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Intervista THEFT: Chi sono gli artisti della compilation ROCK TARGATO ITALIA #28 ?

 

THEFT GIACOMO GRASSO  ascolta  il brano “49 Falene”

 Chi sono i protagonisti della compilation ROCK TARGATO ITALIA #28 ?

Ascolta su Spotify: https://spoti.fi/3JzWx5h

Un mantra elettronico a bassa fedeltà stracolmo di ombre e di inquietudini, che rivela una riflessione dolorosa e spiazzante sul significato più intimo e controverso della libertà. (Roberto Bonfanti, scrittore artista)

INTERVISTA a THEFT

- Partiamo con una piccola presentazione: come ha origine il vostro percorso musicale e come si è sviluppato fino a oggi?

Nasco a Genova nel 21_03_1972, fin da piccolo con la spiccata attenzione al disegno, alla musica e ai cartoni animati.

Proprio dai cartoni animati giapponesi degli anni 70/80 che arriva la scoperta della musica e dei generi, piu passa il tempo piu mi cattura. Frequento il liceo artistico, imparo a suonare il basso e mi esibisco in Genova nei locali in vari generi musicali, poi in italia e fuori. La curiosità della musica elettronica e della sperimentazione di nuove forme e tecnologie mi porta a unire musica e immagini. mi specializzo nelle nuove tecnologie multimediali studiando sodo. insegno discipline multimediali e le applico. Nel contempo si agginge la curiosità di nuovi strumenti a corda, che compro e imparo a suonare. Ed eccomi qui a scrivere canzoni e testi.

- Come nasce un vostro brano?

Nasce da stati d'animo che il piu delle volte metto in musica con una vecchia chitarra acustica

- Che importanza hanno le parole all'interno della vostra musica?

Sono il collante, il nervo, la spezia, l'ago della bilancia che sposta il senso delle cose.

- E di cosa parlano le vostre canzoni?

Sono molto intime, di libertà, di paure, di attese, di atttimi che non tornano, di mare, di sogni, di vita di tutti i giorni.

- Quali sono gli artisti che più stimate nella scena italiana contemporanea?

Attualmente i Subsonica e mi icuriosisce molto Mahmood

- Raccontateci un aneddoto particolarmente significativo sul vostro percorso musicale.

Quando decisi di suonare il basso mi sentivo ripetere daimiei amici che i bassisiti sono dei chitarristi fallirti, in realtà con il tempo ho imoparato a suonare la chitarra, il mandolino, l'ukulele, il contrabasso, il bouzuki greco.

- Guardandovi attorno, al di là della musica, qual è la vostra visione dell'Italia di oggi?

Un paese che potrebbe essere il carro trainante dell'europa a siamo troppo presi da noi stessi e dalle nostre abitudini provinciali.

- Sogni, ambizioni o progetti per il vostro futuro?

Sogno di vivere di musica anche se oramai fuori corso, sto progettando un ep che dovrebbe uscire in inizio estate.

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l. 

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano 

Tel. 02 5831 0655  mob. 3925970778

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LOGAN LAUGELLI: Intervista ROCK TARGATO ITALIA #28 LA COMPILATION

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LOGAN LAUGELLI presenta “Genere drammatico".

Rock d’autore in chiave minimalista. Una chitarra elettrica scandisce con toni tanto intimi quanto drammatici una serie di amare riflessioni personali frutto di uno sguardo tagliente sul mondo e su di sé. (Roberto Bonfanti)

INTERVISTA 

Partiamo con una piccola presentazione: come ha origine il tuo percorso musicale e come si è sviluppato fino a oggi?

Ho iniziato a suonare la chitarra e a cantare più o meno a 13 anni, a 16 ho messo insieme il primo gruppo con dei compagni di scuola, facevamo più che altro cover dei Nirvana e alcuni pezzi che scrivevo io in un inglese che non definirei neanche maccheronico ma casoncellico, data la mia origine orobica/camuna. Da lì ho praticamente suonato tutte le settimane, tra prove e concerti. Nel 2009 ho fondato Le Madri Degli Orfani insieme ad Andrea Manenti (altro cantautore che vi consiglio e che sta per uscire con un disco), con cui ho condiviso gli ultimi 12 anni della mia vita, inciso una manciata di dischi, alcuni autoprodotti altri no, suonato su centinaia di palchi, divertito e rotto i coglioni. Ho lasciato la band all’inizio del 2021, non per divergenze artistiche o altro, solo per dedicarmi a me stesso, alla mia musica. Contemporaneamente a Le Madri Degli Orfani ho inciso anche dischi solisti, ora faccio solo quello. Adesso come adesso preferisco lavorare totalmente in solitaria, in quanto creare un disco, produrlo da zero, per me è come dipingere un quadro, se poi piace a qualcuno tanto meglio!

Come nasce un tuo brano?Che importanza hanno le parole all'interno della tua musica? E di cosa parlano le tue canzoni?

Di solito l’idea per una canzone mi viene da una semplice frase ad effetto, un concetto, su cui costruire un intero discorso. Amo molto trattare i miei testi come fossero delle liste della spesa, spesso c’è una frase o una parola che traina tutta la canzone, altre volte sono più discorsivo. Non credo molto nei ritornelli, infatti se ce li metto non sono quasi mai identici, cambiano testo da un ritornello all’altro, in quanto il mio esempio di canzone non ha solo un inizio e una fine a livello musicale, ma anche e soprattutto lirico, quindi i miei testi hanno una progressione che porta sempre ad un epilogo. Le tematiche sono quasi sempre personali, anche quando parlo di società o cose esterne, in realtà sto esorcizzando un mio pensiero, una mia visione del mondo che in qualche modo deve uscire. Nel brano che ho presentato per la compilation di Rock Targato Italia c’è una critica alla società ma basata su come io la vedo e la vivo, su esperienze che ho fatto io e su sentimenti che provo io, non scrivo canzoni universali.

Quali sono gli artisti che più stimi nella scena italiana contemporanea?

Credo che l’Italia abbia un’ampia scelta di musica buona, se non addirittura ottima, che non ha nulla a che invidiare ad altre nazioni più mainstream. Credo anche che il modo di fare rock “all’italiana” sia molto particolare ed andrebbe salvaguardato di più. Chi sostiene che in Italia non si sappia fare rock secondo me si sbaglia di grosso, è solo un rock diverso, che nasce dalle nostre tradizioni popolari. In questo calderone io ascolto molto The Zen Circus, Le Luci Della Centrale Elettrica, Giorgio Canali, Angela Baraldi (con cui ho suonato una volta), Baustelle, ultimamente ho scoperto Giovanni Truppi, che trovo geniale a tratti. Poi chissà quanti ne ho dimenticati! Infine, un cantautore che ammiro molto ma che non è proprio famoso, è Trevisan. Raccontaci un aneddoto particolarmente significativo sul tuo percorso musicale. Nel 2017 lavoravo per un’etichetta indipendente e mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: avevamo organizzato un tour europeo per due band ma all’ultimo una di queste aveva rifiutato per problemi economici. Ho fatto la cosa più naturale che potessi fare, ovvero propormi in sostituzione. Così ho fatto due serate in Germania da solo e tre in Francia con Le Madri Degli Orfani, poi in estate siamo andati negli studi di Abbey Road a Londra per registrare un singolo, tutto offerto dall’Abbey Road Institute.

Guardandoti attorno, al di là della musica, qual è la tua visione dell'Italia di oggi?

Noto che ci sia molto egoismo mischiato all’invidia, che se non stiamo bene noi non deve stare bene nessuno, che se qualcuno emerge nel suo campo è sicuramente un raccomandato, un paraculo, una troia. Credo che in Italia ci sia quel sentimento deleterio del tutto e subito, non si tende a pensare al futuro, a rendersi conto che ciò che facciamo oggi ce lo ritroveremo domani, nel bene e nel male. Sono contro la malagestione delle nostre vite da parte di chi ci governa, che ha il medesimo pensiero espresso poc'anzi, che crede al padron soldo più che alla sanità, alla cultura, alla solidarietà. Credo che di potenziale ce ne sia tanto, in tutti i campi, peccato che la società è poi lo specchio del governo, quindi tante cose, almeno in Italia, andranno inesorabilmente perdute se non le si dà il giusto valore. Anche i valori sono totalmente cambiati, e intendo tutti i tipi di valori, che siano materiali o morali, ormai non vale più un cazzo, vale solo la frase ironica che viene prontamente fraintesa e trasformata in polemica. Vedo tanta ipocrisia e poca voglia di fare bene.

Sogni, ambizioni o progetti per il tuo futuro?

I miei sogni si evolvono con me, ci sono sempre, sempre ci saranno, non me li toglierà mai nessuno! Quando avevo 20 anni volevo fare la rockstar, non avevo capito un cazzo… Ogni volta che ho avuto a che fare con gente di questo settore sono quasi sempre rimasto deluso, questo mi ha portato ad essere sempre più individualista e a non fidarmi troppo, con tutte le eccezioni ovviamente. Se penso di immergermi in un tour di baretti della provincia di Bergamo come fanno tanti miei amici mi viene da spararmi in testa. Beati loro che ci riescono ancora! Con questo non voglio dire che non suonerò mai più dal vivo, questo no, ma non più come prima sicuramente, per mia scelta, specialmente in questo periodo dove sia fare che assistere a concerti è di una tristezza infinita… I miei progetti per il futuro sono dischi e video, quello lo farò finché avrò qualcosa da dire. In questo senso, sto producendo un EP con un ottimo contrabbassista dove, oltre alla canzone che ho proposto per la compilation e che darà il titolo al disco, riprendo quattro brani dai miei precedenti dischi e li riarrangio in versione dark/decadente, molto minimali. Di questi brani ci sto anche girando dei videoclip. Ho in cantiere anche un altro album, che farò da solo, l’ho un po’ accantonato per dedicarmi a questo progetto che attualmente mi diverte di più

 

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l. Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

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Roberto Sarno, protagonista a Rock Targato Italia

Chi sono i protagonisti della compilation ROCK TARGATO ITALIA #28?

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ROBERTO SARNO “Anima grida”

Fra atmosfere liquide, arrangiamenti curati incentrati su un’elettronica composta e un testo meditativo scandito con aria assorta: così si compone una via elegante verso un’idea introspettiva di pop d’autore.(Roberto Bonfanti, artista, scrittore)

Roberto Sarno Intervista Rock Targato Italia

Partiamo con una piccola presentazione: come ha origine il tuo percorso musicale e come si è sviluppato fino a oggi?

Ho cominciato a suonare la chitarra quando ero adolescente e a 20 anni ho pubblicato il mio primo disco con i DIVE, ho suonato in giro per l’Italia e negli anni a seguire ho partecipato a molti altri progetti, prima come chitarrista, poi anche come autore, compositore, cantante e produttore artistico. Ad un tratto ho abbandonato tutto e ho dedicato la mia vita ad un nuovo lavoro e a mettere su famiglia.

Poi, dopo una pausa di circa 15 anni, ho sentito la necessità di ricominciare a fare musica e scrivere canzoni. Ho fondato i QUIGOH e con loro ho pubblicato due dischi, poi ho preferito continuare a pubblicare da solo, per quanto Marco Mafucci mi abbia sempre seguito anche nel progetto ROBERTO SARNO. Marco, oltre ad essere un amico con il quale condivido da sempre i gusti musicali, è un musicista speciale con cui mi consiglio per le scelte relative al progetto.

Come nasce un tuo brano? Che importanza hanno le parole all'interno della tua musica? E di cosa parlano le tue canzoni?

Nella maggior parte dei casi tutto ha inizio nella mia intimità, capita che alcune idee particolarmente ossessive e ricorrenti improvvisamente escano fuori, attraverso le mie mani sulla chitarra e una penna su un foglio.

Dedico attenzione alle parole e credo che talvolta possano essere molto più potenti ed evocative della stessa musica. Ad ogni modo cerco sempre di evolvermi nella narrazione e vorrei poter scrivere con più semplicità.

Le mie canzoni sono il racconto di quello che vivo, anche se talvola mi perdo ad immagiane qualcosa che non ho vissuto realmente.

Anima Grida è il mio primo approccio con un tema di carattere sociale e mi auguro di avere anche in futuro la forza e la sensibilità per avvicinarmi ad altre cose di questo tipo. Il tema dell’ambiente è molto di moda, non è facile essere originali, ma spero che le mie parole possano arrivare a toccare il cuore delle persone.

Per realizzare il video ho chiesto ad Andrea Liguori, un dei fondatori della Stonks Production, di enfatizzare la narrazione e di esplicitare il tema che ho trattato. Mi appassiona sempre molto collaborare con ragazzi molto più giovani di me, hanno un punto di vista diverso e costruttivo col quale mi confronto con grande interesse.

Quali sono gli artisti che più stimi nella scena italiana contemporanea?

Seguo molto la scena italiana, se non altro per curiosità, ma gli artisti che maggiormente mi rapiscono si trovano principalmente oltremanica e oltreoceano.

Trovo interessante la scrittura di qualcuno, come ad esempio la narrazione di Giorgio Poi, ma credo che in generale l’attuale ondata di cantautori sia un po’ troppo ripetitiva rispetto agli anni ’70 e ’80 caratterizzati da Dalla e De Gregori. Talvolta sembra che giochino su un target di ascolto che, per età, ha saltato quell’epoca a piè pari.

Gli artisti italiani contemporanei che preferisco, soprattutto dal punto di vista musicale, si fermano ai Verdena, agli Afterhours, ai primi Marlene Kuntz e qualcos’altro qua e là.

Raccontaci un aneddoto particolarmente significativo sul tuo percorso musicale.

Te ne racconto brevemente un paio che per certi versi sono collegati tra loro.

Alla fine degli anni ’80 con i DIVE eravamo piuttosto lanciati, ma quando ci furono rubati tutti gli strumenti dopo un concerto a Milano e l’etichetta discografica aveva dovuto chiudere per problemi legati alla droga, tutto si è interrotto bruscamente…!

Nel 2020 ho avuto un mucchio di riscontri positivi in merito alla mia ultima pubblicazione “Prova Zero” e si stava riaprendo seriamente la possibilità di suonare un po’ in giro, ma con il Covid tutto si è fermato di nuovo…!

Guardandoti attorno, al di là della musica, qual è la tua visione dell'Italia di oggi?

Quello che più mi preoccupa è il panorama politico. Da troppo tempo il nostro paese è dilaniato da governi improponibili e ad oggi è rimasto ben poco di buono.

Abbiamo potuto osservare gli avvenimenti durante questi ultimi due anni drammatici, quando ha prevaricato l’arte di arrangiarsi, quando hanno straripato nelle piazze i deleteri estremismi di strumentazione politica. Putroppo molto di questo si basa sull’ignoranza, sulla superficialità delle persone, sull’assenza del senso critico e civico. Si segue chi è bravo ad alzare la voce, la falsa e frammentaria informazione e talvolta l’istinto guidato dalla paura.

La parte migliore che vedo la trovo nei giovani, nella loro fame di ricostruire. È auspicabile un rapido ricambio generazionale, che però si basi su contenuti di spessore, non è più accettabile l’autocelebrazione del nuovo fine a se stesso che alla fine promuove come sempre interessi personali.

Ad esempio cito un movimento politico/NON politico come Friday For Future o anche Extinction Rebellion.

Naturalmente non alludo solo al tema dell’ambiente, ma al sociale in genere. Spero di poter veder il giorno in cui i giovani fanno propria una rivoluzione civica e culturale. Una rivoluzione non violenta per costruire basi solide per le generazioni future.

Spingo i miei figli all’estero per studiare, per fare esperienze ed eventualmente anche per progettare le loro vite, ma nonostante tutto amo il nostro paese, non vorrei essere altrove e faccio di tutto per rispettarlo e realizzare qualcosa di buono.

Sogni, ambizioni o progetti per il tuo futuro?

In generale vorrei tornare a viaggiare, ad avere un po’ di tempo per cazzeggiare. Ho la fortuna di avere dei figli straordinari, ma che sono in una fase critica della vita, ovvero quando si fanno i giochi con gli indirizzi formativi che orientano il futuro e da genitori stiamo facendo il possibile per supportarli.

In merito alla musica sto lavorando ad un nuovo album, ma credo che vista la mia dedizione perfezionistica e il tempo limitato che ho a disposizione, ci vorrà ancora un bel po’.

Ho acquistato alcune nuove strumentazioni, soprattutto elettroniche, e vorrei potermi dedicare maggiormnete a sviluppare delle idee, ma per il momento mi sto limitando a usare una minima parte delle potenzialità che queste offrono.

Spero inoltre di avere sempre l’opportunità di aprirmi a nuove conoscenze e a sviluppare nuove collaborazioni per il futuro.

Fin dal 1987 il contatto umano è stato uno dei punti che ha caratterizzato la vera essenza di Rock Targato Italia. Nonostante i mille problemi, uniti all’impossibilità di abbracciarsi e suonare dal vivo, nel 2021 la manifestazione rock ha scelto di non fermarsi davanti alle avversità, portando avanti la sua missione: dare voce a un gran numero di artisti provenienti da ogni angolo dello stivale

 

  1. rocktargatoitalia.eu

 

 

 

Francesco Caprini

 

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Intervista a GINTSUGI, protagonista a Rock Targato Italia

Chi sono i protagonisti della compilation

ROCK TARGATO ITALIA #28?

GINTSUGI con il brano "Blind"

Ascolta su Spotify: https://spoti.fi/3JzWx5h

Disponibile in tutti web stores

    

GINTSUGI “Blind”

Minimalismo sonoro, atmosfere crepuscolari, una teatralità irrequieta e un fascino da fiaba gotica tanto ipnotica quanto imprevedibile. Un progetto che punta il proprio sguardo decisamente oltre confine.(Roberto Bonfanti, artista, scrittore)

INTERVISTA

- Come nasce un vostro brano? Che importanza hanno le parole all'interno della vostra musica? E di cosa parlano le vostre canzoni?

Dipende. A volte da un motivo che emerge spontaneamente, a volte dopo tanto lavoro, sperimentando, ma è molto più raro... I brani che preferisco nascono dai sogni, dove trovo figure che mi cantano dei motivi tutti pronti; oppure nel momento tra veglia e sonno, poco prima di addormentarsi. In maniera intuitiva quindi. Però spesso questi momenti sono preceduti da tanto lavoro, e poi emergono come per magia. Le parole sono importantissime nella mia musica, sono almeno il 50 per cento del brano. Cerco di sintetizzare delle immagini, e prendo ispirazione dalla poesia. Prendo tempo per cercare le parole giuste, quelle che aprono l'interpretazione a diversi significati. Mi sembrerebbe proprio un peccato buttare delle parole casuali su una melodia. Mi piacerebbe poi poter dire, di questi tempi dove lo slogan la fa da padrone, che le mie canzoni parlano di ciò di cui non si può discutere. Ma poi devi andare a leggere i testi, immergerti, e non hai tempo. Quindi facciamo che parlano dei punti di rottura, delle faglie della vita di ogni persona, che puoi condannare oppure trasformare, magari in una fiaba.

- Quali sono gli artisti che più stimate nella scena italiana contemporanea?

Non ascolto molta musica italiana contemporanea. Mi piace l'atmosfera di un altro tempo di Andrea Laszlo De Simone. Altrimenti, io sono una che si affeziona, e poi mi riesce difficile fare spazio per cose nuove, a meno che non mi colpiscano emotivamente in modo diretto, il che è raro. Quindi continuo ad ascoltare i CCCP CSI e i Bluvertigo, lo ammetto!

- Raccontateci un aneddoto particolarmente significativo sul vostro percorso musicale.

Incontrare Victor Van Vugt e produrre con lui l'EP. Ha prodotto Murder Ballads di Nick Cave e tanti altri gruppi alternativi, e dopo averci parlato, la mia intuizione mi diceva che potevamo funzionare insieme. Gli ho scritto, mi ha risposto, ha ascoltato le demo 122 volte ed ha accettato di produrle. Abbiamo parlato tanto al telefono e via email, poi registrato a Berlino. Lavorare insieme è stata un'esperienza surreale, con alti e bassi, mi ha trasformato. Al di là dell'ottimo e raro lavoro di produzione e di mix che ha fatto, è stato anche salutare collaborare, nel senso che ora idealizzo molto meno, ho un approccio molto più semplice nell'incontro.

È stato anche molto interessante girare il videoclip con Luca Pastore, che ho scelto perché aveva diretto molti video dei Subsonica. Sono una figlia degli anni 90, di quel periodo d'oro della musica alternativa, e lì sono i miei riferimenti ed i miei interessi.

- Guardandovi attorno, al di là della musica, qual è la vostra visione dell'Italia di oggi?

Vivo un po’ in Italia, un po’ in Francia; quindi, non ne vedo la realtà ogni giorno. La mia visione dell'Italia - e del mondo - in questo momento comunque è molto caotica, molto polarizzata, e non sono affatto ottimista nei confronti delle istituzioni, né in tendenze che vedono tutto bianco da un lato e tutto nero dall'altro. Non mi convince ciò che manca di sfumature, di dubbi, ciò che deve essere sintetizzabile in uno slogan. Il punto importante per me è andare al di là delle ideologie e creare delle solidarietà, perché credo che ce ne sarà molto bisogno. 

- Sogni, ambizioni o progetti per il vostro futuro? 

Vorrei finire il mio primo album entro il 2022 e sviluppare la mia musica in live con uno spettacolo che metta in valore l'aspetto scenico e teatrale della musica - e finalmente fare concerti. Nei sogni: trovare una collaborazione che si intrecci con il mio lavoro creativo più a monte – per ora faccio molto da sola e le collaborazioni intervengono molto più tardi. E poi le sparo veramente grosse, ma i sogni sono sogni, un feat con i Placebo e uno con Pj Harvey. Sogno Brian Molko almeno due volte l'anno, mi canta delle canzoni e mi resta solo scriverle di mattina. Ho sentito dire che a volte è insonne, magari è perché è impegnato a fare concerti nella mia testa.

Altre informazioni: Gintsugi è in prima parte del duo Mansfield.Tya alla sala da concerto Belle Electrique (Grenoble) il 10 marzo; in concerto il 7 giugno all'Amperage (Grenoble); il primo album è in preparazione con il label veneto Beautiful Losers Records. 

La compilation è pubblicata dall’etichetta discografica Terzo Millennio Records

Tracklist:

CIRCUS PUNK “Messico”

(Lombardia)

Sono in due ma fanno casino per cinque, macinando riff graffianti con la strafottenza di chi vive su un palco ed è cresciuto a birra e rock’n’roll. Divertenti e sfacciati, sono i vincitori dell’ultima edizione di Rock Targato Italia.

DESHEDUS “Lady Butterfly”

(Lazio)

Da una band dall’anima prog, una canzone imprevedibile e liberatoria capace di unire l’approccio chitarristico del rock a un senso di malinconica leggerezza dal retrogusto pop.

GAZE OF LISA “Divinamente”

(Basilicata)

Un brano trascinante da ballare in una discoteca rock anni ’90. Fra le ombre danzanti degli anni ’80 e l’approccio alternativo del decennio successivo.

GINTSUGI “Blind”

(Piemonte)

Minimalismo sonoro, atmosfere crepuscolari, una teatralità irrequieta e un fascino da fiaba gotica tanto ipnotica quanto imprevedibile. Un progetto che punta il proprio sguardo decisamente oltre confine.

LEMURI, IL VISIONARIO “La Strada degli Spiriti”

(Lazio)

La dimostrazione che si può essere pop in modo immediato e radiofonico senza rinunciare all’eleganza, alla cura per i dettagli e alla costruzione di un progetto interessante anche dal punto di vista concettuale.

MAGRITTE “Lyme”

(Valle d’Aosta)

Ci sono stati gli anni ’90 del pop alternativo, delle distorsioni che incontrano la melodia, delle tensioni emotive e dei testi introspettivi. Per fortuna ogni tanto qualcuno rievoca quello spirito e quei suoni.

AYMARA “L’alfiere”

(Lombardia)

Si riparte dalle origini: da un riff polveroso, una chitarra tagliente, una sezione ritmica massiccia e una voce dall’estensione non indifferente. Genuinamente rock nel senso più autentico e anni ’70 del termine.

MIRCO SALERNI “Scivolerai Leggera”

(Abruzzo)

Un ritornello diretto da cantare in coro in modo quasi liberatorio, una melodia pulita, una storia da raccontare e un approccio pop-rock radiofonico dal sapore molto anni ’90: a volte non serve altro.

THEFT GIACOMO GRASSO “49 Falene”

(Liguria)

Un mantra elettronico a bassa fedeltà stracolmo di ombre e di inquietudini, che rivela una riflessione dolorosa e spiazzante sul significato più intimo e controverso della libertà.

ROBERTO SARNO “Anima grida”

(Toscana)

Fra atmosfere liquide, arrangiamenti curati incentrati su un’elettronica composta e un testo meditativo scandito con aria assorta: così si compone una via elegante verso un’idea introspettiva di pop d’autore.

CAPATOSTA “’A capa mia”

(Campania)

L’approccio delle posse e dei centri sociali degli anni ’90 rivive in un caleidoscopio di rock, blues e approccio combat. Tantissima energia, eclettismo e una voglia irrefrenabile di mischiare le carte e non stare fermi.

LA FORMA DELLE NUVOLE “Congiunti”

(Lombardia)

Il fascino della semplicità. Due chitarre acustiche, una melodia pulita, un approccio piacevolmente surreale che richiama l’indie “da cameretta” di inizio millennio e il bisogno di dire qualcosa con leggerezza e ironia.

LOGAN LAUGELLI “Genere drammatico”

(Lombardia)

Rock d’autore in chiave minimalista. Una chitarra elettrica scandisce con toni tanto intimi quanto drammatici una serie di amare riflessioni personali frutto di uno sguardo tagliente sul mondo e su di sé.

ANDREADIECI “Marylove”

(Lombardia)

Una canzone d’amore sognante come una ninnananna, leggera come i ricordi più dolci dell’adolescenza e fresca come un temporale che rompe la calura di una giornata estiva.

I MAMA “Giassai”

(Lombardia)

Un linguaggio musicale fresco capace di miscelare con estrema immediatezza tradizione e modernità. Con un occhio al pop, uno alla canzone d’autore, uno allo swing e uno alle nuove tendenze.

APNEA “Il giorno di ieri”

(Marche)

Il rock d’autore più introspettivo che non rinuncia però all’immediatezza e a una vena di incrollabile romanticismo. Una canzone liberatoria da cantare in coro.

  1. eu

Francesco Caprini

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