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Analogico o Digitale? di Antonio Chimienti

 IL DUBBIO DELLE SCIMMIE 

005 - Analogico o Digitale?  

di Antonio Chimienti

Come più volte promesso ecco un articolo  propriamente tecnico e focalizzato su uno dei più discussi argomenti tecnici del moderno produttore o musicista: devo affidarmi completamente fiducioso alla elaborazione audio all’interno del mio computer o costruirmi un arsenale di costoso hardware analogico?

Ho letto centinaia di articoli in questi ultimi 15 anni su questo argomento.

Ho letto libri che glorificano l’utilizzo ed i nomi dei suoi sostenitori sia in un ambito che nel suo antagonista, sia che sì parli di analogico  sia che sì parli di plugin, ma quello che vi riporterò è la mia esperienza ragionata perché possiate conoscere qualcosa in più sull’argomento.

Qualche riflessione iniziale.

 

Come al solito , e coloro che mi seguono sono ormai abituati a questo mio approccio  prospettico, dobbiamo capire che ogni parere che abbiamo letto o ascoltato deriva dall’esperienza diretta di chi avevamo davanti, Per cui la prima considerazione da fare e dalla quale prendere le distanze sé davvero ci interessa arrivare ed un dunque è razionalizzare che chi oggi ci parla di Digitale , ma al contempo ha meno di 40 anni non va assolutamente preso in considerazione. Poiché il suo parere affonda radici nell’analogico  per non più di un 10% di tutto quello che lui ci narra come sua esperienza. Al contempo non ascoltiamo chi ha più di 70 anni poiché la sua esperienza su un arco di produzione di circa 50 anni consta di una reale conoscenza del digitale per non oltre ( considerando anche il tempo di coinvolgimento attivo , cioè il tempo consumato a “smanettare” e ricercare tipico di quando sì produce attivamente in opposizione a quando sì demanda a d altri nella pratica per l’età che avanza)  il 20% della propria totale opinione sull’argomento. Inoltre altra importante considerazione mentre il mondo digitale è sostanzialmente più facile da avvicinare ed esperienziare , poiché il costo medio di un plugin o software è sempre nell’ordine di qualche centinaio di euro e quindi abbastanza alla portata di tutti quando addirittura a costo zero sé crakkato, l’esperienza nell’analogico è quasi sempre molto rara da costruire poiché è legata al possesso o in alternativa alla frequentazione di studi molto lussuosi, rari e selettivi nei confronti della scelta degli operatori. Nel mondo analogico un compressore non può costare meno di 1500 euro, ma considerate che il limite in alto è intorno ai 15 euro per un compressore che pochissimi di voi vedranno nella loro vita , ma che tuttavia partecipa a pieno diritto nello stabilire cosa sia meglio tra il mondo digitale e quello analogico. In questo momento , quello delle premesse , non possiamo fare finta che esso non esista, esiste eccome e sé vogliamo veramente arrivare ed una verità dobbiamo fare la fatica di trovare qualcuno che lo abbia usato bene , per molto tempo  , perché quello che vogliamo ottenere è un parere REALE sull’argomento. A questo punto vi offro il mio punto di vista perchè è difficile da parte mia rintracciare qualcuno che soddisfi pienamente tutti i requisiti richiesti per essere ascoltato come una fonte autorevole. Vi ricordo che ci vuole qualcuno che abbia vissuto in modo bipolare il mondo digitale e quello analogico, che lo abbia fatto in egual misura temporale ed ed alti livelli di accortezza e sensibilità, meglio sé garantiti dal fatto che lo stesse facendo per qualcuno che lo stava pagando “appieno” e che in qualche modo abbia la capacità di spiegarlo: bene io mi candido per questo scopo, ma vi dico che non sono la persona più autorevole sull’argomento perché io personalmente non ho avuto la possibilità di approfondire per i motivi prima citati il mondo analogico così profondamente come per esempio il mio partner Paolo Mescoli con i suoi +200 artisti registrati tra il 1980 ed 2000 ed i suo 6 golden reels potrebbe parlarvi meglio di me dei vari hardware, ma resto io il compromesso migliore perché per darvi una risposta utile qui quello che conta non è possedere il 100% di uno scenario , ma il massimo tempo trascorso contemporaneamente in entrambi gli scenari.

Poniamo le basi per un affidarsi autorizzato ed un ascolto fiducioso.

Il perché potete fidarvi di me è perché quando Vi parlo di computer a parlarvene è un uomo che quando era ragazo ed aveva 17 anni sì fece regalare un computer Atari dai suoi genitori. Eh sì che frequentavo il conservatorio  G.Verdi a Torino , ma la passione mi faceva seguire già ogni novità che sì affacciava nel mondo digitale , allora veramente una NOVITÀ. Ragazzi; non c'erano i cellulari, ma il telefono con il filo. Ed il primo computer per fare musica fu ATARI. Lo imparai ad utilizzare da allora con il programma Notator e le prime interfacce midi, clock e via discorrendo. I suoni venivano e verranno fino nel nuovo millennio solo con i synth hardware. Ok quanti di voi hanno in attivo 35 anni di esperienza con il computer come me? ok procediamo. Tuttavia quando mi ritrovavo a realizzare un arrangiamento in uno studio della mia città natale Torino , il computer era novità anche per loro, chiamavano me perché ero il nerd di allora, ma le macchine erano nastri da 24 tracce e dovevi interfacciarti con quelli, e comunque come per i synth tutti i vari effetti saranno sempre analogici per moltissimi anni. Solo nel nuovo millennio qualcosa cominciò ed affollare gli slots delle varie mandate efx della nostra Daw digitale fino ed arrivare ad oggi con le varie simulazioni ed hardware dedicati con preziosissimi dsp ecc.ecc Fissiamo l’ultimo segnalino temporale ,,, diciamo dal 2000 ed oggi sono 20 anni che manovro il digitale, chi di voi mi batte? Ecco credo di avere , ma so di non essere l’unico ovviamente,  il pedigree giusto per parlare sull’argomento e quindi cominciamo.

Comincerò con il dirvi il finale: il mio studio gira intorno ed un mixer SONY Analogico a controllo e matrix digitale. I miei riverberi principali nella mia testa quando produco sono tre e tutti analogici. Pur avendo i preamplificatori Sony ho rintracciato il bundle hardware FOCUSRITE originale estratto MIXER FORTE FOCUSRITE dello scorso millennio. Me ne sono fatto costruire uno custom di un altro tipo da un artigiano italiano  ed ho nel cuore di procurarmene un altro replica di un Neve 1073 di fabbricazione spagnola. I compressori analogici non mi mancano tra gli altri ne possiedo due mutibanda provenienti da una Radio di Chigago. Bene ora arriva il meglio… fino a 10 anni fa di hardware avevo solo una interfaccia microfonica per registrare con un microfono in diretta nel computer, ero pieno di schede audio ( pulsar, et similia) quindi diciamo completamente immerso nel solo mondo digitale.  Quando il mio orecchio sì cominciò ad affinare, a volere più soddisfazione mi procurai dei sommatori e riconobbi concetti come la distorsione e la room che avevo ascoltato passivamente per anni nel passato e che pertanto non pensavo mi mancassero. Fermiamoci un attimo , qui è molto importante! Sé vivi in campagna e la tua mamma ti prepara l’uovo appena sfornato dalla gallina ogni giorno, tutto questo per te è scontato. Non è che stai a riflettere su come sia caldo o succoso, no te lo manngi e basta. Quando da grande andrai in città e ti preparerai l’uovo sciegliendolo con cura e senza badare al prezzo sugli scaffali (la corrispettiva gallinaia nel mondo digitale di oggi) del market mica penserai di  stare sbagliando qualcosa, ma no te lo mangerai e basta ma stai sicuro che dopo un pò sé avrai fortuna ( perché di fortuna sì tratta) ti ricapiterà di rimangiare un uovo come allora e in quel momento capirai tantissime cose. Riuscirai a fare la differenza e capire cosa dell’uovo di oggi manca rispetto a quello della campagna. Devi però averlo interiorizzato quello di allora o purtroppo sarai come uno di quelli per cui un like di facebook vale più di un abbraccio.

Capite finchè non riascoltai quella distorsione non potei fare una scelta fra l’averla ed il non averla. Stavo vivendo in un mondo che giorno dopo giorno mi aveva allontanato da un certo ascolto non dandomi la possibilità di scelta. La scelta per intenderci la avrei avuta sé contemporaneamente avessi avuto a disposizione i due ascolti, cioè di fatto due strutture di produzioni perfettamente equipaggiate collocate nello stesso ambiente ed in cui come per magia il brano in lavorazione avesse potuto essere ascoltato per fare delle comparazioni e nel contempo avrei anche dovuto anche avere il presentimento di dover controllare qualcosa per poi poterlo trovare. Troppo Impossibile! 

Dopo i sommatori ( che servono a saltare la somma digitale nel senso che il mix stereo che esce dal computer è il calcolo di un processore, mentre prelevare i canali singoli dal computer, dirottarli in un hardware, un mixer di fatto, e lì sommarli con dei trasformatori escludendo quell’imbuto digitale, conferisce più spinta e maggiore dinamica al suono) il passo a capire che serviva lavorare fuori dal computer,  sé non per registrare di fatto le tracce esclusivamente per comodità, fu molto breve. Le possibilità creative dell’hardware sono innumerevoli, ma prima un’altra considerazione.

Avete notato come in prossimità dell’uscita di un plugin o software digitale la software house produttrice coinvolge come immagine pubblicitaria un grande ingegnere del suono che però guarda caso appare attorniato da tutti i suoi innumerevoli Hardware? Ma come mai? Provate ed immaginarvi il lancio di un Riverbero Hardware da 2000 euri allungatovi nella foto sulle braccia di un DJ con in secondo piano l’immagine di 3 monitor di computer che mostrano dei VST di riverbero digitali..., ma voi lì spendereste quei soldi? Ma no dai è ridicolo,

Ma c’è un importantissimo motivo che ancora non vi ho svelato e che è celato  li dove in realtà vorreste arrivare nella vostra carriera e che spesso immaginate di frequentare. Un  grande studio “ vecchia maniera” con i muri tappezzati di lucine e costellati di apparecchi vintage , un motivo che è anche un modo che caratterizza il nostro mondo ma che tanto ci sta venendo a mancare e cioè: l’Imprevedibilità.

Dietro all’utilizzo di una macchina hardware trovate l’imprevedibilità ed il divenire. Concetti per la cui cancellazione abbiamo trascorso anni a progettare sistemi che la neutralizzassero in nome di una presunta precisione che avrebbe dovuto fare da garante alla qualità ed al successo. Ma quando mai se, come è chiaro per tutti che,  il vero successo non sì può costruire ma solo portare alla luce dove già risiede? Per esempio il groove, cosa ne dite, lo vogliamo istituzzionalizzare? 

In uno strumento analogico sì battaglia con il divenire oltre che con la imprevedibilità e sono presenti anche tutte le altre sotto variabili come i difetti occulti, le  diffrazioni, le asimmetricità, che fanno tutte capolino a loro volta alla costruzione della unicità. Cosa per la quale difficilmente uno strumento della stessa marca o modello può essere considerato uguale ad un altro. A supporto di quanto vi sto dicendo vi riporto la spiegazione commerciale di un noto plugin della Israeliana WAVES che recita : il nostro plugin replica il Mixer SSL  e per farlo ogni canale singolo del mixer è stato copiato poiché solo attivandoli tutti contemporaneamente potrete ottenere quel sound blasonato. Capite loro stessi evidenziano che la imprevedibilità rappresentata da un canale analogico di un mixer partecipa alla costruzione di un qualcosa che ha una valore tale da poter essere rivenduto ( nel loro caso dopo aver tentato di replicarlo) Non trovate questa “Imprevedibilità”  una preziosità? E sbaglitate a non considerarla tale oltre che state mentendo a voi stessi poiché state vivendo ogni giorno della vostra vita nella speranza di fare la differenza fra voi e gli altri, sia nel vostro stile che nei vostri pensieri.  

Ci vuole coraggio a spegnere la sera il proprio studio, sé è analogico come il mio,  con un mix completo solo al 70% nella consapevolezza che il giorno dopo alla riaccensione qualcosa potrebbe suonare diverso, mette i brividi, ma è stato spesso una speranza poiché alle volte suonava molto meglio della sera prima. Cosa dire poi degli svantaggi del software? Tutti a lamentarsi che la musica in televisione , alla radio suona tutta uguale, ma sé già in produzione sì utilizzano per tutti , in tutto il mondo gli stessi strumenti software…e considerando che uno strumento ha il potere di evocare durante il suo utilizzo suggerimenti e scelte al creatore, tutto diventa facilmente spiegabile nella sua bruttura. Nella creatività tutto il presente , nonché i ricordi e le esperienze, ma soprattutto il contorno di dove ci sì trova in quel momento partecipa in grandissima misura al momento creativo. Istante dopo istante , un telefono che squilla, un odore, una immagine influenza ciò che sì sta facendo soprattutto quando a farlo sono delle persone sensibili come noi musicisti. Lì presenti, insieme a noi, ci sono anche i nostri strumenti che vibrano ( lo abbiamo visto in un articolo precedente) ed è un bene che essi vibrino perché le loro vibrazioni ci colpiscono sollecitandoci e per variazione ci fanno scorgere vie nuove e pensieri ad una velocità superiore al nostro vedere , ma recepita dal nostro sentire. I nostri strumenti hardware partecipano a tutto questo. Io possiedo un riverbero di alta fascia che sembra avere una sua volontà nel farmi sentire degli echoes ora sì , ora no frutto di un software ancora troppo instabile e forse indebolito da qualche riparazione di troppo del mio tecnico, ma perfetto per me proprio per questo motivo. Cosa nella musica o in qualsiasi altra manifestazione artistica può essere riconducibile ad un calcolo per giunta preconfezionato come un software umano? Neanche la matematica sì può considerare oggi estranea all’arte ed alla creatività relativa. Oggi la frontiera della industria di software musicali sta andando nella direzione di annullare l’interfaccia operazionale del computer stesso, cioè vengono vendute tastiere, controller ed altro perché la richiesta è potersi mettere al computer e non occupare il tempo a schiacciare tastini e pulsanti a scapito della creatività , ma dico non sarebbe più sbrigativo fare come faccio io o come ha fatto il mio amico Paolo per 20 anni che schiacciava il tasto on dello studio e sollevato il coperchiio del pianoforte stava già registrando TARZAN BOY? Ma comunque a coloro che ancora non sì sono convinti voglio porgere una domanda chiarificatrice: sé vi apparisse un annuncio economico dove allo stesso prezzo di 100 euri poteste scegliere fra una replica software di un Equalizzatore SSL prodotto in 1 milione di copie tutte uguali ed anche piratate e sempre allo stesso prezzo un vero Equalizzatore SSL da cui hanno realizzato la copia del software su citato,  prodotto in 2000 pezzi e assemblato a mano ed ora dismesso da qualcuno …. cosa portereste a casa? 

Eccoci giunti alle conclusioni: il digitale è una foto che ritrae un frammento della realtà. A me suona più come  una sfida personale di qualche industriale a vocazione informatica che per sovvenzionare il suo gioco ci ha convinto che un pianoforte digitale potesse suonare come uno vero. E per riuscire a far passare questa equazione improbabile ha dovuto ridurre le nostre ambizioni riuscendoci con una sorta di ruspa sociale che ha appiattito di fatto la nostra autonomia economica ma nel contempo confortandoci che comunque noi “valiamo” per non farci perdere la voglia di meritarci un pianoforte , di plastica però! L’unico che la maggior parte di noi sì può permettere e neanche sempre. Da qui il passo nel raccontarci di possedere un pianoforte è breve, perché siamo brave persone, non siamo pretenziosi, siamo umili e ci adattiamo però cerchiamo di restare dignitosi o davvero non ci ricorderemo mai più di quell’uovo caldo che la nostra mamma ci cuoceva senza neanche immaginare che non lo avremmo mai più potuto ricevere in futuro. Chiedo scusa ai lettori di meno 30 anni perché salvo eccezioni non lo hanno mai ricevuto quell’uovo e forse mai lo riceveranno nella loro vita, ma potreste sempre comperarvi un compressore hardware o chissà…. una gallina?

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Da oggi in tutti i webstore la Compilation di ROCK TARGATO ITALIA 2019

 

Compilation

ROCK TARGATO ITALIA 2019

Da oggi in tutti i webstore

Ascoltala su DEEZER https://bit.ly/2rX80db

Ormai è tradizione da parecchi anni: si avvicina il Natale e, insieme alle luci colorate e i pacchi da scartare sotto l’albero, arriva anche la nuova compilation di Rock Targato Italia, da ormai 31 anni tra i più importanti concorsi musicali italiani e che, nel corso degli anni, ha fatto da trampolino di lancio per molti dei nomi di punta del rock nostrano. www.rocktargatoitalia.it

La nuova edizione vive in totale continuità con il nuovo percorso avviato lo scorso anno: da un lato ci sono, come sempre, gli otto artisti protagonisti dell’ultima edizione del contest e dall’altra il desiderio di scavare nella storia della musica italiana, completando la scaletta con cinque storici outsider del nostro rock. 

Nove artisti che fotografano ciò che si muove oggi nel più profondo sottobosco musicale italiano più cinque personaggi notissimi ma spesso sottovalutati o dimenticati a cui chiunque provi a fare musica fuori dal coro e dalle mode deve almeno un ringraziamento.  (A cura di Roberto Bonfanti – scrittore, artista)

La compilation è pubblicata dall’etichetta discografica Terzo Millennio. Dedicata alla memoria di Stefano Ronzani.

ARTISTI e BRANI:

Gabriella Ferri - Stornello dell’estate

La voce carismatica della nobilitazione della tradizione popolare e la stella polare di chi vuole fare musica scavando fra le proprie radici culturali. Un brano struggente firmato da Ennio Morricone.

Luigi Tenco - Vedrai... Vedrai... 

Uno dei più grandi in assoluto e soprattutto uno dei rarissimi casi in cui l'uomo e l'artista si fondono in modo tragicamente doloroso. Riascoltare oggi una delle sue canzoni più malinconiche e disilluse dà ancora i brividi.

 

Maurizio Arcieri - 5 minuti

Un artista dalla vita costantemente fuori dagli schemi e ai limiti dell'eccesso. Punk autentico, pioniere dell'elettronica e performer irriverente. Riascoltiamolo nella sua più celebre parentesi pop.

Gian Pieretti - Il vento dell’Est

Un personaggio spesso sottovalutato. Uno dei primi in Italia a tentare di far sposare beat, folk, canzone d'autore e impegno sociale, ma anche un autore capace di gioielli di malinconia come questo.

Little Tony - Il ragazzo con il ciuffo

Se il rock'n'roll è potuto sbarcare in Italia, il merito è anche di questo ragazzo che a 16 anni scappò in Inghilterra a respirare il cambiamento per tornare poi in patria traducendolo in un linguaggio popolare.

Tre Rose – L'alieno nel giardino

Una moderna fiaba pop. Melodia delicata, atmosfera trasognata e una voce lieve che accompagna per mano l’ascoltatore nel racconto di un amore inaspettato e diverso.

Educta Fais – Anna contro la gravità

Quando la musica diventa sperimentazione, teatro esistenziale e forse anche qualcos’altro. Un brano atipico, affascinante e inquieto che dà corpo a una storia di alienazione e poesia.

Evolve Alba – Rincorrimi

Atmosfere cupe e tese pronte ad esplodere in un ritornello liberatorio. Un brano rock moderno e intenso capace di coniugare potenza e immediatezza.

Mau Nera – Incudine

La dimostrazione di come il rock’n’roll possa essere ancora svago, movimento, sudore e divertimento. Una canzone da ballare scatenati sotto la luna.

Roofsize – Carta... forbice... pietra

Un quadretto ipnotico surreale. Intrecci ben calibrati di tastiere e batteria, elettronica minimale e melodia ossessiva trasportano l’ascoltatore in un viaggio psichedelico. 

Riccardo Autore – 5g

Un artista dalla personalità fuori dagli schemi con gli occhi aperti sul mondo. Una canzone destrutturata che racconta il futuro prossimo con ironia, realismo e disillusione.

Geyser – Come se niente fosse

Sapore da sala prove anni '90, chitarre stridenti, sezione ritmica incisiva, poetica viscerale e quintali di urgenza comunicativa. Autentico rock alternativo.

Anaconda – Santa

Chitarre ruvide, ritornello ammiccante, melodia ruffiana e le giuste dosi di sincerità e ironia per una canzone che viaggia dritta come un treno fra rock e pop.

Il Pesce Parla – POS?

Il teatro canzone sbarca nel tempo presente arricchendosi di un'anima sfacciatamente pop e raccontando con ironia l’era degli eterni stagisti.

La copertina è tratta da un’opera “Senza Titolo” dell’artista Cristiana Depedrini.

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI
Divinazione Milano S.r.l.
Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network
Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano
Mob. 392 5970778 - 393 2124576
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Una volta la musica allietava. Si realizzava e svaniva.

Antonio Chimienti - Rock Targato Italia

milano 19/10/2019

Una volta la musica allietava. Si realizzava e svaniva. nel senso che non essendoci registrazioni, poteva solo essere ascoltata ed un attimo dopo non esisteva più. L'esperienza era di tipo istantaneo. Era perciò , fortunatamente priva di ogni condizionamento legato al giudizio postumo derivante da confronti, meriti dei singoli ecc.ecc. esclusivamente emozionante ed evocativa.

Non c'era lo stress derivante dall'accostamento oggettivo, come oggi accade all'ennesima potenza nel senso che allora al massimo era soggettivo ( legato magari all'ascolto che si era fatto in precedenza di qualcosa di simile , suonato da qualcun altro in un qualche altro posto non lontanissimo da lì,  di due o più esecuzioni aventi in comune un genere che li accomunasse.

Negli anni passati questo fenomeno del confronto aveva cominciato ad essere presente , ma ancora circoscritto alla possibilità di confrontare una registrazione , ad esempio Americana con una Francese, ma insomma il confronto era estremamente elitario e sempre caratterizzato da una grandissima qualità oggettiva, poichè a poter registrare ed imprimere della musica su un disco erano solo realmente persone che prima di registrare erano state riconosciute nella propria città o paese o nazione come in assoluto i più grandi talenti in circolazione. La gavetta era crudele e i principi di selezione erano assolutamente meritocratici. Chi produceva ci metteva la propria faccia e di conseguenza non poteva arrischiarsi a mettercela troppo spesso.

Oggi il confronto è diventato iper-spietato. Il 90 percento dei talenti del 1700 che hanno trascorso la loro vita suonando oggi non lo potrebbero fare.

Si perchè se ieri. in Germania tu facevi 100 spettacoli in teatro con la tua musica ed  eri un genio in quel paese, ed un altro collega faceva lo stesso spettacolo in Messico con una musica simile... entrambi potevano farlo. Ma oggi uno dei due perderebbe il proprio pubblico a favore dell'altro, anzi che dico…. 99 artisti perdono il loro pubblico a favore di uno solo.

E sì oggi quando fai ascoltare un tuo pezzo il confronto non è mica fatto con quelli della tua città.... no no è fatto con il “Michael Jackson” della situazione, lo fai anche tu , involontariamente.

E' giusto? E' sbagliato? Poco importa perchè questa comunque è la realtà. 

Come dovremmo ragionare noi in quanto Gruppo/Artista/altro considerando quindi tutto questo?

lo vedremo nel prossimo Articolo

Scoprirai nei miei seminari:

- la musica che valore ha realmente nella vita?

- l’ego , una parolaccia?

- perchè lui e non io?

- la musica è davvero quello che voglio fare?

- la musica come ambiente in cui non è detto che io debba per forza solo suonarci

- la musica : una dimensione collettiva

- la musica esiste da sempre ...perchè?

- business e media uccidono l'arte?

- non suono come suonavo e non mi vesto come mi vestivo

 

e molti altri punti che potrai svelare presto seguendo il mio prossimo seminario.

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I colori dell’autunno 2019

 

Playlist

 

“I COLORI DELL’AUTUNNO 2019“ 

 

La musica indipendente, by Rock Targato Italia 

 

SPOTIFY:

 

https://spoti.fi/2OBAPES 

 

Realizzata da:

 

Divinazione Milano e Roberto Bonfanti (scrittore/artista)

Anche in questo autunno, Rock Targato Italia  prova a scattare una piccola istantanea di ciò che si sta muovendo in questi mesi nell’universo della musica italiana al di fuori delle mode, delle presunte hit e dei facili entusiasmi per i grandi numeri. Ecco dunque “I colori dell’autunno 2019”: una nuova raccolta di canzoni che porta avanti la tradizione ormai consolidata delle playlist “stagionali” marchiate Rock Targato Italia. Per tenere sempre le orecchie aperte su ciò che ci suona attorno anche mentre le foglie cadono e le mode crollano.

Mauro Pelosi – Acqua sintetica

Il clamoroso inaspettato ritorno, dopo ben 40 anni di silenzio, di un artista autentico.

Tv Lumière – Canzone bianca

Un affascinante soffio di malinconia notturna in chiave post-rock d’autore

Effenberg   – Altre cose degli abissi

Sonorità sintetiche, indolenza pop, atmosfere evocative e scrittura riflessiva.

Frigo – Via dei Bardi

La dimostrazione che si può anche fare indie-pop in modo intelligente e poetico.

Ginevra Di Marco & Cristina Donà – Un passo alla volta

L’unione affascinante di due delle voci femminili più importanti della musica italiana.

Paola Russo – Etienne Montgolfierre

Pop tanto immediato quanto elegante, fra gli anni ’80 e il prossimo decennio.

Andrea Cassese – La minoranza

Minimalismo musicale in chiave riflessiva. La rinascita del new acoustic movement.

Giancarlo Frigieri – Lungomare

Un incrocio poetico di storie di riviera fuori stagione nella più classica ballata rock.

Phomea – Solo aria

Rock d’autore, nervi scoperti e voglia viscerale di scavarsi dentro.

Gianulca Gill – Come in un disco di Franco Battiato

Il titolo dice già tutto. Pop d’autore raffinato e intelligente.

Giovanni Succi – Meglio di niente

Un personaggio emblematico della musica alternativa italiana con il suo stile unico.

I rumori di via Silvio Pellico – Sala prove

Gli anni ’90 non muoiono mai. Approccio lo-fi, inquietudine rock e sperimentazione.

Megàle – Stato di quiete

Grandissima personalità, trame vocali ricercate ed elettronica minimale inquieta.

Levia Gravia – Sarebbe facile

A volte basta poco: pochi strumenti, gli occhi aperti e tanta voglia di raccontarsi.

Levante – Bravi tutti voi

Una delle voci più amate e personali del panorama pop attuale.                                                 

Andrea Cassetta – Ipocriti di merda

Rabbia punk, chitarre taglienti e voglia di urlare in faccia al mondo la propria verità.

Il terzo istante – Dissolversi

Psichedelìa, alternative-rock, gusto melodico ed eleganza.

Daniele Brusaschetto – Fanculo mondo

Da un maestro del pop più destrutturato, una parentesi catartica fra rock e metal.

 

Roberto Bonfanti

 

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