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NovoTono: se si suonasse nei boschi e fra i monumenti?

NOVOTONO in concerto

l legno
La formula più basilare del duo per celebrare gli spazi e l’Estate: e se si suonasse nei boschi e fra i monumenti?

Per l’Estate 2020 i Novotono, il duo dei fratelli Adalberto ed Andrea Ferrari - entrambi sax e clarinetti - si propone nella formazione più light possibile: in duo, con possibilità della versione unplugghed. A celebrare i luoghi che meglio si predispongono ad una performance in cui gli artisti possano dipingere dei propri suoni spazi, memoria, ambienti: boschi, piazze, luoghi inconsueti, spazi dell’anima.

Forti di una discografia di grande successo, artisti apprezzati dal pubblico e dalla critica, i Novotono devono il proprio successo ad uno straordinario, ricercato interplay e ad un gioco raffinato fra pieni e vuoti, fra suono e silenzio: una formula carica di magia e di suggestione.

Il concerto prevede un excursus attraverso la produzione di questo Duo, di volta in volta pensato a seconda del contesto e dello scenario che andrà ad ospitare l’evento. Un focus particolare sul nuovo album, Woot (Winds) at Work: un omaggio al mondo del legno, nella doppia accezione di materiale di cui sono fatti gli strumenti a fiato e di materia prima per falegnami e artigiani del legno. I fratelli Ferrari, infatti, oltre strumentisti della sezione dei legni, hanno alle spalle una vasta storia familiare nell’artigianato del legno.

Il bosco, quindi, diventa un ideale palco sul quale far ricongiungere mondi, storie e respiri

 

Blog Rock Targato Italia.it

 

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DERIVE IMMOBILI.

Veniamo, o meglio, abbiamo archiviato un periodo di immobilità. Un periodo in cui siamo stati alla deriva appoggiati, seduti o sdraiati sui nostri divani ma ci sentivamo come naufraghi alla deriva. La cosa più terribile è stata quella di non riuscire a capire nel marasma di voci, opinioni, notizie vere e poi false se una qualche forma di terraferma fosse o meno all’orizzonte.

Oggi arranchiamo su una qualche spiaggia continuamente confusi da quelle voci che non sono ancora paghe. Voci che continuano ad alimentare una confusione letale e che contribuiscono all’enorme senso di smarrimento.

Non so voi ma io sono insistentemente colpito da questa sovrapposizione di “verità” spacciate per veritiere che poi risultano fallaci. Nel frattempo, non siamo nemmeno riusciti a seppellire i nostri morti e non possiamo giurare di essere vivi o, quantomeno, di esserlo ancora.

Detto questo, la domanda più ricorrente è di chi sia la colpa. E’ una domanda stupida. Non lo sapremo mai, nel senso di avere una risposta che vorrebbe che chi ha sbagliato pagasse e rispondesse di ciò che abbiamo perso e di ciò che perderemo.

Perché siamo noi che abbiamo sbagliato. Inutile cercare altre responsabilità: la colpa ricade di più su chi ha permesso che il male venisse fatto che su chi lo ha fatto materialmente.

Ci siamo affidati, consegnati a corti dei miracoli che miracoli non facevano, a uomini soli al comando che si affidavano a moltitudini di comitati di tecnici e scienziati che erano tecnicamente e scientificamente confusi … Abbiamo alimentato un circo desueto e spelacchiato in cui tutti cercavano di portare il verbo e, invece, contribuivano al rumore, alla confusione, alla diffusione di allarmismi eccessivi, di allarmi sottovalutati e di menzogne. Tutti alla ricerca dell’applauso del pubblico di prima serata che, peraltro, era assente.

Eravamo tutti a casa inchiodati ai nostri divani, aspettando che riaprissero le gabbie, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore eravamo a casa pieni di tachipirina, ad aspettare di diventare talmente gravi da farci portare in ospedale. Eh sì, perché abbiamo rivalutato la medicina “medievale” durante questa pandemia.

Ci hanno fermato, resi impotenti e immobili e lasciati alla deriva e non solo glielo abbiamo permesso, abbiamo tifato per loro, li abbiamo proclamati “uomini del destino”.

Siamo partiti con il “ce la faremo” … ora siamo tornati al realismo di ciò che siamo. Naufraghi che cercano qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno da insultare, qualcuno da mettere all’indice come untore. Incapaci di assumerci la nostra parte di responsabilità. In quanti ci siamo alzati? In quanti abbiamo esclamato “così non va bene”?

Siamo fermi sulla superficie. Siamo in attesa che la corrente ci porti da qualche parte. L’approdo più probabile sarà quello di oltre un milione di nuovi disoccupati, decine di migliaia di imprese chiuse o fallite, un aumento esponenziale del nostro debito, altro cemento, altra CO2, altre tragedie planetarie … Le conseguenze della pandemia, mi direte. Vero. Ma sono anche le conseguenze del Grande Gioco. Per chi tiene il banco, la pandemia è diventata una nuova opportunità.

E adesso?

Adesso, ci hanno ributtato in acqua. Ma non è stato il gesto pietoso del pescatore sportivo … Saremo troppo deboli e troppo soli per sopravvivere all’oceano. Galleggeremo sopra abissi così profondi che ci vorranno molte generazioni per colmarli, in una persecuzione che durerà decenni. E loro scommetteranno sulle nostre bucce.

A meno che … A meno che, non si cambino le regole del gioco. E’ un gioco stupido: pochissimi vincono, le moltitudini perdono, i popoli perdono. Ma sembra che i popoli siano più interessati a trovare il colpevole delle loro sventure, più che impegnarsi per un vero cambiamento … Si poteva fare. Il virus sembrava averci resi più consapevoli della nostra arroganza e fragilità.

Di colpevoli, da più parti ve ne indicheranno molti. Potrete sfogare su di loro le vostre frustrazioni e la vostra rabbia. Il problema? Nessuno di loro è il vero colpevole. O meglio, lo è ne più ne meno di quanto lo siate voi.

Non volete altri Coronavirus (o virus e sventure globali di altro tipo)? Allora dovete impegnarvi per rivedere il modello: devono viaggiare le persone e non le merci, dovete capire che non possiamo permetterci un pianeta abitato da dieci miliardi di voraci parassiti come gli umani, dovete rimettere in piedi gli eco sistemi che avete massacrato, smetterla di perdere territorio per colpa della cementificazione, smetterla di perdere bio-diversità, invertire il processo di proliferazione di rifiuti, CO2 e degli altri agenti inquinanti.

Invece, chi vi governa (e non solo non lo avete eletto democraticamente ma non sapete nemmeno della sua esistenza) e inganna, vi ha convinto che i cinesi sono buoni o cattivi a seconda delle opportunità che la contingenza vi mette davanti, così il nero, il lombardo? Oggi va il nord-africano! Sotto con il maghrebino.

Io non parteciperò a questo stupido convivio. Non mi importa di chi sia la colpa anche perché lo so già. Mi interessa che noi ci si impegni per risolvere il problema e si inneschi un mutamento virtuoso, più rispettoso dell’umanità e dell’ambiente che permetta la nostra sopravvivenza. Interessa la sopravvivenza?

Non preoccupatevi! Non datemi retta. Sono solo un visionario. Andate tranquilli, tanto vi danno il monopattino elettrico, il supermercato rifornito, vi portano a casa il pranzo, il televisore, il nuovo tablet … Che vi frega del resto.

Rimanete pure immobili alla deriva in attesa della prossima tempesta. Io, però, ho una notizia per voi: la tempesta non è mai finita.

Anzi, quella vera non è ancora cominciata.

di Paolo Pelizza

©2020 Rock targato Italia

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L’URLO DI MAURIZIO

L’URLO DI MAURIZIO

ARROTA OFFICIAL VIDEO:

https://youtu.be/Vl9dG0mF-_c

Il singolo è tratto dall’album “THE GREATEST NOTS" di MARSICODITRAPANI  ovvero MAURIZIO (Monofonic Orchestra) MARSICO e STEFANO (Demented Burrocacao) DI TRAPANI.

Amarezza tanta tristezza, un mondo importante una filiera ricca di storia addio. Provo delusione e rabbia. La musica italiana al limite della sua estinzione. E' questo lo stato d'animo che mi ritrovo dopo aver letto la lettera di Maurizio Marsico della Monofonic Orchestra autore (insieme a Stefano - Demented Burrocacao - Di Trapani) dell’album "THE GREATEST NOTS" che trovo provocatorio, ironico, interessante, ipnotico, delizioso. Lontano dal mainstream ma vicino molto vicino alla dimensione umana delle passioni della sperimentazione e ricerca, delle narrazioni che tra i brani del cd scorrono veloci e intriganti, generando, curiosità, interessi, stupore, viaggi e amori.  Un amore, un piacere immenso.

Ascoltare un artista, un creativo che crede fortemente nel suo impegno è come vedere un artigiano soddisfatto del proprio lavoro ... un mondo che sta scomparendo, ucciso.

E' ora di (ri)comiciare a denunciare con Immaginazione il Quartier Generale dell'Imbecillità!

Francesco Caprini

L’URLO DI MAURIZIO

abbiamo potuto permettere che l'ecosistema Musica in Italia giungesse al limite della sua estinzione?

Perché è stata deliberatamente e indiscriminatamente minata la vitalità, l'eterogeneità e la specificità degli organismi musicali autoctoni, compromettendo al tempo stesso gli ambienti in cui la musica, Arte tra le Arti, avrebbe potuto continuare a vivere ed esser creata (e interpretata) serenamente e liberamente come in altri luoghi, con assai meno Cultura, meno Storia e con assai minor talento naturale in crescita spontanea a disposizione?

Quando è accaduto che d'un tratto il rock di casa nostra, come destato da un brutto sogno, si scoprisse democristianamente ecumenico fino al midollo?

Come possiamo ancora chiamare Musica (senza vergognarci) quella roba lì che gira intorno a dieci cantanti superstar, tre talent show e un Festival sempre più parodia di se stesso e talvolta anche a qualche musicista "outsider" ma, mi raccomando, soltanto in modica quantità e al patto che incarni le fattezze dell'artista tormentato da cartolina o le stimmate del pianista alla Shine o dello scherzo della natura che però signora mia è tanto tanto bravo?

Come se il musicista in quanto tale, dovesse essere compianto di default. Appena in fasce, già postumo.

Un paio d'idee ce le avrei, ad esempio tutto lo scempio compiuto dagli adepti della religione del consenso, il cui motto è lo stesso da almeno trent'anni: diamo alla gente ciò che la gente vuole. Che in italiano significa: diamo visibilità a chi ha già visibilità. Diamo notorietà a chi ha già notorietà. Diamo spazio a chi ha già spazio.

Capite che con questi presupposti non ci vuole un genio dei modelli matematici per capire con quale considerazione e quale rispetto la musica sia tenuta in conto da noi, e quanto sia prossima alla data di scadenza e quale ne siano le vere cause.

A ciò possiamo comodamente aggiungere le programmazioni blindate dei network radiofonici che per anni hanno promosso senza vergogna produzioni realizzate nei propri "scantinati" insieme ai compagnucci di merenda per poi scoprire che alla fine i comici avevano più ascolti della dance: veri Einstein del marketing. Scienziati puri della più inarrivabile statistica.

Dopo le risate, la figa, la tv del dolore, il trash, l'infogossip, i politici rockstar e compagnia briscola. E la musica ?

Pochi pochi pochi numeri, c'è la crisi. Aaaaaaggggh !!!

Colpa vostra, ma proprio solo vostra. Guardatevi allo specchio e sputatevi in faccia, invece di rinfacciarci spudoratamente gli errori che continuate a fare. Che coraggio. Qualcuno direbbe: cornuto e mazziato.

Quasi un ritratto del musicista italiano contemporaneo.

Questo è lo sconfortante scenario in cui è uscito The Greatest Nots, un disco sorprendentemente apprezzato dalla totalità delle testate musicali (che con nobile spirito di servizio/sacrificio, resistono, resistono, resistono). Un disco felicemente alternativo a tutto, persino all'alternative, che si è spinto oltre i margini del suo terreno di caccia naturale fino a lambire i confini della cosiddetta civiltà discografica.

Un disco realizzato da una vecchia tigre come il sottoscritto e da una più giovane (Stefano Di Trapani), in quei rari spazi fisici e mentali in cui l'immaginazione riesce ancora a sopravvivere. Le tigri si sa, sono pericolose ma servono. Se si estinguono si compromette l'intero sistema. Uccidi la tigre e muoiono anche le api. Le costringi alla fame, raggiungono il centro abitato e te se magnano.

Okkio !

Maurizio Marsico

 

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“COME CATTIVIK” il nuovo singolo de IL PESCE PARLA

“COME CATTIVIK”

il nuovo singolo de IL PESCE PARLA

 

Dal 19 giugno ’20 in radio e nei webstore,  Pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio Records

Con il riecheggio dello sghignazzo terrificante dell’antieroe nero del fumetto di culto italiano Cattivik (“Yuk, yuk, yuk … Uaz, uaz, uaz”),  ecco il nuovo singolo de Il Pesce Parla band pavese vincitrice della 31^ ed di Rock Targato Italia.  

Come Cattivik” è una canzone di originale satira, dalle sfumature punk-rock, che tratta dell’uomo statico nel proprio ozio, improduttivo ed autoassolvente.

C’è chi si lamenta della solitudine e poi c’è chi si abbandona ad essa, lasciando che il tempo scorra lento e che l’entropia faccia il suo corso nel disordine naturale della propria abitazione.

Cattivik è un personaggio dei fumetti creato nel 1967 da Bonvi e disegnato poi da Silver. Personaggio comparso su varie pubblicazioni, è stato protagonista di una propria testata omonima edita dal 1989 al 2001. Nel 1992 venne realizzato un videogioco omonimo ispirato al fumetto e, nel 2008, una serie televisiva animata. Come in molte altre creazioni di Bonvi sono presenti elementi di satira politica e sociale.

L’antieroe Cattivik è il modello di ispirazione della generazione-poltrona: viziosa, rancorosa e compulsiva.

Tuttavia, a differenza del celebre personaggio a fumetti che ha comunque un’occupazione, se pur quella di furfanteggiare tutte le notti, nel brano de Il Pesce Parla si indaga la consuetudine vigliacca del ritiro nell’alcova di un eroe che non ha mai davvero combattuto.

Il Pesce Parla ha potuto avvalersi, per questo singolo, della prestigiosa collaborazione di Silver e di tutta la redazione di Lupo Alberto, che hanno gentilmente concesso un’immagine del TERRIBIL’, MEFISTOFELIC', AGGHIACCIANT’ da utilizzare come copertina.

BIOGRAFIA

IL PESCE PARLA debutta nel pavese è formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce), Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria). 

Nel 2019 vincono la 31esima edizione di ROCK TARGATO ITALIA.  Il premio ha dato loro la possibilità di registrare il singolo “POS?” negli studi della Sony Music Italia RCA Recording Studios, avvalendosi della prestigiosa produzione di Alberto Riva.

A causa delle differenze di influenze musicali, antropologiche e filosofiche personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, anche se vi è sempre la costante ironica nei testi.

NEL WEB:

Sitohttps://bit.ly/2UjGMJk

Facebookhttps://www.facebook.com/pg/ilpesceparla/about/?ref=page_internal

Instagramhttps://www.instagram.com/ilpesceparla/?hl=it

Spotifyhttps://spoti.fi/38MA2Il

 

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