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My Amy Vice a Rock Targato Italia - (8 giugno da Merula)

My Amy Vice a Rock Targato Italia - (8 giugno da Merula)

 "Abbiamo grande passione e ci mettiamo il cuore, con l’obiettivo di crearci un nostro spazio ed un nostro pubblico"... (My Amy Vice). Un gradito ritorno alla scena musicale della band piemontese che avremo modo di vedere e ascoltare sabato 8 giugno in occasione delle Finali Regionali di Rock Targato Italia in programma da Merula a partire dalle ore 15. Ingresso gratuito.  Intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano    

Nome artista: My Amy Vice

-       Come vi siete avvicinati alla musica? Per degli adolescenti tra fine anni ‘80 e inizio ‘90 il fascino della “rockstar” era molto contagioso, molto più di quanto non possa essere oggi, soprattutto quando parliamo di rock, al di là delle varie “declinazioni” di espressione del genere. Abbiamo tutti iniziato tra i 16 e i 18 anni a fare qualcosa, partendo dai concerti scolastici, un passetto alla volta. Diciamo che era facile appassionarsi a questo mondo e una volta che entri non vuoi più uscire.

-       Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessita di cantare brani propri? Questo progetto è nato come CoverBand degli Afterhours nel 1999, ma in neanche un anno abbiamo iniziato a scrivere inediti, è stato normale anche perché ognuno di noi arrivava da altri progetti in cui lo aveva già fatto. Esprimersi attraverso la musica e la forma canzone è totalizzante, perché permette di sfruttare più canali comunicativi: l’ascoltare melodia, il sentire le emozioni che l’arrangiamento e la sonorità suscitano e visualizzare le immagini che il testo evoca. Auditivo, visivo e cinestesico in un colpo solo, puoi arrivare a tutti, per questo la musica è per noi la più meravigliosa delle arti.

-       Con parole vostre come definireste la vostra musica? La nostra musica è frutto delle nostre esperienze ed ispirazioni, che sono molto trasversali. È un inevitabile crossover di tutto quello che fa parte di noi ed avendo avuto un po’ di turnover in alcuni componenti, ognuno ha portato il suo. Diciamo che siamo affezionati alla forma canzone nella sua accezione pop e amiamo tutte le declinazioni del rock, poi pare che si senta che veniamo da Torino.

-       Il nome della band o il nome da artista, come nasce? Il progetto, ai tempi della coverband, era nato con il nome di Dentro Marilyn ed è poteva rimanere quello, visto che ci stavamo ritagliando un po’ di spazio sino al 2005 proprio con i nostri inediti. Poi c’è stata la lunga pausa e, fatta la réunion, avevamo voglia di cambiare. Il nome è uscito per caso, da una bozza di un progetto grafico fatto da Stefano Rizzo (ex batterista). Ci piaceva tutto, il nome, il logo, la grafica e l’inevitabile assonanza con la serie TV con Don Johnson.

-       durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico? Essere su un palco ed avere gente davanti è uno stimolo travolgente di suo e la sfida sta nel non lasciarlo indifferente, cosa che potrebbe succedere quando ci sono le proposte inedite. Dobbiamo coinvolgerli tutti...

-       Qual è un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste? Avere delle “aspettative” a 40 anni suonati, dopo che sei sparito dalla scena per 10 anni e senza esserti costruito una base solida ai tempi, sarebbe controproducente. È un tema molto delicato. Abbiamo grande passione e ci mettiamo il cuore, con l’obiettivo di crearci un nostro spazio ed un nostro pubblico.

-       La musica è relazione condivisione partecipazione, lavoro, economia, svago divertimento, altro? La musica è tutte queste cose, anche se farla diventare un lavoro può essere una sfida impervia. Ma è sicuramente un’ottima compagna di vita.

-       Realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione?  Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro,  come vi organizzate? Non essendo degli sbarbati, abbiamo provato sia il periodo in cui per fare un’uscita discografica ci voleva, oltre al materiale, il contatto giusto, un trigono astrale ed il meteo favorevole, sia adesso che è molto più semplice, potendo fare un’uscita anche solo in formato digitale ed anche senza avere un’etichetta alle spalle. Per quanto uno possa innamorarsi dei propri arrangiamenti, avere a fianco un produttore artistico è molto importante. In passato abbiamo avuto il piacere di lavorare con Rudy Dimonte e Gianni Condina, mentre il nostro EP “Sensi Sensei”, uscito a novembre 2018, è stato registrato sotto la guida di Fabrizio Chiapello al glorioso Transeuropa Studio di Torino. Uscito autoprodotto e distribuito in digitale tramite iMusiscian. Ma non basta uscire, poi devi promuovere il lavoro e lì viene il difficile.

-       Il significato di etichetta indipendente? Il suo ruolo è ancora importante?, è diminuito? non serve?  è cresciuto? qual è la tua opinione? I costi di produzione di un buon lavoro si sono sicuramente ridotti rispetto ad un tempo per cui avere un’etichetta può anche essere superfluo. Dipende da cosa fa l’etichetta per l’artista, perché ormai si sono create delle nuove professioni, oltre al produttore artistico servirebbe l’etichetta, il booking, poi l’ufficio stampa, poi il social media manager... ecco dove si sono spostati i costi di produzione e quando sei emergente sono tutti a tuo carico ed allora è difficile.

-       Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale? Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti. Altro? Intanto bisognerebbe ripartire dalla scuola ed avere magari qualche professore di musica alla Jack Black in School of Rock e poi dovrebbe cambiare il Paese in sè, perché in Italia troppo spesso trovi delle “barriere” che non sai come valicare. Ci vorrebbero gestori di locali che valorizzino gli artisti invece di chiedergli “quanta gente porti?” ed un po’ di spazio in più per chi fa musica inedita, visto che la maggior parte dello spazio oggi viene occupato dalle coverband.

-       Nei vostri sogni quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro regione di origine? Noi possiamo già ritenerci fortunati avendo avuto l’occasione di calcare dei bei palchi, come quello di Hiroshima Mon Amour a Torino, palco che abbiamo frequentato parecchie volte e non solo. In Italia ci sono un sacco di bellissimi Club, farci conoscere di più fuori Piemonte sarebbe bello.

-       Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato? Gli ascolti sono tanti e tutti influiscono sul nostro modo di suonare, Radiohead, Placebo, U2, Stereophonics, Snow Patrol, White Lies ma anche Negrita, Subsonica e Afterhours per guardare a casa nostra.

Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno? Per un talent forse siamo un po’ troppo “datati”... Sicuramente è un trampolino importante ma anche pericoloso perché per confermarsi una volta che si esce ci vuole la testa giusta, oltre che il talento. Ti fa bruciare le tappe, ti fa fare delle esperienze incredibili, grandi emozioni che poi vanno gestite. Se manca la gavetta e può essere uno svantaggio.

- Progetti futuri? Stiamo confezionando un minitour per chiudere l’anno. Lo zoccolo duro della band l’anno prossimo compie 20 anni di musica insieme ed essendo il 2020 sarebbe bello celebrare questa numerologia particolare con l’uscita di un nuovo lavoro, il materiale non manca, dobbiamo metterci sotto e sicuramente anche ben figurare a Rock Targato Italia.

blog www.rocktargatoitalia.eu 

ROCK TARGATO ITALIA

Selezioni Interregionali  PIEMONTE, VAL D’AOSTA

ingresso gratuito

MERULA MAGAZZINO MUSICALE

Via San Rocco, 20 - 12060 Roreto Di Cherasco CN 

Programma:

 

 

 

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