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David di Donatello 2016 e il rilancio del cinema italiano

A distanza di due mesi dalla premiazione dell'Academy statunitense, è arrivato finalmente il momento degli awards nostrani, che quest'anno hanno assunto la vera e propria forma degli Oscar grazie alla collaborazione con Sky, che per l'occasione ha trasformato le strade di Roma in una Sunset Boulevard fornita di tappeto rosso per la sfilata di arrivo degli ospiti in mezzo a una folla di fan.

Il red carpet, gestito con interviste in vero stile hollywoodiano da Francesco Castelnuovo, ha anticipato la presentazione ufficiale da parte di Alessandro Cattelan, il quale ha cercato di mimare le gag comiche tipiche della kermesse cinematografica più famosa al mondo, anche grazie all'aiuto dei The Jackal e di alcuni nomi di spicco nel panorama cinematografico italiano, come Michele Placido, Francesco Pannofino, Claudio Santamaria e Paolo Sorrentino.

E dopo una partenza un po indecisa, forse per la poca abitudine degli artisti italiani a un David di Donatello così interattivo e televisivo, la serata è decollata e i premi sono fioccati sui film più amati di quest'anno.

Una serie di pellicole, quelle in concorso, di generi diversi ma innovativi, che hanno avuto un grande successo al botteghino e sulla critica. Una continua sorpresa quella del cinema italiano del 2016, dalla commedia fuori dai fin troppo assodati stereotipi del cinepanettone a un fantasy internazionale ma nostrano, da un nuovissimo e italianissimo supereroe che nulla ha da invidiare ai mostri Marvel e Dc al film riflessione sulla vita e sulla giovinezza, o meglio la vecchiaia.

I grandi film in concorso si distribuiscono più o meno i premi, e risulta chiaro, dati i risultati, quali siano i punti di forza dei quattro premiati, oltre al premio per il Miglior fonico di presa diretta assegnato ad Angelo Bonanni da Francesco Pannofino, per il film "Non essere cattivo".

"Perfetti Sconosciuti" di Paolo Genovese conquista il premio più importante, quello del Miglior Film, e il David per la Miglior Sceneggiatura al gruppo Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello. Chiaro come sia il soggetto, una storia narrata con i toni di una commedia che fa riflettere, ad aver attratto l'Accademia oltre al pubblico.

"Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone trionfa per la messa in scena, per il risultato visivo, e lo dimostrano le sette statuette guadagnate (Miglior regiaMatteo Garrone, Miglior truccoGino Tamagnini, Valter Casotto, Luigi D'Andrea, Miglior acconciaturaFrancesco Pegoretti, Migliori costumiMassimo Cantini Parrini, Miglior fotografiaPeter Suschitzky, Miglior scenografiaDimitri Capuani, Alessia Anfuso, Migliori effetti specialiMakinarium), un risultato prevedibile per chi ha visto il film e ha potuto cogliere le molteplici sfumature di un fantasy in stile "Game of Thrones" ma, permettetemi di sbilanciarmi, in un'ambientazione decisamente più romantica del nord Europa, come solo quella italiana può essere.

E ancora, "Lo chiamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti dimostra come gli attori siano una parte fondamentale dei film e come siano proprio i protagonisti -e non- di questa pellicola ad aver elevato il film con le proprie performance, portandosi a casa anche lui sette statuette (Miglior regista emergenteGabriele Mainetti, Miglior montaggioAndrea Maguolo, Miglior produttoreGabriele Mainetti, Miglior attore protagonistaClaudio Santamaria, Miglior attrice protagonistaIlenia Pastorelli, Miglior attore non protagonista Luca Marinelli, Miglior attrice non protagonistaAntonia Truppo).

Finiamo dunque con "Youth – La giovinezza" di Paolo Sorrentino, un po' snobbato agli Oscar in cui era stato inserito insieme ai film americani e non fra gli stranieri, ha guadagnato le statuette sonore di Miglior canzone e Miglior musicista grazie alle musiche del compositore David Lang e della performer Sumi Jo, che durante la serata ha portato in scena l'omaggio a Ennio Morricone esibendosi accompagnata dall'orchestra in C'era una volta il west.

C'è stata poi la consegna ufficiale del premio ad Alessandro Capitani per "Bellissima" come Miglior Cortometraggio, il premio David Giovani -votato da circa seimila ragazzi italiani- per "La corrispondenza" di Giuseppe Tornatore, e il premio per il Miglior Documentario, consegnato da Gabriele Salvatores ad Alex Infascelli per il docu-film "S is for Stanley", basato sul rapporto fra Stanley Kubrick e l'autista Emilio D'Alessandro.

Al di fuori della serata sono stati poi consegnati i due premi stranieri, ovvero il David per il Miglior film dell'Unione Europea a "Il figlio di Saul" -già vincitore del premio Oscar come miglior film straniero- e il David per il Miglior film straniero finito fra le mani di Steven Spielberg per "Il ponte delle spie".

Cosa dire in più di questi David di Donatello? Beh, di certo l'atmosfera è stata calda e la serata, costellata di grandi nomi anche solo fra i presentatori delle varie categorie, ha visto omaggi vari al grande cinema italiano, dal ricordo di Pif per lo scomparso Ettore Scola al tributo già citato ad Ennio Morricone, dai video dei bambini e dei The Jackal che hanno alleggerito i toni al video in omaggio all' “arte cinematografica artigiana” italiana, che produce per tutto il mondo filmico costumi, scenografie e make-up invidiati all'estero.

Sulla fine della serata arriva il video intervento di Roberto Saviano, con un discorso che sembra uscire direttamente dal neorealismo del dopoguerra, con il quale ricorda che il cinema raccoglie la realtà per donarla allo spettatore e permettergli di restituirla al mondo, in modo che sia il racconto a ricostruire la realtà. Un messaggio di fiducia nel cinema quello dello scrittore di Gomorra, che rammenta come sia proprio il cinema a dare la speranza di creare una magia, di ricreare il mondo attraverso la macchina da presa.

E finisce così la notte degli Oscar nostrani, con una carrellata di immagini dei migliori film italiani della storia, con volti che sono da sempre indelebili nell'immaginario dei cinofili di tutto il mondo, accompagnandoci al termine della serata dei David di Donatello con la splendida "La cura" di Battiato come colonna sonora.

Ma le candidature di questo anno cinematografico ci hanno dato modo di comprendere come ci si trovi davanti a un periodo di rinascita, di nuova sperimentazione di generi, di lanci nel vuoto da parte di registi e attori più o meno affermati, con il contributo di produttori che hanno saputo rischiare per risollevare il cinema italiano fin troppo snobbato negli ultimi anni. Una cerimonia piena di novità e di pellicole che fanno risplendere una produzione internazionale che sembrava quasi dimenticata e sotterrata sotto le commedie fini a se stesse che sono state spalmate a tappetto -ormai non più solo sotto il periodo natalizio- nelle nostre sale, e grazie alla serata è stato possibile buttare un occhio in più anche sui film attualmente o prossimamente in uscita, che ancora una volta si dimostrano attrarre forse persino più delle grandi opere ad alto budget in arrivo dall'America.

Che il cinema italiano stia risalendo la montagna per tornare ad imporsi nell'Olimpo della settima arte? Di sicuro, noi, ci speriamo.

 

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