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My Amy Vice A ROCK TARGATO ITALIA - FINALI NAZIONALI

My Amy Vice A ROCK TARGATO ITALIA - FINALI NAZIONALI

"...Si è creata la cultura delle cover e dei tributi, chi decide di proporre materiale inedito ha una strada molto più dura, perché sono pochi gli spettatori interessati a scoprire cose nuove. Di conseguenza mancano gli spazi ed i gestori dei locali che investano nei gruppi emergenti. Sicuramente in questi 20 anni la situazione è molto peggiorata. I talent show, poi, non hanno aiutato molto, trasformando il concetto di percorso artistico in un concentrato che può bruciare anche dei validi talenti..."

questo e altro raccontano i MY AMY VICE  nell'intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano. La band e in programma alla Finali Nazionali al LegendClub Milano nel mese di settembre 

  1. Nome artista My Amy Vice
  2. Parlateci della vostro percorso come band (Come vi siete conosciuti, che genere di musica suonate, Quali sono le vostre influenze musicali). La storia dei My Amy Vice comincia un po’ di anni fa, quando nel 2000 ai tempi dell’università Paolo ha incontrato Pier e Roby (che già suonavano insieme) e si è unito a loro in quelli che erano i Dentro Marilyn, band nata su un progetto di cover degli Afterhours e che già aveva iniziato a produrre brani inediti è rimasta attiva sino al 2005. Dopo 10 anni di pausa, nel 2015 ci si è ritrovati e si è ripresa la strada abbandonata con un cambio di nome al progetto, per togliere quel retrogusto di coverband. Nel 2018 sono entrati in famiglia Tony e Nick che già suonavano insieme da parecchio tempo, completando una formazione classicamente rock, con voce, due chitarre, basso e batteria. Quindi il rock è la matrice principale della nostra musica, figlia di influenze varie come l’hard rock 70/80, la new wave, il grunge, il britrock e la musica elettronica.
  1. cosa ne pensate del panorama musicale attuale italiano? Credete che ci sia abbastanza spazio e possibilità per artisti emergenti e per visi e voci nuovi, per musica originale e autentica? In Italia manca la cosa più importante, il pubblico. Si è creata la cultura delle cover e dei tributi, chi decide di proporre materiale inedito ha una strada molto più dura, perché sono pochi gli spettatori interessati a scoprire cose nuove. Di conseguenza mancano gli spazi ed i gestori dei locali che investano nei gruppi emergenti. Sicuramente in questi 20 anni la situazione è molto peggiorata. I talent show, poi, non hanno aiutato molto, trasformando il concetto di percorso artistico in un concentrato che può bruciare anche dei validi talenti.
  1. cosa vi aspettate e sperate per il vostro futuro musicale? Passati i 40 anni non possiamo parlare di aspettative, non sarebbe logico. Cerchiamo di fissarci degli obiettivi sensati, come quello allargare la nostra fan base, pubblicare qualcosa di nuovo e di aumentare il numero di live, sempre con un occhio di riguardo alla qualità degli eventi più che alla quantità.
  1. Cosa rappresenta per voi la vostra musica? ha un obiettivo (magari un messaggio non completamente visibile, un ideale o un pensiero più o meno filosofico) o più semplicemente è un modo per 'sfogare' i vostri sentimenti e condividerli? Non abbiamo mai puntato a testi impegnati, specie a livello politico. Preferiamo le storie, la quotidianità, i rapporti. Spesso i nostri testi parlano d’amore, di stati d’animo, nel bene e nel male sono uno strumento di condivisione.
  1. Nell’era digitale, pensate che cosa pensate dell’organizzazione musicale,? La storica filiera manager, etichetta, promoter serate, ufficio stampa? sia ancora necessario o altro? L’evoluzione delle cose oggi è talmente rapida che non sappiamo dire quella che sia la ricetta giusta. Sicuramente fare tutto da soli e farlo bene è difficile. Ci sono un sacco di figure importanti: il produttore artistico, il manager, l’ufficio stampa, il social media manager... il problema è come pagarli. Etichette che investano sono merce molto rara, per non dire una chimera. Rimane il gruppo ad investire su se stesso in base alle risorse che può mettere in campo.
  1. Rapporto con il vostro pubblico: come comunicate con i fan? Come li coinvolgete? Facciamo i giovani e siamo “social”. Facebook e Instagram sono le modalità di contatto, oltre alle occasioni “live”. Non abbiamo mai impostato una strategia seria per i social, ma ci facciamo sentire. Farne una fa parte dei buoni propositi. Magari creando un “gruppo” su FB con tutti i fan per avere una condivisione migliore.
  1. Un momento memorabile come band? Visto che con la nuova formazione non abbiamo ancora avuto un momento memorabile... magari potrebbe essere vincere Rock Targato Italia... sogni a parte, possiamo raccontare un momento “memorabilmente buffo” di quando eravamo ancora “Dentro Marilyn”. Era il 3 agosto 2002, dovevamo suonare ad una tappa dell’iTim Tour a San Benedetto del Tronto. Il 2 avevamo suonato a Torino e smontata l’attrezzatura siamo partiti direttamente nella notte, temendo code da esodo fossimo partiti più tardi. Fu, comunque, un viaggio della speranza, con interminabili ore di coda fermi in autostrada ed altre numerose peripezie. Arriviamo per il rotto della cuffia, quando Red Ronnie ci dava ormai per dispersi... Prima di salire sul palco c’era l’intervista con l’allora emittente “Stream”. Non dormivamo da più di 30 ore, “ciak prima”... Paolo: “buonasera a tutti, noi siamo gli Afterhours...” dopo un attimo di gelo generale... “cosa ho detto?!? No, va beh dai, questa la tagliamo...” per fortuna non era in diretta.

 

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