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Rock Targato Italia FINALI NAZIONALI Programma 2020

Rock Targato Italia FINALI NAZIONALI 2020 Programma 

28 e 29 settembre al LegendClub di Milano

(Viale Enrico Fermi 98 – angolo Via Sbarbaro)

Performance, Video, Incontri, Premi

Il 28 e 29 settembre, al LegendClub di Milano, si svolgono le Finali Nazionali della trentaduesima edizione di Rock Targato Italia, uno dei contest di scouting più longevi d’Italia, organizzato dall’Associazione Culturale Milano in Musica

Rock Targato Italia 2020 ha ricevuto il Patrocinio della Regione Lombardia Assessorato Autonomia e Cultura

Questa edizione è una edizione speciale: nasce dall’esigenza di trasformare un periodo di crisi in un momento di riflessione e ricerca per provare a riprogettare il futuro della musica e delle arti in maniera innovativa, fluida con sensibilità diverse rispetto al mercato. Non solo festival dunque ma un laboratorio con incontri, e musica. Tutto organizzato per approfondire territori, nuovi spazi ed orizzonti possibili.

Come di consueto verranno proposti incontri workshop su temi specifici legati al mondo musicale, in modo particolare alle difficolta del settore musicale a causa della fase dura di quarantena generata dal CORONA VIRUS. 

PROGRAMMA: Lunedi 28 settembre 2020

AREA GIARDINO LEGEND CLUB:

Ore 16,00 – INCONTRO con ROBERTO BONFANTI (Scrittore e artista) e PAOLO PELIZZA (docente cinematografico)

Rock; Letteratura e Cinema: cultura musicale anzitutto, nel tempo, il rock è diventato forma letteraria, poetica, artistica. La strada, sognando, emozionando…

Ore 17,00 Proiezione Videolive/Autoprodotti

A causa del Covid-19 numerose performance live degli artisti selezionati per partecipare a Rock Targato Italia Finali Nazionali. sono state sospese e sostituite da videolive autoprodotti, I video sono anche online sul canale youtube di Rock Targato Italia

Ore 19.00 CONSEGNA PREMI TARGHE ROCK TARGATO ITALIA 2020.

Incontro con il vincitore della categoria “MIGLIOR ARTISTA EMERGENTE”

Unitamente al premio “ Miglior artista emergente” verrà conferito il PREMIO SPECIALE TARGA ROCK TARGATO ITALIA 2020 a MAURO PAGANI, musicista, produttore, compositore e sperimentatore. Un artista unico e originale, punto di riferimento del panorama artistico-musicale italiano.

LEGEND CLUB SALA CONCERTI, (SANIFICATA E DISTANZIAMENTO SOCIALE) Ore 21.00 Performance Musicale.

PROGRAMMA: MARTEDI 29 SETTEMBRE 2020

AREA GIARDINO LEGEND CLUB:

Ore 16,00 Incontro/dibattito con Claudio Formisano  Presidente (CAFIM).

Sistema Musica in tempo di Covid 19. Problematica senza fine, Che fare? 

ORE 17,00 Proiezione Videolive/Autoprodotti.

Nomina dei vincitori dei premi:

- GRAN PREMIO ROCK TARGATO ITALIA.

- PREMIO STEFANO RONZANI.

- PREMIO SPECIALE CITTÀ DI MILANO.

- PREMIO COMPILATION.

Ore 19.00 CONSEGNA PREMI TARGHE ROCK TARGATO ITALIA 2020.

Incontro con il vincitore della categoria “MIGLIOR LIVE” e “MIGLIORE ALBUM”

In contemporanea verrà conferito il PREMIO SPECIALE COMUNICAZIONE TARGA ROCK TARGATO ITALIA 2020 A MARIO LUZZATTO FEGIZ, storico giornalista del “Corriere della Sera” unico e originale, inventore del “lavoro di critico musicale” mainstream nei media italiani: stampa radio e televisione.

LEGEND CLUB SALA CONCERTI, (SANIFICATA E DISTANZIAMENTO SOCIALE)

Ore 21.00 Performance Musicale.

Special Edition ONLINE di Rock Targato Italia 2020.

L’organizzazione reagisce alla difficile e limitante situazione sanitaria pubblicando incontri online, performance in streaming. www.rocktargatoitalia.it

Premi TARGHE ROCK TARGATO ITALIA

NOMINATION 2020

I protagonisti delle Nomination 2020 (cinque nominati per ogni categoria) sono stati scelti da una giuria composta da operatori del settore musica cinema moda e letteratura affini al mondo di Rock Targato Italia. L’ambizione del premio  sta nel sostenere e promuovere artisti autentici e di valore lontano dal mainstream ma particolarmente originali e di qualità. La musica della partecipazione, della ricerca, dell’inclusione, dell’empatia, un viaggio eterno attraverso le relazioni umane. 

Ecco le categorie: MIGLIOR ALBUM – MIGLIOR ARTISTA EMERGENTE - MIGLIOR LIVE, selezionati dal team di ROCK TARGATO ITALIA

Nel frattempo, ecco i nomi delle case discografiche che rappresentano gli artisti!  Un elogio va infatti a queste etichette: vere fucine di talenti, instancabili nonostante le evidenti difficoltà degli ultimi mesi e di seguito i nomi degli artisti e le categoria selezionate.

VREC MUSIC

RIBESS RECORDS

LA TEMPESTA

GLORY HOLE

DISCHI SOTTERRANEI

BLACKCANDY

ALABIANCA

UMA RECORDS

WOODWORM MUSIC

WARNER

BAGANA

UBBA BOND


Unitamente ai premi di categoria, è stato conferito il Premio Speciale Rock Targato Italia a MAURO PAGANI, musicista, produttore, compositore e sperimentatore. Un artista unico e originale, punto di riferimento del panorama artistico-musicale italiano.

I premi saranno consegnati nell’occasione delle Finali Nazionali di Rock Targato Italia a Milano il 28 e 29 settembre 2020

Per maggiori informazioni su le  NOMINATION 2020 (cinque nominati per ogni categoria) e  leggere le bio motivazionali di selezione si rimanda al sito

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DERIVE IMMOBILI.

Veniamo, o meglio, abbiamo archiviato un periodo di immobilità. Un periodo in cui siamo stati alla deriva appoggiati, seduti o sdraiati sui nostri divani ma ci sentivamo come naufraghi alla deriva. La cosa più terribile è stata quella di non riuscire a capire nel marasma di voci, opinioni, notizie vere e poi false se una qualche forma di terraferma fosse o meno all’orizzonte.

Oggi arranchiamo su una qualche spiaggia continuamente confusi da quelle voci che non sono ancora paghe. Voci che continuano ad alimentare una confusione letale e che contribuiscono all’enorme senso di smarrimento.

Non so voi ma io sono insistentemente colpito da questa sovrapposizione di “verità” spacciate per veritiere che poi risultano fallaci. Nel frattempo, non siamo nemmeno riusciti a seppellire i nostri morti e non possiamo giurare di essere vivi o, quantomeno, di esserlo ancora.

Detto questo, la domanda più ricorrente è di chi sia la colpa. E’ una domanda stupida. Non lo sapremo mai, nel senso di avere una risposta che vorrebbe che chi ha sbagliato pagasse e rispondesse di ciò che abbiamo perso e di ciò che perderemo.

Perché siamo noi che abbiamo sbagliato. Inutile cercare altre responsabilità: la colpa ricade di più su chi ha permesso che il male venisse fatto che su chi lo ha fatto materialmente.

Ci siamo affidati, consegnati a corti dei miracoli che miracoli non facevano, a uomini soli al comando che si affidavano a moltitudini di comitati di tecnici e scienziati che erano tecnicamente e scientificamente confusi … Abbiamo alimentato un circo desueto e spelacchiato in cui tutti cercavano di portare il verbo e, invece, contribuivano al rumore, alla confusione, alla diffusione di allarmismi eccessivi, di allarmi sottovalutati e di menzogne. Tutti alla ricerca dell’applauso del pubblico di prima serata che, peraltro, era assente.

Eravamo tutti a casa inchiodati ai nostri divani, aspettando che riaprissero le gabbie, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore eravamo a casa pieni di tachipirina, ad aspettare di diventare talmente gravi da farci portare in ospedale. Eh sì, perché abbiamo rivalutato la medicina “medievale” durante questa pandemia.

Ci hanno fermato, resi impotenti e immobili e lasciati alla deriva e non solo glielo abbiamo permesso, abbiamo tifato per loro, li abbiamo proclamati “uomini del destino”.

Siamo partiti con il “ce la faremo” … ora siamo tornati al realismo di ciò che siamo. Naufraghi che cercano qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno da insultare, qualcuno da mettere all’indice come untore. Incapaci di assumerci la nostra parte di responsabilità. In quanti ci siamo alzati? In quanti abbiamo esclamato “così non va bene”?

Siamo fermi sulla superficie. Siamo in attesa che la corrente ci porti da qualche parte. L’approdo più probabile sarà quello di oltre un milione di nuovi disoccupati, decine di migliaia di imprese chiuse o fallite, un aumento esponenziale del nostro debito, altro cemento, altra CO2, altre tragedie planetarie … Le conseguenze della pandemia, mi direte. Vero. Ma sono anche le conseguenze del Grande Gioco. Per chi tiene il banco, la pandemia è diventata una nuova opportunità.

E adesso?

Adesso, ci hanno ributtato in acqua. Ma non è stato il gesto pietoso del pescatore sportivo … Saremo troppo deboli e troppo soli per sopravvivere all’oceano. Galleggeremo sopra abissi così profondi che ci vorranno molte generazioni per colmarli, in una persecuzione che durerà decenni. E loro scommetteranno sulle nostre bucce.

A meno che … A meno che, non si cambino le regole del gioco. E’ un gioco stupido: pochissimi vincono, le moltitudini perdono, i popoli perdono. Ma sembra che i popoli siano più interessati a trovare il colpevole delle loro sventure, più che impegnarsi per un vero cambiamento … Si poteva fare. Il virus sembrava averci resi più consapevoli della nostra arroganza e fragilità.

Di colpevoli, da più parti ve ne indicheranno molti. Potrete sfogare su di loro le vostre frustrazioni e la vostra rabbia. Il problema? Nessuno di loro è il vero colpevole. O meglio, lo è ne più ne meno di quanto lo siate voi.

Non volete altri Coronavirus (o virus e sventure globali di altro tipo)? Allora dovete impegnarvi per rivedere il modello: devono viaggiare le persone e non le merci, dovete capire che non possiamo permetterci un pianeta abitato da dieci miliardi di voraci parassiti come gli umani, dovete rimettere in piedi gli eco sistemi che avete massacrato, smetterla di perdere territorio per colpa della cementificazione, smetterla di perdere bio-diversità, invertire il processo di proliferazione di rifiuti, CO2 e degli altri agenti inquinanti.

Invece, chi vi governa (e non solo non lo avete eletto democraticamente ma non sapete nemmeno della sua esistenza) e inganna, vi ha convinto che i cinesi sono buoni o cattivi a seconda delle opportunità che la contingenza vi mette davanti, così il nero, il lombardo? Oggi va il nord-africano! Sotto con il maghrebino.

Io non parteciperò a questo stupido convivio. Non mi importa di chi sia la colpa anche perché lo so già. Mi interessa che noi ci si impegni per risolvere il problema e si inneschi un mutamento virtuoso, più rispettoso dell’umanità e dell’ambiente che permetta la nostra sopravvivenza. Interessa la sopravvivenza?

Non preoccupatevi! Non datemi retta. Sono solo un visionario. Andate tranquilli, tanto vi danno il monopattino elettrico, il supermercato rifornito, vi portano a casa il pranzo, il televisore, il nuovo tablet … Che vi frega del resto.

Rimanete pure immobili alla deriva in attesa della prossima tempesta. Io, però, ho una notizia per voi: la tempesta non è mai finita.

Anzi, quella vera non è ancora cominciata.

di Paolo Pelizza

©2020 Rock targato Italia

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I DUBBI DI NOI PRIMATI OVVERO COME UN VIRUS SALVERA’ LA MUSICA (E, FORSE, L’ UMANITA’).

I DUBBI DI NOI PRIMATI OVVERO COME UN VIRUS SALVERA’ LA MUSICA (E, FORSE, L’ UMANITA’).

Ci siamo trovati con Antonio Chimienti, mio collega su questa testata web e autore degli interessanti (e tecnici) articoli de Il Dubbio delle Scimmie.

Antonio Chimienti è nato a Torino nel 1967. Studente del Conservatorio G. Verdi e Direttore di Musica Leggera dell’Esercito, è fondatore, musicista e produttore musicale presso la Mediterranean Records (con il partner Paolo Mescoli. oltre duecento artisti registrati), nonché vincitore di 6 Golden Reels ed ex titolare dello studio Il Cortile). E’ stato sponsor Roland insieme a Lucio Dalla ed Elton John nel 1988. Ha realizzato colonne sonore, l’inno della Juventus Football Club e quello del Torino (par condicio!), è stato finalista al New York Film Festival e selezionato alla 50esima Biennale di Venezia. Suo hit selling score 600k+ per Concerto Grosso e Profano. Attualmente sta producendo Libera (Michela Sala, al secolo), scoperta da Pietro Cassano, e a fine maggio (maggio 2020) pubblicherà un remix di Musica Musica cantato da Salvatore Mazzella (il più autorevole interprete di Pino Daniele).

Visio: Bentrovato Antonio e grazie per aver accettato il nostro invito.

Antonio: Grazie a voi.

Visio: Entrando subito nel vivo, so che tu hai un’opinione sul “prima” e sul “dopo” nel mondo della musica. Dove prima e dopo sono intesi con l’avvento della “rivoluzione digitale”.

Antonio: Innanzitutto, bisogna dire che ci sono due ragioni: una culturale e una economica. Per quanto riguarda la prima bisogna dire che la produzione musicale prima era molto più orientata alla ricerca. Esisteva una vera sperimentazione che passava attraverso l’evoluzione sociale, quella culturale e le utopie ma che riconosceva la nostra umanità, la nostra parte più profonda. Per questo le composizioni erano più “difficili” da ascoltare ma toccavano le nostre corde in maniera più importante. D’altronde, la musica è il linguaggio universale. Poi sono cambiati anche gli attori. Una volta, produttori e discografici erano esperti della materia, non uomini marketing. Gli artisti, dentro a quel modello di business, trovavano supporto, consigli e la possibilità di fare la loro musica. Oggi, il lavoro è quello di intercettare quello che funziona e copiarlo. Di solito, lo si copia male. Purtroppo, oggi c’è anche il problema dell’economia. Oggi fanno tutti musica gratis o quasi. E la fruiscono anche gratis! Il discografico non intercetta più talenti, tendenze o messaggi e, non avendo le competenze, deve investire su più artisti. Se prima capiva che quello era l’artista giusto e ci investiva cento euro, attualmente, investe un euro su cento sedicenti artisti e vede come va. Negli anni Settanta e Ottanta, per registrare una linea di basso, si chiamavano diciotto bassisti… le produzioni costavano molto… Spesso oggi si affidano, addirittura, al pubblico per decidere su chi puntare. Così, però, non ci si evolve.

Visio: Premettendo che il mercato è cambiato secondo modelli che non sono gestiti da chi ha le competenze necessarie ma da companies enormi che sono entrate a gamba tesa e senza invito nel settore, cosa bisogna fare oggi per recuperare?

Antonio: Questo periodo di stop, più o meno totale, ci offre un’opportunità per fermarci a riflettere. Ti faccio un esempio. Quanti amici hai risentito dopo anni, durante il lockdown?

Visio: Non so… ma, di sicuro, una decina.

Antonio: Vedi! Non eri più compresso nelle tue responsabilità professionali, nelle tue abitudini quotidiane e, questo, ti ha fatto tornare in mente persone ed eventi significativi del passato. Così hai sentito il bisogno di riprendere rapporti, di capire com’era andata a questi altri, se avevano la tua stessa percezione… e l’hai fatto usando la scusa di sapere come stavano durante questo periodo. Succederà anche nella musica… Facendo quattro chiacchiere durante il nostro primo incontro “virtuale” ci siamo ricordati di quando si andava a sentire la musica da Mariposa…

Visio: Mi ricordo, certo! Ogni tanto ci andavo quando “saltavo” la scuola. C’erano quelle colonnine con le audiocassette e le cuffie.

Antonio: Quelle con la spugna morbida arancione!

Visio: Bé… In molti casi c’erano solo tracce di quella! In altri casi, l’arancione era un ricordo…  Altro che prendersi il Covid (ridiamo)! Era una stagione straordinaria, però. C’erano molte uscite, la qualità generale era alta.

Antonio: E’ vero! Si andava là, si ascoltava un disco e lo si comprava. Poi lo portavi a casa e prima di capirlo lo dovevi ascoltare venti volte. Solo dopo averlo capito, ti piaceva. Oggi, tutti devono capire subito oppure non aver nemmeno bisogno di capire. Prova a far ascoltare Aqualung (album capolavoro dei Jethro Tull, N.d.R.) ad un teenager! Ti risponderà: cos’è questa robaccia? Perché è abituato ad una produzione di cose molto simili tra loro, piatta, facile. In questo periodo si possono scoprire cose interessanti, si può scoprire che si ha ancora voglia di fare ricerca, di produrre, di mettersi in gioco e di sperimentare. Quando qualcosa o qualcuno ti mette di fronte alla tua fragilità, tendi a comprendere che il tempo è limitato e la posta in gioco è più alta rispetto a quella a cui ti hanno abituato. Nella musica, con le tecnologie attuali potremmo ulteriormente alzare l’asticella, non fare il contrario. Sono fiducioso che succederà anche in molti altri ambiti della nostra vita.

Visio: Cioè, ci hanno mentito…

Antonio: Non lo so. Prima chiamavano Monet per farsi fare un quadro. Correvano un rischio in due: l’artista e chi gli faceva da mecenate. Oggi, sono convinti che i fenomeni esploderanno da soli e che i mercati si autoregoleranno. Quello che hanno ottenuto è che pochissimi riescono a farci battere il cuore, a toccare le note più profonde… ma questa produzione di maniera finirà presto. Spogliati di tutto, siamo uguali perché gioiamo e soffriamo per le stesse cose. Prima di tutto, siamo umani.

di Paolo Pelizza con Antonio Chimienti

© 2020 Rock targato Italia

P.S.: Mentre scriviamo è purtroppo scomparso Florian Scheinder, co-fondatore del gruppo musicale elettronico (o di musica cosmica, se vi piace di più) rivoluzionario: Kraftwerk. David Bowie li definì il suo gruppo preferito. Sia il Duca Bianco sia molti altri musicisti sono stati “contagiati” dalla loro musica. Nell’unirci in un abbraccio alle persone che gli volevano bene, siamo in dovere di ringraziarlo per i regali che ci ha fatto. Grazie Florian, ci mancherai.

P.P.S.: Nelle scorse settimane, causa Covid-19, ci dicono che ha definitivamente chiuso il negozio di dischi Mariposa (che citiamo in questo pezzo) e che già aveva trovato una nuova sede in centro a Milano dopo essere stato per gli anni importanti della formazione di almeno tre generazioni (tra cui la mia!) in Porta Romana. Perdere un pezzo così fondamentale della storia della città, un luogo di diffusione della cultura, è un peccato mortale.

 

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ESSERE E TEMPO.

  ESSERE E TEMPO.

 

“A chi importa

Se un’altra luce

Si spegne

In un cielo di milioni di stelle

Tremola, tremola

A chi importa quando il tempo

Di qualcuno si esaurisce

Se un momento

È tutto quello che siamo

O più breve, più breve

A chi importa se un’altra luce si spegne?

A me, sì.”

Mike Shinoda

Il filosofo Martin Heidegger mi scuserà se prendo “in prestito” il titolo della sua opera fondamentale. Credo che, mai come oggi, ci sia bisogno di pensatori dentro alla confusione che stiamo vivendo. Abbiamo bisogno molto più di loro che di chi ci sciorina opinioni casuali. Perché (ammettiamolo!) nessuno ci sta capendo nulla. Dal laureto all’Università di Google con la quinta elementare ai premi Nobel, sembra ci sia una gara… poi, mirando al bersaglio grosso, qualcosa si colpisce quasi sempre. Io avrei, comunque, qualcosa da eccepire sul metodo.

Mai come adesso ci sarebbe bisogno di chiarezza (visto che per le verità è prestino), magari mettendo davanti ad ogni allocuzione: “Secondo le scarse evidenze scientifiche in nostro possesso, possiamo dire…”

Il virus è nuovo. Non si può minimizzare, né drammatizzare prima che si sappia veramente come si comporta e come ci dovremo comportare noi. Non si può nemmeno sciorinare teorie a caso, vestendole di correttezza. Personalmente, non è questo che mi preoccupa di più.

Questa emergenza perseguiterà l’umanità per generazioni. Si potrebbe utilizzare il momento per cambiare le regole del gioco, per renderlo più giusto ed umano. Potrebbe essere un’occasione, anzi, quella giusta. Non succederà mai. Come abbiamo visto, egoismi e interessi particolari vincono sulla pelle del popolo e dei popoli. Dentro al gioco, com’è in ogni gioco, ci sono pochissimi che vincono e molti che perdono.

Questa volta sarà molto più dura e porterà con sé conseguenze di vario genere: una crisi economica senza precedenti, una sospensione di diritti e libertà fondamentali, un ulteriore pericoloso rigurgito nazionalistico e una diffidenza (se non, addirittura, ostilità) verso il nostro prossimo.

Salto a piè pari la crisi economica perché se ne stanno occupando già troppo (e troppo male) in tanti. Sembra che il capitalismo dal volto umano sia tanto utopico quanto vulnerabile. Questo new deal lo realizzeranno indebitandoci ulteriormente, fornendo ai giocatori altre debolezze su cui speculare. Non so cosa mi sono aspettato… Ma io sono un visionario e un ingenuo.

Sul problema delle sospensioni provvisorie di libertà e diritti, però, un’idea ve la racconto (ne ho già scritto). Al di là del fatto che siamo in emergenza sanitaria, bisogna dire che viviamo in uno strano paese. Pensate a tutti quei dispositivi che sono stati codificati per gestire situazioni straordinarie e vengono usati sistematicamente (il decreto, la fiducia, la carcerazione preventiva… per fare degli esempi). Questi strumenti, che dovrebbero essere l’extrema ratio, sono diventati, in modo naturale, procedure quotidiane e vengono utilizzati nell’interpretazione più ampia (in taluni casi, distorta). Non so voi, ma io sono spaventato dal fatto che qualunque nuova introduzione nata per contrastare il virus poi “muti” e divenga fatto compiuto e consuetudine. Di più, sono atterrito che quegli strumenti cambino funzione. State tranquilli che di scuse ne trovano tante ma, la prima, sarà ancora una volta una maggiore sicurezza. E’ la madre di tutti gli alibi. Ha il grande vantaggio di funzionare e di convincerci a consegnare nelle mani di altri i nostri destini, le nostre libertà e i nostri diritti… Se con il terrorismo non è andata un granché bene, vedrete che con la pandemia faranno meglio. Se pensate che esageri pensate a questi ultimi due mesi. Pensate all’applicazione che vogliono imporci…

Ad aggravare la situazione, c’è una stampa che, a parte sciorinarci i “bollettini di guerra”, ci racconta storie (spesso false) di cataste di bare (poi rivelatesi di altro drammatico evento), suggerisce che bisogna urlare all’untore lombardo (chi mette la bandierina sul balcone prenda atto che l’Italia non esiste!), testimonia i tracciamenti con elicotteri e termo-scan di chi fa jogging. Queste non sono mie elucubrazioni: sono fatti successi e documentati.

In geopolitica: la centralità del soggetto “Stato-Nazione” rispetto a quello di “federazione”, acuita dalla situazione, torna ad essere volontà egemonica e nazionalismo. Sui balconi e nelle dichiarazioni della nostra classe dirigente c’è sempre un certo compiacimento nell’indulgere nel nazional-popolare-populista. E’ cresciuto un sentimento di odio nei confronti di chi non ci vuole dare un assegno in bianco, del cosiddetto fronte rigorista. As usual, la colpa di qualcuno deve pur essere. E’ vero, tuttavia, che l’Europa non ha fatto nulla per contrastare il suo stato di nata morta. Non ha provveduto a fare qualche piccolo cambiamento (che ne so… trasformare la BCE in una vera banca centrale… stendere una Convenzione europea che si riconosca nei valori laici della democrazia e non in radici religiose o trascendenti…). Lo stato dell’arte è che, sotto la spinta di realtà più grandi e, forse, più importanti di lei, la povera Europa partecipa al gioco in ordine sparso alimentando così, appunto, nazionalisti, xenofobi, inimicizie e forze centrifughe. Siccome non c’è limite al peggio nell’economia globalizzata, esiste anche una competizione nell’allearsi con chi, in questo momento, è messo meglio di noi: Cina e Russia, su tutti. Paesi che non brillano certo per rispetto di diritti fondamentali e libertà. Su questo tema, c’è chi urla all’ipotesi fantasiosa e priva di fondamento (l’acquisto di porzioni del nostro debito pubblico da parte dei cinesi sta diventando più che una teoria geo-politica bizzarra) e chi grida “vergogna”. Questi urlatori dovrebbero ricordarsi di un accordo tra gli USA di Bush Jr. e la Cina e di un piccolo affaire tra un cancelliere tedesco e un colosso russo, in periodo di embargo della Federazione Russa da parte dell’UE. E’ vero, non era poi così piccolo!

Penso, anche, che la situazione sociale diventerà molto calda alla riapertura (quella vera … non le fasi 2, 3 e 4 che sono fumo negli occhi!) con molte persone che perderanno il lavoro e saranno certamente impossibilitate a trovarne nella congiuntura. Penso, anche, che le vertenze di questi e di quelli che sono già stati ridotti ad una semi-povertà prima del Covid 19 non saranno tanto pacifiche.

Non aiuta nemmeno la “dialettica” che si usa nello sforzo contro il virus. E’ un linguaggio bellico, filologicamente errato. Infatti, il nostro nemico è organico ma è molto controverso il fatto che sia una forma di vita (come, ad esempio, il batterio) o meno. Di fatto non può replicarsi se non all’interno di una cellula ospite, tanto è inabile. I messaggi e le informazioni date in questa modalità portano ad aggravare la situazione di incertezza e panico. Poi, come in ogni guerra che si rispetti, c’è la propaganda: chi ricorda la guerra di movimento? Quando si arretrava, soverchiati da forze più numerose, mica si poteva parlare di ritirata!!! Qui ci vogliono convincere a colpi di ce-la-faremismo e andrà-tutto-benismo. Come spesso accade, è stata una ragazzina ad aprire gli occhi per prima, dichiarando: io non ci credo che andrà tutto bene, mi hanno costretto a scriverlo i miei genitori. Lucida e onesta.

Per tornare al nostro filosofo tedesco, il Covid-19 ci ha relegato in vite esclusivamente esistentive. Non possiamo che occuparci della nostra sopravvivenza. Se usciamo a comprare il pane e vediamo qualcuno che si avvicina, istintivamente ci allontaniamo perché è potenzialmente un pericolo per la nostra salute. Stiamo elaborando un meccanismo che tende a solitudini da autoconservazione. Gli psicologi ci dicono che questo periodo lascerà strascichi, soprattutto, tra bambini e giovani, ma gli adulti non sono immuni (parola abusata… Non si chiama così il nuovo “guinzaglio” elettronico che ci vogliono imporre?) a danni significativi. Quindi, in molti, stiamo elaborando comportamenti anti-sociali che avranno conseguenze con vari gradi di gravità quando torneremo alla normalità… se così si può dire. Pensate a chi ha perso una persona cara senza più vederla … Pensate al carico di dolore e frustrazione che ci porteremo dentro e, conseguentemente, all’insensibilità che ne potrà scaturire. Ci stiamo consegnando ad esistenze meccanicistiche che avranno scarso valore esistenziale, prive di componenti emotive e poco incisive nel nostro appartenere ad una società.

Esistenze rivoltate dentro ad un tempo che perderà di significato. Un tempo sospeso e vuoto. Più che dei problemi economici esogeni, di questo dovremo occuparci, riappropriandoci della nostra umanità, recuperando l’empatia sopita, rive e di uno scopo che non sia la semplice sopravvivenza.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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