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BRUSCHETTA BROTHERS a Milano 2 ottobre - Rock Targato Italia Finali Nazionali

BRUSCHETTA BROTHERS a Milano 2 ottobre - Rock Targato Italia Finali Nazionali

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione.  Milano 3 ottobre legendclub 

Intervista a BRUSCHETTA BROTHERS

a cura Ufficio Stampa Divinazione Milano

Intervista a Cecio dei Bruschetta Brothers (cantante, chitarrista e autore delle canzoni)

 

1)           Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?

Non avevo musicisti in famiglia ma ho iniziato ad ascoltare massicciamente musica sin dai tempi delle elementari, a fine anni ’80, alternando De Gregori e gli AC/DC ai Queen e Zucchero (quest’ultimo, solo perché diceva “cazzo” in un suo singolo dell’epoca). Poi crescendo sono arrivati ascolti gradualmente più consapevoli, ma sempre eterogenei…Sergio Caputo e i Talking Heads, Ben Harper ed Elio e le Storie Tese (questi ultimi, inizialmente solo perché dicevano “cazzo” molte volte in diverse canzoni)…Nell’adolescenza ho poi iniziato da autodidatta a suonare la chitarra e a cantare, ma la vera passione per la musica si è innescata contemporaneamente a quella per la condivisione delle gioie e fatiche della musica in gruppo. Nell’età adulta, girando l’Europa per lavoro, ho conosciuto musicisti vieppiù affini al mio modo di leggere il mondo, musicale e non. Allora il destino ci imponeva di aggregarci e coltivare la nostra passione musicale insieme. L’unico problema era di ordine geografico, ma se ve lo raccontassi qui ruberei spazio alla seconda domanda…

2)           Quale è la tua storia (o della tua band)?

Siamo una band di 4+1 italiani parzialmente emigrati e parzialmente rimpatriati. Ci siamo conosciuti da “cervelli in fuga” in Inghilterra, dieci anni fa. Siamo partiti come duo acustico formato da me (chitarra e voce) e Filippo Fazi (aka Bazzo, basso e cori), con l'idea iniziale di arrotondare la borsa di studio della Regina (Iddio la salvi!) suonando musica tradizionale tipo napoletana nei ristoranti. Non abbiamo mai perseguito quell'intento, poiché in breve tempo ci siamo trovati catapultati nel circuito dei pub inglesi suonando un mix di pezzi cantautoriali riarrangiati in chiave comica, traducendo i testi dall’italiano all’inglese. Negli anni successivi ci siamo poi allargati acquisendo Christian Valente (aka Caned, tastiere, clavietta e cori) e Costantino Manes (aka Pasto, percussioni, chitarra, cori e sex appeal), ma ci siamo anche sparpagliati geograficamente (uno è andato a stare in Germania, due sono rimpatriati). Ultimamente suoniamo in cinque, con l'aggiunta della "guest star" Andrea Polato (aka Pola) alla batteria, per massimizzare il groove e il godimento generale.

 

3)           Cosa provi quando devi cantare dal vivo?

Per dirla citando un Roberto Benigni d’annata (e scagionandomi così da eventuali accuse di volgarità), “godo come un maiale”! La prospettiva del palco in effetti non mi dà alcuna ansia, anzi l’aspetto con ansia, nel senso che non vedo l’ora di salirci. Cantare e suonare sul palco trovando una complicità con la mia band e con il pubblico è l’apoteosi dell’esperienza musicale: per me un’esperienza più intensa di quella delle droghe, tranne forse le cime di rapa ripassate in padella. Ciò nonostante, a quanto pare non sono esente da risvolti psicosomatici: l’80% delle volte che c’è una data importante, mi ammalo alcuni giorni prima di qualche perniciosa infezione respiratoria che non lesina la produzione di muco variopinto.

4)           Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

Un presupposto fondamentale è innanzitutto trovarmi in uno stato d’animo sereno e avere del tempo libero, condizioni ahimè non sempre facili, essendo io un ricercatore universitario precario. Ciò premesso, scrivo spesso in treno o in aereo, quando ho già in mente una struttura armonica e ritmica di base (registrata sul telefonino, pena l’oblio quasi istantaneo), oppure più banalmente sul divano, chitarra alla mano (non senza problemi di vicinato, visto che ciò avviene tipicamente la sera). Ad ispirare le mie canzoni sono le esperienze di vita, con una lettura inevitabilmente ironica: l’(auto)ironia è uno dei più potenti strumenti di salvezza dalle sorti della nostra travagliata esistenza quotidiana. Per esempio, ne “il blues dell’ingegnere” racconto la tipica esperienza tragicomica da ingegnere della mia generazione, prima vessato da ritmi di studio monacali e poi svilito in una società che premia solo l’esteriorità (nella band siamo tutti ingegneri, ma forse non dovrei rivelare certi dettagli scabrosi, data la comune opinione che “ingegnere=antitesi della creatività”…). Mi diverto a esasperare gli stereotipi, cercando però di instillare messaggi sociali importanti. Altre fonti d’ispirazione, per esperienza e interesse personale, sono la linguistica (con particolare riferimento all’inglese e ai dialetti) e la gastronomia (con particolare riferimento ai funghi), sempre con una più o meno sottile metafora sociale. Scrivo di getto e sempre ben oltre il necessario per ogni canzone, per poi passare a un doloroso processo di tagli, solitamente paragonabile all’amputazione di un mio stesso arto o altro organo comunque sporgente (ad esempio il naso). Forse è deformazione professionale: anche scrivendo i miei articoli scientifici sforo sempre rispetto al limite di pagine previsto, o forse la verbosità è semplicemente una mia caratteristica ineluttabile. Probabilmente anche questa intervista è troppo lunga e dovrei tagliare qualcosa…

5)           Quali sono i tuoi artisti preferiti e come hanno contribuito alla tua formazione musicale?

Sempre per le mie difficoltà di sintesi, fatico a snocciolare su due piedi una “top-three” dei miei musicisti preferiti…Ma volendo citare alcuni dei nomi che si annoverano nel mio pantheon artistico-musicale, mi vengono in mente Giorgio Gaber ed Elio e le Storie tese dal lato Italiano, e i Monty Python e i Flight of the Conchords dal lato anglosassone. Questi personaggi, pur molto diversi (e temporalmente distanti) hanno in comune lo stile satirico/umoristico, un certo eclettismo musicale, una ricerca per la parola e una più o meno marcata teatralità. Siccome la mia crescita artistica si è nutrita anche di esperienze di teatro, questi personaggi costituiscono per me un altissimo riferimento. Merita poi una menzione speciale Jannacci: oltre ad essere un fulgido esempio per stile e originalità, lo è anche per essere riuscito a conciliare l’esercizio di un mestiere “serio” (quello di medico) con la carriera artistica. Certo, Enzo è ineguagliabile e i tempi sono cambiati, ma mi garberebbe assai perseguire a mio modo una carriera scientifica e una musicale in parallelo…Senza mischiarle troppo: dubito che una canzone sulla “modellazione accoppiata termo-poro-meccanica” riscuoterebbe un qualche successo di pubblico…

6)           Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano odierno?

Devo ammettere una certa mia colpevole ignoranza in materia. I miei ascolti sono tuttora variegati, ma decisamente poco aggiornati. A parte qualche sporadica eccezione, sono fermo a inizio anni ’00. Per questo fatto, mi sono spesso sentito un imbecille (della serie “non posso non conoscere un ambiente in cui vorrei inserirmi”), ma poi mi sono auto-assolto dopo aver letto un articolo psico-musicologico anglosassone in cui si ritiene normale che, avanzando nell’età, si tenda a preferire la musica vecchia alle nuove proposte (fenomeno che a quanto pare si manifesta prima negli uomini che nelle donne).

Non ho però mai smesso di andare ai concerti dal vivo e lì ho scoperto, anche ultimamente, nuove proposte interessanti. Ad esempio ho visto gli Earth, Wind & Fire in piazza Fiera a Trento…Ah no! Dicevamo…italiani?

A parte scherzi, posso dire che, almeno nel panorama alternativo (non so bene cosa questo aggettivo significhi oggigiorno, probabilmente è un termine frusto, ma essendo io attempato, mi permetto di usarlo), ci sono artisti che mi piacciono molto, alcuni dei quali ho avuto la fortuna di conoscere di persona. Sto pensando ad esempio a cantautori già affermati come Alessandro Fiori, ma anche al promettente Alessandro Sipolo. Tra i non-alessandri svettano invece i Calibro 35, accattivanti dal vivo quanto pericolosi se ascoltati in auto (anche il più prudente degli automobilisti trentini potrebbe impazzire e lanciarsi a 180 in città).

7)      Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero diventare musicisti. Quali sono i tuoi consigli per loro?

 

Il primo consiglio spassionato è: cercate di nascere in una famiglia facoltosa! Scusate, è una battuta un po’ infelice, ma può essere frustrante doversi dedicare alla musica a tempo parziale per la necessità di mantenersi con un altro lavoro. In questo contesto, la “buona notizia” è che anche i mestieri “seri” in Italia stanno perdendo il prestigio sociale di un tempo (vedi il Blues dell’ingegnere), con l’eccezione dei medici (vedi Jannacci), quindi tanto vale dedicarsi anima e corpo al proprio progetto artistico, ché le vostre finanze resteranno praticamente allo stesso punto. Discorsi iperbolici a parte, come in tutte le discipline è fondamentale la passione, allora mi viene da suggerirvi di non temere di proporre idee originali, per quanto astruse o poco commerciali possano sembrarvi, perché se ci credete lavorerete bene e il pubblico alla fine se ne accorgerà. Poi qualche consiglio pratico: soprattutto se avete un budget limitato, non spendete soldi in orpelli, ma in strumenti e accessori musicali della migliore qualità possibile: fomentano la passione musicale. Io delle volte passo da creativamente apatico a infoiato, quando dopo aver dovuto suonare una chitarraccia da due lire che ti sega le mani riprendo in mano la mia soave Taylor (acquistata con sommo sacrifizio). Infine, a costo d’esser banale, se comprate un’auto prendetene una furgonata, ché vi faciliterà la carriera. Io feci l’errore di prenderne una col tetto un po’ basso e tuttora, ad ogni trasferta con la band, smadonno due ore per farci entrare il basso in un Tetris estenuante con la chitarra e le aste dei microfoni, perdendo preziosa energia. Avessi comprato un furgoncino da idraulico, forse a quest’ora i Bruschetta Brothers farebbero i live a San Siro; o comunque sarebbero molto più ricchi e pieni di amanti, potendo alternare grazie al suddetto veicolo la carriera musicale a quella notoriamente redditizia e seducente dello sturatore di scarichi.

 

Rock Targato Italia - Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione 

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