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INCONTRO CON LESS: VELAUT, LA BAND SICILIANA A ROCK TARGATO ITALIA

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione. 

a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano,

Intervista VELAUT in concerto il 3 ottobre LegendClub Milano

(Risponde Less, chitarra, voce e compositore della band)


1)      Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?
 Penso che ognuno di noi abbia avuto motivi diversi che l'abbiano spinto a questo rapporto. Essenzialmente credo si tratti di una urgenza comunicativa. Quando sei in un paese straniero, e hai bisogno di esprimerti, la prima cosa che fai è cercare di imparare quanto più possibile della lingua autoctona, per veicolare anche i messaggi più semplici. Con la musica non c'è differenza: è una nuova lingua, una delle tante, che usi per dire qualcosa. La parte difficile è avercela qualcosa da dire, ma quella è un'altra storia...

2)      Quale è la tua storia (o della tua band)? 
I Velaut sono un progetto che ha visto la luce un po' di tempo fa, ma ha subito molti cambi di line-up. Sono l'unico dei membri iniziali ancora nella band, ma dopo tanti anni di semina, i frutti che stiamo raccogliendo ora (Rock Targato Italia stesso, il nostro Concept Album che è uscito l'anno scorso, le finali di Sanremo Rock, il nuovo contratto discografico alle porte con un grande produttore per il secondo album, le serie di concerti in Italia e in Francia...) hanno consolidato l'attuale line-up con Lucas Termini, Valerio Fròsini e Giulio Di Martino. E' un progetto in costante evoluzione, e sicuramente, al momento, con parabola crescente.

3. Intendete dire "suonare" dal vivo, giusto? (ride)
Faccio questo appunto perché in Italia abbiamo una cultura distorta della musica dal vivo. Distorta forse da anni e anni di Sanremo e Festivalbar, in cui la centralità è attribuita spesso al vocalist della band. I Velaut sono una band che comunica emotivamente con il pubblico, e la maggior parte di questa comunicazione non è verbale. Suonare dal vivo, per noi è l'essenza stessa della nostra musica. Se ascoltate i nostri brani su disco, noterete che tutto quello che c'è lì lo trovate anche in concerto. Attribuiamo al live una importanza altissima, concependo anche la registrazione stessa come un live. La risposta è consequenziale: cosa proviamo? Proviamo esattamente quello che vedete sul nostro stage, una catastrofe.

4)      Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

 Penso, o almeno voglio sperare, che chiunque, quando dà vita a una canzone, abbia dei fattori particolari, emozionali, che ne influenzino la stesura...

Nel nostro Concept Album, per esempio, ogni canzone è un mito della tradizione Greco-Giudaica.
Per quanto mi riguarda ho una visione molto "alla Michelangelo" della questione. Le canzoni non sono mie, sono nell'aria, e hanno solo bisogno di un mezzo per finire su un foglio o su uno stage per essere suonate, poi iniziano a camminare sulle proprie gambe, come un figlio. Alcune scelgono me per venire al mondo, e io non sono così coraggioso da disobbedire...

5. Fare un elenco non è il mio forte, e lo trovo freddo.
Le nostre formazioni musicali sono diverse, a tratti convergenti. Alcuni di noi vengono dalle influenze più improbabili, quasi opposte a quel che facciamo, come il Glam Rock, o la musica da banda da parata (io stesso suonavo il sax in una banda musicale). Alcuni di noi sono cresciuti a pane e Litfiba, altri si interessano alla musica psichedelica degli anni '60 e '70.
E' questo il motivo per cui non escludiamo nessuna possibile nuova deriva sulla nostra musica. E' questo che ci salva dalle mode del momento, mantenendo la nostra musica in costante movimento, in costante subbuglio, senza troppo curarci dei fenomeni attuali. Orgogliosamente anacronistici.

6. Quale panorama musicale?

7. Quando un ragazzino imbraccia per la prima volta una chitarra o un basso da 50/100 euro, si siede dietro una batteria con le pelli aggiustate con il nastro adesivo, lo sta facendo animato da una genuinità sconvolgente, di quelle che poi, se non sei forte, le perdi. E' una cosa geniale. Siamo noi a dover prendere consigli da loro. Il contrario, se non è animato dalla stessa genuinità degli inizi, è malsano.

Less

 

Rock Targato Italia - Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione

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FALSI MORALISTI, intervista al gruppo toscano finalista a @Rock targato Italia

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione. 

intervista ai Falsi Moralisti

a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano,

in concerto il 2 ottobre LegendClub Milano

 

1)      Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?

Il nostro fare musica viene dalla passione per la musica stessa. Sembra una banalità, ma tutto è iniziato ascoltando quei generi musicali che poi sono diventati il nostro punto di riferimento. Avevamo talmente interesse nello sviscerare i dischi dei nostri artisti preferiti, che poi abbiamo sentito forte l'esigenza di dire la nostra con la musica. 

2)      Quale è la tua storia (o della tua band)?

La nostra band riunisce un gruppo di persone innanzitutto con una stessa passione ed un modo comune di percepire l'approccio al mondo della musica. Siamo amici da una vita e suoniamo insieme da molto tempo. La band "Falsi Moralisti" è nata anagraficamente circa 3 anni or sono, per mettere a fuoco il progetto, poi realizzato, di scrivere pezzi nostri e proporli dal vivo.

3)      Cosa provi quando devi cantare dal vivo?

Il momento del live riassume l'apice di tutto ciò che rappresenta il nostro modo di fare musica. Riuscire a comunicare col pubblico, interpretando pezzi nostri, è una sensazione molto particolare di empatia diffusa che risulta difficile da spiegare, va provato per capire quanto questo sia appagante e coinvolgente

4)      Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

Noi scriviamo canzoni curando particolarmente il lato comunicativo delle stesse, sia esso testuale o musicale. Non ci interessa tirare fuori il pezzo meramente commerciale, vogliamo che la canzone riesca ad entrare in sintonia con chi l'ascolta, che possa liberamente comunicare le nostre sensazioni ed emozioni. Il processo creativo è piuttosto soggettivo: nel nostro caso partiamo da una struttura basilare di accordi, molto spesso suonati semplicemente con una chitarra acustica, sui quali costruiamo la melodia ed il testo. Poi il pezzo viene sviluppato in sala prove con una costruzione capillare dell'arrangiamento che curiamo in prima persona.

5)      Quali sono i tuoi artisti preferiti e come hanno contribuito alla tua formazione musicale?

Il mentore per eccellenza della nostra esperienza musicale ha un nome ed un cognome ben precisi: Giovanni Lindo Ferretti. Tutto parte dal suo modo di comunicare attraverso la musica, prima con i CCCP e poi con i CSI. Questi ultimi sono stati un po' la nostra pietra d'angolo, il punto di riferimento da cui attingere conoscenza per poi riversarla nel nostro modo di fare musica, personalizzando il tutto con il nostro bagaglio personale di gusto ed esperienza. 

6)      Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano odierno?

Nel mare di proposte musicali che ci vengono propinate dai mezzi di comunicazione, notiamo un certo fermento nella scena indie rock che ci fa ben sperare per il futuro prossimo. Artisti come Zen Circus, Francesco Motta, Edda, Brunori, eccetera... stanno avendo dei riscontri che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto difficilmente pensabili. Speriamo che questo porti nel medio periodo ad un innalzamento generale della cultura musicale, in modo che anche i musicisti emergenti possano contare su un pubblico finalmente affamato di ascoltare con interesse nuovi gruppi che si affacciano sulla scena.

7)      Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero diventare musicisti. Quali sono i tuoi consigli per loro?

Il consiglio che possiamo dare è quello di fare ciò che realmente sentono dentro. Fare musica deve essere un piacere che nasce dall'anima, per poi fluire verso chi ascolta. Bisogna saper mischiare sapientemente divertimento e serietà, altrimenti ne uscirà un prodotto banale oppure troppo ingessato. E poi devono sempre tenere duro, portare avanti ciò che hanno dentro senza scendere a facili compromessi. Noi la pensiamo così, poi ognuno deve trovare la propria strada ed avere rispetto per ciò che fanno gli altri, anche se in antitesi rispetto alla propria realtà.

Falsi Moralisti

 

Rock Targato Italia - Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione

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FALSI MORALISTI, intervista al gruppo toscano finalista a @Rock targato Italia

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione. 

intervista ai Falsi Moralisti

a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano,

in concerto il 2 ottobre LegendClub Milano

 

1)      Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?

Il nostro fare musica viene dalla passione per la musica stessa. Sembra una banalità, ma tutto è iniziato ascoltando quei generi musicali che poi sono diventati il nostro punto di riferimento. Avevamo talmente interesse nello sviscerare i dischi dei nostri artisti preferiti, che poi abbiamo sentito forte l'esigenza di dire la nostra con la musica. 

2)      Quale è la tua storia (o della tua band)?

La nostra band riunisce un gruppo di persone innanzitutto con una stessa passione ed un modo comune di percepire l'approccio al mondo della musica. Siamo amici da una vita e suoniamo insieme da molto tempo. La band "Falsi Moralisti" è nata anagraficamente circa 3 anni or sono, per mettere a fuoco il progetto, poi realizzato, di scrivere pezzi nostri e proporli dal vivo.

3)      Cosa provi quando devi cantare dal vivo?

Il momento del live riassume l'apice di tutto ciò che rappresenta il nostro modo di fare musica. Riuscire a comunicare col pubblico, interpretando pezzi nostri, è una sensazione molto particolare di empatia diffusa che risulta difficile da spiegare, va provato per capire quanto questo sia appagante e coinvolgente

4)      Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

Noi scriviamo canzoni curando particolarmente il lato comunicativo delle stesse, sia esso testuale o musicale. Non ci interessa tirare fuori il pezzo meramente commerciale, vogliamo che la canzone riesca ad entrare in sintonia con chi l'ascolta, che possa liberamente comunicare le nostre sensazioni ed emozioni. Il processo creativo è piuttosto soggettivo: nel nostro caso partiamo da una struttura basilare di accordi, molto spesso suonati semplicemente con una chitarra acustica, sui quali costruiamo la melodia ed il testo. Poi il pezzo viene sviluppato in sala prove con una costruzione capillare dell'arrangiamento che curiamo in prima persona.

5)      Quali sono i tuoi artisti preferiti e come hanno contribuito alla tua formazione musicale?

Il mentore per eccellenza della nostra esperienza musicale ha un nome ed un cognome ben precisi: Giovanni Lindo Ferretti. Tutto parte dal suo modo di comunicare attraverso la musica, prima con i CCCP e poi con i CSI. Questi ultimi sono stati un po' la nostra pietra d'angolo, il punto di riferimento da cui attingere conoscenza per poi riversarla nel nostro modo di fare musica, personalizzando il tutto con il nostro bagaglio personale di gusto ed esperienza. 

6)      Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano odierno?

Nel mare di proposte musicali che ci vengono propinate dai mezzi di comunicazione, notiamo un certo fermento nella scena indie rock che ci fa ben sperare per il futuro prossimo. Artisti come Zen Circus, Francesco Motta, Edda, Brunori, eccetera... stanno avendo dei riscontri che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto difficilmente pensabili. Speriamo che questo porti nel medio periodo ad un innalzamento generale della cultura musicale, in modo che anche i musicisti emergenti possano contare su un pubblico finalmente affamato di ascoltare con interesse nuovi gruppi che si affacciano sulla scena.

7)      Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero diventare musicisti. Quali sono i tuoi consigli per loro?

Il consiglio che possiamo dare è quello di fare ciò che realmente sentono dentro. Fare musica deve essere un piacere che nasce dall'anima, per poi fluire verso chi ascolta. Bisogna saper mischiare sapientemente divertimento e serietà, altrimenti ne uscirà un prodotto banale oppure troppo ingessato. E poi devono sempre tenere duro, portare avanti ciò che hanno dentro senza scendere a facili compromessi. Noi la pensiamo così, poi ognuno deve trovare la propria strada ed avere rispetto per ciò che fanno gli altri, anche se in antitesi rispetto alla propria realtà.

Falsi Moralisti

 

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FALSI MORALISTI, intervista al gruppo toscano finalista a @Rock targato Italia

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione. 

intervista ai Falsi Moralisti

a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano,

in concerto il 2 ottobre LegendClub Milano

 

1)      Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?

Il nostro fare musica viene dalla passione per la musica stessa. Sembra una banalità, ma tutto è iniziato ascoltando quei generi musicali che poi sono diventati il nostro punto di riferimento. Avevamo talmente interesse nello sviscerare i dischi dei nostri artisti preferiti, che poi abbiamo sentito forte l'esigenza di dire la nostra con la musica. 

2)      Quale è la tua storia (o della tua band)?

La nostra band riunisce un gruppo di persone innanzitutto con una stessa passione ed un modo comune di percepire l'approccio al mondo della musica. Siamo amici da una vita e suoniamo insieme da molto tempo. La band "Falsi Moralisti" è nata anagraficamente circa 3 anni or sono, per mettere a fuoco il progetto, poi realizzato, di scrivere pezzi nostri e proporli dal vivo.

3)      Cosa provi quando devi cantare dal vivo?

Il momento del live riassume l'apice di tutto ciò che rappresenta il nostro modo di fare musica. Riuscire a comunicare col pubblico, interpretando pezzi nostri, è una sensazione molto particolare di empatia diffusa che risulta difficile da spiegare, va provato per capire quanto questo sia appagante e coinvolgente

4)      Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

Noi scriviamo canzoni curando particolarmente il lato comunicativo delle stesse, sia esso testuale o musicale. Non ci interessa tirare fuori il pezzo meramente commerciale, vogliamo che la canzone riesca ad entrare in sintonia con chi l'ascolta, che possa liberamente comunicare le nostre sensazioni ed emozioni. Il processo creativo è piuttosto soggettivo: nel nostro caso partiamo da una struttura basilare di accordi, molto spesso suonati semplicemente con una chitarra acustica, sui quali costruiamo la melodia ed il testo. Poi il pezzo viene sviluppato in sala prove con una costruzione capillare dell'arrangiamento che curiamo in prima persona.

5)      Quali sono i tuoi artisti preferiti e come hanno contribuito alla tua formazione musicale?

Il mentore per eccellenza della nostra esperienza musicale ha un nome ed un cognome ben precisi: Giovanni Lindo Ferretti. Tutto parte dal suo modo di comunicare attraverso la musica, prima con i CCCP e poi con i CSI. Questi ultimi sono stati un po' la nostra pietra d'angolo, il punto di riferimento da cui attingere conoscenza per poi riversarla nel nostro modo di fare musica, personalizzando il tutto con il nostro bagaglio personale di gusto ed esperienza. 

6)      Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano odierno?

Nel mare di proposte musicali che ci vengono propinate dai mezzi di comunicazione, notiamo un certo fermento nella scena indie rock che ci fa ben sperare per il futuro prossimo. Artisti come Zen Circus, Francesco Motta, Edda, Brunori, eccetera... stanno avendo dei riscontri che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto difficilmente pensabili. Speriamo che questo porti nel medio periodo ad un innalzamento generale della cultura musicale, in modo che anche i musicisti emergenti possano contare su un pubblico finalmente affamato di ascoltare con interesse nuovi gruppi che si affacciano sulla scena.

7)      Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero diventare musicisti. Quali sono i tuoi consigli per loro?

Il consiglio che possiamo dare è quello di fare ciò che realmente sentono dentro. Fare musica deve essere un piacere che nasce dall'anima, per poi fluire verso chi ascolta. Bisogna saper mischiare sapientemente divertimento e serietà, altrimenti ne uscirà un prodotto banale oppure troppo ingessato. E poi devono sempre tenere duro, portare avanti ciò che hanno dentro senza scendere a facili compromessi. Noi la pensiamo così, poi ognuno deve trovare la propria strada ed avere rispetto per ciò che fanno gli altri, anche se in antitesi rispetto alla propria realtà.

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