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Gli ascolti di ottobre 2021. articolo di Roberto Bonfanti

Dopo le riflessioni riversate nell’articolo dello scorso mese sul silenzio degli artisti di fronte all’attuale situazione del nostro Paese mi sono domandato se avesse senso continuare a portare avanti questa rubrica e per un po’ ho pensato concretamente di abbandonarla. Poi però ho ragionato sul fatto che questo spazio è servito spesso anche per lanciare spunti di riflessione, oltre che per parlare di musica, e che comunque non sarebbe giusto privarsi anche di quel pizzico di bellezza che questa volta non salverà il mondo ma che comunque può fare solo bene. Così andiamo avanti, almeno per ora, e torniamo a consigliare qualche bel disco da ascoltare in questo ottobre complicato.

S’intitola “Marghesarà” l’album d’esordio dei Maestral. Un lavoro affascinante che scorre sul filo di una malinconia sottile che scivola con grazia sotto la pelle dell’ascoltatore sulle note di un folk d’autore tanto minimale quanto raffinato impreziosito dalla scelta di usare proprio il dialetto veneziano per raccontare storie che sembrano realmente emergere come fantasmi uggiosi dalla nebbia della laguna.

“Emily studiava”, il nuovo EP dell’eclettica cantautrice Emily Breva, riesce a suonare immediato ma al tempo stesso ricco di sfaccettature e lontano dai cliché. Sei canzoni in cui pop, swing, blues e rock si mischiano in modo estremamente particolare, grazie anche alla produzione artistica di Max Zanotti, andando ad accompagnare una scrittura intrigante e sincera che sa fotografare diversi stati emotivi.

Affonda le radici nel rock alternativo di fine anni ’90, il suono dei Roseluxx che con “Grand hotel abisso” giungono alla terza prova discografica. Dieci canzoni dense di inquietudini, ombre letterarie e chitarre che sanno abbandonarsi a momenti dilatati oppure esplodere in tempeste di distorsioni. Un disco che riesce a trasportare nel tempo presente lo sguardo e l’approccio di quella che è stata l’epoca d’oro del rock italiano.

Possiamo parlare di post-rock sintetico, ascoltando “Unter” dei Krank. Quattro canzoni dall’anima new-wave in cui suoni sintetici, distorsioni, atmosfere ipnotiche e approccio alternative-rock spigoloso trascinano l’ascoltatore in un viaggio psichedelico profondamente inquieto. Un suono straniante che sembra accordarsi bene con i tempi distopici che stiamo vivendo.

Chiudiamo con “Basgi da l’intòrriu”, album d’esordio del giovane rapper Futta accompagnato dal beatmaker Isma Killah. Un lavoro che torna a farci sentire il profumo delle posse e del rap impegnato degli anni ’90 attraverso dodici brani piacevolmente grezzi, diretti e fuori moda che, alternando italiano e dialetto sardo, scaricano sull’ascoltatore una mole importante di rabbia e autentico disagio sociale.

“La libertà devi strapparla con i denti. O credi che sia scegliere fra Zingaretti e Renzi?”  rappa Futta. Eh già…

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

www.rocktargatoitalia.eu

 

 

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CIRCOLO ARCI BELLEZZA: IL LIVE DI FRANCESCO SACCO

Il 23 giugno 2021, grazie al contributo dell’associazione culturale Arci Bellezza, Francesco Sacco avrà la possibilità di esibirsi sul palco in un suo personale concerto. L’Arci Bellezza è un’organizzazione molto attiva in campo ricreativo, culturale e sociale, in particolar modo nel campo della promozione di eventi, concerti e corsi di spettacolo.

Francesco Sacco è cantautore e polistrumentista. Influenzato dal cantautorato italiano, in particolare da Guccini, Tenco e Battiato, ma anche da quello internazionale (Cohen, Serge Gainsbourg). Per quanto riguarda i generi fonte d’ispirazione sono il blues e il rock, in particolare quello degli anni '70. Dopo anni di produzioni per altri, esordisce nel 2020 con i singoli “Berlino Est” e “A Te”, seguiti dalla pubblicazione del suo primo LP “La Voce Umana” (ArtistFirst), di cui ha curato, sotto ogni punto di vista, composizione, arrangiamento e produzione. Oltre che nel campo musicale Francesco è attivo anche come compositore nel contesto del teatro contemporaneo con il collettivo Cult of Magic, del quale è co-fondatore. Recentemente ha pubblicato il singolo Pioggia d'Aprile.

Ospiti speciali al concerto di Francesco Sacco sono “Le Corse più Pazze del Mondo”, un’idea di Kuschimaru Sama, pseudonimo di Luca Pasquino, e Pit Coccato nata davanti ad un camino spento: uno co-autore e collaboratore assiduo di ETT e co-fondatore della band Ku.da, l’atro già attivo con un progetto solista avviato. Trovano un punto di incontro tra elettronica, progressive, post-rock e folk, sfociato nel loro primo singolo “Viaggi in Europa” (uscito per Altererebus il 18 giugno). Una formazione fuori dagli schemi, eclettica e a tratti imprevedibile.

Il concerto di Francesco Sacco si terrà presso la sede di Arci Bellezza a Milano, in Via Bellezza 16/a. Sarà possibile recarsi all’evento dalle ore 20.00, ma per avere la possibilità di accedervi sarà necessario essere in possesso della Tessera Arci.

 

Blog: Rock Targato Italia

Stefano Romano: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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THE BOSS IS BACK.

 

“The Boss is Back” recitava la locandina pubblicitaria del tour mondiale di Born in the USA. Era il 1985 e lo show era a San Siro. Durò quasi cinque ore con uno Springsteen che correva infaticabile avanti e indietro per il palco. Alla fine eravamo stremati pure noi.

Poco più di anno dopo Western Stars, in un mondo che combatte contro la pandemia, che si dibatte tra rigurgiti di pericolose devianze politiche, di tentazioni positiviste, Bruce  torna con Letter to You ma, soprattutto, con la fidata ed inossidabile E Street Band (non erano più stati in studio insieme dal 2009 se non ricordo male).

Potremmo dire che questo album è quello dello Springsteen che ti aspetti: antologico, lo definirei. Archiviata l’esperienza “pop-sinfonica” e un po’ retrò di Western Stars, quella vena compositiva e quei temi piccoli e preziosi dell’esistenza, torna il menestrello di sempre con i temi di sempre e con la chitarra acustica di sempre (usata con più moderazione e sapienza).

La title track è, infatti, un crossover tra la lirica usuale e una profonda introspezione. Ma i gioielli del disco sono molti: tre i pezzi “recuperati” da esperienze precedenti. Come Janey Needs A Shooter, scritta nel 1971 e If I Was The Priest del 1970, oltre alla Song for Orphans anch’essa del 1971. Tre piccole preziose gemme con quelle atmosfere sonore che non subiscono l’età che hanno, così come il loro autore.

Insomma, il Boss nel tornare sé stesso in mezzo al chaos del presente, recupera i suoi propri stilemi. So per certo che i detrattori si sperticheranno per definire vecchio e frusto lui e le sue poetiche. Non è vecchio. E’ un classico come Ungaretti, Dylan Thomas, Beethoven e The Beatles.

E, per tornare all’antologia, ci sono pezzi un po’ scarni come One Minute You’re Here essenziali come i paesaggi di Darkness on The Edge of Town (mio personale lavoro preferito del Boss). Basta un tocco dell’acustica e sei lì.

La E Street Band c’è e si sente, soprattutto nella pirotecnica Burnin Train e nella solida Ghosts.

Oltre al Boss e alla sua banda, qui dentro si sentono forte Portland, Dylan e il mai dimenticato Tom Petty.

Difficile che questo LP non piaccia. Difficile che un giorno prima di sapere che America ci sarà domani, se quella della rivincita del Sogno o quella dell’egoismo, del razzismo e della follia, un lavoro così non sia dannatamente importante.

Da vecchi e ingenui visionari, noi continuiamo a sperare nel Sogno.

di Paolo Pelizza

©2020 Rock targato Italia

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detto FERRANTE ANGUISSOLA, nuovo album "A OCCHI APERTI"

detto FERRANTE ANGUISSOLA

dal 3 gennaio 2020

in tutti i digitalstore con il nuovo album 

“A OCCHI APERTI"

Ferrante Anguissola (detto) è un Artista, un Poeta da scoprire

“A occhi aperti”: le otto canzoni che compongono il disco raccontano con garbata e elegante ironia storie, aneddoti, viaggi, metafore. I testi e le musiche sono di Ferrante Anguissola esclusa “Il Dromedario e il Cammello” il cui testo è tratto dal “libro degli errori” ediz. 1964 di Gianni Rodari.

La produzione artistica è di Alessandro Boriani.

“A occhi aperti”, pubblicato dall’etichetta discografica Terzo Millennio, sarà disponibile dal 3 gennaio in tutti i webstore nella versione digitale e con un CD a tiratura limitata.

FERRANTE ANGUISSOLA (detto). Sinossi

Il senso dell'amore, il rispetto degli altri, i sogni, i viaggi, la libertà, il destino. Grandi temi in piccoli racconti dove la vocazione lirica si mescola a una sottile ironia. Poeta e musicista, Ferrante Anguissola ha attinto a episodi di esperienza vissuta per scivolare nelle pieghe della memoria e sublimare i ricordi in una dimensione sospesa, in bilico fra realtà e immaginazione.

«A diciassette anni scrivevo canzoni e inventavo storie» racconta oggi ripensando alla sua infanzia fra Piacenza e Cremona, alla vita contadina in un'antica cascina della Bassa dove i ritmi di un'esistenza agricola e i colori della campagna sono stati lo scenario di un'educazione mitteleuropea. Un nonno concertista, una madre pianista gli hanno lasciato nelle dita i doni della musica. Ferrante non parla. Sussurra. «Timido ma determinato», dice, si divideva fra i primi concerti campestri, negli anni di collegio a Firenze, e una bizzarra pratica ingegneristica che lo vedeva assemblare materiali di recupero bellici per farne stazioni-radio di fortuna, un radio-amatore sognatore in dialogo con l'altro lato del globo.

La sua avventura “on the road” lo ha portato, fra i primi autostoppisti, sulle strade d'Europa nel secondo dopoguerra. Dalla Germania distrutta all'Olanda remota, dalla Londra bombardata agli ostelli della gioventù e alle golette di Stoccolma, l'irrinunciabile colonna sonora dei suoi spostamenti mixava brani di Charles Trenet e Jacques Brel con canzoni della tradizione classica napoletana. Vestito di blu, nei ristoranti di South Kensington, accompagnava alla chitarra i suoi primi testi abbinati a melodie semplici e orecchiabili, parole e versi, adattamento inedito e personale del teatro canzone. Rime, assonanze, metafore hanno cominciato allora a intrecciarsi con la musica, coi tempi dei sonetti e delle ballate. La canzone d'autore incontrava l'eco dei trovatori provenzali.

L'uso attento dei termini, l'affondo su temi amari edulcorati dalla poesia, hanno poi distinto l'album degli esordi “Poligrafici Pensionati Trombai e Santi”, affresco di un'umanità eccentrica e fragile, uscito alla fine degli anni Settanta con lo pseudonimo di Asterix e ispirato alla lezione epocale di Bob Dylan, Joan Baez o Fabrizio de André.

In questa sua giostra dell'umana commedia, dove si muovono amanti e girovaghi, marinai e mercanti, allegoria di stati d'animo e inganni del cuore, Ferrante Anguissola ha nascosto messaggi di pungente attualità che toccano, con polemica garbata, problemi giganteschi: la solitudine, l'incomunicabilità, l'intolleranza, la paura del diverso, l'amore negato. Oggi, a distanza di anni dal primo disco, e dopo l'uscita nel 2018 di “Anima e Vento”, Ferrante torna, con un nuovo album “A Occhi Aperti”, a riflettere sul valore della parola scritta per la musica e della musica scritta per la parola.

Raccogliendo le fila di una vita, non ha smesso di cercare e di viaggiare. Non ha scollegato le antenne del giovane radioamatore in attesa di segnali dal futuro, non ha smesso di onorare il patto che alcuni decenni fa – quando era un ragazzo di provincia con la passione per la musica francese e napoletana – siglò con se stesso: non tradire le sue origini, non dimenticare la fatica, la ricerca di giustizia e verità. Così, dopo mesi trascorsi in studio di registrazione a caccia del verso giusto, inesausto artigiano della canzone, Ferrante Anguissola torna al microfono da eroe maturo, sempre elegante ma combattivo, pronto ad affrontare nostalgie e rimpianti, ma con la stessa immutata energia dei “suoi” anni Settanta, inevitabile dovere di un maestro della sua età: conciliare l'eterna voglia di libertà con la coscienza profonda di un uomo che ha vissuto.

a cura di Chiara B. Gatti

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