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I grandi ritorni di Filippo Gatti e Giulio Casale.

I grandi ritorni di Filippo Gatti e Giulio Casale.

articolo di Roberto Bonfanti

 

L'ultimo scampolo del 2017 ci ha regalato il graditissimo ritorno discografico di due degli artisti più puri e talentuosi che la musica italiana abbia espresso negli ultimi trent'anni: Filippo Gatti e Giulio Casale. Due artisti dalla sensibilità e lo stile fra loro diversi, ma accomunati dalla coerenza di un percorso iniziato per entrambi con il rock degli anni '90 (con gli Elettrojoyce per il primo e con gli Estra per il secondo) e proseguito fino a oggi fra interminabili silenzi ed enormi dimostrazioni di classe.

S'intitola "La testa e il cuore", il nuovo album di Filippo Gatti: un lavoro in cui il cantautore romano riesce a esprimersi con una delicatezza assoluta tessendo delle trame finissime in cui un'idea molto personale di canzone folk fortemente psichedelica e intimista viene ulteriormente rielaborata grazie a un riuscitissimo intreccio di sonorità acustiche ed elettronica minimale. Nasce così un album fatto di canzoni che incantano, cullano e accarezzano l'ascoltatore insinuandogli sotto pelle un trasognato senso di malinconia su cui Filippo Gatti ricama parole intrise di una poetica altrettanto delicata e intima ma assolutamente incisiva.

E' invece "solamente" un ep di cinque pezzi, "5 anni" di Giulio Casale, ma riesce comunque a condensare parecchi contenuti e confermare l'enorme importanza di un artista che continua a esprimersi con l’urgenza di sempre e con quella sua caratteristica lucidità introspettiva che gli consente di scavarsi nell’anima fino a far sanguinare le proprie parole. Un ep che si muove fra teatro canzone e ben calibrate aperture pop senza però perdere l'anima rock e l’intransigenza poetica che sono da sempre il marchio di fabbrica di Giulio Casale.

Roberto Bonfanti

www.robertobonfanti.com

 

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Elettronoir, Roberto Casanovi e Andrea Cassetta.

Tre autoproduzioni da ascoltare: ElettronoirRoberto Casanovi e Andrea Cassetta.

articolo di Roberto Bonfanti

Dicembre, come sappiamo, è tipicamente il mese in cui le major tentano di spremere le ultime gocce di sangue al mercato discografico a suon di pomposi box celebrativi e inutili riedizioni “deluxe” di qualunque cosa. Forse anche per questo, per reazione, mi sembra particolarmente interessante, proprio in questo mese, concentrare l’attenzione su tre progetti musicali meritevoli e assolutamente autoprodotti.

I romani Elettronoir li stimo fin dal loro esordio risalente ormai a una dozzina d’anni fa e “Suzu”, il loro nuovo album pubblicato di recente, è senz’altro una bella conferma di quanto di buono hanno sempre mostrato: un sound scuro e teso in cui inquietudini dark-wave, sperimentazioni elettroniche e atmosfere profondamente notturne e cinematografiche si fondono con una scrittura dall’anima cantautorale che sa però anche impregnarsi di pop deviato dal retrogusto anni ‘80 dando vita a un universo sonoro spigoloso ma ricco di fascino e personalità.

In Roberto Casanovi mi sono imbattuto per caso in una domenica qualunque sulle sponde del lago di Como. “Maree”, suo disco d'esordio pubblicato nel corso di quest’anno, è un piccolo gioiello di delicatezza, malinconia e poesia nella scia del primo De Gregori, ma anche di realismo e disincanto. Un esordio promettentissimo fatto di canzoni squisitamente d’autore, mai urlate eppure estremamente incisive, che mettono in luce un talento dalla scrittura pulita ma fortemente evocativa capace di aprire un intero universo con un solo verso.

Andrea Cassetta lo abbiamo conosciuto alle ultime finali di Rock Targato Italia come voce e anima del progetto Dove I Pesci Affogano. “Melodie impolverate”, il suo nuovissimo album solista, ci presenta un artista sincero capace di muoversi con destrezza fra i confini del rock d’autore, prediligendo canzoni dal suono robusto e irrequieto che si lasciano volentieri accarezzare da richiami post-grunge ma non disdegnando anche qualche apertura pop ad atmosfere più lievi o venate di malinconia, e alternando allo stesso modo momenti di profonda introspezione con altri che lanciano uno sguardo al sociale.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

 

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Le donne rock del 2017

Le donne rock del 2017: Alteria, Angela Baraldi e La Rappresentante Di Lista
recensione di Roberto Bonfanti

Sembra siano le donne a tenere vivo il sacro fuoco del rock in questo 2017 in cui, per i normalissimi corsi e ricorsi delle tendenze musicali o per mille altri fattori su cui si potrebbero scrivere interi trattati, le chitarre elettriche e le sonorità più viscerali non sembrano avere trovato molto spazio fra le uscite discografiche più degne di nota.

E' stato pubblicato solo da qualche settimana “La vertigine prima di saltare” di Alteria: un disco fatto di canzoni rock sincere e dirette in cui l'autrice, nota anche come speaker radiofonica, sembra avere messo a nudo tutte le proprie inquietudini e le proprie fragilità per cantarle in modo catartico con la sua voce graffiante. Nasce così un lavoro dall'approccio marcatamente anni '90 capace di coniugare melodia, potenza e modernità anche grazie all’eccellente produzione artistica del sempre bravo Max Zanotti che dona all’album un suono incisivo e attuale.

E' invece in circolazione ormai da qualche mese “Tornano sempre”, probabilmente il lavoro migliore della lunga carriera di Angela Baraldi. Il tocco di Giorgio Canali in cabina di regia accompagna la carismatica cantante bolognese nella realizzazione di un album sporco, cupo e viscerale, composto in gran parte da ballate ipnotiche e canzoni dall'incedere straniante che scorrono sul filo di una tensione emotiva affilata come un rasoio ma scosso anche da un paio di sfuriate rock'n'roll, completamente immerso in un'atmosfera notturna e decadente sul cui sfondo è impossibile non scorgere il fantasma di Lou Reed e dei Velvet Underground.

Ci allontaniamo dal mondo delle chitarre elettriche ma, parlando di voci femminili dotate di grande personalità, spirito irrequieto e desiderio di rompere gli schemi, non si può non citare La Rappresentante Di Lista, suggestivo progetto che la scorsa primavera ha dato alle stampe un disco dal vivo intitolato “Bu Bu Sad Live”: un lavoro che fotografa benissimo l'essenza di una band affascinante dedita a un pop d'autore inquieto e ombroso segnato da una verve teatrale elegantissima e da un'interessante ricerca sonora in cui antico e moderno si fondono in modo inusuale dando vita a un universo sonoro decisamente suggestivo.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

 

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“È un mistero ciò che muove il cuore” - Omar Pedrini live a Milano - Recensione di Roberto Bonfanti

A Omar Pedrini voglio bene. Gli voglio bene perché, con quella sua aria genuina, quando avevo una quindicina d’anni lo vedevo un po’ come il fratello maggiore che ti sussurra che andrà tutto bene e ti suggerisce i libri da leggere o i dischi da ascoltare per trovare la tua strada, ma gli voglio bene anche per la purezza che non ha mai smesso di trasmettere e per la tenacia sorridente con cui ha saputo reagire ai momenti difficili ripartendo più volte da zero e continuando a costruirsi il suo percorso un passo dopo l’altro anche quando le luci dei riflettori più importanti sembravano essere ormai puntati lontano da lui. Gli voglio bene davvero da più di una ventina d’anni e, a giudicare dal calore con cui la platea dell’Alcatraz lo ha accolto in una tiepida serata di ottobre trasformando le due ore di concerto a Milano in un vero e proprio lungo abbraccio fra l’artista bresciano e il suo pubblico, siamo in tanti a volergliene.

Oltre a un pubblico calorosissimo, ad accompagnare e sostenere Omar in questo suo ritorno in grande stile su un palco importante da cui mancava ormai da anni, c’è una band compatta di altissimo livello che gli consente di assumersi il rischio di aprire il concerto con un brano lento come “Cane sciolto” ma anche di sfoderare subito dopo un’energia che non lascia scampo, alternando i brani principali degli ultimi due album, che in queste versioni live graffianti diventano ancora più accattivanti mettendo in mostra una scrittura sempre pulita e precisa, con alcuni grandi classici dal passato come la sempre splendida “Via Padana Superiore” e qualche autentica sorpresa come “Fresco” o una corale “Freedom” che chiude la serata.

Una grande band e un grande pubblico, certo, ma soprattutto un grandissimo Omar che appare in forma come non mai, non risparmiando nemmeno una goccia di sudore, rispondendo sempre nel modo più spontaneo alle dimostrazioni d’affetto della platea e riuscendo anche a gestire in modo impeccabile i tanti ospiti della serata, senza mai farsi rubare la scena o inflazionarne la presenza, con Dargen D’amico che fa freestyle sul finale di “Gaia e la balena”, Franco e Francesco dei Modena City Ramblers che accompagnano “Angelo ribelle” prolungandola nella parentesi folk strumentale di “Nonna quercia folk band”, lo scrittore russo Nicolai Lilin che dedica al padrone di casa una sua poesia, Matteo Guarnaccia che disegna in tempo reale il fondale del palco, Vittoria And The Hyde Park che fanno da contorno a “Sangue impazzito”, l’attore inglese Ryan O’Donnell che si unisce alla band durante i bis per un paio di cover dei Kinks e degli Who, e soprattutto il maestro Enrico Ghedi, storico tastierista dei Timoria, che raggiunge il vecchio compagno di mille battaglie per suonare due brani monumento come “Sole spento” e “Senza vento”.

Un concerto rock nel senso più puro e genuino del termine firmato da un artista che sembra vivere un meritatissimo nuovo momento magico continuando a portare coerentemente avanti la propria idea di musica e vita, ma soprattutto, come detto, un enorme abbraccio, da parte di un pubblico numerosissimo composto in gran parte da reduci di quella che lo stesso Omar aveva battezzato “la generazione senza vento”, a un uomo a cui evidentemente continuiamo a voler bene in molti.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

www.rocktargatoitalia.eu

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