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Francesco Caprini

Francesco Caprini

Gli ascolti di gennaio 2022. articolo di Roberto Bonfanti

"Consapevoli sterminatori, accorti nel distruggere, attenti nell'arricchire. […] Siccome sanno quello che fanno, non li perdono, non li perdonerò." cantava un quarto di secolo fa il sempre lungimirante Giovanni Lindo Ferretti in una canzone intitolata “Buon anno, ragazzi” che, riascoltata oggi, suona come la colonna sonora ideale per il capodanno spettrale appena passato. Prima di gettarci a capofitto nel caos di questa notte senza fine, però, mi sembra giusto iniziare il nuovo anno parlando di cose belle e dando, come ogni mese, la meritata attenzione ad alcuni dischi importanti usciti di recente.

Pur simpatizzando istintivamente un certo approccio idealista, devo ammettere che mi dispiace che “Il deserto la notte il mare” di Andrea Chimenti sia stato distribuito solo in formato “fisico”. Mi dispiace perché il nuovo album dell’ex voce dei Moda è un lavoro davvero affascinante e ispirato che racchiude la summa della poetica che ha accompagnato Chimenti in tutti questi anni e che non sarebbe giusto considerare come un prodotto “di nicchia”. Un disco crepuscolare e tremendamente evocativo, intriso della canzone d’autore più introspettiva, di qualche ombra neofolk o qualche apertura a un pop d’alta scuola e di una vena rock tanto intima quanto irrequieta. Un lavoro fatto di pensieri notturni ed eleganza che merita di essere ricordato fra le prove più significative della lunga carriera di una delle voci più raffinate della nostra musica alternativa.

Se si vuole parlare di commistione fra musica e letteratura, “L’altra faccia della luna” dei Carver è uno degli esempi più sfrontati di come si possa tentare di percorrere questa strada in modo realmente privo di compromessi e per nulla consolatorio. Il nuovo album della band lombarda è infatti un percorso apocalittico in cui un’elettronica distorta cupissima e pregna di inquietudine ci accompagna alla scoperta di storie crude, dolorose e spesso disturbanti nel senso più poetico e caustico del termine. Un disco per stomaci forti e menti molto aperte che non concede nessun appiglio a un ascolto rilassato o superficiale ma che proprio da questa sua estrema coerenza trae un fascino tutt’altro che trascurabile.

Quello di Max Manfredi è un nome che, per gli amanti della musica d’autore più pura e pregiata, rimane sempre una certezza e il suo nuovo album intitolato “Il grido della fata” non fa certo eccezione. Dodici canzoni sognanti e poetiche, ricche di riferimenti letterari e deliziose acrobazie linguistiche, che vanno a innestarsi su sonorità limpide e molto ben calibrate che uniscono con grande naturalezza tradizione e innovazione. Un album fuori dal tempo e forse anche dallo spazio che, regalando a piene mani grazia e conferme, appare come una bella boccata d’aria pulita capace di coniugare, tanto nei suoni quanto nelle tematiche, sano classicismo e modernità.

A ormai quasi vent’anni dal brillante esordio e dalle relative attese, Babalot continua a rappresentare una strana anomalia nella musica italiana. Un personaggio sfuggente che scompare e riappare a proprio piacimento regalando piccole perle di cantautorato sghembo e visionario. “Coso”, il nuovo split album condiviso con Pootsie, si presenta come una vera e propria scheggia impazzita in cui i due artisti si divertono a mischiare la vena cantautorale sporcata da una poetica surreale di Babalot con il rock a bassa fedeltà pregno di ironia del compagno d’avventura. Un disco spontaneo, divertito e piacevolmente fuori dagli schemi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

Un nuovo video per salutare l'anno che se ne va

 

 

Un nuovo video per salutare l'anno che se ne va


Un saluto a tutte e tutti

Sono molto contento di come vanno le cose qui sulla rete. In tantissime e tantissimi aprite le mail, guardate i video e seguite il podcast. Questa volta vi regalo un nuovo video a cui pensavo da parecchio tempo.

Le sfocature in fotografia non sono una semplice questione tecnica, ma a volte ci dicono quanto sia importante affrontare le cose con le mille possibili conseguenze, oppure cercare dove una tinta scolora nell'altra. Il passaggio tra il pomeriggio e la notte è un buon simbolo, dalla confusione che si crea può nascere qualcosa di nuovo, di inaspettato, si possono aprire nuove e inattese porte.

Ne parlo nel video di questa settimana.

Dalle 20,30 in avanti lo trovate sul mio canale YouTube e poi anche sulle pagine Facebook.

Mi ero ripromesso di arrivare a 100 iscritti sul canale per la fine dell'anno e ne mancano pochi per raggiungere questo traguardo, quindi se vi iscrivete mi fate un grande regalo e questo sta a significare che in tanti condividete l'idea di costruire una rete di persone che si interessano, e credono, in un uso sostenibile e culturale di internet e dei social. Che poi è una delle grandi vocazioni di questi strumenti. Sono cresciuto tantissimo grazie alla rete, soprattutto negli ultimi tempi, e si stanno creando dei momenti intensi e forti tra persone lontane, lontanissime fisicamente ma con interessi uguali, ne sono testimonianza le chat, gli incontri su zoom e queste piccoli momenti legati ai video.

Vi aspetto questa sera e vi saluto con un grande augurio per il nuovo anno.

Alla prossima,
roberto

 

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Le “STELLE” 2021 Miglior Album, Miglior Singolo, Migliore Etichetta 2021

Le “STELLE” 2021

Miglior Album, Miglior Singolo, Migliore Etichetta 2021

BACHI DA PIETRA, I FASTII DISCHI DEL MINOLLO

Le “TARGHE” di ROCK TARGATO ITALIA

I migliori commenti sono quasi sempre degli amici. In questo caso no. Ci siamo fatti dei nemici, come chi non ha mai vinto e aveva maturato delle aspettative. Ci siamo resi simpatici per la particolare forma di approccio non conformista né consolatorio. Ci piace pensare di essere immuni al mercato e succubi delle emozioni. Non abbiamo licenziato Dio: non abbiamo questo potere e non lo vogliamo. Guardiamo con sfiducia il tritacarne dei social fare vittime illustri ed eccellenti sconosciuti farsi avanti per la stessa sorte. Questo è il gioco che piace tanto ai guardoni della classifica e delle nostalgiche playlist di chi ama vincere facile. La nostra curiosità è complicata, viaggia su strade poetiche con musiche personali e panorami illuminati da finestre aperte all’universo intero. Dalla merda all’oro, dai vetri ai diamanti, dall’insulto alla carezza. La musica cambia, la vita cambia sfanculando il mercato, nella visione di UNIVERSI possibili. (Rock Targato Italia 2021)

LE “STELLE” le Targhe anno 2021  i PREMI di Rock Targato Italia sono stati assegnati a:

BACHI DA PIETRA - "Reset"

Un album diretto, amaro, provocatorio e dolente che sa come colpire e lo fa senza remore. Un lavoro caustico costruito su un rock cupo e attuale che non rinuncia però a quella vena di quel blues primordiale che è da sempre nell’anima della band.

I FASTI - "Tutorial"

Il teatro canzone reinventato in chiave postmoderna. Elettronica lo-fi e suoni distorti accompagnano, districandosi fra spoken word e ritornelli travolgenti, una serie di storie surreali che finiscono col mettere a nudo le nevrosi di tutti noi esseri umani contemporanei.

I DISCHI DEL MINOLLO

Una realtà minuscola ma tremendamente agguerrita che da ormai diversi anni scava nell’underground più estremo per dare visibilità a progetti meritevoli e fuori dagli schemi. Un esempio di tenacia e desiderio di andare sempre avanti per la propria strada. (a cura di Roberto Bonfanti, Scrittore e artista)

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l. 

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Gli ascolti di dicembre 2021. Articolo di Roberto Bonfanti

Hanno alzato ancora un po’ la temperatura, in questo enorme pentolone sociale in cui siamo immersi tutti quanti come le famose rane. Inizia a fare davvero caldo, anche se la cottura è solo all’inizio, ma molti sembrano convinti che il problema siano coloro che fanno notare il fuoco acceso sotto la pentola mentre troppi altri sono impegnati a dibattere della quantità di sale nell’acqua. Questo spazio però è la mia personalissima orchestrina del Titanic, dunque continuiamo pure a parlare di musica.

Il nome di Juri Camisasca non potrà che provocare un sussulto a chiunque conosca a fondo la storia della musica italiana e poter ascoltare, al tramonto del 2021, un suo nuovo album è un vero dono. Il suo “Cristogenesi” è un lavoro estremamente raffinato e coerente in cui canzone d’autore e musica sacra trovano un equilibrio perfetto senza trascurare la ricerca armonica e qualche apertura in territori che si potrebbero definire ambient. Un disco fascinoso che unisce la ricerca musicale a quella spirituale e filosofica tradotta in diverse sfumature e che di certo non deluderà quanti apprezzano da sempre la grande coerenza e profondità del settantenne musicista mistico che fu tanto caro a Battiato.

Non credo che “Noi, loro, gli altri” sia, come ha scritto qualcuno, il disco con cui Marracash si trasforma in cantautore, però è evidente che il rapper della Barona, in quanto a capacità di scrittura e propensione all’analisi del mondo che lo circonda, ha molto da insegnare alla gran parte dei cantautori contemporanei e il suo nuovo album esalta proprio queste sue caratteristiche. Un lavoro maturo che musicalmente si muove quello che è il territorio naturale del rapper ma riesce a colpire proprio per l’incisività con cui Marracash gioca con le parole e con il suo sguardo caustico sulle dinamiche sociali del mondo a lui più vicino, fra influencer e periferie.

Se c’è una cosa di Ognibene che ho apprezzato fin dalla prima volta in cui mi sono imbattuto in una sua canzone è la capacità dell’artista emiliano di trasformare ogni brano in un piccolo romanzo senza però perdere la sua genuina vena pop anche quando si ritrova ad affrontare storie malinconiche. “Il varietà della natura umana VOL. 2” è esattamente la piacevole conferma di quanto appena detto: quattro canzoni immediate, che scorrono su melodie limpidissime ma che dietro la patina di apparente semplicità riescono a nascondere dei bei ritratti umani e delle storie sincere raccontate con grande sensibilità.

C’è un universo sonoro particolare, dentro a “100 giorni senza” di Rota Carnivora: un intrigante insieme di chiaroscuri in cui le melodie giocano a nascondino con la psichedelia, con l’attitudine lo-fi e con una personale vena post-grunge rivista in chiave contemporanea. Un EP intrigante che non rinuncia mai alla melodia ma che ama graffiare e mettere a nudo nervi scoperti e senso d’assenza attraverso una dolorosa e sottile introspezione.

Giorgieness, con il suo nuovo album intitolato “Mostri”, si conferma un’autentica cantautrice rock dallo spirito sincero e dall’indole diretta che, se fossimo ancora negli anni ’90, potremmo definire orientata a una piacevole e comunque non banale apertura verso il mainstream radiofonico. Undici canzoni rock molto ben scritte e prodotte in modo impeccabile, con la voce profonda dell’artista che dirige il gioco con grande maturità mostrando cicatrici, malinconie e pensieri intimi.

Chiudo con una piccola parentesi dedicata a un singolo che nelle scorse settimane mi è stato sottoposto dagli amici di Divinazione e che mi ha colpito al punto da averne poi scritto la presentazione ufficiale per la cartella stampa: “49 Falene” di Theft Giacomo Grasso. Una canzone che è in realtà una specie di mantra elettronico a bassa fedeltà ma soprattutto una riflessione molto amara e fuori dagli schemi sul significato della libertà nel senso più intimo e controverso.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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