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Quattro Cavalieri, l’Apocalisse Zombie e l’Amore ai Tempi del Virus, ovvero Cronache dalla Zona Rossa.

Tranquilli amici visionari che vivete fuori dalla Zona Rossa, qui non stanno vedendo militari che rastrellano chi tossisce o starnutisce e, per ora, nemmeno Dustin Hoffman alla ricerca di scimmie “zero” in elicottero. Inoltre, non credo che bombarderanno la Lombardia per tenere circoscritto il contagio.

Vero è che Milano sembra la New York di Io Sono Leggenda o la Londra di 28 Giorni Dopo … Bé, non proprio così ma con i mezzi pubblici semivuoti e i locali chiusi perde gran parte della sua vivacità. Aperte solo le Poste … alla faccia dell’evitare assembramenti.

Anche sulle peculiarità del virus ormai c’è unità di opinioni. Lui, è opinione condivisa, non mangia nei ristoranti ma si è particolarmente appassionato all’aperitivo milanese. Quindi, chiudere i bar alle 18.00 è molto efficace per tenere lontano il contagio che, al contrario, non avviene al ristorante, alla tavola calda o in pizzeria. Ma, evidentemente, è un virus nottambulo e alcolista!

Pericolosissimi per il contagio sono scuole, biblioteche e musei! E’ opinione comune che l’aggregazione di genitori e figli nei parchi giochi (complici le giornate miti e soleggiate di questo febbraio per niente invernale) siano, invece, situazioni molto sicure. Pare che il Covid-19 odi i mocciosi chiassosi. Così come quelle delle frotte di adolescenti innamorati che limonano durissimo nei parchi e sulle panchine dei giardini. Ah. L’Amore! Nemmeno, il flagello del secolo riesce a fermarlo!

Anche qui, come nel 1990 (Prima Guerra del Golfo), si  è deciso di dare retta alle Autorità che consigliavano comportamenti prudenti ma di non drammatizzare. Infatti, una mole di centinaia di persone si è riversata nei supermercati ad accaparrarsi rifornimenti per l’Apocalisse. Come ho già detto, oltre un secolo di scolarizzazione di massa non è servita a nulla. Eppure, è stato smentito, anche, chi ha visto i Quattro Cavalieri! Sembra fossero solo nuvole in transito. I supermercati hanno già per lo più riassortito. E poi la punizione divina per essere un pianeta di Sodome e Gomorre senza soluzione di continuità, non era già arrivata con l’AIDS negli Anni Ottanta? Sto spulciando il Libro delle Rivelazioni cercando segni ma non ne trovo di adatti. Oddio, forse ho intravisto la Bestia … Ma era solo il solito giornalista tuttologo che dopo aver risolto il problema dell’eliminazione del VIP di turno dal Grande Fratello adesso si sta dedicando al Grande Fardello del Corona Virus. Ringraziamo sentitamente.

E’ la tempesta perfetta. Come al solito, nel bicchiere. Intanto al Polo Nord la temperatura è di 27 gradi ma non fa più notizia. Ovviamente, scherzo. Ma sono convinto che tutto questo esercizio sia eccessivo, non tanto nelle energie spese per arginare il contagio (e ci mancherebbe!) ma nel solito circo che si innesta sempre in questi casi …

Passiamo da The Day After alla Sindrome Cinese … Se prima davamo tutti insieme la caccia al cinese ora la si dà al lombardo. Ma, intanto, c’è chi pensa che chi cerca trovi.

Forse, non è un caso che qui si siano “trovati” più casi … Ma questa è inutile dietrologia. E l’ipotesi del complotto non regge… mah … Da dove sia uscito questo virus non si sa. Serpente, pesce, pipistrello, laboratorio di Wuhan con diverse sfumature di autorevolezza di fonti. Il problema è che questa situazione farà più morti e feriti nella vita quotidiana dei cittadini (di tutti quelli italiani visto quanto conta la Lombardia per il Paese) e lì sì che ci si ritroverà davvero tutti dentro The Day After Tomorrow.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock Targato Italia

 

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Impressioni di novembre…

Un muro, un bambino che disegnava chitarre e “qualcosa”.

Impressioni di novembre…

Era novembre, trenta anni fa. Un novembre freddo e nebbioso. Non uno di questi nuovi “novembri” soleggiati con ventiquattro gradi che si alternano a piovaschi monsonici. Eppure, era, a suo modo, caldo. Era il calore di una speranza che si è miseramente spenta, soffocata da un mondo diventato sempre più gretto, stupido ed egoista.

Il mondo stava conoscendo la fine della Guerra Fredda, la fine del terrore dell’Olocausto nucleare. Il mondo stava sperimentando il seme della speranza nel futuro. Un futuro di pace e di prosperità, si credeva. Il mondo così come lo conoscevamo, finisce. Demolito come quel muro che divideva una Berlino libera da una Berlino prigioniera del totalitarismo della “Cortina di Ferro”.

Ma quella “fine” ci ha portati a concetti ed esperienze più deteriori (se possibile). Il mondo divenuto più piccolo della globalizzazione è più piccolo solo per le merci. Per le persone “muoversi” è impossibile. Il Capitale rimasto unica dottrina decide i destini di popoli e nazioni su base aritmetica. La finanza diventa il Grande Gioco virtuale ma che impatta sulla vita della gente in modo dirompente… Se pensate che sono problemi dei Paesi del Terzo Mondo e che esagero, provate a chiedere ai greci. Chiedete ai medici senza farmaci negli ospedali. Chiedete alle scuole senza insegnanti.

No. Non rimpiango la tirannia. Nessuna tirannia è degna e non esiste segno o genere nei regimi. Sono regimi e basta. Ma, anche, questo della gestione del pianeta per via finanziaria è un regime. Più asettico ma altrettanto cruento e talmente efficace da essere capace di sospendere la sovranità popolare in paesi dalla grande tradizione e consapevolezza democratica senza che nessuno possa opporsi.

Oggi abbiamo anche il problema del riscaldamento globale, del sovrappopolamento planetario e dell’inquinamento. Problemi che non si risolvono con le auto elettriche (tra l’altro, l’elettricità è prodotta, per la maggior parte, bruciando carburanti fossili) o contingentando l’uso della plastica … Servono misure draconiane che ci porterebbero per direttissima a due secoli fa. Misure draconiane che solo il Fondo Monetario Internazionale può applicare se un paese indebitato viene sottoposto agli stress delle speculazioni del videogame globale che gestisce. Vi sembra credibile che si possa risolvere? A  me, francamente, no.

Così ricordo con grande tenerezza quel giorno di trent’anni fa. Un gruppo di ragazzi pieni di ideali davanti alla televisione. Qualche applauso ad accompagnare i colpi di piccone o di mazza. Qualche lacrima quando partono i primi abbracci tra le brecce aperte. Sembrava che, davvero, fosse in atto un cambiamento per il meglio. Che grande ingenuità averci creduto.

Era sempre novembre. Era appena l’inizio di questo millennio … eravamo scioccati dalle immagini delle due torri abbattute a New York. Eravamo in attesa che le guerre di Bush Jr. (ma dovremmo dire, quelle di Cheney) ci consegnassero ad un altro incubo che dura da allora. Era l’anno di Al Qaeda e di Osama Bin Laden. Era l’anno di Jennifer Lopez, di Alicia Keys e di Lenny Kravitz.

Mentre tutto non sarebbe più stato come prima, in un letto circondato dall’affetto di amici e familiari, si spegneva George a Los Angeles.

George aveva solo cinquantotto anni. Si è dovuto arrendere alla malattia dopo essere sopravvissuto qualche anno prima ad un’aggressione in casa sua, dove aveva rimediato qualche coltellata. George aveva sognato fin da bambino una carriera da musicista. Da piccolo riempiva i suoi quaderni di disegni di chitarre, finché i suoi genitori (facenti parte della working class di Liverpool) non avevano deciso di sostenere l’inclinazione del ragazzo per la musica e gliene hanno comprata una di seconda mano.

Strano il culto che alcuni fanno di questo strumento. Uno strumento che nasce esile… poco incline a suonare con le orchestre. Uno strumento che suona da solo, finché non incontra l’elettricità in una relazione indissolubile.

George entra nei Beatles minorenne: lo rimandano a casa dalla Germania per questo.

George mette a segno alcune composizioni tra “due pezzi da novanta” come McCartney e Lennon. E’ stato il fautore di quasi tutti gli arrangiamenti dei Fab Four. Insieme all’altro George (Martin, N.d.R.) è stato una delle due colonne portanti del genio degli altri due.

Tra i brani che riesce a piazzare ci sono capolavori come Here Come The Sun e Something. Quest’ultima è una delle più belle canzoni d’amore mai scritte (è dedicata a Patty Boyd), impreziosita da frasi di chitarra tutt’altro che banali.

George è stato il primo ad inventare la formula dei concerti a scopo benefico. George era un polistrumentista che spaziava dal sitar al violino, dalla sua chitarra al sintetizzatore. Ha subito la fascinazione dello spiritualismo induista, ha avuto amicizie longeve con Ringo Starr (con cui da solista ha collaborato molte volte) e con Eric Clapton (che sposò dopo che George ebbe divorziato dalla stessa Patty Boyd).

George Harrison è stato uno dei musicisti più significativi del XX Secolo e troppo spesso quando si parla di musica lo dimentichiamo.

A meno che non sia novembre.

Qualcosa di questo novembre (spero) resterà. Per quanto mi riguarda più di qualcosa; mentre la pioggia picchietta sul tetto, sto ascoltando All Things Must Pass (il primo album post Beatles) e penso che quella ingenuità ci ha cresciuto e perso.

La vera sconfitta, però, è stata diventare realisti. E’ novembre e a novembre si può tornare ad essere stupidi e pieni di speranze.

Di Paolo Pelizza

© 20149 Rock targato Italia

blog www.rocktargatoitalia.it

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