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È uscito il video antologia degli Sharks.

È uscito il video antologia degli Sharks. A breve uscirà il secondo album.
 
 
Ai nostri amici rokkettari, i migliori auguri per il ritorno live e discografico a breve.
"Famosissimi a Milano negli anni '80. Hanno debuttato nel mitico locale rock milanese il Magia Music Meeting, (dell'indimenticabile Giuliano Olmi), fucina di talenti come Elio e le Storie Tese, il gruppo femminile delle Lipstick, locale musicale di cui ho avuto modo di curare la direzione artistica.
 
Anni straordinari per tutti, mentre io seguivo i Timoria e Rock Targato Italia, gli Sharks sono entrati nell'entourage di Vasco Rossi, partecipando al suo live in diverse occasioni. Hanno partecipato al Festival di Sanremo con una loro canzone, con la super visione di Vasco.  (se non sbaglio).
 
Nel tempo, dopo lo scioglimento della band, i singoli musicisti si sono affermati come professionisti seri e preparati collaborando con il gotha della musica italiana. Abbraccione ragazzi Dario Fochi Foxi, Fabrizio PalermoAndrea GeMauro Palermo
 
Abbraccione ragazzi a belle storie da vivere!!
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APOLOGIA DI UN VISIONARIO.

APOLOGIA DI UN VISIONARIO.

  Hanno ragione. Hanno ragione, cantava Roberto Vecchioni nell’incipit della sua bellissima Luci A San Siro. Devo dirlo anche io e chiedere venia per la mia arroganza intellettuale. Quando si sbaglia, lo si deve ammettere. Quindi, vestito di sacco e con il capo cosparso di cenere chiedo scusa.

Ho scritto milioni di volte, sul fatto che la musica rock non solo esistesse ancora ma fosse vivissima e vitale. Niente di più errato. Ho anche avuto la tracotanza di sostenere che ai giovani non solo il rock “parlasse” ancora ma, addirittura che abbiano bisogno di una scena di quel genere.

Ora, è venuto il momento di fare un bagno di umiltà. Perché vedete come è possibile che succeda che una band di ragazzini venuti dalla provincia grassa degli Stati Uniti possano fare un tour mondiale con all’attivo solo tre singoli, due EP e un album? Chi pagherebbe il biglietto? Nessuno, ovviamente. Se poi facessero anche un altro disco, ovviamente, non entrerebbero in nessuna classifica da nessuna parte … Davvero, non può succedere! E io che mi accanivo … Ho avuto le fette di un prosciutto tagliato particolarmente spesso, sugli occhi!

Ho anche scritto dei pezzi parlando di un particolare fermento sia negli Stati Uniti che nella vecchia Europa … Non so se ho voluto illudermi o vi ho deliberatamente mentito. Il rock è morto ed in avanzato stato di decomposizione, pure! Lo riesumano i vecchietti … è roba fatta da anziani e consumata da anziani.

Pensate che possa succedere una roba favolistica tipo che una rock band di buskers, possa essere presa in un talent show importante, faccia musica rock stramorta, lo perda e poi vada a Sanremo, nel tempio del faceto nazional popolare e vinca grazie ai voti del pubblico? Non può accadere …

Esageriamo, magari, vanno anche all’Eurovision Song Contest e pur facendo un glam non particolarmente originale finiscono per sembrare quelli più diversi dagli altri? Quelli più “nuovi”? Quelli meno omologati? Giochiamoci anche il carico da cento: lo vincono, ancora una volta col voto del pubblico! Quando mai …

Immaginate se poi finissero nelle prime venti posizioni della classifica britannica … se ricevessero endorsement e lodi da musicisti di fama planetaria … e poi? Siamo alla follia! Pure Billboard vuole la traduzione della loro intervista?  Impossibile! Fantascienza! Balle!

Si vede che, davvero, ho le visioni ma nel senso di traveggole.  Andrò a farmi vedere da uno bravo sul serio! Prometto, che non vi angustierò più su questo tema. Anzi farò ammenda, mi scuserò con tutti gli addetti ai lavori che cercavano di mettermi sulla buona strada e io non ho ascoltato.

Giuro che ci sto provando … ma non trovo più nessuno! Vuoi dire che stanno cercando di aggiustare il tiro?

Vabbé, da parte mia me ne starò zitto e buono.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

blog www.rocktargatoitalia.it

 

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IN CASO DI COSCIENZA …

 IN CASO DI COSCIENZA …

   E’ inutile che insistiate. Non parlerò di Sanremo 2021.

Non vi dirò che quest’anno le polemiche ci sono state dopo e non in anticipo. Forse, in questo periodo surreale, se ne sono dimenticati e sono corsi ai ripari in seconda battuta. Non vi dirò nemmeno che, in questa edizione, hanno riguardato la “copertura” di un seno femminile, alcune accuse di plagio (un paio di brani erano davvero un po’ più che liberamente ispirati da precedenti altri ma nulla di legalmente rilevante) e sul flop degli ascolti.

Non vi spiegherò che ci sono state altre questioni controverse. Ad esempio, uno speech un po’ “spericolato” su un illustre e tragico suicidio che ha fatto molto indignare famiglia e amici del tormentato artista. Un’altra sulla dimenticanza dell’omaggio previsto per celebrare Stefano D’Orazio. E ancora, la polemica innescata da una storica e stagionata interprete sul fatto che il (bel) canto non è per tutti e con l’aria di una saccente anziana zia, ha chiosato: “ho sentito molte stonature …”. Peccato che la storia della musica contemporanea è piena di “stonati”. Un esempio? Un tale Kurt Cobain non aveva nell’essere perfettamente intonato, il suo punto di forza, eppure ha portato i suoi Nirvana nell’Olimpo delle band più significative di sempre a livello planetario. Quasi, quasi viene voglia di chiedere alla signora se a Chiasso sanno chi lei sia.

Nemmeno parlerò dell’ospite fisso. Sapete cosa si dice degli ospiti … A dirla tutta, è stato interessante su vari piani. Quello più significativo è, indubbiamente, quello delle neuroscienze: tutti i cultori e gli studiosi della materia hanno dovuto rivedere le loro convinzioni sull’egocentrismo infantile. Infatti, ora sappiamo che non sparisce alla fine dell’età evolutiva ma può restare (o incarnarsi) in un marcantonio di quarant’anni e in modo manifesto, non latente. Tenere l’amico ipertrofico, tutte le serate, è stato un po’ di troppo, diciamolo francamente.

Non mi esprimerò sul fatto che mentre il mondo e il nostro Paese è in ginocchio per la pandemia (da cui, ormai, è noto che non si uscirà tanto presto) “fare” Sanremo (con quei cachet poi …) è uno schiaffo alla gente che langue, a cui hanno tolto il reddito, a quelli che perderanno il lavoro un secondo dopo che rimuoveranno il blocco dei licenziamenti (si stima più di un milione di persone), alle attività che hanno chiuso o che chiuderanno e, soprattutto, a quei lavoratori dello spettacolo che non hanno la fortuna di lavorare in grembo a mamma RAI. Se qualcuno avesse tenuto viva una coscienza, probabilmente, avrebbe soprasseduto e magari, quei soldi, pochi o tanti, li avrebbe fatti arrivare in qualche modo (che ne so … costituendo un fondo?) a quelli che non hanno la fortuna di essere protetti dal broadcaster di Stato.

Inoltre, non parlerò (nemmeno sotto tortura!) del fatto che, al di là dell’assenza di mascherine sul palco (comprensibile, peraltro) la kermesse, in assenza di pubblico, ci sia sembrata asettica, sottotono … No, è più corretto, sottovuoto. L’entusiasmo dell’orchestra che ha svolto, anche, la funzione di claque, ha sottolineato la forma di sterilizzata orgia onanistica che ha caratterizzato la manifestazione.

Non vi racconterò dei look e delle esibizioni di Achille Lauro. Bisogna stare attenti a non confondersi: questo ragazzo è un simpatico performer ma non è David Bowie e, purtroppo per noi e per lui, non lo sarà mai. Ma, diciamolo, per Sanremo è addirittura troppo bravo.

Tacerò sulle riesumazioni che il miracoloso Festival ogni anno compie. In questa edizione erano piuttosto tristi e una, addirittura, semi afona. Niente di preoccupante, magari stonava. Chi la sentiva, poi, la zia?

Infine, terrò la bocca chiusa sul fatto che ha vinto una giovanissima band con un bel pezzo rock. Per Sanremo è hardcore. Penso che sulla Riviera tutta, abbiano portato i bambini di corsa a casa, rimesso nella stalla gli animali e sprangato porte ed imposte. Non hanno fatto, probabilmente, molta fatica perché stavano già così per la pandemia. Dico io … ma il rapper che fa lo stesso pezzo che l’hip hop italiana ci propina da un decennio pur cambiando autori e interpreti, dov’era? Oppure, il melenso e/o la melensa super-impostati con la canzone triste e melassata sul fatto di essere stato o stata lasciata? Eppure, c’erano …

Perché non hanno vinto loro? Mah … Strano, perché chi ha vinto ha fatto il pieno dei voti del pubblico. Ci deve essere un errore, perché sono anni che ci dicono che il rock è morto, che non riesce più a parlare ai giovani …

Come Trump. Voglio anche io il ri-conteggio dei voti!

Acqua in bocca, anche sul sospetto di plagio … Sì. Quello era uno dei due pezzi incriminati.

Non vi dirò nulla. Quindi basta … state zitti e buoni.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

blog www.rocktargatoitalia.it

 

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"Mareducato" è il nuovo concept album di Gio Evan

Dopo l’esperienza sanremese dove ha gareggiato con la canzone Arnica, Gio Evan pubblica l’album Mareducato, disponibile dal 12 marzo su tutte le piattaforme digitale, in formato CD ed in un esclusivo LP autografato e in edizione limitata per Amazon. Con questo nuovo progetto musicale curato dall’etichetta Polydor/Universal Music, l’artista giunge alla pubblicazione del suo terzo album.

Mareducato è un concept album composto da due parti distinte in cui musica e poesia si uniscono in un prodotto artistico davvero originale. Nella prima parte ci sono 10 canzoni che conducono l’ascoltatore in un viaggio immaginario dalla riva al profondo del mare, dove ogni fase è uno stato d’animo. I dieci brani ci portano dalla costa all’abisso e lo si può intuire anche dai titoli dei singoli pezzi : “Introspezione” è l’inizio, la costa dell’album, “Marinconia” la riva, “Buster Keaton” la risacca, “Arnica” il mare, “Glenn Miller” Il fondale, “L’Amarea” l’alta marea, “Regali fatti a mano” gli scogli, “Mark Rothko” le onde, “Mantra Allegro” L’abisso , “Estrospezione” l’oceano.  La seconda parte del concept album contiene invece la recitazione di dieci poesie inedite accompagnate d aun sottofondo musicale.

Classe 1988, Gio Evan è molto di più che un semplice cantante. È un artista poliedrico che si dedica anche alla scrittura, infatti il 16 marzo esce la sua raccolta di poesie intitolata “Ci siamo fatti mare”, edita da Rizzoli.

Ma le sorprese non finiscono qui per i suoi fan ! Gio Evan ha infatti annunciato le date del tour teatrale “Abissale” che per ora sono due: il 30 novembre 2021 al Teatro Olimpico di Roma e il 6 dicembre 2021 presso il Teatro Nazionale di Milano. Le prevendite del tour, prodotto da Massimo Levantini per Baobab Music & Ethics, sono aperte su Ticketone e Radio Zeta è partner ufficiale del tour.

Biografia

Gio Evan è un artista poliedrico: cantautore, scrittore e artista di strada. Durante gli anni che vanno dal 2007 al 2015 intraprende un viaggio con la bicicletta che lo porta in gran parte del mondo: India, Sudamerica, Europa. Comincia a studiare e vivere accanto a maestri e sciamani del posto e in Argentina viene battezzato come “Gio Evan” da un Hopi. Nel 2008 scrive il suo primo libro “Il florilegio passato”, racconto che narra dei suoi viaggi, senza soldi né scarpe. Tra il 2012 e il 2013 fonda “Le scarpe del vento”, progetto musicale dove scrive, canta e suona la chitarra. Pubblica indipendentemente il suo primo disco “Cranioterapia”. Nel 2014 inizia due progetti per le strade francesi: “Gigantografie” e “Le poesie più piccole del mondo”. Tra il 2014 e il 2016 pubblica i libri “La bella maniera” (il suo primo romanzo, per Narcissuss), “Teorema di un salto, ragionatissime poesie metafisiche” (Narcissuss) e “Passa a sorprendermi” (Miraggi Edizioni), oltre a scrivere e dirigere l’opera “OH ISSA – Salvo per un cielo”. Nel 2017 esce il libro “Capita a volte che ti penso sempre”, per Fabbri. Marzo 2018 è in vendita il nuovo libro per Fabbri “Ormai tra noi è tutto infinito”. Il 17 aprile esce “Biglietto di solo ritorno”, il doppio album di esordio che lo porterà in tour in Italia ed Europa. Dopo un periodo di assenza torna sulle scene nel 2019 con il nuovo romanzo “Cento cuori dentro” (Fabbri Editori) e con “Natura Molta”, il nuovo doppio album. A novembre a Miami è protagonista insieme a Carmen Consoli di HIT WEEK, il Festival dedicato alla diffusione della musica e della cultura italiana oltre i confini nazionali. A maggio 2020 l’artista è tornato con un nuovo libro di poesie “Se c’è un posto bello sei te” (Fabbri Editori) e il nuovo singolo “Regali fatti a mano” (Polydor/Universal). A ottobre esce il libro “I ricordi preziosi di Noah Gingols” per Fabbri Editori.

 

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso

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