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Selezioni area Sardegna per Rock Targato Italia: intervista a "Gianni Carboni"

Selezioni area Sardegna per Rock Targato Italia: intervista a "Gianni Carboni"

Lui è ‘GIANNI CARBONI', si esibirà il 27 maggio presso il FABRIK di Cagliari per le finali della Sardegna di Rock Targato Italia!

Risponde alle nostre domande così:

Come ti sei avvicinato alla musica?

Avete presente lo stereotipo del classico predestinato in musica? Figlio, nipote, pronipote di musicisti, che a tre anni riceve la sua prima chitarra, a sei inizia a suonare il pianoforte, a dieci inizia a comporre e a quindici è già il divo della zona? Ecco, io sono l’esatto contrario. Non si ricordano musicisti nel mio albero genealogico. Inizio ad approcciarmi alla musica, e più precisamente alla chitarra, a furia di stancarmi di vedere i miei amichetti dell’epoca suonare, avevo 12/13 anni. Erano tutti molto bravi, io fino ad allora avevo avuto altri interessi ma venivo attratto da quel mondo tramite loro. Mentre suonavano li guardavo e ne studiavo i movimenti, poi a casa facevo esercizio mentale perché non avevo alcuno strumento, avrei dovuto ancora aspettare per averlo. Simulavo i movimenti delle dita sul braccio e associavo mentalmente un suono alla posizione, tutto in modo astratto. Da lì ho scoperto che la mia mente andava più veloce delle mie mani, e che avevo tanta musica dentro senza saperlo. Da allora non ci siamo più lasciati.

Come definiresti la tua musica e qual’è lo stile?

Non adoro etichettare la musica, ma se proprio devo fare una collocazione forzata dei miei brani all'interno di una classificazione, possiamo definire il mio un genere simile rock cantautorale, però più di matrice americana, soprattutto per i suoni delle chitarre, che finora hanno predominato il mio sound. Sound che nel prossimo album strizzerà l'occhio un po' all'elettronica, rimanendo pur sempre convintamente rock.

Cosa ne pensi dei talent show?

Sono stati oggetto di dibattiti e di polemiche negli ultimi mesi e finora non mi ero mai espresso sul tema. Non l'ho fatto in quanto si tratta di un tema assai complesso ma mi sento di dare la risposta più banale del mondo: dipende! Il talent di per sé non è il male assoluto, anzi. Ben vengano le chance di visibilità e di messa in gioco davanti al pubblico per giovani ragazzi. Ma dipende tutto dal contenuto. Se sono una gara di karaoke, meglio che chiudano presto e tutti. Se invece sono una fucina di nuove idee mentre si cresce, allora ben vengano. Sinceramente ho visto più gare di karaoke negli anni, con qualche timido tentativo di cambiare rotta di recente. Speriamo che si cambi in fretta e con decisione. E poi c'è sempre il solito problema: il merito. Siamo sicuri che gli unici parametri di valutazione sul fare o no un talent o su vincerlo sia il merito?

Quali sono i locali in italia dove ti piacerebbe suonare?  e quali quelli nella tua regione di origine?

Sarebbe davvero fighissimo suonare al Fabrique di Milano, è il primo locale che mi viene in mente, non so perché. La Sardegna ha pochissimi locali dove si suona musica nuova ed emergente, e anche quei pochi spesso si affidano a scelte più sicure, piuttosto che scommettere su sconosciuti e stimolare la curiosità del pubblico (se esiste, è questo il problema). Ad ogni modo l'importante è suonare, sempre, comunque e dovunque.

Hai già fatto dei live? E quale risposta hai avuto dal pubblico?

Sinceramente molto buona, a volte quasi inaspettatamente buona. Quelle sorprese che fanno bene al cuore.

Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

Quando mi è capitato di parlare con qualche veterano, mi ha raccontato sempre degli anni d’oro, dove si creavano delle vere e proprie fucine della musica nelle città, dove quelli che poi sarebbe diventati dei grandi artisti stavano insieme mattina e sera per comporre, ispirarsi a vicenda, trovare suggestioni e trasformarle in note. Mi immagino alcune scene in cui ad esempio si potevano incontrare, che ne so, Celentano, Dalla, Morandi, Ron, oppure Vasco Rossi e Gaetano Curreli con i loro staff e tutti gli altri di quel periodo a parlare di musica, con stimoli creativi irriproducibili oggi. Era una continua ispirazione. Alla nostra generazione manca proprio questo. Siamo bombardati fin da piccoli dalla cultura del pianobar e del karaoke. Ci si concentra sulla nota più alta o sull’urlo più ben riuscito, dimenticandosi completamente della cosa più importante: avere qualcosa da dire. Crescendo in questo contesto è facilissimo finire inconsciamente per imitare qualche altro artista famoso che magari piace particolarmente, uccidendo la propria autenticità, che sono convinto ognuno di noi abbia. C’è qualche lodevole tentativo di tornare a quegli ambienti, ma purtroppo i grandi mass media non aiutano in questo, salvo eccezioni. Io sono riuscito ad allontanarmi da questo mondo con molta fatica e non ancora del tutto, fatica che continuo ad avere tutt’oggi. Negli anni ho fatto tanti passi avanti in questo, ma non è ancora finita. Cerco ancora oggi di isolarmi da questo “casino” per scavare dentro di me, a volte ci riesco bene, altre meno, ma non smetterò mai di cercare me stesso. Ecco, serve meno "casino" e più verità.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Proprio in queste settimane ho iniziato la fase della produzione del mio secondo album, che spero possa uscire entro la fine dell'anno. Prima però vorrei lanciare un singolo ed un video su un tema a me caro, dovrei riuscirci fra circa un mese.

Sto inserendo la giusta dose di elettronica negli arrangiamenti, fatto per cui mi sto attrezzando e sto studiando tantissimo, in modo da arrivare preparato a questa nuova sfida molto affascinante per me, quella di miscelare le mie chitarre distorte con i suoni moderni. Avrei in testa già il titolo, ma spero di lasciarvi con un po’ di curiosità…

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