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Il grande Maestro Kayhan Kalhor al Kamanche e il virtuoso Behnam Samani al Tombak in concerto

Il concerto

del grande Maestro Kayhan Kalhor al Kamanche (viella ad arco a puntale)

e del virtuoso Behnam Samani al Tombak (tamburo a calice)

che con l’intensità della loro musica ci condurranno in un viaggio emozionale attraverso la potenza espressiva ed armonica dell’improvvisazione.

 

Milano

Venerdì 07 Febbraio 2020 Ore 21:00

Conservatorio Giuseppe Verdi, Sala Puccini

Via Conservatorio 12

 

Biglietti:

Platea 1° settore: 35 euro

Platea 2° settore: 30 euro

Platea 3° settore: 25 euro

 

Informazioni e Prenotazioni: Cel. +39 3281094656

 

Acquisto e ritiro biglietti:

Negozio HAAS: interno cortile, Piazza Lima, 3 Cell. +39 3470745570

Zafferan Cucina Persiana: Via Tito Livio, 22 Cell. +39 3405811763

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Analogico o Digitale? di Antonio Chimienti

 IL DUBBIO DELLE SCIMMIE 

005 - Analogico o Digitale?  

di Antonio Chimienti

Come più volte promesso ecco un articolo  propriamente tecnico e focalizzato su uno dei più discussi argomenti tecnici del moderno produttore o musicista: devo affidarmi completamente fiducioso alla elaborazione audio all’interno del mio computer o costruirmi un arsenale di costoso hardware analogico?

Ho letto centinaia di articoli in questi ultimi 15 anni su questo argomento.

Ho letto libri che glorificano l’utilizzo ed i nomi dei suoi sostenitori sia in un ambito che nel suo antagonista, sia che sì parli di analogico  sia che sì parli di plugin, ma quello che vi riporterò è la mia esperienza ragionata perché possiate conoscere qualcosa in più sull’argomento.

Qualche riflessione iniziale.

 

Come al solito , e coloro che mi seguono sono ormai abituati a questo mio approccio  prospettico, dobbiamo capire che ogni parere che abbiamo letto o ascoltato deriva dall’esperienza diretta di chi avevamo davanti, Per cui la prima considerazione da fare e dalla quale prendere le distanze sé davvero ci interessa arrivare ed un dunque è razionalizzare che chi oggi ci parla di Digitale , ma al contempo ha meno di 40 anni non va assolutamente preso in considerazione. Poiché il suo parere affonda radici nell’analogico  per non più di un 10% di tutto quello che lui ci narra come sua esperienza. Al contempo non ascoltiamo chi ha più di 70 anni poiché la sua esperienza su un arco di produzione di circa 50 anni consta di una reale conoscenza del digitale per non oltre ( considerando anche il tempo di coinvolgimento attivo , cioè il tempo consumato a “smanettare” e ricercare tipico di quando sì produce attivamente in opposizione a quando sì demanda a d altri nella pratica per l’età che avanza)  il 20% della propria totale opinione sull’argomento. Inoltre altra importante considerazione mentre il mondo digitale è sostanzialmente più facile da avvicinare ed esperienziare , poiché il costo medio di un plugin o software è sempre nell’ordine di qualche centinaio di euro e quindi abbastanza alla portata di tutti quando addirittura a costo zero sé crakkato, l’esperienza nell’analogico è quasi sempre molto rara da costruire poiché è legata al possesso o in alternativa alla frequentazione di studi molto lussuosi, rari e selettivi nei confronti della scelta degli operatori. Nel mondo analogico un compressore non può costare meno di 1500 euro, ma considerate che il limite in alto è intorno ai 15 euro per un compressore che pochissimi di voi vedranno nella loro vita , ma che tuttavia partecipa a pieno diritto nello stabilire cosa sia meglio tra il mondo digitale e quello analogico. In questo momento , quello delle premesse , non possiamo fare finta che esso non esista, esiste eccome e sé vogliamo veramente arrivare ed una verità dobbiamo fare la fatica di trovare qualcuno che lo abbia usato bene , per molto tempo  , perché quello che vogliamo ottenere è un parere REALE sull’argomento. A questo punto vi offro il mio punto di vista perchè è difficile da parte mia rintracciare qualcuno che soddisfi pienamente tutti i requisiti richiesti per essere ascoltato come una fonte autorevole. Vi ricordo che ci vuole qualcuno che abbia vissuto in modo bipolare il mondo digitale e quello analogico, che lo abbia fatto in egual misura temporale ed ed alti livelli di accortezza e sensibilità, meglio sé garantiti dal fatto che lo stesse facendo per qualcuno che lo stava pagando “appieno” e che in qualche modo abbia la capacità di spiegarlo: bene io mi candido per questo scopo, ma vi dico che non sono la persona più autorevole sull’argomento perché io personalmente non ho avuto la possibilità di approfondire per i motivi prima citati il mondo analogico così profondamente come per esempio il mio partner Paolo Mescoli con i suoi +200 artisti registrati tra il 1980 ed 2000 ed i suo 6 golden reels potrebbe parlarvi meglio di me dei vari hardware, ma resto io il compromesso migliore perché per darvi una risposta utile qui quello che conta non è possedere il 100% di uno scenario , ma il massimo tempo trascorso contemporaneamente in entrambi gli scenari.

Poniamo le basi per un affidarsi autorizzato ed un ascolto fiducioso.

Il perché potete fidarvi di me è perché quando Vi parlo di computer a parlarvene è un uomo che quando era ragazo ed aveva 17 anni sì fece regalare un computer Atari dai suoi genitori. Eh sì che frequentavo il conservatorio  G.Verdi a Torino , ma la passione mi faceva seguire già ogni novità che sì affacciava nel mondo digitale , allora veramente una NOVITÀ. Ragazzi; non c'erano i cellulari, ma il telefono con il filo. Ed il primo computer per fare musica fu ATARI. Lo imparai ad utilizzare da allora con il programma Notator e le prime interfacce midi, clock e via discorrendo. I suoni venivano e verranno fino nel nuovo millennio solo con i synth hardware. Ok quanti di voi hanno in attivo 35 anni di esperienza con il computer come me? ok procediamo. Tuttavia quando mi ritrovavo a realizzare un arrangiamento in uno studio della mia città natale Torino , il computer era novità anche per loro, chiamavano me perché ero il nerd di allora, ma le macchine erano nastri da 24 tracce e dovevi interfacciarti con quelli, e comunque come per i synth tutti i vari effetti saranno sempre analogici per moltissimi anni. Solo nel nuovo millennio qualcosa cominciò ed affollare gli slots delle varie mandate efx della nostra Daw digitale fino ed arrivare ad oggi con le varie simulazioni ed hardware dedicati con preziosissimi dsp ecc.ecc Fissiamo l’ultimo segnalino temporale ,,, diciamo dal 2000 ed oggi sono 20 anni che manovro il digitale, chi di voi mi batte? Ecco credo di avere , ma so di non essere l’unico ovviamente,  il pedigree giusto per parlare sull’argomento e quindi cominciamo.

Comincerò con il dirvi il finale: il mio studio gira intorno ed un mixer SONY Analogico a controllo e matrix digitale. I miei riverberi principali nella mia testa quando produco sono tre e tutti analogici. Pur avendo i preamplificatori Sony ho rintracciato il bundle hardware FOCUSRITE originale estratto MIXER FORTE FOCUSRITE dello scorso millennio. Me ne sono fatto costruire uno custom di un altro tipo da un artigiano italiano  ed ho nel cuore di procurarmene un altro replica di un Neve 1073 di fabbricazione spagnola. I compressori analogici non mi mancano tra gli altri ne possiedo due mutibanda provenienti da una Radio di Chigago. Bene ora arriva il meglio… fino a 10 anni fa di hardware avevo solo una interfaccia microfonica per registrare con un microfono in diretta nel computer, ero pieno di schede audio ( pulsar, et similia) quindi diciamo completamente immerso nel solo mondo digitale.  Quando il mio orecchio sì cominciò ad affinare, a volere più soddisfazione mi procurai dei sommatori e riconobbi concetti come la distorsione e la room che avevo ascoltato passivamente per anni nel passato e che pertanto non pensavo mi mancassero. Fermiamoci un attimo , qui è molto importante! Sé vivi in campagna e la tua mamma ti prepara l’uovo appena sfornato dalla gallina ogni giorno, tutto questo per te è scontato. Non è che stai a riflettere su come sia caldo o succoso, no te lo manngi e basta. Quando da grande andrai in città e ti preparerai l’uovo sciegliendolo con cura e senza badare al prezzo sugli scaffali (la corrispettiva gallinaia nel mondo digitale di oggi) del market mica penserai di  stare sbagliando qualcosa, ma no te lo mangerai e basta ma stai sicuro che dopo un pò sé avrai fortuna ( perché di fortuna sì tratta) ti ricapiterà di rimangiare un uovo come allora e in quel momento capirai tantissime cose. Riuscirai a fare la differenza e capire cosa dell’uovo di oggi manca rispetto a quello della campagna. Devi però averlo interiorizzato quello di allora o purtroppo sarai come uno di quelli per cui un like di facebook vale più di un abbraccio.

Capite finchè non riascoltai quella distorsione non potei fare una scelta fra l’averla ed il non averla. Stavo vivendo in un mondo che giorno dopo giorno mi aveva allontanato da un certo ascolto non dandomi la possibilità di scelta. La scelta per intenderci la avrei avuta sé contemporaneamente avessi avuto a disposizione i due ascolti, cioè di fatto due strutture di produzioni perfettamente equipaggiate collocate nello stesso ambiente ed in cui come per magia il brano in lavorazione avesse potuto essere ascoltato per fare delle comparazioni e nel contempo avrei anche dovuto anche avere il presentimento di dover controllare qualcosa per poi poterlo trovare. Troppo Impossibile! 

Dopo i sommatori ( che servono a saltare la somma digitale nel senso che il mix stereo che esce dal computer è il calcolo di un processore, mentre prelevare i canali singoli dal computer, dirottarli in un hardware, un mixer di fatto, e lì sommarli con dei trasformatori escludendo quell’imbuto digitale, conferisce più spinta e maggiore dinamica al suono) il passo a capire che serviva lavorare fuori dal computer,  sé non per registrare di fatto le tracce esclusivamente per comodità, fu molto breve. Le possibilità creative dell’hardware sono innumerevoli, ma prima un’altra considerazione.

Avete notato come in prossimità dell’uscita di un plugin o software digitale la software house produttrice coinvolge come immagine pubblicitaria un grande ingegnere del suono che però guarda caso appare attorniato da tutti i suoi innumerevoli Hardware? Ma come mai? Provate ed immaginarvi il lancio di un Riverbero Hardware da 2000 euri allungatovi nella foto sulle braccia di un DJ con in secondo piano l’immagine di 3 monitor di computer che mostrano dei VST di riverbero digitali..., ma voi lì spendereste quei soldi? Ma no dai è ridicolo,

Ma c’è un importantissimo motivo che ancora non vi ho svelato e che è celato  li dove in realtà vorreste arrivare nella vostra carriera e che spesso immaginate di frequentare. Un  grande studio “ vecchia maniera” con i muri tappezzati di lucine e costellati di apparecchi vintage , un motivo che è anche un modo che caratterizza il nostro mondo ma che tanto ci sta venendo a mancare e cioè: l’Imprevedibilità.

Dietro all’utilizzo di una macchina hardware trovate l’imprevedibilità ed il divenire. Concetti per la cui cancellazione abbiamo trascorso anni a progettare sistemi che la neutralizzassero in nome di una presunta precisione che avrebbe dovuto fare da garante alla qualità ed al successo. Ma quando mai se, come è chiaro per tutti che,  il vero successo non sì può costruire ma solo portare alla luce dove già risiede? Per esempio il groove, cosa ne dite, lo vogliamo istituzzionalizzare? 

In uno strumento analogico sì battaglia con il divenire oltre che con la imprevedibilità e sono presenti anche tutte le altre sotto variabili come i difetti occulti, le  diffrazioni, le asimmetricità, che fanno tutte capolino a loro volta alla costruzione della unicità. Cosa per la quale difficilmente uno strumento della stessa marca o modello può essere considerato uguale ad un altro. A supporto di quanto vi sto dicendo vi riporto la spiegazione commerciale di un noto plugin della Israeliana WAVES che recita : il nostro plugin replica il Mixer SSL  e per farlo ogni canale singolo del mixer è stato copiato poiché solo attivandoli tutti contemporaneamente potrete ottenere quel sound blasonato. Capite loro stessi evidenziano che la imprevedibilità rappresentata da un canale analogico di un mixer partecipa alla costruzione di un qualcosa che ha una valore tale da poter essere rivenduto ( nel loro caso dopo aver tentato di replicarlo) Non trovate questa “Imprevedibilità”  una preziosità? E sbaglitate a non considerarla tale oltre che state mentendo a voi stessi poiché state vivendo ogni giorno della vostra vita nella speranza di fare la differenza fra voi e gli altri, sia nel vostro stile che nei vostri pensieri.  

Ci vuole coraggio a spegnere la sera il proprio studio, sé è analogico come il mio,  con un mix completo solo al 70% nella consapevolezza che il giorno dopo alla riaccensione qualcosa potrebbe suonare diverso, mette i brividi, ma è stato spesso una speranza poiché alle volte suonava molto meglio della sera prima. Cosa dire poi degli svantaggi del software? Tutti a lamentarsi che la musica in televisione , alla radio suona tutta uguale, ma sé già in produzione sì utilizzano per tutti , in tutto il mondo gli stessi strumenti software…e considerando che uno strumento ha il potere di evocare durante il suo utilizzo suggerimenti e scelte al creatore, tutto diventa facilmente spiegabile nella sua bruttura. Nella creatività tutto il presente , nonché i ricordi e le esperienze, ma soprattutto il contorno di dove ci sì trova in quel momento partecipa in grandissima misura al momento creativo. Istante dopo istante , un telefono che squilla, un odore, una immagine influenza ciò che sì sta facendo soprattutto quando a farlo sono delle persone sensibili come noi musicisti. Lì presenti, insieme a noi, ci sono anche i nostri strumenti che vibrano ( lo abbiamo visto in un articolo precedente) ed è un bene che essi vibrino perché le loro vibrazioni ci colpiscono sollecitandoci e per variazione ci fanno scorgere vie nuove e pensieri ad una velocità superiore al nostro vedere , ma recepita dal nostro sentire. I nostri strumenti hardware partecipano a tutto questo. Io possiedo un riverbero di alta fascia che sembra avere una sua volontà nel farmi sentire degli echoes ora sì , ora no frutto di un software ancora troppo instabile e forse indebolito da qualche riparazione di troppo del mio tecnico, ma perfetto per me proprio per questo motivo. Cosa nella musica o in qualsiasi altra manifestazione artistica può essere riconducibile ad un calcolo per giunta preconfezionato come un software umano? Neanche la matematica sì può considerare oggi estranea all’arte ed alla creatività relativa. Oggi la frontiera della industria di software musicali sta andando nella direzione di annullare l’interfaccia operazionale del computer stesso, cioè vengono vendute tastiere, controller ed altro perché la richiesta è potersi mettere al computer e non occupare il tempo a schiacciare tastini e pulsanti a scapito della creatività , ma dico non sarebbe più sbrigativo fare come faccio io o come ha fatto il mio amico Paolo per 20 anni che schiacciava il tasto on dello studio e sollevato il coperchiio del pianoforte stava già registrando TARZAN BOY? Ma comunque a coloro che ancora non sì sono convinti voglio porgere una domanda chiarificatrice: sé vi apparisse un annuncio economico dove allo stesso prezzo di 100 euri poteste scegliere fra una replica software di un Equalizzatore SSL prodotto in 1 milione di copie tutte uguali ed anche piratate e sempre allo stesso prezzo un vero Equalizzatore SSL da cui hanno realizzato la copia del software su citato,  prodotto in 2000 pezzi e assemblato a mano ed ora dismesso da qualcuno …. cosa portereste a casa? 

Eccoci giunti alle conclusioni: il digitale è una foto che ritrae un frammento della realtà. A me suona più come  una sfida personale di qualche industriale a vocazione informatica che per sovvenzionare il suo gioco ci ha convinto che un pianoforte digitale potesse suonare come uno vero. E per riuscire a far passare questa equazione improbabile ha dovuto ridurre le nostre ambizioni riuscendoci con una sorta di ruspa sociale che ha appiattito di fatto la nostra autonomia economica ma nel contempo confortandoci che comunque noi “valiamo” per non farci perdere la voglia di meritarci un pianoforte , di plastica però! L’unico che la maggior parte di noi sì può permettere e neanche sempre. Da qui il passo nel raccontarci di possedere un pianoforte è breve, perché siamo brave persone, non siamo pretenziosi, siamo umili e ci adattiamo però cerchiamo di restare dignitosi o davvero non ci ricorderemo mai più di quell’uovo caldo che la nostra mamma ci cuoceva senza neanche immaginare che non lo avremmo mai più potuto ricevere in futuro. Chiedo scusa ai lettori di meno 30 anni perché salvo eccezioni non lo hanno mai ricevuto quell’uovo e forse mai lo riceveranno nella loro vita, ma potreste sempre comperarvi un compressore hardware o chissà…. una gallina?

Blog RockTargatoItalia.It

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La nuova edizione di Rock Targato Italia, Milano LegendClub Area Lombardia

 ROCK TARGATO ITALIA area LOMBARDIA

 dalle ore 21.30

14 – 15 gennaio 2020

(Viale Enrico Fermi 98 - angolo via Sbarbaro. Milano)

 La nuova edizione di Rock Targato Italia, il concorso giunto alla XXXII edizione riparte il 14 e 15 gennaio 2020 dal LegendClub con le selezioni regionali della Lombardia. Come da regolamento tutti gli artisti in gara eseguiranno brani inediti (no cover). Obiettivo del concorso, promuovere artisti emergenti e brani inediti.

Dalle ore 21,30, sul palco del LegendClub si alterneranno gli artisti (band e solisti emergenti) selezionati dallo staff di Divinazione Milano, per contendersi l’accesso alle fasi successive della manifestazione fino alla finalissima lombarda prevista per la prossima primavera.

PROGRAMMA

14 gennaio

- BraceForImpact (BS) -  Di.V.A. (BG)

Marco Gallorini Band (PV)  - Piero Strada (MI)

+ospite:  HOTEL MONROE

       15 gennaio       

    Jimmy Damasi (BS) - Maurizio Missaglia (MI) -

Downtown Mason (BG) - La Stazione dei Pensieri (MI)

+ ospite

 rocktargatoitalia.eu

La giuria, tecnica composta da operatori del settore, selezionerà gli artisti che passeranno alle fasi successive.

“Premio Giuria Popolare”

 Oltre alla giuria tecnica è previsto il Premio Giuria  Popolare. All’ingresso del locale, al pubblico, sarà consegnata una scheda per votare. Indipendente dalla giuria tecnica il voto popolare permetterà all’artista più votato di passare alle fasi successive.

 

Ufficio Stampa DIVI IN AZIONE

Via Andrea Palladio 16 – 20135 Milano

02 58310655 – 392 5970778 - 393 2124576

Francesco Caprini – Franco Sainini

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  1. divinazionemilano.it
  2. rocktargatoitalia.eu
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detto FERRANTE ANGUISSOLA, nuovo album "A OCCHI APERTI"

detto FERRANTE ANGUISSOLA

dal 3 gennaio 2020

in tutti i digitalstore con il nuovo album 

“A OCCHI APERTI"

Ferrante Anguissola (detto) è un Artista, un Poeta da scoprire

“A occhi aperti”: le otto canzoni che compongono il disco raccontano con garbata e elegante ironia storie, aneddoti, viaggi, metafore. I testi e le musiche sono di Ferrante Anguissola esclusa “Il Dromedario e il Cammello” il cui testo è tratto dal “libro degli errori” ediz. 1964 di Gianni Rodari.

La produzione artistica è di Alessandro Boriani.

“A occhi aperti”, pubblicato dall’etichetta discografica Terzo Millennio, sarà disponibile dal 3 gennaio in tutti i webstore nella versione digitale e con un CD a tiratura limitata.

FERRANTE ANGUISSOLA (detto). Sinossi

Il senso dell'amore, il rispetto degli altri, i sogni, i viaggi, la libertà, il destino. Grandi temi in piccoli racconti dove la vocazione lirica si mescola a una sottile ironia. Poeta e musicista, Ferrante Anguissola ha attinto a episodi di esperienza vissuta per scivolare nelle pieghe della memoria e sublimare i ricordi in una dimensione sospesa, in bilico fra realtà e immaginazione.

«A diciassette anni scrivevo canzoni e inventavo storie» racconta oggi ripensando alla sua infanzia fra Piacenza e Cremona, alla vita contadina in un'antica cascina della Bassa dove i ritmi di un'esistenza agricola e i colori della campagna sono stati lo scenario di un'educazione mitteleuropea. Un nonno concertista, una madre pianista gli hanno lasciato nelle dita i doni della musica. Ferrante non parla. Sussurra. «Timido ma determinato», dice, si divideva fra i primi concerti campestri, negli anni di collegio a Firenze, e una bizzarra pratica ingegneristica che lo vedeva assemblare materiali di recupero bellici per farne stazioni-radio di fortuna, un radio-amatore sognatore in dialogo con l'altro lato del globo.

La sua avventura “on the road” lo ha portato, fra i primi autostoppisti, sulle strade d'Europa nel secondo dopoguerra. Dalla Germania distrutta all'Olanda remota, dalla Londra bombardata agli ostelli della gioventù e alle golette di Stoccolma, l'irrinunciabile colonna sonora dei suoi spostamenti mixava brani di Charles Trenet e Jacques Brel con canzoni della tradizione classica napoletana. Vestito di blu, nei ristoranti di South Kensington, accompagnava alla chitarra i suoi primi testi abbinati a melodie semplici e orecchiabili, parole e versi, adattamento inedito e personale del teatro canzone. Rime, assonanze, metafore hanno cominciato allora a intrecciarsi con la musica, coi tempi dei sonetti e delle ballate. La canzone d'autore incontrava l'eco dei trovatori provenzali.

L'uso attento dei termini, l'affondo su temi amari edulcorati dalla poesia, hanno poi distinto l'album degli esordi “Poligrafici Pensionati Trombai e Santi”, affresco di un'umanità eccentrica e fragile, uscito alla fine degli anni Settanta con lo pseudonimo di Asterix e ispirato alla lezione epocale di Bob Dylan, Joan Baez o Fabrizio de André.

In questa sua giostra dell'umana commedia, dove si muovono amanti e girovaghi, marinai e mercanti, allegoria di stati d'animo e inganni del cuore, Ferrante Anguissola ha nascosto messaggi di pungente attualità che toccano, con polemica garbata, problemi giganteschi: la solitudine, l'incomunicabilità, l'intolleranza, la paura del diverso, l'amore negato. Oggi, a distanza di anni dal primo disco, e dopo l'uscita nel 2018 di “Anima e Vento”, Ferrante torna, con un nuovo album “A Occhi Aperti”, a riflettere sul valore della parola scritta per la musica e della musica scritta per la parola.

Raccogliendo le fila di una vita, non ha smesso di cercare e di viaggiare. Non ha scollegato le antenne del giovane radioamatore in attesa di segnali dal futuro, non ha smesso di onorare il patto che alcuni decenni fa – quando era un ragazzo di provincia con la passione per la musica francese e napoletana – siglò con se stesso: non tradire le sue origini, non dimenticare la fatica, la ricerca di giustizia e verità. Così, dopo mesi trascorsi in studio di registrazione a caccia del verso giusto, inesausto artigiano della canzone, Ferrante Anguissola torna al microfono da eroe maturo, sempre elegante ma combattivo, pronto ad affrontare nostalgie e rimpianti, ma con la stessa immutata energia dei “suoi” anni Settanta, inevitabile dovere di un maestro della sua età: conciliare l'eterna voglia di libertà con la coscienza profonda di un uomo che ha vissuto.

a cura di Chiara B. Gatti

detto Ferrante Anguissola nel web:

Facebook: https://www.facebook.com/ferrante.aanguissola

Instagram: https://www.instagram.com/ferranteanguissola/

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

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