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Tre album per questo primo squarcio d’autunno: Flavio Giurato, Giovanni Succi e Francesco Pelosi. Recensione di Roberto Bonfanti

Fra le tantissime uscite discografiche di questo primo squarcio d'autunno ce ne sono tre in particolare che non possono lasciare indifferenti: tre album estremamente diversi fra loro, figli di artisti provenienti da generazioni e storie fra loro lontane, eppure accomunati dalla capacità di muoversi all’interno del panorama della musica d’autore contemporanea in modo personale e sinceramente irrequieto.

Flavio Giurato non ha ovviamente bisogno di presentazioni e il suo nuovo album, “Le promesse del mondo”, è un'ennesima conferma dell’unicità del suo stile e della sua personalità: brani assolutamente destrutturati che ruotano attorno a parole crude e controverse le cui radici, intrecciando una sorta di spiazzante teatro a più anime, affondano più che mai nell'attualità e nella violenza della società odierna. Un lavoro e dolorosamente viscerale accompagnato da una ricerca sonora scarna e tesa che ne enfatizza l'effetto straniante.

Giovanni Succi, dopo essere stato negli ultimi vent'anni abbondanti l'anima di band di culto come i Madrigali Magri o i Bachi da Pietra, firma per la prima volta un'opera inedita a proprio nome, “Con ghiaccio”, e lo fa condensando il suo immaginario personale in una manciata di canzoni scarne e per nulla convenzionali in cui si fondono strafottenza punk, sporcizia blueseggiante, malinconie nebbiose, indolenza poetica e minuscoli frammenti di vita fatti esplodere fino a renderli scomodamente cinematografici.

Francesco Pelosi si era fatto finora notare come leader dei Merovingi, suggestiva realtà finalista dell'edizione 2016 di Rock Targato Italia. “Il rito della città”, suo esordio solista, affascina per il suo essere orgogliosamente fuori da ogni tempo: canzoni notturne dal sapore antico, rivestite da arrangiamenti minimali e suoni cupi, all'interno delle quali, in modo per nulla autocompiaciuto, aleggiano i fantasmi di eretici medievali o poeti russi, echi del secolo scorso, riferimenti alla cultura rock e istantanee disilluse di provincia.

Tre artisti di generazioni diverse, come detto in apertura (rispettivamente classe '49, '69 e '84), che scelgono di seguire ognuno il proprio percorso, la propria indole e le proprie inquietudini andando a comporre tre dischi diversissimi fra loro ma ognuno affascinante, coerente, viscerale e lontano dai cliché dei cantautori da osteria o di quelli da aperitivo. Tre album perfetti per immergersi nelle nebbie dell’autunno.

Roberto Bonfanti

www.robertobonfanti.com

 

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Intervista a Luca Gemma per Rock Targato Italia

In occasione dell’uscita del suo nuovo album “La felicità di tutti, il cantautore Luca Gemma si racconta per Rock Targato Italia.

D: Puoi parlarmi del tuo nuovo album?

R: Il nuovo album si chiama “La felicità di tutti”, è uscito pochi giorni fa (il 29 settembre). È uscito anche in vinile, cosa che avevo abbandonato con il primo disco pubblicato con i Rossomaltese nel 1993, da allora sempre e solo CD e adesso c’è stato questo. Viene venduto in formato vinile con dentro il CD, non esiste in commercio il CD da solo. “La felicità di tutti” arriva a due anni di distanza dal mio album precedente che era diverso dagli altri poiché è stato il mio primo scritto in inglese perché volevo andare a suonare all’estero. Un po’ ero stanco di scrivere in italiano, non mi veniva più tanto semplice e insieme al produttore Paolo Iafelice abbiamo deciso di farlo in inglese.

D: Quali sono le differenze tra cantare in inglese e in italiano? Con l’inglese c’è una maggiore difficoltà?

R: Un po’ sì. Considera che io ascolto per il 90% musica in inglese perché le cose prodotte in Inghilterra sono spesso belle e interessanti, le cose prodotte in Italia sono una piccola fetta. Mi piace la canzone d’autore italiana ci mancherebbe, ma ho nell’orecchio sempre questo idioma e quindi anche quando scrivo, dal momento che mi dedico prima alla musica e poi al testo, le prime parole che nascono per creare la linea melodica sono o in finto inglese o proprio in inglese quindi il lavoro viene fatto sul suono delle parole ed è anche una lingua che ha determinate difficoltà metriche. Due anni fa mi ero un po’ stufato, quindi abbiamo fatto questo disco in inglese, siamo andati a suonare in Francia e in Australia, quest’esperienza ha fatto tornare in me la voglia di esprimermi attraverso la nostra lingua e subito dopo ho ripreso abbastanza automaticamente senza forzarmi a scrivere in italiano e sono venute fuori queste canzoni.

D: Preferisci suonare all’estero o in Italia?

R: Se avessi un’assiduità potrei rispondere più facilmente. Io sono gran parte del tempo in Italia. Suono parecchio in Francia, dal 2013, e si sta aprendo sempre di più. Mi piacerebbe suonare in più posti perché l’Italia è un po’ piccola.

D: Lì ci sono anche ambienti musicali diversi. Sono migliori?

R: Un pochino si, però certi paesi li conosco solo perché me li raccontano. Conosco dei club solo perché ho amici, non ho suonato recentemente in Germania o in Svezia per poterti dire come sono. Posso dirti che ho la sensazione che in Francia vi sia un’attitudine del pubblico che in Italia si è in parte un po’ persa, la stessa cosa in Australia dove, per quanto sia un posto assurdo e lontanissimo, c’è una grossa attenzione verso l musica.

D: Il tuo nuovo CD è in vinile ma anche in streaming. Cosa pensi del ritorno del vinile in Italia? E quanto pensi siano importanti le piattaforme online rispetto al CD?

R: Forse, di tutti quelli che abbiamo nominato, il CD è il formato in cui la musica si sente meglio. Il vinile ha un sapore particolare, ha bisogno di determinate compressioni e non si sente tutto quello che hai suonato, anche se ha un sapore retrò. Lo streaming lasciamolo perdere perché viene tutto compresso e l’ascolto di Spotify, secondo me è demenziale dal punto di vista dell’importante lavoro svolto da tecnici, fonici e musicisti. Pertanto posso dirti che CD di per sé ha l’ascolto più ricco in assoluto però in questo momento non lo vuole più nessuno.

D: Quindi è necessario anche l’uso delle piattaforme?

R: Assolutamente. Direi che molte persone lo ascoltano solo sulle piattaforme senza comprare né l’uno né l’altro, né l’LP perché il piatto ce l’hanno ancora in pochi, è solo per collezionisti.

D: Quindi pensi che il vinile sia solo per collezionisti?

R: Si, diciamo che ultimamente questa nicchia è tornata ad essere una quota piuttosto interessante e si sono aperte proprio le sale di produzione del vinile. Ha una sua fettina di mercato.

D: Come è nata la tua passione per la musica?

R: È nata con i cantautori italiani e con Elvis Presley a fine anni ’70. Io avevo 10 anni quando nel ’77 era appena morto Elvis e nella mia classe, allora abitavo in Germania, tutte le ragazze, le mie compagne di classe, che erano poco più grandi di me, erano pazze di lui e quindi io credo di essermi avvicinato a questa cosa per interessare a loro e ho comprato due LP che erano due raccolte di lui appena defunto. Poi mi ricordo che uscì “Burattino senza fili” di Bennato e, tornando in Italia per le feste di Natale, comprai questo album con i miei soldi e da lì cominciai. Un anno prima ero stato obbligato a fare lezione di chitarra dai miei genitori ma non mi interessava molto, mi piaceva più giocare a pallone, invece questi dischi, soprattutto “Burattino senza fili” mi hanno portato a cominciare a scrivere canzoni brutte perché avevo 12 anni e ho cominciato con la prima chitarra e mi ricordo che erano terribili però ho avuto subito la voglia di scrivere canzoni.

D: Pensi che questi artisti ti abbiamo influenzato?

R: Si, assolutamente.

D: Tu pensi che sia più importante la piena conoscenza tecnica di uno strumento musicale o la performance dal vivo?

R: In realtà, è un mix. Ti risponderei la seconda perché io non sono un musicista tecnico, nel senso che a parte quelle prime lezioni, ho studiato da autodidatta, ad esclusione del canto che a più riprese ho studiato con una cantante lirica prima e poi con una vocal coach, cosa che mi è servita anche per la performance dal vivo, per mantenere la voce, per utilizzarla e per non rovinarla. Sul resto, non mi sono mai appassionato alla tecnica musicale, infatti non faccio il turnista però un minimo… Poi ognuno ha il suo equilibrio. La storia della musica è piena di performance grandiose fatte da persone che non sapevano suonare bene i propri strumenti, come i Clash che sono stati una band gigantesca dal vivo ed erano quattro zampone presi al loro strumento quindi non è quello, ci sono tanti esempi. Nel rock credo che sia proprio una combinazione, un po’ devi saper suonare e un po’ ci vuole la cazzimma.

D: Cosa provi quando sali sul palco?

R: Io provo un misto di timidezza, nonostante sia passato tanto tempo, di adrenalina, narcisismo e compiacimento. Mi piace molto ma c’è sempre quella sensazione nell’attesa, un po’ di farfalle allo stomaco perché è una cosa che mi piace fare, bisogna essere concentrato per fare una performance dal vivo, non è come fare una passeggiata.

D: Ritornando al tuo CD, cosa vuoi esprimere con le tue canzoni?

R: Partendo dal titolo, che è lo stesso della title track del pezzo che apre il disco, non è un concept ma c’è un filo conduttore, cioè questo mio desiderio, un po’ ingenuo, un po’ un’utopia, che parte dalla costatazione dalla realtà, in cui non c’è la felicità per tutti e forse è proprio un’utopia, però vedo invece molta cattiveria ed egoismo nei rapporti interpersonali, nei massimi sistemi, nelle regole del mondo e dei paesi. C’è questa voglia che la felicità, che poi sia anche momentanea dato che non può essere una condizione eterna di benessere, si espanda e raggiunga più persone perché avere dentro di sé l’idea che sia importante solo la propria e che tutto il resto possa andarsi a farsi fottere non ha nessun senso quindi è questo il filo conduttore. Il mio desiderio è che le cose siano migliori.

D: Dal punto di vista musicale, con quale stile ti definiresti?

R: Io sono sicuramente un cantautore perché scrivo musica e parole, sia perché come la maggior parte dei cantautori, cerco di avere un mio stile, non sono vocalmente il cantante che spettina il pubblico, cosa che è una caratteristica più spesso di chi ha tecnica vocale, quindi mi accompagno con chitarra o pianoforte, scrivo le canzoni e mischio la canzone d’autore, che per me è quella degli anni ’70, con la musica black, che a me piace molto, come quella di James Brown, insieme ai Beatles, gli Stones, la musica folk americana e qualcosa di tropicale. Su questo disco, per esempio, c’è un pezzo di Caetano Veloso che ho arrangiato in italiano. Queste sono le mie influenze.

D: Tu scrivi per te ma anche per altri personaggi nel mondo della musica ma anche in quello della televisione, pensi che ci siano delle differenze fra questi due mondi?

R: Si. Scrivere per altri cantanti è più vicino a quando scrivo per me con un certo grado di immedesimazione comunque. Quando scrivo, quando mi viene commissionata una canzone, so per chi la sto scrivendo e quindi cerco entrare proprio in quel mondo che non è per forza il mio. Se invece la scrivo senza conoscere chi la canterà, mentre scrivo capisco se sarà una cosa adatta a me come Luca Gemma cantante oppure no e anche lì comincio ad immaginare chi potrebbe cantarla. Molto spesso, per esempio, sono state cantanti donne quindi cerco di avere un approccio diverso. Per quanto riguarda le cose fatte per la tv e per il cinema, quella è musica funzionale che metti al servizio di un altro mezzo di comunicazione che in quel momento è più importante e la musica diventa di servizio e ti mette dei paletti.

D: Tu preferisci scrivere per te o per altri?

R: La cosa che mi piace fare di più è fare i dischi miei e suonarli dal vivo però man mano che passa il tempo mi piace anche scrivere per altri, siamo quasi lì.

D: Cosa pensi della scena indipendente italiana?

R: Io ascolto anche tante cose nuove, anche  di artisti più giovani di me che hanno 25-30 anni anche se preferisco la musica dei miei coetanei, come il disco di Niccolò Fabi , che apprezzo di più rispetto a quello di Motta e di Calcutta. Credo sia sfumata questa distinzione che c’era negli anni ’90 quando ho iniziato io con i Rossomaltese dove i due mondi, major e indipendente, erano molto separati, anche dal punto di vista produttivo. Ora mi sembra tutto più sfumato per cui non sto più a badare all’etichetta, sia che sia major o indipendente o dal punto di vista giornalistico. Sento, invece, se una cosa mi arriva con la dovuta forza e verità. Siccome ne ho ascoltata tanta di musica, seleziono in base a quello che mi arriva, deve essere una cosa vera e autentica quella che sento sennò non me ne frega niente.

D: Puoi dirmi qualche nome nella scena contemporanea che apprezzi particolarmente?

R: Come ti dicevo, il disco di Motta, prodotta da Riccardo Sinigallia, mi è piaciuto molto e ce l’ho in macchina e gira in continuazione, ma anche parecchi brani del disco di Calcutta e anche il singolo, quindi questi nuovi cantautori romani e dei dintorni mi piacciono. Ci sono sicuramente altri che adesso non mi vengono in mente.

D: Pensi che per i nuovi musicisti sia facile inserirsi nel mondo della musica rispetto al passato?

R: Secondo me, da un certo punto di vista, con i nuovi mezzi digitali, è certamente più facile. Prima dovevi fare i dischi in studio, per affittare uno studio dovevi andarci sapendo i pezzi a menadito e costava tantissimo. Adesso i dischi li puoi fare in casa con un computer e poco più e quindi non c’è il problema dei costi e puoi anche affacciarti alla distribuzione grazie ai social. L’altra faccia della medaglia è che in questo modo le produzioni sono aumentate tantissimo. Quelli che una volta erano forse dei demo che potevano diventare dischi, adesso automaticamente sono dischi, tutti fanno dischi, ed è difficile in questo mare magnum riuscire a distinguersi quindi quando riesci a distinguerti vuol dire che devi essere bravo secondo me.

D: Quindi per distinguersi bisogna basarsi sulla bravura o anche su altro?

R: Sull’avere qualcosa da dire. In quel senso la bravura esiste perché la musica leggera, pop, rock…Non sei un concertista di musica sinfonica che devi essere tecnicamente meglio degli altri. In questo genere di musica, invece, la bravura è individuare bene il modo in cui vuoi dire le cose e avere qualche cosa da dire, quello è sostanziale.

D: In occasioni delle finali di Rock Targato Italia che si sono tenute in questi giorni, che consiglio daresti agli artisti emergenti? Come possono nuovi artisti che hanno qualcosa da dire arrivare al pubblico?

R: Il mio consiglio è cercare di capire, anche ragionandoci sopra e parlando con qualcuno, con altri musicisti, che cosa veramente vuoi dalla musica e cosa vuoi dare alla musica, se lo vuoi fare di lavoro non deve essere un passatempo. La musica è bellissima anche come passatempo ma sono due cose diverse, se vuoi che sia il tuo lavoro, cosa che molto difficilmente è remunerativo, devi darci dentro parecchio, devi individuare che cosa vuoi essere e cosa vuoi comunicare e farlo al meglio, trovare uno stile personale, è l’unica cosa che conta.

D: L’intervista è finita, ti ringrazio.

FRANCESCA ROMANO

E ora un breve saluto di Luca a coloro che leggeranno questo articolo.

 

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Da Ligabue a "Kaleidos", il nuovo Album di Niccolò Bossini è una Bomba di Suoni!! Recensione e intervista di Luca Amaducci

Niccolò Bossini (Reggio Emilia nel 1978) è un chitarrista e cantautore. A 19 anni entra a far parte dei Raw Power e con loro incide un disco (Reptile House, 1998), partendo poi per due tour europei (1997 e 1998) e due tour negli States (1998 e 1999). La collaborazione con i Raw Power si conclude nel 1999, poi passa dai Tora Tora ai Pinkol che poi si trasformeranno nei The Teachers e con loro registra due demo, un EP, mentre Live arriveranno circa un centinaio di date, tra cui 4 a Londra. Le esperienze più significative saranno come supporters dei Linea 77Marlene KuntzDeep Purple e The Fratellis.                                                                                                                                                                                   

Nel 2005 inizia la sua collaborazione con Luciano Ligabue, entrando in sala registrazione per l'Album "Nome e Cognome" e accompagnando Ligabue durante il Nome e Cognome Tour 2006 oltre che nell'evento Campovolo di Reggio Emilia (10 settembre 2005), sua data di debutto nella Banda. Sostituisce Max Cottafavi nei ClanDestino, nella nuova formazione che porta il nome Club Destino che ha pubblicato nel 2007 il CD+DVD "Registrazioni clandestine".                                                                                     

Dopo un esperienza sempre con i The Teachers che finirà nel 2010, nel 2008 accompagnerà nuovamente con la sua chitarra Ligabue nei tour Elle-Sette Stadi 2008 nei sette concerti all'Arena di Verona insieme ad un'orchestra di 70 elementi, esperienza che si ripeterà anche nel 2009. Nel 2010 inizierà la sua avventura da solista, promuovendo dei suoi brani.                                                                 

Nello stesso anno continua la sua attività con Ligabue, nella registrazione del Disco "Arrivederci Mostro!" e nel tour che seguirà, fino al maxi-evento Campovolo 2.0 arrivando poi ai concerti in Italia e all'estero del tour 2012. Ancora nel 2012 parteciperà sempre con Ligabue al Sotto Bombardamento - Rock in 2012 e all'evento Italia Loves Emilia.                                                                                                                                                             

Nel 2012 esce il primo album solista QBNB lanciato dal singolo e video del brano "Il Mio Nome" seguito poi da altri Video come "Sulla Mia Strada" e "Paul" che però erano già stati preceduti da 3 brani già editi: "La Domenica è Andata", "Non Si Sa Mai" e "La Mia Malinconia". Nel 2013 partecipa alle registrazioni dell'album Mondovisione di Ligabue ed è di nuovo chiamato a suonare sul palco dell'Arena di Verona dal rocker di Correggio per 6 serate. Sempre nel 2013 esce il suo secondo album da solista intitolato #SECONDOLAVORO, un EP di 6 tracce distribuito solo in formato digitale e anticipato dai singoli e dai video dei brani "Non Si Sceglie" e "Cosa Ti Aspetti Da Me", a ruota poi sono usciti i video dei brani "Alcatraz" e "Sei Dove Sei".                                           

Il 2014 e 2015 lo portano in giro con Ligabue nel Mondovisione tour in Italia poi nel tour mondiale e per l'evento Campovolo - La festa 2015. A settembre 2016 esce il nuovo Album solista dal titolo "Kaleidos" anticipato dal singolo-video "La Vita Adesso" seguito poi in Radio dal brano "Tu mi lasceresti anche morire " e dalla ballata "Piloti e Supereroi".

 

Recensione dell'album "Kaleidos"

"Kaleidos" è una vera chicca, un Album diverso dai precedenti, pieno di suoni, elettronica, rock, dance, pop, insomma, un pò di tutto. Pezzi come La Vita Adesso, dove il ritmo costante e una bella dose di elettronica rendono il brano molto divertente e ballabile, un singolo estivo in piena regola. Nella bellissima ballata dal titolo Piloti e Supereroi, la malinconica sulla vita passata, le strade percorse, le scelte e i suoi ricordi, con il pianoforte che accompagna inizialmente la voce di Niccolò, con una lenta cadenza di batteria e dei leggeri riff che non aggrediscono il pezzo, un piccolo gioiello.

Il Tuo Orizzonte è un brano molto ritmato che esplode nel ritornello, con un’impronta dance anni ‘70 che nei Live farà ballare di brutto. Un Giorno Bellissimo è un pezzo rock veramente ben fatto, un testo birichino in un brano dove la batteria e la voce la fanno da padrone. In Ti Hanno Parlato Di Me si parla della fine di una storia, dovuta alle solite chiacchiere messe in giro, un brano ben fatto con la chitarra in primo piano sulle strofe e con un ritornello ben calibrato.                                          

Tu Mi Lasceresti Anche Morire è un altro bel brano pop, con il testo che gioca sull'inizio di una storia d'amore, con i vari giochetti che ne può comportare.Nel pezzo Le Nostre Canzoni, Bossini rende omaggio ai brani che portiamo dentro e che ti seguono nella vita, senza però perdere di vista la realtà, musicalmente è la chitarra che lascia il segno.Poi ci sono due pezzi più leggeri, Fallo Con Amore e Tutto Così Perfetto, il primo un bellissimo brano che fa riflettere, invita a fare ogni cosa con amore, mentre il secondo brano con un assolo finale da brividi gioca sulla malinconia, la crescita e i ricordi belli o brutti, ma sempre con la speranza che alla fine sarà, appunto, “Tutto Così Perfetto”.            

Poi arriva Un Altro Po', una storia d'amore più carnale, un innamoramento in piena regola dosato dalle regole della passione, con una musica più lineare ma che serve al brano per farsi capire. Insomma, un Album da avere, che racconta storie di vita dove ci si rispecchia in tutto. Musicalmente è un disco pieno di suoni, di generi e soprattutto di tanti colori, questo è KALEIDOS.  

 

TRACKLIST

01. Le nostre canzoni - (03:41)
02. La vita adesso - (03:02)
03. Il tuo orizzonte - (03:32)
04. Piloti e supereroi - (03:53)
05. Un altro po' - (03:34)
06. Fallo con amore - (03:23)
07. Ti hanno parlato di me - (03:14)
08. Tu mi lasceresti anche morire - (03:14)
09. Un giorno bellissimo - (03:05)
10. Tutto così perfetto - (03:37)

Intervista a Niccolò Bossini

1) Da dov'è nata la tua passione per la musica?

Vengo da una famiglia di musicisti, mio nonno paterno era un violinista e lo è anche mio fratello.Mi mandarono a lezione di pianoforte a 8 anni e al conservatorio a 13, ma non ero tagliato e lasciai perdere.Poi ho scoperto la chitarra per conto mio e per lei arrivò una passione fortissima.

2) Hai suonato quasi tutti i generi musicali possibili, quale stile si avvicina di più al tuo Mondo?

Bella domanda, la verità è che sono riuscito ad entrare in un sacco di mondi musicali e mi sono sempre adattato, dall’ Hardcore Punk sino al Pop passando per il Rock. Certo, se dovessi costringere me stesso a una definizione direi che lo stile che mi è più congeniale è il Rock, ma sarebbe un po’ riduttivo.

3) Hai militato in diverse Band: The Fire Wolves, Death Riders, Melting Pot, Raw Power, Tora Tora, Pinkol poi The Teachers, ricordi positivi e negativi di qui momenti?                                                                                                     

Hai tirato fuori un sacco di band nelle quali ho militato, anche quelle da bambino. In realtà le più importanti di quelle che hai citato sono e restano i Raw Power e i Teachers. Ho tanti ricordi ovviamente, soprattutto con i Raw Power e preferisco tirar fuori quelli belli: Le prime sessioni in studio, il tour europeo con i Gwar (band heavy metal satirica statunitense), i tour in America, le due volte al CBGB's di New York.Ma anche con i Teachers non abbiamo scherzato, andavamo a suonare a Londra quando nessuno in Italia lo faceva. Ricordo un concerto epico all'Upstairs at the Garage di Londra, era un brutto momento per me, ma quell'ora sul palco con gli inglesi estasiati per il nostro show fu travolgente e indimenticabile.

4) La prima volta che hai cantato su un palco, come è andata?

Alla classica festa di paese, con una band del paese.Avrò avuto 12 anni e non avevo nemmeno la chitarra in braccio, cantai "Vita spericolata" di Vasco Rossi e non volevo più scendere.

5) Con i Raw Power hai fatto un Tour Europeo e uno negli Stati Uniti, raccontaci quell'esperienza e che differenze trovi con il nostro modo di vivere la Musica?

Quando andavamo in America con i ragazzi era la fine degli anni 90, i telefonini non prendevano all'estero e internet serviva solo per mandare le e-mail o guardare qualche sito con connessioni lentissime, quindi andavamo davvero all'avventura. Sono stati tour pazzeschi nei quali facevamo 24.000 chilometri in 25 giorni, non scherzo. C'erano tante differenze, di approccio e di professionalità, ma devi anche considerare che spesso non eravamo in locali ma in veri e propri Squat (centri sociali), addirittura a volte a casa della gente. Negli anni, con la globalizzazione, queste differenze enormi si sono appiattite. Ora puoi trovare centinaia di tutorial su You Tube su come fare tutto, se poi hai un po’ di vera capacità di apprendimento puoi fare tantissime cose a dei livelli che 20 anni fa, qui in Italia, ci sognavamo. Però una differenza me la ricordo bene e non è mai cambiata nonostante i tutorial, in Inghilterra e in America i fonici non mi hanno mai chiesto di abbassare l'amplificatore.

6) Nel 2005 arriva la svolta con Ligabue, com'è nato il tutto?
                                                                                                                                                                                                  
Con un provino. All'epoca avevo 26 anni, avevamo una gran voglia di suonare ma con i Teachers le cose non funzionavano. Avevamo preso una pausa e io ero in bilico tra continuare a suonare o iscrivermi(tardivamente)all'Università per fare il Fisioterapista. Mi ero dato 9 mesi di tempo per provarci ancora con la musica ad un certo livello e l'idea di smettere di suonare non mi piaceva affatto, però nemmeno mi spaventava, non è obbligatorio fare il musicista nella vita. Così, una volta saputo che Luciano cercava musicisti nuovi, mi informai da Luca Pernici (il suo produttore dell'epoca) al riguardo. Sono partito per Correggio in un bel pomeriggio di Febbraio (era il 10, lo ricordo bene) con la mia vecchia e piccola Twingo piena zeppa di strumenti. Provai con Cesare Barbi alla batteria e Rigo al basso 5 pezzi, poi arrivarono in sala Simoncioni, Barbacci e Luciano. Al terzo pezzo Luciano fermò tutto e mi diede appuntamento in studio per la settimana dopo e da lì sono rimasto con lui più di 10 anni. 

7) Che emozione hai provato a suonare al primo Campovolo e all'Arena di Verona?                       

Domanda alle quale è difficile rispondere. La prima volta all'Arena ero già stabilmente nella band da 4 anni e ricordo che Luciano a metà del primo pezzo dovette tornare indietro perché l'impianto (per colpa della pioggia) faceva i capricci. Era il peggior inizio che si potesse mai immaginare, ma con la sua solita forza d'animo tornò fuori con noi al seguito e alla fine la portammo a casa magistralmente. Il primo Campovolo fu una cosa strana, me la volevo godere ma dovevo anche portare a casa la pellaccia, era la prima serata che facevo con Luciano e dovevo dimostrare di valere quell'opportunità anche dal vivo.   Quindi volevo godere ma avevo anche paura, bilanciai tutto e pur non divertendomi un casino feci un gran concerto. Con il divertimento mi sarei poi rifatto negli anni a venire e con gli interessi.

8) I lati positivi e negativi di Ligabue?

Immagino che la tua domanda sia riferita al lavorare con lui. E quindi, partiamo dai lati positivi che sono noti a tutti e sono: Le cose che impari, le esperienze che fai, il far parte di una grande storia musicale, una discreta monetizzazione della tua passione unita all'orgoglio di riuscire a pagarsi le bollette con la musica, quella vera. Poi tutto il folklore che una certa notorietà può portare, quindi si, dai, ammettiamolo, un maggiore successo con le donne, la gente che ti riconosce per la strada e gli autografi sono tutte cose che fanno piacere. I lati negativi invece non sono tanti in realtà, anzi, quasi nessuno, ma se proprio devo tirartene fuori uno è la scarsa considerazione artistica che la gente ti dà. Non mi spiego perché ci sia quella nomea, perché i musicisti di Luciano sono capaci eccome, però onestamente quella percezione, a differenza delle band di Vasco o di Zucchero, c'è…

                 

9) Il Live con Ligabue e da Solista che hai nel cuore e quello che vorresti dimenticare?                     

Live che ho nel cuore con Luciano tanti, ma sottolineo "Whisky a Go Go" a Los Angeles 3 anni fa. Dei miei direi ai Vizi del Pellicano a Fosdondo di Correggio nel 2015 assieme al live "#ACASATOUR 2014" a Pompei. Da dimenticare con Luciano non ce ne sono, anche se la tournée nelle Piccole Città non fu il top. Live da dimenticare mio forse un concerto un po’ triste al Circolo degli Artisti a Roma, dove avevo voglia di scendere giù al secondo pezzo. 

10) Quali sono i 2 Dischi e i 2 brani (uno con Ligabue e uno da Solista) che ami di più?

Il mio disco al quale sono più legato è "Kaleidos" mentre il pezzo è "Piloti e Supereroi". Con Luciano sicuramente l'album “Nome e Cognome” e il pezzo è, senza esitazione "Sono qui per l'amore".

11) Qual' è il primo album che hai comprato?

"Liberi Liberi" di Vasco Rossi.

12) Che ne pensi del ritorno del Vinile?
Non so bene cosa dire, l'utente più impegnato o il fan più accanito ha sempre bisogno di un feticcio, di una prova tangibile del suo amore verso la musica.Sicuramente il vinile è qualcosa di paradossalmente più "nuovo" e che dà più soddisfazione a tenerlo tra le mani rispetto al CD, che è ormai obsoleto. Questa segnatela, credo che tra un po' tornerà anche la cassetta con i mix-tape.
       
13) Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e i pezzi che hai nel cuore?

Tanti, tanti. Da ragazzino ho amato molto il Rock Italiano, da Vasco Rossi a Ligabue, da Zucchero ai Litfiba, mi piacevano i Rats, i Negrita, non mi dispiacevano i primi pezzi di Eros Ramazzotti e non amavo molto Jovanotti (ma ora mi piace). Poi ho aperto un po' le ali e ho scoperto la musica anglosassone, complice la mia passione per la chitarra mi sono innamorato delle grandi band Hard-Rock, dai Van Halen ai Led Zeppelin, Ac/Dc, i Deep Purple e anche un po' di Metal, ho amato molto soprattutto Iron Maiden (i più classici) e Pantera (i più feroci). Poi sono entrato nei Raw Power e ho scoperto il Punk, prima quello americano dei Black Flag, Circe Jerks, Dead Kennedy poi quello inglese dei Jam, Clash e Sex Pistols.Quella fu una svolta per me perché mi aprì le porte di una delle mie influenze più durature, il Brit.Per tutti gli anni 2000 ne fui influenzato nella scrittura delle canzoni e nel modo di suonare e cantare. E poi sono arrivato sino a qua, negli ultimi anni non ho avuto più influenze certe, mi aggrappo a tutto quello che ho vissuto nel percorso e alle nuove cose belle (poche) che sento.Forse, Dylan è stato il mio ultimo grande faro.

14) Quando sei sul palco cosa senti?

Beh, dipende, a volte sono completamente trasportato, a volte mi annoio, dipende da tanti fattori. Certo un po' di assuefazione negli anni si è manifestata e pur essendo ancora un esperienza dopante, un moltiplicatore stratosferico di sensazioni ed emozioni, il palco non mi dà più l'ebrezza che mi dava da ragazzino, quando ne ero totalmente dipendente e mi sentivo davvero come un bambino al Luna Park.

15) Ci parli dell'ultimo Disco dal titolo "Kaleidos"?

Doveva essere il disco della svolta ma è stato un po' un nulla di fatto, commercialmente parlando. Musicalmente invece è ancora un disco nel quale credo fortemente, c'è un netto cambio di direzione rispetto a tutto quello che ho fatto in passato, ed è forte.I pezzi dal vivo hanno una carica emotiva superiore, e se si continuerà, si continuerà su questa linea, quella del cambiamento. Quindi non è detto che il prossimo sarà uguale a "Kaleidos", magari sarà tutta un'altra cosa. Potrebbe essere Folk, oppure Metal, ma non come i Pantera, che non riesco ad urlare così, chissà, magari come gli Slayer.                                    

16) In "Piloti e Supereroi" ripercorri le strade della tua infanzia, ma ti senti più Pilota o Supereroe?
Mi sento più Supereroe.

17) L'Ultimo Disco è molto Rock-Dance, molto anni 70/80, che non hanno niente a che vedere con i brani di Ligabue, ti viene naturale o è un ostacolo da saltare?

Certamente, è capitato (e capita ancora) che magari in sala prove con i ragazzi ci si interrogasse se una cosa "facesse troppo Ligabue" oppure no. Sai, avendo suonato tantissimo con lui può capitare di fare una parte di chitarra che richiami un po' il suo mondo, ma nella scelta delle parole, delle musiche e degli arrangiamenti, io, come è giusto che sia, tiro dritto per la mia strada.

18) Entri in un locale, e vedi un bel Jukebox in un angolo che manda un pezzo di Kaleidos, quale sarebbe? Ti manca quell'atmosfera vintage?

Si, mi manca.Mi ricordo una vecchia Sala Giochi dove andavo a giocare ai videogame tanti anni fa e in quell'estate grazie al Juke Box ascoltai un sacco di pezzi che tutt'ora mi sono rimasti impressi, da "Gli anni" di Max Pezzali (gran pezzo) sino a "Smash" degli Offspring (grandissimo disco) e "What's the story" degli Oasis (capolavoro). Mi piacerebbe sentirci "La Vita Adesso", magari in un bar della Versilia, d'estate, con i bambini che vengono su dal mare fradici e abbronzati a prendersi un gelato al bar, e la cantano.

21) Hai dei rimpianti?            

Si, aver trascinato troppo a lungo diverse decisioni (in vari periodi della mia vita) che mi avrebbero permesso di avere più tempo.

22) Hai una frase nella quale ti riconosci?

"Serenità. E se proprio non c'è serenità..... Serenase!"

23) Vuoi dire qualcosa agli amici di Rock Targato Italia ?

Grazie ragazzi dell'intervista, venite sul mio Facebook e sul mio Spotify ad ascoltare le mie canzoni,  anzi è meglio dire "Le Nostre Canzoni".

Grazie Niccolò


                                                                                                                                                                                                

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Discografia            

                                                                                                                      Solista                                                                                                                                                          

Album in studio                                                                                                                                                                     

2012 - QBNB                                                                                                                                                                       

2013 - #SECONDOLAVORO                                                                                                                                              

2016 - KALEIDOS                                                                                                                                                               

Band                                                                                                                                                

Matteo Tagliavini - chitarra                                                                                                                                            

Marco Massarenti - basso                                                                                                                    

Lorenzo Bigi - batteria                                                                                                                                                            

Ex-componenti                                                                                                                                                            

Cesare Barbi - batteria (2009-2013)    

                         

Con Ligabue                                                                                                                                                                          

2005 - Nome e Cognome                                                                                                                                             

2010 – Arrivederci Mostro                                                                                                                                                

2013 – Mondovisione

 

LUCA AMADUCCI 

FOTO DI JARNO LOTTI                                                                                                

 

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EMANUELE DABBONO IN ARRIVO IL NUOVO ALBUM “TOTEM” DOPO BEN 5 DISCHI DI PLATINO COME CO-AUTORE CON TIZIANO FERRO. RECENSIONE E INTERVISTA DI LUCA AMADUCCI

Emanuele Dabbono nasce a Genova il 15 Gennaio del 1977, è un cantautore e musicista Italiano.               

Nel 2005 vince il Cornetto Free Music Festival con il brano “Scritto sulla pelle” che suonerà poi in piazza Duomo a Milano davanti a 200mila persone.                                                                                                                               

Nello stesso anno ha aperto i concerti di Avril Lavigne, Black Eyed Peas, John Legend e Francesco Renga.                  

Nell'estate 2016 esce il singolo "Scritto sulla pelle", prodotto dai Planet Funk per Universo (Warner).        

Nel 2008 partecipa alla prima edizione di X Factor, classificandosi al terzo posto e cantando in finale il proprio brano "Ci troveranno qui".                                                                                                                                 

Il 15 luglio 2008, affiancato dalla propria band (i Terrarossa), pubblica il suo primo EP dal titolo "Ci troveranno qui".                                                                                                                                                                  

Nel 2010 pubblica il suo primo libro dal titolo "Genova di spalle".                                                                        

Siamo nel 2012 ed esce il primo album “Trecentoventi”.                                                                                        

Nel 2013 pubblica il suo secondo libro, "Musica per lottatori", una raccolta di poesie.                                       

A gennaio 2014, con il progetto "Clark Kent Phone Booth" fa il suo esordio dal vivo negli Stati Uniti con un tour di 9 concerti sulla costa Est toccando ben 5 stati (New York, New Jersey, Pennsylvania, Ohio, Massachussets) e con 4 date a Manhattan.                                                                                                                     

Arriva la svolta nel 2014: scrive insieme a Tiziano Ferro il brano "Non aver paura mai", contenuto nell'album Sony di Michele Bravi (vincitore di X Factor 2013).                                                                                                    

 Lo stesso anno esce la prima raccolta di Tiziano Ferro TZN – The Best Of Tiziano Ferro” che contiene l'inedito scritto con lo stesso dal titolo “Incanto”, vincendo 2 Dischi di Platino.                                                

Nel 2015 esce il secondo Album con i Terrarossa: "La velocità del buio".                                                           

Nel 2016 arriva il grande successo, partecipa come co-autore di 3 canzoni: Valore Assoluto, Il Confronto e Lento/Veloce contenuti nel nuovo Album di Tiziano Ferro dal titolo “ Il Mestiere Della Vita”.                     

Due dei tre brani (Il Conforto e Lento/Veloce) diventeranno singoli di successo, ottenendo altri 3 Dischi di Platino.                                                                                                                                                                                      

Emanuele Dabbono ha il dono della scrittura, tanta gavetta ed esperienza da vendere, scrive brani di successo, ed ora aspettiamo con fremito l'uscita del nuovo Album “Totem”.



Ed eccoci arrivati alla bellissima intervista fatta ad Emanuele Dabbono.

1) Com'è nato il tuo primo approccio alla Musica?

Avevo 13 anni quando vedendo la famosa scena di Ritorno al futuro dove Marty McFly, interpretato da Michael J.Fox, viene catapultato nel 1955, in una di queste si trovava sul palco come chitarrista improvvisato del gruppo chiamato a intrattenere i partecipanti.                                                                                                              

In quell’occasione, dopo aver suonato una dolce ballata dell’epoca "Earth Angel" dei Penguins, Marty McFly sconvolgeva il pubblico presente con un rock ’n roll fino a quel momento mai sentito, ovvero "Johnny B. Goode" di Chuck Berry ed è lì che pensai che dovevo a tutti i costi imparare a suonare la chitarra.                                                                                                                                                                                  

Mi sono dannato l'anima su una Ferrarotti scassata per imparare i riff di Slash e Jimmy Page, per poi arrivare alla mia prima chitarra elettrica e prima di averne una decente ci sono voluti anni.                                                                                                                                                   

Da ragazzo ho suonato in diverse formazioni il basso e persino la batteria.                                                             

Nel frattempo ho imparato pianoforte, armonica, mandolino, ukulele.                                                                   

Insomma, adesso che ho un mio piccolo studio, tutto questo esercizio ventennale ha il suo lato positivo e suono tutto.

In più la velocità di realizzazione delle idee è pressoché istantanea ed è come scattare una foto sonora a quello che un momento prima era solo silenzio.



2) Nel 2006 hai vinto il Cornetto Free Music Festival con il brano “Scritto sulla pelle”, che ricordi hai di quel momento?

Un successo inaspettato che mi portò le prime soddisfazioni.

La vittoria avvenne nel 2006 ma il singolo uscì solamente nel giugno 2016 prodotto dai Planet Funk.

Ricordo ancora la prima volta, ero in auto e su Radio 105 davano l'annuncio della vittoria dell'Italia ai Mondiali, subito dopo partì il mio brano e per poco non sbandai con la macchina dall'emozione.

Quel momento è entrato a far parte degli highlights della mia vita.

 

3) Sempre il 2005, un anno fortunato per te, hai aperto i concerti di grandi Artisti come Avril Lavigne, Black Eyed Peas, John Legend, Francesco Renga, cosa hai provato?

Una gioia incredibile e al contempo una grande opportunità di capire quanta professionalità si celi dietro ad artisti di successo.                                                                                                                                                                 

Ricordo che John Legend fu davvero gentile.                                                                                                                                        

Davanti avevo 200.000 persone in piazza duomo a Milano, da togliere il fiato.

 

4) Il pezzo "Scritto Sulla Pelle" è il primo singolo che ti ha fatto conoscere, raccontaci questa storia e come è nato il brano?

Scritto Sulla Pelle” ebbe una gestazione lunga.                                                                                                                 

Lo scrissi nel 2002, ma riscrissi il testo almeno 20 volte, tant'è che in giro ne circola anche una versione hard rock con due strofe in più.                                                                                                                                             

Feci la pre - produzione con Alessandro Finaz, strepitoso chitarrista della Bandabardo', poi la produzione fu affidata ai Planet Funk.

 

5) Veniamo al 2008 e alla partecipazione al primo X-Factor, sei arrivato terzo con il brano "Ci Troveranno Qui", quali sono stati i lati positivi e negativi di quell'esperienza?

Avevo già 30 anni, mi iscrissi a scatola chiusa senza nemmeno guardare il regolamento e quando scoprii che avrei dovuto cimentarmi con le cover volevo tornare a casa.

Solo in finale potevi proporre un inedito che scrissi da me e per fortuna ci arrivai.

Ad oggi sono l'unico finalista di X factor a non aver firmato con la Sony per l'EP di cover.

Avevo le mie centinaia di canzoni, magari brutte, ma mie e allora scelsi la strada meno battuta.

Ma alla fine il mio non voler scendere a compromessi è stato premiato e pubblicai “Ci Troveranno Qui” con Edel, misi su una band, i “TERRAROSSA” e girai l'Italia ovunque ci chiamassero.

 

6) Sempre nello stesso anno esce il primo EP dal titolo "Ci troveranno qui", cos'hai provato quando è uscito?

Il brano “Ci Troveranno Qui” è diventato una specie di piccolo inno generazionale, una di quelle canzoni che mi porterò sempre nei concerti.

C'era e c'è sempre ogni volta che la canto, una sorta di senso di appartenenza alle proprie radici che unisce e abbraccia anche chi in periferia non c'è mai stato o nato.

 

7) Oltre che suonare, il tuo punto di forza sono i testi, l'amore per la scrittura, questo lo si evince dall'uscita nel 2010 del tuo primo libro "Genova di spalle" poi seguito nel 2013 da una raccolta di poesie dal titolo "Musica per lottatori", cosa senti quando scrivi?

I libri sono stati una boccata d'aria fresca.

Avessi un solo consiglio da dare alle persone è: Uscite dagli stereotipi che vi impediscono di essere e fare quello che più sognate.

La realizzazione comincia con il desiderio, per farcela serve una lucida follia nella determinazione.

Occorre superare gli ostacoli che molto spesso noi per primi ci creiamo e una volta messo off al volume delle critiche distruttive puoi finalmente essere libero di osare.

Quando lo fai e soprattutto quando non cerchi di compiacere nessuno, crei quel qualcosa che anche se fosse piccolo, per te comunque sarà già memorabile.

 

8) Arriviamo al singolo "Ho Ucciso Caino" dal quale è stato estratto il video registrato nel carcere di San Gimignano, cos'hai provato dentro quel contesto?

È stato emozionante, sono certo che ognuno sia una storia vivente che vada la pena di essere ascoltata e poi raccontata, mi piacerebbe suonare nelle carceri.

 

9) Sei passato poi ad un nuovo progetto, realizzando due Album con lo pseudonimo "Clark Kent Phone Booth", facendo poi un tour negli Stat Uniti, che differenze hai trovato con il nostro paese?

Il tour in America mi ha dato modo di capire e crescere sul palco, nel modo di starci.

Loro si divertono molto di più, anzi, se ne sbattono proprio a fronte di una indubbia preparazione, ci sono Jazzisti che attaccano il delay al Sax e creano formazioni innovative solo per il gusto di cimentarsi con la bellezza della musica.

Hanno meno paraocchi e recinti, vivono il fare musica non come un aderire a questa o a quella parrocchia, ma essere piuttosto tutti figli di un'arte che gli fa da madrina.

Ti viene chiesto d'altronde, di esprimerti già da ragazzo e là non è che puoi fare cover in giro.

I gruppi, se vogliono suonare nei locali, devono portarci la loro di musica.

 

10) Qual è il primo album che hai comprato?

The Numbers Of The Beast” degli Iron Maiden in musicassetta, estate 1986 (anche se l'album era di quattro anni prima).

 

11) Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e i pezzi che salveresti in uno scrigno?

Difficile, potrei stare qui in eterno ad elencarti di quanta bellezza sono grato di aver incontrato.

Vado di getto, senza ripensamenti su chi ha influenzato il mio modo di fare musica e dico Bruce Springsteen, Dylan, Van Morrison, Pink Floyd, Beatles, Damien Rice, Sigur Ros, Paul Simon, Joni Mitchell, Miles Davis, U2, Counting Crows, Crosby Stills Nash & Young, Sting.

 

12) Che ne pensi del ritorno del Vinile?

Un esplosione di gioia, per noi che li compravamo sappiamo bene cosa significa ascoltare “Tommy” degli Who stringendo tra le mani la copia fisica e ti dava la sensazione di poter toccare le loro idee.

Felicissimo del suo ritorno.

 

13) Quando entri in un Bar o in un Pub, senti la mancanza del vecchio Juke Box?

Mi piacerebbe averne uno in casa con il greatest hits delle canzoni che hanno avuto un significato per la mia vita, da Fade To Black dei Metallica a Racing In The Street del Boss, da All Alone The Watchtower nella versione di Hendrix a Nothingman dei Pearl Jam.

 

14) Sono usciti 2 Album, il primo nel 2011 dal titolo "Trecentoventi", un album decisamente Rock, mentre il secondo del 2015 intitolato "La velocità del buio" è molto più Soft-Rrock, quale ti rappresenta di più?

Direi decisamente “La Velocità Del Buio”, lo sento più maturo e con meno cedimenti dovuti all'usura del tempo.

Ma quello del quale vado più fiero è sicuramente il prossimo, la fotografia più fedele di me.

 

15) Nel 2014 arriva la svolta con il brano "Incanto", l'inedito scritto con Tiziano Ferro per la prima raccolta dal titolo "TZN-The Best of Tiziano Ferro", brano che ha ottenuto un enorme successo ottenendo il doppio Disco di Platino, com'è nata questa collaborazione?

Da una telefonata e dalla stima reciproca.

Tiziano mi seguiva da anni e aveva ascoltato diverse mie cose on line.

Gli mandai un brano “Non Aver Paura Mai” e subito finì nel disco di Michele Bravi.

Dopo pochissimo firmai un contratto con lui, è  colui che ha creduto in me più di chiunque altro nella mia storia musicale, mi ha tirato fuori dall'anonimato.

Gli sono e sarò grato per sempre.

 

16) Nel 2016 le soddisfazioni si moltiplicano, sei co-autore di ben tre brani nell'album di successo "Il mestiere della vita" sempre di Tiziano Ferro, ottenendo 3 Dischi di Platino, due per il brano "Il Conforto" e uno per l'ultimo successo "Lento/veloce", qual è il segreto?

Dire la verità e cercare di capirsi e accettarsi.

Tanto le mode sono circolari, tanto vale fare quello che si ama, si è più leggeri e credibili e soprattutto meno arrabbiati.

Scavare dentro di sé fa trovare gli altri.

 

17) Uscirà verso fine ottobre il tuo nuovo Album, ci vuoi dare qualche anticipazioni?

Si chiamerà “TOTEM” e già dal titolo si capisce che è un desiderio di manifestarsi per quello che si è, senza fronzoli, né featuring col rapper di turno o suoni che contemplino la radio e la moda più dell'espressione libera di sé.

Sono vent'anni che pensavo a un disco onesto così e finalmente ce l'ho tra le mani.

Registrato in tre giorni in una chiesa sconsacrata che è ora un piccolo teatro.

Sarà acustico e nascerà questo autunno.

 

18) Che ne pensi del Rock Italiano, tornerà mai ai livelli degli anni 90?

Lo spero tanto perché anche se non siamo l'America ce lo meritiamo.

 

19) Cosa provi quando sali sul palco?

Il desiderio di non scendere più dallo stesso.

 

20) Hai dei rimpianti?

Non aver potuto dimostrare qualcosa a mio Padre, se ne andò prima che potessi fargli vedere non tanto i dischi di platino ma che ero felice di vivere il mio sogno a testa alta.

 

21) Vuoi dire qualcosa agli amici di Rock Targato Italia?

Stay hard, stay hungry, stay alive!

 

SINGOLI

  • 2006 – Scritto sulla pelle
  • 2008 – Ci Troveranno qui
  • 2010 – Pacifico
  • 2011 – Io Rimango Mio
  • 2012 – Ho Ucciso Caino
  • 2015 – Certe Piccole Luci
  • 2016 – Alla Fine
  • 2016 – Le Cose Che Sbaglio

EP E ALBUM CON I TERRAROSSA

  • 2008 – Ci troveranno qui (UPR/Edel Music)
  • 2012 – Trecentoventi (Grace Orange/Halidon)
  • 2015 – La velocità del buio (Edel Music)

PROGETTO "CLARK KENT PHONE BOOTH"

  • 2012 – Vonnegut, Andromeda & the Tube Heart Geography (LMEuropean)
  • 2012 – Songs for Claudia (LMEuropean)

COMPILATION

  • 2008 – X Factor Compilation 2008 di (Bmg Ricordi) con il brano Con il Nastro Rosa
  • 2008 – Lucchetti Ponte Milvio - The Bridge of Love Songs (Steamroller) con il brano Scritto sulla pelle
  • 2012 – L'Italia cantata dai cantautori: Songwriters 80s,90s,2000s (Believe) con il brano Scritto sulla pelle
  • 2016 – Masters of Energy (Edit music) con il brano Pacifico

AUTORE

  • 2014 – Non aver paura mai con Tiziano Ferro per Michele Bravi
  • 2015 – Incanto con Tiziano Ferro
  • 2016 - Valore assoluto, Il Conforto e Lento/Veloce con Tiziano Ferro
  • 2017 - A ti te cuido yo con Tiziano Ferro, Da Soul, Diego Martinez per Tiziano Ferro

 

Sito                 http://dabbono.com/                                                                                                                   

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LUCA AMADUCCI

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