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Janis Joplin: il fascino dell’eccentricità

Ribelle, stravagante, rivoluzionaria. Janis Joplin è stata un’anima libera e pura che, con la sua voce graffiante e il suo talento naturale, ha segnato la storia della musica, diventando una delle figure femminili centrali nel panorama rock degli anni ’60. Una donna forte, determinata e ambiziosa, ma allo stesso tempo insicura ed estremamente sensibile; attraverso la musica riusciva a raccontarsi senza filtri, in modo diretto, lasciando trasparire ogni sfumatura dei suoi stati d’animo. Esprimeva tutta la sua personalità attraverso le note, ma non solo: chiunque la incontrasse era affascinato del suo modo di muoversi, di parlare, di scrivere e soprattutto di vestire.

La storia

Janis Lyn Joplin nasce il 19 gennaio 1943 a Port Arthur; la piccola cittadina del Texas inizia subito ad andarle stretta: già dai primi anni di scuola viene spesso derisa a causa della sua forma fisica e del suo aspetto inusuale. Janis sognava di essere bella come le modelle che vedeva sui giornali ma i suoi lineamenti erano mascolini, così come la sua voce e la sua fisicità. Si immerge quindi nella musica, per esorcizzare quel senso di inquietudine derivante dalle sue insicurezze: Leadbelly, Bessie Smith, Odetta e Big Mama Thornton fanno da colonna sonora dei suoi pomeriggi adolescenziali.

Nonostante fosse iscritta all’università, nel 1963 decide di lasciarsi alle spalle il Texas, con la sua mentalità chiusa e retrograda, per trasferirsi a San Francisco. Qui inizia a incidere i suoi primi pezzi e, dopo essere tornata a casa per rimettere la testa a posto, nel 1966 entra nella band Big Brother and The Holding Company. Con loro si esibisce al Festival di Monterey: questa performance sancisce il vero inizio della sua carriera. Grazie agli accordi presi con la Columbia Records incidono due album: Big Brother and the Holding Company e Cheap Thrills. Quest’ultimo rimane primo in classifica per otto settimane consecutive, vendendo un milione di copie e aggiudicandosi il disco d’oro. Era arrivato il momento per Janis di intraprendere la sua carriera da solista, debuttando con l’album I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama!, caratterizzato da sonorità blues e funky. Nonostante il duro lavoro, il disco non è stato particolarmente apprezzato né dal pubblico né dalla critica. Inevitabilmente, sfoga le sue insicurezze negli stupefacenti, rendendosi sempre più fragile. Dopo una breve parentesi in Brasile, per ripulirsi da alcool e droghe, torna in America. Per lei si apre un nuovo capitolo: fonda la Full-Tilt Boogie Band con la quale partecipa al Festival Express 1970 e, grazie a Paul Allen Rothchild – produttore discografico dei Doors - inizia a lavorare al suo quarto disco. Mercedes Benz sarà l’ultima canzone incisa da Janis. Il 4 ottobre 1970 viene trovata morta nella sua stanza d’albergo a causa di un’overdose di eroina. Il mondo non era ancora pronto a dire addio a quella voce così meravigliosa e graffiante: l’album Pearl verrà pubblicato postumo l’anno successivo, entrando subito in classifica e aggiudicandosi il primo posto per nove settimane.

Janis Joplin 1969 | Kristine | Flickr

La cultura e lo stile hippie

Janis Joplin aveva una personalità forte, carismatica ed eccentrica, che traspariva dalla sua voce ma non solo: era unica nel suo genere anche grazie alla sua presenza scenica e la sua estetica, quasi come se fosse un marchio di fabbrica. La sua immagine, così anticonvenzionale, coniugava la cultura hippie allo stile bohémien, creando una sintesi perfetta di femminilità e libertà di espressione.

Janis è stata una delle portavoce della cultura hippie, a partire dai suoi primi anni a San Francisco, la capitale del movimento. Seguendo la tradizione dei beatniks, si erano formate delle comuni dove si predicava l’amore, la libertà sessuale, e in cui si contrastavano i valori della classe media e la guerra del Vietnam. Nella comunità hippie, prevalentemente composta da adolescenti e giovani adulti, era nata la necessità di rompere con le generazioni precedenti, ormai vittime del consumismo, annullando le norme sociali per riconnettersi con la natura. Per questo, oltre ad abbracciare il veganesimo e l’ecologismo, erano attratti dalle filosofie orientali e arrivando quasi a romanticizzare le culture indigene, note per la loro mancanza di modernità. Infatti, a partire dal secondo dopoguerra, anche la classe media aveva iniziato a viaggiare; per questo parte della popolazione, compresi i giovani, avevano potuto entrare in contatto con culture e costumi diversi, lontani dal modello occidentale.

Gli hippie erano immediatamente riconoscibili: il loro bisogno di rottura li portava a distinguersi dalla massa anche visivamente, adottando codici d’abbigliamento diversi, in linea con la loro filosofia di vita. Capi dai colori brillanti, con stampe psichedeliche e dai tagli insoliti – come i pantaloni a zampa – e unisex. Alcuni pattern e lavorazioni erano ripresi direttamente dalle culture africane e orientali, come nel caso della tecnica di tintura tie dye, nata in Cina nel V secolo e sviluppatasi in Giappone sotto il nome di Shibori. Allo stesso modo anche gli accessori derivavano da un processo di riscoperta dei costumi indiani, africani e sudamericani: copricapi di piume, bandane, turbanti, collane e bracciali in legno. L’abbigliamento era spesso autoprodotto o acquistato ai mercatini delle pulci, in modo da contrastare il mercato capitalista. Il loro stile era trasandato, libero, anticonvenzionale: Janis Joplin, hippie per antonomasia, aveva personalizzato questi codici facendone un marchio di fabbrica. Pantaloni a zampa in velluto, gilet all’uncinetto, lunghi cardigan, camicette con manica svasata, copricapi in piuma, fasce, boa coloratissimi e montagne di bigiotteria etnica. Non aveva semplicemente applicato lo stile hippie, ma era riuscita a tradurre la potenza della sua personalità, eccentrica e rivoluzionaria, negli abiti, rendendosi unica nel suo genere.

Janis Joplin | Ur Cameras | Flickr

La sua eredità

La Summer of Love del 1967 ha reso la cultura hippie popolare, attirando giovani da ogni angolo degli Stati Uniti e non solo; tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta questa cultura ha superato i confini della California, diventando un fenomeno globale. Allo stesso modo, la musica e l’immagine di Janis Joplin hanno fatto il giro del mondo, appassionando e ispirando tanti altri artisti. Anche il mondo della moda è rimasto affascinato da questo immaginario, così naif ma rivoluzionario; sono infiniti i nomi di brand e stilisti che hanno inserito dei riferimenti al movimento hippie nelle loro collezioni, riproponendolo periodicamente tra i trend di stagione. In particolare, alcuni stilisti e designer si sono ispirati alla stessa Janis, facendola rivivere attraverso i suoi look. Il caso più eclatante è la linea Made for Pearl: la collezione, disegnata dalla nipote dell’artista Malyn Joplin, è composta da alcuni dei suoi capi più iconici, ricreati in chiave moderna ma sempre rispettando la filosofia hippie. Allo stesso modo, anche Rodarte ha inserito alcuni riferimenti nella sua collezione primavera/estate 2017.

Inoltre, due magazine hanno voluto rendere omaggio a Janis Joplin attraverso due editoriali di moda: Janis Lives!  nel 2007, firmato dall’attuale direttore di Vogue UK Edward Enninful, in cui l’attrice Raquel Zimmerman ricrea alcune delle foto più celebri dell’artista; il secondo nel 2015 di Mane Addicts, con protagonista Zendaya Coleman, che interpreta gli anni ’60 attraverso i look di Janis Joplin e Cher.

La figura di Janis Joplin – così naturale, stravagante e originale – continua ad affascinare il pubblico, arrivando anche alle nuove generazioni di appassionati. In pochissimi anni ha saputo lasciare la sua impronta e, nonostante siano passati più di quarant’anni dalla sua scomparsa, Janis continua a essere ricordata e omaggiata da artisti di diverso genere, dalla musica alla fotografia, arrivando anche alla moda.

File:Janis studio.jpg - Wikimedia Commons

 


 

Di: Nadia Mistri

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Credits: Copertina - Immagine 1 - Immagine 2 - Immagine 3

Quattro chiacchere con Lorenza

Lorenza Rocchiccioli, nonostante abbia solo vent'anni, ha in testa un piano preciso: dedicare la sua vita alla musica. Per questo, finite le scuole superiori abbandona il suo piccolo paesino di provincia per inseguire i suoi sogni a Milano. Etilene, l'ultimo suo singolo, parla proprio di questo momento di passaggio, la paura e l'ansia che si provano appena arrivati in una città che non si conosce e che ancora non si riesce a chiamare casa.

Questo brano ritrae perfettamente lo stato d’animo che avevo quando mi sono ritrovata in una città piena di possibilità e stimoli ma, allo stesso tempo, pressante, stressante e talmente imponente da fare paura. Avevo la voglia di dimostrare al mondo chi ero ma anche il timore di dover affrontare tutto questo in solitudine. Poi ho capito che l’unica cosa da fare era fare qualcosa. Ed improvvisamente mi sono sentita parte di una bellissima realtà. A Milano puoi essere “attore” o “spettatore” sta a te decidere quale ruolo ricoprire.

Colpiti da questo tema, abbiamo deciso di intervistarla:

Ciao! Come nasce la tua passione per la musica? Quali sono i tuoi principali riferimenti?

Ciao...wow che bella domandaLorenza è una giovane ragazza di provincia che nasce con una grande passione un grande sogno quello di vivere con e per la musica. Mi raccontano che già molto piccola cantavo con la mia nonna “Nella vecchia fattoriapoi un regalo inaspettato...il mio primo microfono con mille luci colorate a 3 anni. Poi la scuola materna, la prima recitina...che emozioni...da lì ho capito che la musica sarebbe stata la mia vita! 

Adoro icone internazionali come Beyoncé, Sam Smith, Alicia Keys. Ascolto anche la nuova musica italiana con preferenza verso Mahmood, Elodie... ovvio che anche la classica melodia ha influenzato la mia crescita soprattutto agli inizi

Dalla tua biografia si intuisce anche una grande passione per la danza: come si conciliano questi due mondi all'interno del tuo progetto?

Posso risponderle con un sogno??? Vorrei fare un concerto spettacolo, stile Beyoncé...tante luci, tanti ballerini e tanti fan... chissà!

Sì due mondi che mi appartengono e che mi completano, adoro cantare ma anche ballare... come ho già detto ho un sogno: un concerto spettacolo, sulle orme di Beyoncé.

Com'è stato partecipare a Sanremo Junior ed esibirsi al Teatro Ariston?

Oddio...grazie per avermi fatto questa domanda. Come tutti i cantanti il sogno è il Festival di Sanremo quindi esibirsi al Teatro Ariston. Ecco io a 12 anni ho provato una gioia immensa, un'emozione al momento unica: un'orchestra tutta per me, un Direttore tutto per me, le luci, il mio abito color cipria lungo. Beh, mi auguro di poter rivivere tutto questo. Un'esperienza bellissima non solo per il canto ma perché il Sanremo Junior ha un'organizzazione molto più ampia: ci sono le scuole da tutta Europa, ci sono le sfilate nella via degli Artisti di Sanremo. Ho conosciuto tanti ragazzi che tutt'oggi sento ancora...ah dimenticavo. Vedere il mio volto sul cartellone pubblicitario proprio di fronte allAriston non ha prezzo...ora sto sognando, spero di poterci ritornare!

Il 29 gennaio è uscito il tuo nuovo singolo, "Etilene", nel quale racconti il tuo rapporto con Milano.

Etilene parla di Milano metropoli italiana per antonomasia. In questa città tutto è più frenetico, più importante e imponente ognuno vive la propria vita indipendentemente da ciò che gli accade intorno. Etilene parla proprio di come Milano ti accoglie e riesce subito a toglierti di dosso quella sensazione di disagio e inadeguatezza che sono caratteristiche di chi arriva da un piccolo paese come me. Una grande città che ti accoglie indipendentemente dalla tua razza, provenienza ed estrazione sociale. La prima volta che sono arrivata a Milano ho provato paura, ansia e mi sono sentita confusa. I palazzi enormi, le luci della città e la sua frenesia mi hanno all'inizio bloccata. Poi il tempo ha trasformato da spettatore ad attore...non più paura, non più ansia ma voglia di vivere la mia nuova vita

Cosa ti ha spinto a trasferirti e com'è stato passare dalla provincia di Lucca alla grande metropoli?

Sono arrivata a Milano per inseguire il mio sogno. Il passaggio è stato duro...da un piccolo paese di provincia alla città beh non è cosa facile per nessuno, nemmeno per chi, come me, insegue un sogno. Ho comunque trovato persone all'interno del M.A.S., il centro europeo più grande d'Europa dello spettacolo, che mi hanno preso per mano e che mi hanno aiutato a crescere come persona e come artista.

Ho avuto la fortuna di avere per prima cosa due genitori con al G maiuscola...non mi hanno mai ostacolata, anzi sono i miei primi fan e mi supportano e sopportano in tutto quello che faccio. Senza di loro niente sarebbe successo!!

Ad oggi, sei riuscita a sentirti parte della città? Ti ha cambiata

Certo oggi vivo la città con tutti i suoi colori ed i suoi lati oscuri. Come ho già detto il tempo mi ha trasformata da spettatore ad attore...non più paura, non più ansia ma voglia di vivere la mia nuova vita.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già altri pezzi pronti? 

Stiamo già lavorando un brano nuovo con relativo videoclip...ne seguiranno altri e quindi è in cantiere un album. La voglia è quella di andare avanti!

lorenza rocchiccioli – Il Mohicano

Biografia

Lorenza Rocchiccioli ha vent’anni e abita in un piccolo paese, Camporgiano, in provincia di Lucca. Lorenza è figlia unica, diplomata al liceo linguistico, con la passione per la musica e il canto da piccolissima. Uno dei suoi primi regali fu un  microfono con le luci che illuminavano tutta la stanza. Cresciuta infatti a pane e “film musicali americani”, ama ballare, cantare e tutto ciò che è arte. Ha studiato per dieci anni Hip Hop e da 12 anni studia canto accompagnandosi anche con il pianoforte. Attualmente frequenta il secondo anno al M.A.S ovvero il centro di formazione per lo spettacolo più grande d’Europa. Ha avuto diverse esperienze musicali sia a livello nazionale che internazionale. Quella che però le è rimasta particolarmente nel cuore è stata esibirsi al Teatro Ariston durante la finale internazionale del Sanremo Junior. Il suo stile musicale è un misto tra Soul, Pop e R&B.

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Di: Nadia Mistri

Blog: Rocktargatoitalia.eu

 

Alternative pop interstellare: intervista a Calvino

Esce oggi Astronave madre, il nuovo album di Calvino: anticipato dai singoli Che male c’è, E tu e Saturno, la band ci introduce in una nuova dimensione, attraverso il suo alternative pop interstellare. Come dopo un lungo viaggio, Astronave madre ci proietta in un ambiente accogliente e familiare.

L’Astronave Madre è invisibile ma sempre presente, trasparente come l’aria e come l’aria fondamentale per vivere. Si può intuire la sua presenza vicina anche se è irraggiungibile a miliardi di anni luce da noi. E’ la nostra origine, la terra promessa, il posto da cui siamo venuti e dove tutti dobbiamo tornare. Cosa eravamo prima di essere nati? Se solo potessimo salire sull’Astronave Madre lo scopriremmo. Arriva da un mondo lontano del quale non ricordiamo nulla, attraversa gli spazi cosmici freddi e bui come un’oasi di calore e pace.

Com’è nata la tua passione per la musica? Quali sono gli artisti che ti hanno cresciuto a livello artistico?

La mia passione per la musica nasce da una collana di cassette dell’unità sui cantautori italiani che mio padre teneva in auto. Nel corso di alcuni viaggi ascoltavo le canzoni di De Gregori, Dalla, Gino Paoli e mi piaceva imparare a cantarle. Ricordo un secondo momento: guardando “The Blues Brothers” fui folgorato dal suono del Piano Rhodes che Ray Charles suona nel suo negozio di strumenti.

Perché hai scelto proprio Calvino come nome d’arte? Cosa ti affascina dell’autore?

È stato come scegliere un santo protettore per esplorare alcuni territori che mi hanno sempre affascinato, in particolare quella zona grigia tra la fantasia infantile e il mondo “reale”.

Sei cresciuto nella provincia bergamasca: vivere in quell’ambiente ha rappresentato un limite o uno stimolo per la tua creatività?

Ho passato solo i miei primi 4 anni nella bassa bergamasca. La mia famiglia si è trasferita nella periferia milanese quando ero ancora all’asilo. In ogni caso la pianura bergamasca è il mio luogo delle origini, quello dove quando ritorno respiro un’aria famigliare e antica.

“Astronave madre", il tuo ultimo album, verrà pubblicato dopo un lungo periodo di ricerca musicale: quali sono gli artisti e le musicalità che più hanno influenzato questo periodo?

In questo momento mi vengono in mente questi: Tame Impala, Michael Kiwanuka, Cigarettes After Sex, Future Island, Iosonouncane, Majical Cloudz, The Blaze, Perfume Genius, Destroyer.

Com’è stato ritornare a scrivere e registrare in questo periodo, così diverso dal solito?

Le canzoni sono state scritte, prodotte e registrate tutte prima che scoppiasse la pandemia. Era tutto pronto proprio quando tutto quello che stiamo vivendo è iniziato. Credo tuttavia che le canzoni abbiano bisogno di essere condivise per poter vivere la loro vita, se vengono tenute troppo al chiuso rischiano di soffocare.

Com’è nata la tua collaborazione con Wallie?

Cesare Sinigaglia del nostro ufficio stampa (Astarte) mi ha parlato di lui. Guardando i suoi lavori mi sono accorto che alcuni dei mondi che disegnava avevano molto in comune con gli immaginari delle nostre canzoni. È stato molto semplice: Wallie ha ascoltato il disco e nelle sue proposte abbiamo trovato immediatamente quello che cercavamo.

L’ultimo singolo estratto dall’album è “Astronave madre”, una realtà che descrivi come “la nostra origine, la terra promessa, il posto da cui siamo venuti e dove tutti dobbiamo tornare”: qual è la tua astronave madre, la dimensione nella quale puoi “sentirti a casa”?

L’astronave madre è qualcosa di irraggiungibile e in questo sta tutto lo struggimento che per me evoca: quello che volevo descrivere in questa canzone è un senso di famigliare spaesamento, come se il solo fatto di riconoscere quanto siamo sperduti e continuamente alla ricerca di qualcosa di irraggiungibile sia l’unico sentimento che possiamo riconoscere come casa.

“Saturno” è il brano di apertura del disco, come una porta che introduce l’ascoltatore in nuovo mondo: cosa ci aspetta al di là di quella soglia?

Tutti i diversi mondi che descrivono gli altri brani! Buon viaggio!

 

BIOGRAFIA

Niccolò Lavelli nasce tra le nebbie della bassa padana alla fine degli anni ’80 in un paese dal nome evocativo e contradditorio: Romano di Lombardia.

Nel 2010 dall’incontro con Silvio Centamore (De Sfroos, Carotone) alla batteria, Alessandro Rigamonti al basso e Andrea Dall’Olio al violino, comincia un percorso prima di sperimentazione dal vivo e successivamente in studio che porta alla registrazione nel Novembre 2011 del Primo EP “Giuda“. L’EP è stato prodotto da Produzioni Musicali Milano (PMM) di Davide Terrile e da SCStudio di Silvio Centamore. Nel marzo 2012 Niccolò inizia a collaborare con il Blend Noise studio di Federico Bortoletto. Da qui, sotto il nome CALVINO, nasce il secondo EP “Occhi pieni occhi vuoti“, uscito il 5 novembre 2013. “Occhi pieni occhi vuoti”, composto da quattro canzoni, narrava di storie raccontate per immagini, visioni e stati interiori che invadono il mondo esterno, un tentativo ben riuscito di lettura della realtà nato dallo sguardo attento di Niccolò.

A poco più di un anno torna con il suo primo album Gli Elefanti” (uscito il 14 Maggio 2015), registrato presso il Blend Noise Studio di Milano. Il disco di debutto si distanzia dall’EP per gli arrangiamenti meno essenziali e le sonorità più solide e rappresenta  la conferma di Calvino come uno dei progetti cantautorali più originali e promettenti del panorama emergente italiano, vendendolo impegnato in più di 50 date in giro per l’Italia e a condividere i palchi della penisola con diversi artisti (IOSONOUNCANE, Colapesce, Motta, Popx tra gli altri), accompagnato dagli inseparabili Tommaso Spinelli al basso (EX L’Orso; TSO; Mangrovia), Marco Giacomini alla chitarra (L.noir; Mangrovia) e Federico Branca alla batteria (BluNepal; En roco; Kramers). Con la chiusura del tour il progetto ha visto un periodo in cui Calvino insieme alla band si è occupato di portare avanti una ricerca nei suoni e nella scrittura che ha portato alla registrazione di alcuni provini da cui poi è nata la collaborazione con Fabio Grande in qualità di produttore.

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Di: Nadia Mistri

Quattro chiacchere con I Sensi Vietati

Cocktail è l'ultimo singolo di Federica Rasicci - in arte I Sensi Vietati - che, introducendo sonorità nuove e sperimentali, inaugura un nuovo capitolo del suo progetto musicale. Il brano racconta di un rapporto complicato fatto di sentimenti contrastanti sfruttando la metafora del drink, composto da una miscela di elementi eterogenei, sentimenti che vengono accostati nonostante la loro incompatibilità.

No, non lo berrei mai
Un cocktail fatto dai miei sentimenti perché tu lo sai
Ci sono troppi rimpianti e tormenti dentro
Mischiarli tutti insieme non è consigliato
Come i bianchi e i colorati con il bucato
Cerco una rima nel posto sbagliato
Spero tu non abbia dimenticato

Abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchere con l'artista:

Come ti sei avvicinata al mondo della musica? Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Ho iniziato ad ascoltare e apprezzare la musica sin da piccolissima tramite i CD dei miei genitori, poi ho iniziato a suonare la chitarra a otto anni. Maggiormente i grandi artisti del cantautorato  italiano e gli artisti moderni e non della musica indipendente.

Perché “I sensi vietati”?

I sensi vietati nasce come ricerca del proibito, una sorta di privazione emozionale e sensoriale manifestata tramite la musica.

Il tuo ultimo singolo, “Cocktail”, è molto distante dai tuoi lavori precedenti, sembra aprire un nuovo capitolo. A cosa è dovuto questo cambiamento?

Sicuramente a una crescita artistica, non è stato un cambiamento voluto bensì una sorta di evoluzione

 “Cocktail” racconta di una miscela di emozioni e sentimenti eterogenei da cui vuoi prendere le distanze: com’è nata l’idea?

Principalmente é nata sulla base delle relazioni umane, un modo per mixare metaforicamente ogni caratteristica soggettiva insieme a quella di qualcun altro. Formulando appunto il drink ipotetico nato dall’unione di essi.

Una domanda un po’ più leggera: qual è il tuo drink preferito?

Nonostante io non sia un amante dei super alcolici, bevo principalmente gin tonic.

In ultimo, come intendi proseguire il tuo progetto? Hai altri singoli prossimi all’uscita?

In realtà sto lavorando al mio primo album, sperando di potervelo far sentire al più presto.

Ci saranno comunque altri singoli in uscita che lo anticiperanno durante questo anno!

Biografia

I Sensi Vietati, all’anagrafe Federica Rasicci, è un progetto cantautorale nato nel gennaio del 2018. Nel febbraio 2019 esordisce con l’EP Carbone prodotto da I&I studio e seguito dai singoli Spigoli (2019) e Sottosopra (2020).
Il nuovo brano di I sensi Vietati, dal titolo “Cocktail”, è disponibile in digitale dal 25 gennaio e in rotazione radiofonica dal 5 febbraio 2021.

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Di: Nadia Mistri 

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