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art meeting in Bucharest

ART MEETING IN BUCAREST

100 Contemporary Artists

Fino al 31 gennaio sono aperte le selezioni degli Artisti che avranno l’onore di rappresentare l’arte italiana contemporanea nella prestigiosa esposizione, a cura di Mario Napoli, ART MEETING IN BUCAREST che organizzeremo nell’aprile 2022 presso il Palazzo del Parlamento di Bucarest.

La mostra è indirizzata ad ARTISTI interessati a incrementare la visibilità delle proprie opere a livello internazionale e proporsi sul mercato collezionistico europeo.

Farà da cornice a questo importante evento il Palazzo del Parlamento di Bucarest, il secondo edificio amministrativo più grande al mondo per estensione e il terzo per volume, realizzato nei primi anni Ottanta, partner da diversi anni dei principali musei d'Arte Contemporanea in Europa (Parigi, Venezia, Milano, Vienna, per citarne solo alcuni), ospita al suo interno anche il Museo di Arte Contemporanea della città.

L’iniziativa è rivolta ad artisti non solo residenti in Italia nelle discipline di pittura, scultura e fotografia. Sono ammesse opere, in piena libertà stilistica e tecnica. Le dimensioni massime consentite per la pittura sono di cm. 100x120h, per la scultura 60x60x150h e in ogni caso non superiore ai 20 kg. Il tema è libero.

 

 

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La Giarina: Arte Contemporanea

LA GIARINA: ARTE CONTEMPORANEA 

LA PERSONALE DI FRANCESO GARBELLI, DIARIO PUBBLICO

Dagli anni '80 agli anni 2000, a cura di Francesco di Giorgio è stata prorogata fino al 12 febbraio 2022.

La mostra è visitabile dal martedì al sabato dalle ore 15:30-19:30.

ACCESSO LIBERO CON SUPER GREEN PASS.

Per informazioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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Viaggio pittorico alla riscoperta dei Navigli di Milano

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Arturo Ferrari, Il laghetto di Santo Stefano

 

Lo sapevi che…

Il laghetto di Santo Stefano – realizzato alla fine del XIV secolo in corrispondenza dell'incrocio delle attuali vie Laghetto e Francesco Sforza – con le sue acque stagnanti procurava, fra i miasmi ordinari e quelli straordinari all’epoca dell'asciutta, gravi inconvenienti alla pubblica igiene e, in particolare, agli ammalati della vicina Cà Granda.

Si narra che il 26 Gennaio 1857 l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, mentre visitava il nosocomio con la sua gentile consorte, affacciatosi a una delle finestre della sala San Filippo prospicente il laghetto, informato dall’illustre dottor Verga allora direttore, ne ordinasse alla civica amministrazione l’immediato interramento, riconfermato con decreto del 9 Febbraio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di Milano. Naturalmente l’ordine venne prontamente eseguito, senza preoccuparsi dei dibattiti che si sarebbero accesi e che – infatti – inevitabilmente si accesero (protraendosi per circa 40 anni!) fra la Fabbrica del Duomo, il Demanio e fra quest'ultimo e l’Amministrazione dell’Ospedale Maggiore.

 

Per saperne di più:

Edo Bricchetti I Navigli di Milano Viaggio pittorico

un prezioso album che raccoglie una straordinaria rassegna di dipinti (oltre 150) dei Navigli e che ci racconta il cuore e l’anima della Milano “città d’acque”, alla cui riscoperta ­veniamo guidati dalla competente

e appassionata penna del "Custode delle Acque" Edo Bricchetti. 

Edo Bricchetti, I Navigli di Milano Viaggio pittorico

Clicca qui per leggere tutte le recensioni del volume

 

Corriere della Sera del 10 Dicembre 2020

 

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GIOVANNI TAMBURINO

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DERIVE IMMOBILI.

Veniamo, o meglio, abbiamo archiviato un periodo di immobilità. Un periodo in cui siamo stati alla deriva appoggiati, seduti o sdraiati sui nostri divani ma ci sentivamo come naufraghi alla deriva. La cosa più terribile è stata quella di non riuscire a capire nel marasma di voci, opinioni, notizie vere e poi false se una qualche forma di terraferma fosse o meno all’orizzonte.

Oggi arranchiamo su una qualche spiaggia continuamente confusi da quelle voci che non sono ancora paghe. Voci che continuano ad alimentare una confusione letale e che contribuiscono all’enorme senso di smarrimento.

Non so voi ma io sono insistentemente colpito da questa sovrapposizione di “verità” spacciate per veritiere che poi risultano fallaci. Nel frattempo, non siamo nemmeno riusciti a seppellire i nostri morti e non possiamo giurare di essere vivi o, quantomeno, di esserlo ancora.

Detto questo, la domanda più ricorrente è di chi sia la colpa. E’ una domanda stupida. Non lo sapremo mai, nel senso di avere una risposta che vorrebbe che chi ha sbagliato pagasse e rispondesse di ciò che abbiamo perso e di ciò che perderemo.

Perché siamo noi che abbiamo sbagliato. Inutile cercare altre responsabilità: la colpa ricade di più su chi ha permesso che il male venisse fatto che su chi lo ha fatto materialmente.

Ci siamo affidati, consegnati a corti dei miracoli che miracoli non facevano, a uomini soli al comando che si affidavano a moltitudini di comitati di tecnici e scienziati che erano tecnicamente e scientificamente confusi … Abbiamo alimentato un circo desueto e spelacchiato in cui tutti cercavano di portare il verbo e, invece, contribuivano al rumore, alla confusione, alla diffusione di allarmismi eccessivi, di allarmi sottovalutati e di menzogne. Tutti alla ricerca dell’applauso del pubblico di prima serata che, peraltro, era assente.

Eravamo tutti a casa inchiodati ai nostri divani, aspettando che riaprissero le gabbie, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore eravamo a casa pieni di tachipirina, ad aspettare di diventare talmente gravi da farci portare in ospedale. Eh sì, perché abbiamo rivalutato la medicina “medievale” durante questa pandemia.

Ci hanno fermato, resi impotenti e immobili e lasciati alla deriva e non solo glielo abbiamo permesso, abbiamo tifato per loro, li abbiamo proclamati “uomini del destino”.

Siamo partiti con il “ce la faremo” … ora siamo tornati al realismo di ciò che siamo. Naufraghi che cercano qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno da insultare, qualcuno da mettere all’indice come untore. Incapaci di assumerci la nostra parte di responsabilità. In quanti ci siamo alzati? In quanti abbiamo esclamato “così non va bene”?

Siamo fermi sulla superficie. Siamo in attesa che la corrente ci porti da qualche parte. L’approdo più probabile sarà quello di oltre un milione di nuovi disoccupati, decine di migliaia di imprese chiuse o fallite, un aumento esponenziale del nostro debito, altro cemento, altra CO2, altre tragedie planetarie … Le conseguenze della pandemia, mi direte. Vero. Ma sono anche le conseguenze del Grande Gioco. Per chi tiene il banco, la pandemia è diventata una nuova opportunità.

E adesso?

Adesso, ci hanno ributtato in acqua. Ma non è stato il gesto pietoso del pescatore sportivo … Saremo troppo deboli e troppo soli per sopravvivere all’oceano. Galleggeremo sopra abissi così profondi che ci vorranno molte generazioni per colmarli, in una persecuzione che durerà decenni. E loro scommetteranno sulle nostre bucce.

A meno che … A meno che, non si cambino le regole del gioco. E’ un gioco stupido: pochissimi vincono, le moltitudini perdono, i popoli perdono. Ma sembra che i popoli siano più interessati a trovare il colpevole delle loro sventure, più che impegnarsi per un vero cambiamento … Si poteva fare. Il virus sembrava averci resi più consapevoli della nostra arroganza e fragilità.

Di colpevoli, da più parti ve ne indicheranno molti. Potrete sfogare su di loro le vostre frustrazioni e la vostra rabbia. Il problema? Nessuno di loro è il vero colpevole. O meglio, lo è ne più ne meno di quanto lo siate voi.

Non volete altri Coronavirus (o virus e sventure globali di altro tipo)? Allora dovete impegnarvi per rivedere il modello: devono viaggiare le persone e non le merci, dovete capire che non possiamo permetterci un pianeta abitato da dieci miliardi di voraci parassiti come gli umani, dovete rimettere in piedi gli eco sistemi che avete massacrato, smetterla di perdere territorio per colpa della cementificazione, smetterla di perdere bio-diversità, invertire il processo di proliferazione di rifiuti, CO2 e degli altri agenti inquinanti.

Invece, chi vi governa (e non solo non lo avete eletto democraticamente ma non sapete nemmeno della sua esistenza) e inganna, vi ha convinto che i cinesi sono buoni o cattivi a seconda delle opportunità che la contingenza vi mette davanti, così il nero, il lombardo? Oggi va il nord-africano! Sotto con il maghrebino.

Io non parteciperò a questo stupido convivio. Non mi importa di chi sia la colpa anche perché lo so già. Mi interessa che noi ci si impegni per risolvere il problema e si inneschi un mutamento virtuoso, più rispettoso dell’umanità e dell’ambiente che permetta la nostra sopravvivenza. Interessa la sopravvivenza?

Non preoccupatevi! Non datemi retta. Sono solo un visionario. Andate tranquilli, tanto vi danno il monopattino elettrico, il supermercato rifornito, vi portano a casa il pranzo, il televisore, il nuovo tablet … Che vi frega del resto.

Rimanete pure immobili alla deriva in attesa della prossima tempesta. Io, però, ho una notizia per voi: la tempesta non è mai finita.

Anzi, quella vera non è ancora cominciata.

di Paolo Pelizza

©2020 Rock targato Italia

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