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Francesco Caprini

Francesco Caprini

Il TEATRO dei 25 presenta: BULÅGGANA D’NA VÒLTA E D’INCÙ

Invito a Teatro e alla Solidarietà partecipata

Venerdì 22 Febbraio 2019 h.21

Il TEATRO dei 25 presenta

BULÅGGANA D’NA VÒLTA E D’INCÙ 

Bologna di Ieri e di Oggi 

con SILVIA PARMA – ETTORE PANCALDI e WILLIAM MANERA

Bologna città magica, crocevia di commerci e di sapere, ma soprattutto di arte…teatro, musica, poesia.

E noi ve la vogliamo raccontare, solo un po’, perché tutta sarebbe lunga. E e poi perché vi vogliamo lasciare addosso quel pizzico di curiosità che vi faccia venire voglia di riscoprirla la nostra bella Città.

Vi parleremo di alcuni personaggi che l’hanno vissuta Bologna, Campana, Pasolini, Roversi, Testoni, D’Ursi; e poi il trio Lescano, Nilla Pizzi, e Dalla, Guccini, Morandi; e non può mancare la zia rompiscatole che vuol sempre dire l’ultima.

Perché Bologna ne ha vista di bella gente, e ne ha viste delle belle: l’immigrazione, la Resistenza, la Strage della Stazione. Bologna che piange che ride e che non si arrende, e che ne inventa sempre una.

E’ un viaggio nel tempo veloce fatto di musica, di ricordi, di racconti. E alla fine anche voi canterete insieme a noi.

Perchè il sottotitolo in dialetto? perchè sul palco siamo due Bolognesi DOC ed uno d’importazione ,perchè ogni tanto qualche parola in dialetto ci scapperà; perchè è la nostra lingua e ci piace tenerla viva.

Biglietto e.12,00

Parte dell’incasso sarà devoluto all’Organizzazione No Profit Cucine Popolari – Bologna Social Food

https://www.facebook.com/civibo/

 

Teatro dei 25 – via Abba 6A Bologna

info e prenotazioni (anche con sms) 3471452077 dal lunedì al venerdi h.16,30-18,00

https://teatrodei25.jimdo.com/

 

blog rocktargatoitalia.eu

 

 

ANFITRIONE

DAL 19 AL 24 FEBBRAIO
da martedì a sabato ore 20.30
domenica ore 16 
ANFITRIONE

Traslocando il fascino mitico della vicenda tebana in un’atmosfera bollente e schizofrenica del Sud, la regista pugliese affronta Anfitrione affidandosi a diversi immaginari che dialogano anche con la fiction e il cinema contemporaneo. In scena sei attori e un musicista per creare una coralità multiforme e tragica che agisce, però, come un contrappunto grottesco e farsesco in uno spazio che disegna doppi mondi: divino e umano. Un andirivieni continuo tra un sopra e un sotto, tra luci e ombre. Realtà e finzione, verità e illusione, l’uno e il doppio, la moltiplicazione del sé, l’altro da sé e il riflesso di sé, si alterneranno in un continuo gioco di rimandi, attraverso la plasticità dei corpi degli attori, le sequenze di movimento, i dialoghi serrati e comici.

scritto e diretto da

TERSA LUDOVICO
musiche dal vivo
Mº MICHELE JAMIL MARZELLA
produzione
TEATRI DI BARI

PRIMA DELLO SPETTACOLO......
sabato 23 FEBBRAIO
ore 19
FUORITEMPOMASSIMO
Incontri nel foyer
Renzo Francabandera e Michela Mastroianni dialogano con il cast di Anfitrione prima della visione dello spettacolo. Una chiacchierata informale per parlare di teatro, di arte e di molto altro ancora...
ingresso libero fino ad esaurimento posti

intero € 19,00
giovedì sera € 15,00
giovedì sera a teatro in bici € 10,00
convenzionati € 14,00
ridotto Over 65/Under 14 € 9,50
prevendite € 


Teatro Fontana

via Gian Antonio Boltraffio, 21 - 20159 Milano
+39 02 69 01 57 33
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Parcheggio Convenzionato
Via Carlo Farini 30

 

blog rocktargatoitalia.eu

LA BATTAGLIA SUPREMA di Alberto Forni


Mondadori Electa ElectaJunior
14 x 20,4 cm
208 pagine
cartonato olandese
dagli 8 anni 
16,90 €
in libreria il 19 febbraio
www.electa.it
LA BATTAGLIA SUPREMA di Alberto Forni

Fortnite è da anni il gioco più apprezzato dai videogiocatori di tutto il mondo… e tutti ambiscono a partecipare alla Battle Royale Supreme

Mondadori Electa pubblica un nuovo volume dedicato al mondo dei giovani appassionati di videogiochi: La Battaglia suprema, di Alberto Forni, un’avventura Fortnite non ufficiale.

Fortnite è il videogioco Battle Royale più famoso del momento, con oltre 125 milioni di download, destinato a fare storia Fortnite è il popolare videogioco che spopola nella fascia 8-12 anni. Questa fan fiction è destinata ai giovani giocatori che leggendo le vicende narrate si troveranno personalmente coinvolti.
Anche il linguaggio e la grafica sono quelle del videogioco, con il caratteristico gergo familiare ai giocatori.

Siamo nel 2020 e la Battaglia Suprema è l’evento più popolare del pianeta! I quattro ragazzi chiamati ad affrontare la grande sfida – attraverso i loro avatar – sono gli eroi di questa storia characterdriven, poiché sono loro a determinarne la trama, non viceversa.
Ognuno dei 4 protagonisti parla in prima persona, al presente, rendendo la lettura molto avvincente.
La durata è di sei ore. Sono previste due sfide (diverse per ogni giocatore ed estratte a sorte): al termine della seconda ora e al termine della quarta. Il tempo per completare
le sfide è di venti minuti, tutti i giocatori che dopo tale tempo non saranno riusciti a completare la loro sfida verranno eliminati.

Alberto Forni è giornalista. Nel 2001 ha pubblicato la raccolta di racconti Avanti Veloce (Baldini&Castoldi). Dal 2000 al 2010 è stato uno degli autori della trasmissione radiofonica Dispenser di Radio 2. Ha scritto per la TV (Viva la crisi, Rai 3 - Lorem Ipsum, Deejay TV) e per alcune riviste (Linus, Flair, Panorama, Rivista Studio, T3, Wired Italia).
È autore di Fascetta Nera, blog dedicato alle fascette dei libri.
Ha iniziato a giocare nel 1979 con Space Invaders. Non ha ancora smesso.

La copertina in alta risoluzione è disponibile al link: https://www.electa.it/ufficio-stampa/la-battaglia-supremaunavventura-fortnite-non-ufficiale/

 

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ARTE CONTEMPORANEA, Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

ANTONIO COLOMBO ARTE CONTEMPORANEA

Via Solferino 44 | Milano

Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

da giovedì 14 febbraio dalle 18.30 alle 21

Sogno Lucido di Michela D'Acquisto

È evidente che le forme di 108 affondino le loro radici nell'intangibile. Essenziali e tuttavia perfettamente eloquenti, sono sezioni d'ombra dai confini incerti, proiettate da qualcosa di indefinito. Non raffigurano nulla di direttamente conoscibile, cariche invece di significati appartenenti a una dimensione liminale.

Altrettanto manifesto è il ritorno ai colori: da sempre componenti integrali nei lavori dell'artista, nel corso del tempo la loro proporzione rispetto al nero – costantemente  dominante – si è modificata più volte. Nelle opere immediatamente precedenti a queste, il colore aveva assunto un ruolo marginale nel rappresentarne l'esiguo elemento razionale, ridotto a sottili linee che si inserivano nell'irrazionalità preponderante delle macchie scure e da queste venivano in gran parte assorbite.

Adesso, in un processo impulsivo fortemente ispirato agli scritti di Huxley riguardanti la percezione e alla teoria sui colori di Kandinskij, 108 ne rivaluta le proprietà sensibili in grado di avvicinare la realtà al piano spirituale. Non è dunque un caso che il blu, associato alla sfera del soprannaturale, sia presente nella maggior parte delle opere che compongono Sogno Lucido, intente come sono a esplorare la dimensione onirica, l'inconscio, la parte irrazionale: «La vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa e intima. Più il blu è profondo e più richiama l'idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale. […] Se è molto scuro dà un'idea di quiete. Se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, affonda in una drammaticità che non ha e non avrà mai fine»1. Presenti anche le gradazioni della terra in autunno – alla quale l'artista è indissolubilmente legato – come il giallo, che «si può anche paragonare all’estate morente, che dilapida assurdamente le sue energie nell'incendio delle foglie autunnali»2, le tonalità mutevoli e vibranti del rosso, la quiete del verde, e il bianco e le sue sfumature invernali, che rimandano al silenzio assoluto del cielo in attesa della neve.

 

Ciò che rimane immutato è la prevalenza del nero, «[...] colore con minor suono: su uno sfondo nero qualsiasi colore, anche se ha un suono flebile, sembra forte e preciso»3. Introspettivo e irrazionale, dall'incomparabile impatto simbolico e visivo, esprime anche formalmente la spiccata dualità dei lavori di 108 – in quanto è plenitudine e, nel contempo, vuoto.

L'intera opera dell'artista è volta a liberarsi dalla subordinazione della realtà e a svincolare la parte più istintiva della propria essenza, quanto meno sul piano dell'immateriale. La disposizione stessa dei lavori in galleria sintetizza perfettamente la tensione risultante dal tentativo di conciliare razionale e non: la linearità dell'allestimento si interrompe nella project room, dove un'installazione casuale di ceramiche primitive e forme irregolari – un “museo dell'inspiegabile”, per usare le parole di 108 – riflette l'inesorabile affermarsi dell'irrazionalità sulla ragione.

 

Soprattutto, la natura irrisolta delle forme permane. Nell'adattare e alterare il lessico della geometria per raffigurare quello che va oltre al visibile, 108 si colloca di diritto fra gli artisti che rifiutano la figurazione per rappresentare la spiritualità esclusivamente attraverso l'astrattismo geometrico: su tutti, la svedese Hilma Af Klint, che dopo essere entrata in contatto con la Società  Teosofica di Helena Blavatsky e le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, crea un ciclo composto da centinaia di dipinti diagrammatici, diretta da entità superiori alle quali riserva la monumentale opera della sua intera esistenza. Attiva già durante il decennio precedente a quello in cui lavora Kandinskij, è solo la prima di una presumibilmente infinita serie di autori che assimilano astrazione e immaterialità: dai più noti Malevič e Mondrian, a Emma Kunz, che nella Svizzera della prima metà del Novecento realizza disegni su carta millimetrata di grande formato che condividono estetica e funzione con il mandala, e Olga Fröbe-Kapteyn, contemporanea di Jung, del quale traduce gli archetipi in vivide opere di importante valenza simbolica.

108 è accomunato a questi artisti non solo dall'assoluto bisogno di trascendere la realtà, di inventarla e plasmarla come nel corso di un sogno lucido – durante il quale si è consapevoli di stare sognando e diventa dunque possibile orientarne la narrativa – ma anche da quello di agire come medium tra arte e spirituale, abbandonando il controllo della razionalità e lavorando guidato unicamente dall'inconscio.

La spersonalizzazione attuata dalla rinuncia al proprio nome e dalla scelta di essere invece identificato dalla cifra 108 – tre numeri, commutabili in una linea e tre cerchi, dal significato sacro per molteplici religioni – assolve pienamente a questo fine: in questa maniera l'artista opera anonimamente, unicamente in funzione di una pulsione trascendente che esula dalla pura pratica artistica.

Per 108, quest'ultima equivale a un processo istintivo riconducibile a un rituale intensamente privato, il cui risultato è un'opera onnicomprensiva, declinata anche in fotografia e in musica, che custodisce in sé ogni aspetto della sua vita: le chiare influenze di Arp e delle leggi del caso – e, più in generale, delle avanguardie del Novecento – le culture e le religioni orientali incontrate durante studi e viaggi, che si contrappongono ai culti primordiali e alle tradizioni popolari del Piemonte delle sue origini.

Non per nulla, il dittico Portali D'Inverno rimanda già dal titolo a tutto ciò che è caro all'artista: il caso e le ripetizioni che governano la natura, la stagione fredda e i suoi colori, le 108 forme dal significato elusivo che si comportano come aperture astratte in comunicazione con altre realtà. Altrettanto intenso è Ingresso Al Sogno, emblema dell'intera mostra, in cui un'unica macchia blu dall'eccezionale potere ipnotico induce uno stato di calma artificiale, preludio di visioni oniriche.

 

Per quanto in apparenza semplici, i lavori di 108 sono inesplicabili a parole. O meglio, avverto un limite evidente nell'utilizzare il linguaggio per descrivere l'arte di chi comunica eccezionalmente senza alcun tipo di mediazione.

Ho incontrato per la prima volta le sue opere tredici anni fa, in una mostra collettiva: anche se molto diverse da quelle attuali, già si distinguevano da tutte le altre. Solo molto tempo dopo, in seguito a una serie del tutto casuale di eventi e incontri, sono rientrata in contatto con i suoi lavori, che nel frattempo si erano liberati del superfluo, raggiungendo la straordinaria qualità espressiva che ancora adesso li rende unici. In quel momento mi hanno svelato qualcosa che all'epoca ancora non sapevo di me stessa, la necessità – e la possibilità – di ritrovare nell'arte una sensazione di appartenenza a qualcosa di superiore. È ciò che provo di fronte alle opere di alcuni degli artisti che ho citato in questo testo, ma più di frequente attraverso quelle di 108 e di tutti i creatori anonimi o guidati da spiriti, di chi produce arte inconsapevolmente e senza vincoli. Raramente mi sono sentita nella stessa maniera in gallerie e musei; molto più spesso camminando nella natura del Basso Piemonte, che non a caso condivido con Guido.

Osservare le sue forme nere, astratte ma organiche, incredibilmente semplici e ipnoticamente ripetitive, è per me una modalità di meditazione aniconica. Racchiudono e rivelano l'appartenenza alla terra e ai suoi culti primordiali, una conoscenza radicata nel mondo sotterraneo, e, nella loro essenzialità, riconducono al più puro stato di consapevolezza.

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