrutati da lontano, come ascoltatore, ma che adesso vi è dentro come artista.

BIOGRAFIA

Andrea Ettore Di Giovanni è un commediografo, artista, uomo di teatro e cantante del gruppo “Il Pesce Parla, con il quale ha vinto la 31 edizione di Rock Targato Italia.  

IL PESCE PARLA è una band pavese formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce),

Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria).

A causa delle differenze di influenze musicali personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, ma vi è sempre la costante ironica nei testi.

NEL WEB:

Facebook: https://www.facebook.com/andrea.e.giovanni

Instagram: https://www.instagram.com/teucoblonde/

 

FRANCESCO CAPRINI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

Leggi tutto...

“QUANDO INIZIA UN AMORE” Il nuovo singolo di STEFANO SANTORO

Dal 31 gennaio 2020

In Radio e in tutti i web store

“QUANDO INIZIA UN AMORE”

Il nuovo singolo di

STEFANO SANTORO

Stefano Santoro anticipa l’uscita dell’album “Infinito non è” con il nuovo singolo “Quando inizia un Amore”, disponibile dal 31 gennaio in tutte le piattaforme digitali.

Il brano vuole raccontare una storia d’amore nella sua fase più forte: l’inizio.

La giovane coppia vive la bellezza dell'amore, che sembra regalare una certezza nel presente, ma che allo stesso tempo induce i due innamorati a riflettere sull'incertezza del futuro e sulla fragilità delle relazioni personali.

Ciò che rimane è la consapevolezza che la vita e il tempo darà loro le risposte che cercano.

Cosa sarà di noi, ora proprio non saprei

ma quando inizia un amore è così

stringi le mie mani e poi, lasceremo fare a noi”

STEFANO SANTORO

Stefano Santoro nasce a Milano nel 1984, sin da piccolo muove i suoi primi passi con la musica iniziando a suonare pianoforte e chitarra all'età di 6 anni. Molte sono state le sue influenze musicali, dai Pooh a Battisti, ai Beatles, Queen, Michael Jackson, Red Hot Chili Peppers fino ai Muse. Grande appassionato anche di cinema segue compositori come Ennio Morricone, John Carpenter e Hans Zimmer.

Inizia ad esibirsi molto presto grazie all'amico Mario Tessuto, e a soli 16 anni canta periodicamente nello storico locale "Lisa dagli occhi Blu", avendo l'opportunità e la fortuna di poter condividere l'ambiente e il palcoscenico con artisti del calibro di Don Backy, Jimmy fontanaLoredana Bertè e moltissimi altri.

Nel 2014 registra in un Album tributo ai Pooh insieme a Red Canzian.

Inizia a creare molto presto, compone, arrangia i suoi brani e ne scrive i testi, e all'età di 13 anni fu uno dei pochi ad incidere un intero concept Album registrandone tutti gli strumenti, dalle voci alle tastiere e pianoforte, chitarra elettrica e acustica fino a basso e batteria.

Quello che contraddistingue Stefano è la sua puntigliosa ricerca nella sperimentazione del suono, eseguendo lui stesso ogni parte musicale con ogni strumento, dando ai suoi dischi nel bene e nel male la sua totale impronta personale.

Ora è in fase di pre-produzione l'album "INFINITO NON È" in uscita nel 2020, disco che tratterà molto spesso il tema profondo dell'esistenza, con sfumature cariche ed eleganti che da sempre si porta con sé. 

NEL WEB:

Sito web:  www.stefanosantoro.net

 

ASIA BORSANI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 0258310655 Mob. 3925970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?