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detto FERRANTE ANGUISSOLA, nuovo album "A OCCHI APERTI"

detto FERRANTE ANGUISSOLA

dal 3 gennaio 2020

in tutti i digitalstore con il nuovo album 

“A OCCHI APERTI"

Ferrante Anguissola (detto) è un Artista, un Poeta da scoprire

“A occhi aperti”: le otto canzoni che compongono il disco raccontano con garbata e elegante ironia storie, aneddoti, viaggi, metafore. I testi e le musiche sono di Ferrante Anguissola esclusa “Il Dromedario e il Cammello” il cui testo è tratto dal “libro degli errori” ediz. 1964 di Gianni Rodari.

La produzione artistica è di Alessandro Boriani.

“A occhi aperti”, pubblicato dall’etichetta discografica Terzo Millennio, sarà disponibile dal 3 gennaio in tutti i webstore nella versione digitale e con un CD a tiratura limitata.

FERRANTE ANGUISSOLA (detto). Sinossi

Il senso dell'amore, il rispetto degli altri, i sogni, i viaggi, la libertà, il destino. Grandi temi in piccoli racconti dove la vocazione lirica si mescola a una sottile ironia. Poeta e musicista, Ferrante Anguissola ha attinto a episodi di esperienza vissuta per scivolare nelle pieghe della memoria e sublimare i ricordi in una dimensione sospesa, in bilico fra realtà e immaginazione.

«A diciassette anni scrivevo canzoni e inventavo storie» racconta oggi ripensando alla sua infanzia fra Piacenza e Cremona, alla vita contadina in un'antica cascina della Bassa dove i ritmi di un'esistenza agricola e i colori della campagna sono stati lo scenario di un'educazione mitteleuropea. Un nonno concertista, una madre pianista gli hanno lasciato nelle dita i doni della musica. Ferrante non parla. Sussurra. «Timido ma determinato», dice, si divideva fra i primi concerti campestri, negli anni di collegio a Firenze, e una bizzarra pratica ingegneristica che lo vedeva assemblare materiali di recupero bellici per farne stazioni-radio di fortuna, un radio-amatore sognatore in dialogo con l'altro lato del globo.

La sua avventura “on the road” lo ha portato, fra i primi autostoppisti, sulle strade d'Europa nel secondo dopoguerra. Dalla Germania distrutta all'Olanda remota, dalla Londra bombardata agli ostelli della gioventù e alle golette di Stoccolma, l'irrinunciabile colonna sonora dei suoi spostamenti mixava brani di Charles Trenet e Jacques Brel con canzoni della tradizione classica napoletana. Vestito di blu, nei ristoranti di South Kensington, accompagnava alla chitarra i suoi primi testi abbinati a melodie semplici e orecchiabili, parole e versi, adattamento inedito e personale del teatro canzone. Rime, assonanze, metafore hanno cominciato allora a intrecciarsi con la musica, coi tempi dei sonetti e delle ballate. La canzone d'autore incontrava l'eco dei trovatori provenzali.

L'uso attento dei termini, l'affondo su temi amari edulcorati dalla poesia, hanno poi distinto l'album degli esordi “Poligrafici Pensionati Trombai e Santi”, affresco di un'umanità eccentrica e fragile, uscito alla fine degli anni Settanta con lo pseudonimo di Asterix e ispirato alla lezione epocale di Bob Dylan, Joan Baez o Fabrizio de André.

In questa sua giostra dell'umana commedia, dove si muovono amanti e girovaghi, marinai e mercanti, allegoria di stati d'animo e inganni del cuore, Ferrante Anguissola ha nascosto messaggi di pungente attualità che toccano, con polemica garbata, problemi giganteschi: la solitudine, l'incomunicabilità, l'intolleranza, la paura del diverso, l'amore negato. Oggi, a distanza di anni dal primo disco, e dopo l'uscita nel 2018 di “Anima e Vento”, Ferrante torna, con un nuovo album “A Occhi Aperti”, a riflettere sul valore della parola scritta per la musica e della musica scritta per la parola.

Raccogliendo le fila di una vita, non ha smesso di cercare e di viaggiare. Non ha scollegato le antenne del giovane radioamatore in attesa di segnali dal futuro, non ha smesso di onorare il patto che alcuni decenni fa – quando era un ragazzo di provincia con la passione per la musica francese e napoletana – siglò con se stesso: non tradire le sue origini, non dimenticare la fatica, la ricerca di giustizia e verità. Così, dopo mesi trascorsi in studio di registrazione a caccia del verso giusto, inesausto artigiano della canzone, Ferrante Anguissola torna al microfono da eroe maturo, sempre elegante ma combattivo, pronto ad affrontare nostalgie e rimpianti, ma con la stessa immutata energia dei “suoi” anni Settanta, inevitabile dovere di un maestro della sua età: conciliare l'eterna voglia di libertà con la coscienza profonda di un uomo che ha vissuto.

a cura di Chiara B. Gatti

detto Ferrante Anguissola nel web:

Facebook: https://www.facebook.com/ferrante.aanguissola

Instagram: https://www.instagram.com/ferranteanguissola/

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

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“ANIME” REMIX brano di MAK & TONY DALLARA

In radio e nei digital store

“ANIME” REMIX

brano di MAK & TONY DALLARA

Remix di Maury J

 

 Dal 24 novembre 2019 è disponibile la versione remix del brano “Anime”, brano del rapper palermitano Mak realizzato e cantato in collaborazione con il celebre cantautore Tony Dallara.

 Il remix di “Anime” è stato realizzato da Maury J, DJ Producer & Remixer siciliano. All’anagrafe Mauro Puglisi, Maury J, è produttore di numerosi brani, tra i quali "S'inzuppa il biscottino" di Matranga e Minafò che vanta oltre tre milioni di visualizzazioni su Youtube. Si è imposto al grande pubblico grazie ai suoi remix e Bootleg costituiti da un suono molto potente e dance.

Il remix del brano ANIME è l'esempio di come una canzone intensa e profonda possa essere ascoltata e ballata anche nelle discoteche di tutta Italia.

Biografia – MAK

Mak, pseudonimo di Alessandro Macaluso nato a Palermo il 27 settembre 1992, è un rapper italiano. Sviluppa sin da adolescente un interesse particolare per la musica e lo spettacolo, frequenta corsi di ballo hip hop e all’età di 12 anni diventa inviato per Radio Azzurra (Sicilia) e successivamente vocalist per gli eventi più esclusivi della movida palermitana. Il primo inedito, “Bam Bam Bam” viene pubblicato il 26 Maggio 2017, su un beat di Highlander Dj. Il 20 Aprile 2018 esce il secondo inedito, “La mafia è cosa vostra”, un brano di denuncia contro la mafia e la violenza, realizzato con il patrocinio dei comuni di Villabate e Monreale che hanno messo a disposizione le piazze centrali, per dare luogo a due manifestazioni che sono servite alla realizzazione del videoclip. Il comune di San Giuseppe Jato ha concesso l'autorizzazione per girare le scene del video all'interno del bunker dove il piccolo Giuseppe Di Matteo è stato segregato. Nel giugno 2019 scrive e gira il video del singolo “Balliamo così” pubblicato su YouTube.

Biografia - TONY DALLARA

Antonio Lardera, questo il vero nome del cantante Tony Dallara. È il più anziano cantante vivente ad aver vinto il Festival di Sanremo nell’edizione 1960. Nasce a Campobasso il 30 giugno 1936.

Nel 1957 gli viene suggerito il nome d’arte “Dallara”, in quanto Lardera è considerato un cognome poco musicale: incide su 45 giri uno dei cavalli di battaglia della sua discografia, “Come prima”. In breve tempo raggiunge il primo posto delle classifiche, rimanendovi per molte settimane. Venderà oltre 300.000 copie (record di vendita per quei tempi) e diventando di fatto uno dei pezzi simbolo della musica italiana degli anni ’50.

Partecipa al Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel nel 1960, vincendo con la canzone "Romantica".

Si ritira dal mondo della musica durante gli anni ’70 per dedicarsi a una sua altra grande passione, la pittura: espone i suoi quadri in diverse gallerie e conquista la stima e l’amicizia di Renato Guttuso.

In tutta la sua carriera ha cantato in molte lingue tra cui giapponese, spagnolo, tedesco, greco, francese e turco, vincendo premi in centinaia di paesi stranieri.

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ASIA BORSANI

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Quattro album per novembre 2019

Quattro album per novembre 2019:

PelosiBasile, Giuradei Valli.
articolo di Roberto Bonfanti

Servono tanto coraggio e un pizzico di follia, per mantenere coerentemente una propria integrità artistica in questi anni in cui l’informazione, anche in ambito musicale, sembra essere fagocitata solo dal gossip e dalla ricerca del click facile. Eppure, per fortuna, gli artisti che scelgono di proseguire a testa bassa lungo il proprio cammino senza badare alle mode e ai numeri continuano a esserci e a sfornare lavori interessantissimi.

Mauro Pelosi è stato uno dei talenti più puri e sottovalutati della musica italiana degli anni ’70. Ha pubblicato, proprio nel decennio d’oro della canzone d’autore italiana, quattro album splendidi, densissimi di poesia e disperazione, dopodiché è completamente sparito per le scene per quarant’anni. “Acqua sintetica”, il disco con cui Pelosi riappare inaspettatamente dopo un silenzio così lungo, è un lavoro inquieto e moderno: un concept album che, con lo stile di un romanzo distopico, racconta il tempo presente con uno sguardo lucidissimo e tagliente attraverso otto canzoni affascinanti che ci dimostrano che il talento, quando è autentico, non invecchia e non si può perdere per strada.

Fra Catania, Berlino e Milano, il percorso di Cesare Basile dalla fine degli anni ’80 fino all’alba di questo decennio è stato un viaggio suggestivo e riuscitissimo fra canzone d’autore e rock alternativo. Poi la svolta: il ritorno in Sicilia, la riscoperta del blues e del folk, e soprattutto la scelta di esprimersi, a dispetto di ogni idea di mercato, usando solo il dialetto della sua terra natia. “Cummeddia”, il nuovo album di Basile, prosegue coerentemente lungo la strada segnata dall’artista siciliano negli ultimi anni: canzoni spigolose e senza compromessi in cui il blues s’impasta in modo estremamente personale con la tradizione siciliana portando l’ascoltatore in un mondo oscuro e fuori da ogni tempo.

Ettore Giuradei è un personaggio difficile da inquadrare. Un autore capace di slanci pop adorabili, di perle di ironia surreale, di una teatralità magica, ma anche di una poesia dalla sensibilità delicatissima. A quasi quindici anni dall’esordio e dopo la fortunata parentesi con i Dunk, il cantautore bresciano sembra avvertire l’esigenza di spogliarsi di tutto e ripartire solo da sé stesso. Ecco così “Lucertola”, un album intimo, poetico e meditativo in cui le canzoni (4 inediti più 5 rivisitazioni di brani del repertorio di Giuradei) vagano fra malinconie e riflessioni solitarie vestendosi poi di arrangiamenti minimali dalle atmosfere sospese e stranianti date dall’intreccio di synth e chitarra acustica.

Pieralberto Valli sembra destinato a essere una delle gemme nascoste del sottobosco musicale italiano. Da ormai una dozzina d’anni si muove in punta di piedi, prima con i Santo Barbaro e successivamente da solista, ai margini della scena alternativa proponendo sempre progetti di grande fascino e spessore. “Numen”, seconda prova solista dell’artista romagnolo, è un lavoro estremamente evocativo, a tratti persino mistico, fatto di atmosfere eteree e sonorità ombrose in cui elettronica e strumenti analogici si sposano a meraviglia creando un universo sonoro in cui musica e voce diventano un tutt’uno da cui lasciarsi assorbire in totale silenzio. Quindici canzoni di difficile catalogazione, che partono da un approccio “radioheadiano” alla sperimentazione e alla scrittura ma che sanno andare altrove mettendo in mostra una sensibilità musicale importante e fuori dagli schemi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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COACHELLA: IL FESTIVAL DEI RICCHI?

Si è concluso ieri il primo dei due weekend del Coachella, il festival di musica più importante sulla scena musicale. Ogni anno, in questo periodo, il deserto del Coachella in California si riempie di gente proveniente da tutte le parti del mondo pronta a prendere parte a uno degli eventi più cool dell'ultimo decennio. Quest'anno gli headliners dell'evento sono stati gli LCD SoundSystem, i Gun N' Roses e Calvin Harris. Molti altri invece sono stati gli artisti che durante questi tre giorni si sono esibiti sui palchi del festival. Ellie Goulding, Sufjan Stevens, Jack U, Foals, M83, Disclosure, James Bay, Major Lazer, Flume, Beach House etc.. sono solo alcuni dei più famosi artisti e djs del festival.
Come ogni anno la critica si divide in due. C'è chi dice che il Coachella è ancora considerato il festival dei festival per eccellenza. Chi invece sostiene che non è più quello di una volta - in cui la musica era la vera protagonista - ma è solo diventato un motivo di ostentazione da parte di quella gente “ricca e nota” sul mondo dei social, che approfitta di questo evento solo ed esclusivamente per mostrare quanto la loro vita sia “supercool”, e quanto sia “superfigo” fare certe cose che solo chi ha i soldi può permettersi. Si! E' proprio così! Il Coachella è davvero il festival dei ricchi. E' il festival di chi può permettersi di spendere almeno 2,000 dollari (se tutto va bene) e prendersi due settimane di ferie dal lavoro o dallo studio. Per molti tutto ciò rimarrà sempre e solo un sogno nel cassetto, che quasi sicuramente mai si realizzerà.
Però è anche vero che nella vita, mai dire mai..

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