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Esce la prima parte della compilation di Rock Targato Italia (1987 - 1992)

Milano, 16 dicembre 2021

Comunicato stampa 

 

 è disponibile la nuova compilation 

ROCK TARGATO ITALIA 1987 -1992 

 A cura di Roberto Bonfanti (scrittore, musicista) 

Pubblicata dall’etichetta Terzo Millennio  

Ascolta su SPOTIFY: https://spoti.fi/2IPB52A 

  

Ci sono tradizioni che non si possono perdere nemmeno in un anno atipico come il 2020, e la compilation di Rock Targato Italia sicuramente è fra queste. 

In unannata così particolare però abbiamo deciso di fare qualcosa in più, trasformando la compilation in un vero e proprio viaggio nella nostra storia. Inauguriamo oggi una serie di compilation che proveranno a raccontare la storia di Rock Targato Italia e, di riflesso, di ciò che è successo nel mondo del rock italiano dagli anni ’80 ad oggi. 

Il primo volume, in uscita proprio oggi, parte dal lontano 1987 e si conclude nel 1992 ma, in segno di continuità con il presente, si arricchisce con 3 brani extra firmati da altrettante band in gara nell’ultima edizione del concorso. 

Rock Targato Italia 1987 – 1992 

Questa storia inizia negli anni ’80. Certo, anche prima di allora nella musica italiana erano successe molte cose fuori dagli schemi: c’era stata una delle scene prog più fervide a livello mondiale, c’erano stati i primi vagiti punk, c’erano state le avanguardie, il teatro canzone e un pugno di cantautori che avevano inconsapevolmente già le stimmate della rockstar. Però è negli anni ’80 che, grazie a una serie di esplosioni apparentemente slegate fra loro, inizia a prendere forma l’idea del rock alternativo italiano così come l’abbiamo vissuto e conosciuto.  

L’esplosione più evidente parte ovviamente da Firenze dove alcuni manipoli di ragazzi folgorati dalla new-wave inglese, dal dark e dal rock americano iniziano a sperimentare strade nuove per far sposare quelle sonorità con la tradizione della miglior canzone d’autore nostrana. Nascono così i Diaframma, I Moda, di Andrea ChimentiBarbacci Neon e i Litfiba (Piero Pelù Gianni MaroccoloGhigo Renzulli, Aiazzi Ringo) e tutte le realtà lanciate dalla IRA Records. 

La seconda esplosione vitale avviene più a nord: a Berlino, dove due ragazzi reggiani sincontrano per caso in una serata anonima e decidono di ripercorrere il Brennero a ritroso per ritornare a casa e sconvolgere le regole del punk dando vita ai CCCP: un’esperienza musicale unica che apre però la strada anche a tutto il movimento post-punk emiliano, dagli Ustmamò ai Disciplinatha. 

Accanto a queste grandi esplosioni se ne susseguono altre come il movimento dei centri sociali torinesi dove iniziano a farsi le ossa alcuni dei personaggi chiave del decennio successivo e si cominciano a contaminare sonorità di ogni parte del mondo (dal rap alla musica etnica)oppure le posse, destinate ad avere grande rilevanza principalmente nel centro-sud ma in realtà attive lungo gran parte dello stivale e capaci di concentrare fortissime energie creative. Nel frattempo nelle Marche i Gang iniziano a miscelare punk, folk e impegno sociale mentre in Sicilia Denovo di Luca MadoniaMario Venuti pongono le basi per il rinnovo della sempre fertile scena catanese, tanto per fare solo qualche altro nome particolarmente significativo. 

E Milano? Milano ovviamente non fa eccezione e si prepara a diventare uno dei fulcri creativi del movimento: fra le sale prove del capoluogo lombardo nasce la Vox Pop e iniziano a muovere i primi passi artisti come gli Afterhours, i Ritmo Tribale, gli Underground Life di GianCarlo Onorato o i futuri La Crus, mentre prendono vita i primi locali rock dedicati alla musica live e sul palco del Magia si mischiano teatro canzone e sperimentazioni rock ospitando, per esempio, le prime esibizioni degli Elio E Le Storie Tese. 

È in questo contesto e per l’esigenza di provare a dare una sorta di coordinamento a tutte queste energie che nel 1987 Francesco Caprini e Franco Sainini danno vita a Rock Targato ItaliaUn festival che già l’anno successivo, per la curiosità di andare a scovare sempre nuovi talenti, si evolve in concorso con una prima edizione vinta da dei giovanissimi bresciani: i Timoria. 

Gli anni ’80 però finiscono ben presto. Nel 1990 Ringo De Palma, fino a un paio d’anni prima batterista dei Litfiba, lascia questo mondo proprio poco dopo aver ultimato le registrazioni delle parti di batteria di quello che è destinato ad essere l’ultimo album dei CCCP ma anche la scintilla primordiale di qualcos’altro. Nello stesso anno Vasco Rossi calca per la prima volta il palco di San Siro e Ligabue esordisce sbancando il Festivalbar: due eventi che danno vigore anche a un rock italiano più improntato al mainstream e che aprono le porte delle grandi radio anche ad altri. 

 

Tracklist: 

Litfiba – CafèMexcal e Rosita (1987) 

Moda – America (1987) 

CCCP – Tu menti (1987) 

Diaframma – Caldo (1988) 

Denovo – Ma che idea (1988) 

Franco Battiato – E ti vengo a cercare (1988) 

Vasco Rossi – Liberi… liberi (1989) 

Eugenio Finardi – Vil Coyote (1989) 

Elio e Le Storie Tese – Cara ti amo (1989) 

Afterhours – How we divide our souls (1990) 

Ustmamò – Vietato vietato (1991) 

Africa Unite – Politics (1991) 

Gang – Bandito senza tempo (1991) 

Timoria – L’uomo che ride (1991) 

Mau Mau – Mostafaj (1992) 

Rats – Fuoritempo (1992) 

 

Apnea – Poco prima di dormire (da Rock Targato Italia 2020) 

VRF Project – C’eravamo tanto amati (da Rock Targato Italia 2020) 

La Stazione dei pensieri – Arrivi tu (Da Rock Targato Italia 2020) 

 

Presentazione brani Rock Targato Italia 2020: 

Apnea – Poco prima di dormire 

Da Pesaro, un susseguirsi di ricordi, confidenze e desiderio di rinascita si intrecciano all’interno di una canzone sincera ed elettrica in pieno stile rock d’autore. 

VRF Project – C’eravamo tanto amati 

La fine di un matrimonio e la rovina di un uomo vengono raccontate in modo ironico attraverso una marcetta sghemba che, da Bari, prova a riabbracciare la tradizione del teatro canzone più pungente. 

La Stazione dei pensieri – Arrivi tu (Da Rock Targato Italia 2020) 

Fra chitarre rock, melodie genuinamente pop e aperture orchestrali, arriva da Milano una canzone d’amore ombrosa e immediata dal buon potenziale radiofonico. 

rocktargatoitalia.eu

 

FRANCO SAININI 

Divinazione Milano S.r.l. 

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano 

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divinazionemilano.it

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Il ritorno degli Üstmamò

Nati nei primi anni '90 sulle pendici dell'Appennino reggiano, gli Üstmamò hanno seguito un percorso che, giocando con spirito rock sul dialetto e sulla riproposizione di canti tradizionali di montagna, è arrivato fino al pop da classifica, molto spesso sotto l'occhio attento di Giovanni Lindo Ferretti, che ha creduto in loro fin dagli inizi.

Dopo lo scioglimento, avvenuto nel 2001, sono tornati oggi con un nuovo disco, “Duty Free Rockets”, stilisticamente molto diverso dai precedenti, e nel quale manca la loro voce storica, Mara Redeghieri.

Ne parliamo in anteprima esclusiva con Luca Alfonso Rossi, chitarrista e fondatore della band.


- Ciao Luca, grazie per la tua disponibilità.

Ciao, figurati, è un piacere.

- Iniziamo con le domande di rito, cosa ti ha portato a riprendere il percorso Üstmamò ?

Dunque... è cominciato con la mia voglia di riprendere a suonare insieme, ma senza un'idea in particolare. Da lì ho provato a sentire gli altri, per vedere cosa ne pensavano.

Ezio lo vedo abbastanza spesso, suona con me nel tour di Ferretti, ma ha rinunciato perchè è piuttosto impegnato con la sua professione di insegnante, un percorso intrapreso molto tempo fa anche da Mara. Lei aveva in mente di finire prima comunque il suo disco, sul quale sta lavorando ormai da 4 anni (ride).

Simone invece era disponibile e alla fine abbiamo deciso di fare il disco noi due. Non è detto però che nei prossimi dischi non ci possano essere anche gli altri, non c'è stato un diktat, nessuno ha fatto fuori nessuno, semplicemente al momento è così, anche se forse visto da fuori è più difficile da capire.

- Al di là della mancanza di Mara Redeghieri, nel nuovo disco ci sono un po' di cambiamenti rispetto a quanto fatto in passato dalla band. Come sta reagendo finora il vostro pubblico storico a tutte queste 'novità' ?

Non so dirti come sta reagendo il pubblico...ti posso dire cosa mi aspetto io, e cioè mi aspetto che qualcuno si possa anche incazzare (ride). In fin dei conti non è facile star dietro a questo tipo di cambiamenti, lo posso capire, però non mi andava di fare cose omologate sulla linea delle produzioni attuali. L'unica cosa che mi darebbe fastidio è che qualcuno pensasse che l'ho fatto come provocazione, perchè non è assolutamente così.

La scelta del cantare in inglese è stata per certi versi obbligata. L'italiano è una lingua complessa, che nelle canzoni va valorizzata in un certo modo, come avrebbe fatto Mara, ma io sono più un musicista, per me il testo ha un'importanza diversa. All'inizio ho provato ad usare l'italiano ma sembrava di sentire Nek (ride). L'inglese mi ha permesso di mantenere il contatto con quello che volevo fare musicalmente.

- Ricordo di avervi visto dal vivo la prima volta nel 1995 a Sonoria, sotto una specie di diluvio, in un pomeriggio che vedeva sul palco anche Yo Yo Mundi, Bersani, Fratelli di Soledad, CSI. Come vedi cambiata la scena musicale italiana rispetto a quei tempi ?

Si ricordo bene quella occasione ! In realtà non so dirti com'è cambiata la scena perchè adesso non la seguo più molto, sono uno che ha scelto di fare la sua vita un po' lontano, in montagna. E' però sicuramente cambiata l'intenzione con la quale si suona, la scena anni 90 era bella e per certi versi irripetibile, figlia del suo tempo.

- Ti senti sempre un "ribelle della montagna" ?

Più che ribelle della montagna mi sento un 'bidello' della montagna (ride, e io con lui). No scherzo, montanaro si, ribelle un po' meno.

- E la tua passione per il roots rock americano da dove nasce ?

Guarda, noi siamo partiti come un gruppo praticamente folk, che si esprimeva anche attraverso canti popolari, a modo nostro. La musica roots anni 50 e 60, con quei pezzi sui quali ho iniziato a suonare da ragazzino, era perfetta per un ritorno a quella fase.

- E così si spiegano le canzoni nate nella legnaia... (quella dell'abitazione di Luca, ndr)

Esatto !

- Il testo della prima traccia del disco,"I Play My Chords", sembra riassumere bene la filosofia del disco, è corretto ?

Si in effetti è così, è la filosofia del suonare con semplicità, senza la preoccupazione di dover fare un disco 'in particolare'. Al giorno d'oggi, è comunque molto difficile avere dei riscontri economici con i dischi, tanto vale fare qualcosa per il tuo piacere personale e cercare di divertiti a suonarlo in giro. Questo disco per me è stato molto immediato, ci ho messo meno tempo a registrarlo di quanto invece ce ne sto mettendo a scegliere un'ufficio stampa...

- A questo punto possiamo dire che se negli Ustmamò storicamente sono sempre esistite due anime, una legata al mondo della tradizione ed una legata all'attitudine un po' più punk, questo nuovo "Duty Free Rockets" è il modo per restare fedele alla prima (anche se non è ricollegabile all'Appennino ma alle praterie americane) ?

Si, sono d'accordo. Le tradizioni legate alla terra, le 'radici', per noi sono sempre state molto importanti. Il nostro periodo pop è stato bello, però lì c'era l'aspetto di aver fatto diventare la musica una professione, perdendo ovviamente in genuinità.

- Mentre invece l'esperienza in tour con Giovanni Lindo Ferretti è un modo per alimentare l'attitudine un po' più punk...

Mmm... questo in realtà no, perchè non c'è persona che sia legata alle tradizioni più di Giovanni. Anche se dal punto di vista musicale il repertorio è in gran parte quello dei CCCP/CSI, in realtà questo tour ("A cuor contento", che prosegue da più di 4 anni, ndr) è molto strano, molto spesso nemmeno io riesco a capire quale sia la linea (ride). Ma rappresenta il percorso di Giovanni, un percorso complesso e affascinante.

- In tutti questi anni con Giovanni, che vi ha incoraggiati fin dall'inizio, producendo anche i vostri primi dischi, come è cambiato il rapporto ?

Giovanni è quello senza il quale io non avrei nemmeno cominciato a fare questo mestiere, per cui la mia stima nei suoi confronti è immensa. Dal punto di vista musicale lui è uno che ascolta musica molto raramente e quindi è più difficile confrontarsi. Avere ripreso a suonare la chitarra con lui nel suo tour mi ha però fatto di nuovo venire la voglia di fare qualcosa di mio, quindi devo nuovamente dirgli grazie !

- Un'ultima curiosità: come è nato il titolo del disco, "Duty Free Rockets" ?

Una sera, sentendo una notizia relativa a un bombardamento su Gaza, un ministro israeliano parlava della striscia definendola una duty free rockets zone, riferendosi probabilmente al fatto che in quella zona fosse piuttosto facile procurarsi missili. Però mi piace pensare che potesse anche essere intesa come un futuro dovere (duty) di avere una zona libera dai missili. Questa possibile doppia interpretazione mi ha affascinato.

- Ok Luca, grazie nuovamente e a presto, attendiamo di vedervi dal vivo !

Con molto piacere, ciao.

Intervista a cura di Paolo Ciro (NowHereMan)

 

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