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Rock targato Italia, selezioni Sicilia. Intervista ai Rubber Eggs

Rock targato Italia, selezioni Sicilia. Intervista ai Rubber Eggs

Loro sono la band ‘Rubber Eggs’, si esibiranno il 9 marzo presso i Candelai di Palermo, per le selezioni regionali Sicilia di Rock Targato Italia. 

Rispondono alle nostre domande così

Come vi siete avvicinati alla musica?

Alessandro: Mi sono avvicinato alla musica da ragazzino. Già dalle scuole medie ascoltavo qualcosa, ma non era un ascolto approfondito e consapevole: spesso infatti si trattava degli stessi gruppi che giravano di continuo sull’i-pod o dei singoli del momento che mi piacevano e facevano parte della stessa playlist. Da quando invece mi sono approcciato alla batteria, ho iniziato ad ascoltare e scoprire generi e gruppi musicali diversi fra loro, studiando e appassionandomi di alcuni piuttosto che di altri.

Davide: Mi sono approcciato alla musica all’età di 5 anni, suonando il violino. Più in là scoprii il flauto, le tastiere e il canto. Avevo capito che gli strumenti ad arco non facevano per me!

Marco: L’amore per la musica lo devo a mio padre, che mi ha trasmesso questa grande passione: già all’età di 3 anni guardavo in videocassetta il “LIVE PULSE” dei Pink Floyd! Era il mio giocattolo preferito! Sono cresciuto guardando i videoclip di MTV e ascoltando musica di qualsiasi genere. Ho avuto un piccolo approccio alla batteria all’età di 6 anni, ma l’ho abbandonata subito dopo un anno di studio... ancora mi chiedo il perché di questa pazzia! Poi al liceo ho avuto la consacrazione con la scoperta del basso elettrico e decisi di intraprendere la strada del musicista, studiando al conservatorio.

Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Alessandro: Il gruppo è formato da tre componenti: uno che suona la batteria, un altro il basso e un altro ancora che canta e suona un organo Farfisa. Ci siamo conosciuti, credo, quattro anni fa. Io e Marco già suonavamo insieme: essendo stati compagni alle scuole medie e avendo preso gli strumenti in mano durante i primi anni del liceo, avevamo già qualche gruppo. L’incontro con Davide è stato una delle prime esperienze musicali: Marco, infatti, era stato contattato per sostituire un bassista e suonare ad un evento a Favignana, trascinando anche me. Da lì è nato tutto.

Davide: Siamo tre, dannatamente tre, il numero perfetto! L’incontro è stato completamente fortuito, effettuato dal caso e da un annuncio su Facebook: ogni tanto serve a qualcosa!

Marco: Siamo un trio: basso, batteria e organo elettrico Farfisa! Io ed Alessandro ci conosciamo da tantissimi anni: eravamo compagni alla scuola media e già suonavamo in un vecchio gruppo. Abbiamo conosciuto Davide nell’estate del 2012 e l’incontro fu del tutto casuale grazie ad un annuncio su Facebook, nel quale si cercava un batterista e un bassista per un evento a Favignana. Come si dice: “Da cosa nasce cosa”!

Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?

Alessandro: Definirei la musica dei Rubber Eggs “psichedelica e sessantina”; per quanto riguarda lo stile, potrei dire che si tratta di rock psichedelico con venature garage.

Davide: Garage psychedelic rock full power trio, senza “se” e senza “ma”. Ci piace viaggiare fra le atmosfere tagliate con l’accetta del garage, la New Wave e le atmosfere paranoiche della peggiore (o migliore: il punto di vista è importante!) psichedelia americana degli anni ’60.

Marco: Io la definirei “istintiva a colpi di Farfisa”. Noi abbracciamo tutto quello che ha che fare con la psichedelia di qualsiasi specie.

Da dove avete preso spunto per il nome della band?

Alessandro: Abbiamo preso spunto da un vero uovo di gomma. La storia però ce la racconta Davide, che ha vissuto in prima persona questo incontro. Io ricordo soltanto che il nome venne fuori durante un soundcheck in un caldo pomeriggio estivo sopra un palco.

Davide: Abbiamo preso spunto dall’epoca moderna, che sta risucchiando tutta la nostra cultura e quindi rendendo sterile anche un universale simbolo di fecondità come l’uovo e bla bla bla... in realtà trovai un uovo di gomma rimbalzante con una faccia disegnata sopra e da quel momento mi venne l'idea.

Marco: Non ho nulla da aggiungere: penso che le risposte di Alessandro e Davide siano abbastanza esaustive.

Cosa ne pensate dei talent show?

Alessandro: Non li seguo.

Davide: “You must give me your money and your soul!” Stanno distruggendo quel poco di bello che c’era nella musica e nelle conquiste che ti facevano gioire, a poco a poco, nella scalata al successo, quando c’era… farsi il culo, comporre, provare, comporre, suonare, comporre, non essere pagato, provare, essere pagato, viaggiare. Con i talent sei solo un fantoccio nelle mani dei discografici che non ti fanno nemmeno comporre o avvicinarti ad uno spartito o uno strumento.

Marco: Non seguo molto i talent show... però è vero che vengono scoperti dei talenti molto validi, ma penso che non sia la strada giusta da intraprendere per chi vuole fare musica. Se prendessimo artisti come Mina, Celentano, De Andrè, Vasco Rossi, Zucchero, Pino Daniele e tanti altri di questo calibro e di qualsiasi genere musicale, in un talent show penso che sarebbero scartati subito! Preferisco seguire le scene indipendenti di qualsiasi contesto storico e nazionale.

Quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare e quali quelli nel vostro paese di origine? 

Alessandro: Non ne ho idea. Posso dire però che a Palermo mi piacerebbe suonare in un palco come quello de “I Candelai”!

Davide: In Italia sono tanti: Corte dei Miracoli di Siena, Contestaccio a Roma, l’Off, la Cité e il Flog a Firenze, Struttura e No Cage a Prato…

Marco: Purtroppo non conosco le altre realtà dei club che ci sono in giro per l’Italia, ma mi piacerebbe suonare anche nei festival come il Lucca Summer Festival o il Pistoia Blues. A Palermo abbiamo un palco prestigioso come quello dei Candelai e abbiamo diversi festival che si svolgono in Sicilia come l’Ypsigrock, il Beat Full Festival e lo Zanne Festival!

Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Alessandro: Abbiamo fatto parecchi live ma soltanto in Sicilia, di cui molteplici date a Palermo e provincia, qualcuna in trasferta tra Ragusa e Trapani. Il riscontro di coloro che venivano a sentirci è stato sempre positivo. Durante i concerti, alcuni rimangono piacevolmente sorpresi, altri estasiati. Il pubblico la vive in maniera diversa. Di certo non è un genere alla portata di tutti!

Davide: Esistendo da quattro anni, abbiamo fatto dei bei concerti. Per la risposta dal pubblico citerò solo una frase che ha detto una nostra fan: “La vostra musica sembra quella dei Doors, ma a differenza loro con voi mi viene voglia di muovere il culo e ballare!”

Marco: Abbiamo fatto diversi live a Palermo e provincia, ma anche nella zona del ragusano e del trapanese. Devo dire che la risposta dal pubblico è sempre stata abbastanza positiva. Avanti così!

Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

Alessandro: Di noi!

Davide: Di musica nuova! Basta lagne di donne e uomini che rimpiangono di essersi lasciati! Ma che palle! Ci vuole una rivoluzione musicale e svecchiare e, come direbbero gli Oasis, ovviamente c'è bisogno di noi!

Marco: Penso che si debba migliorare l’istruzione musicale nelle scuole e nelle istituzioni e che senza i talent si stia meglio.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Alessandro: Suonare, suonare, suonare! Poi chissà… magari un primo disco bello psichedelico!

Davide: Come sempre, suonare! Magari in giro per l’Europa e perché no… per il mondo!

Marco: Una sola parola: SUONARE! Vogliamo farci conoscere nel resto del nostro “Bel Paese” e magari fare qualche gita all’estero, così vediamo qual è la risposta del pubblico. Il resto poi si vedrà.

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