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TIZIANO FERRO NON È PIÙ “SOLO”

Lo ha ripetuto più e più volte, in uno stadio gremito, colmo di gente, affetto da giochi di luce e scenari tridimensionali. “Senza la musica non avrei superato molte mie difficoltà, insicurezze, scarsa autostima e sensi di colpa”.

Si sono presentati in 50.000. Spettatori paganti pronti ad accoglierlo e a dar vita alla prima data ufficiale di Milano e tour negli Stadi. Un venerdì tutto da ricordare - visti anche i disagi per lo sciopero dei trasporti pubblici - rivivere, più e più volte. Perché ricco di colpi di scena, sonorità ricercate, scenografie strappa applausi. Andando a spaziare da tonalità pop, soul, acoustic e R n’B. Un live, che di che se ne dica, ha confermato la grande capacità performativa dell’artista, in alcuni tratti messa a dura prova dal suo grande ed immenso pubblico.

Un palco che ha saputo in più di una circostanza rinnovarsi e tramutarsi in una banchina prima e in un’impalcatura rialzata poi. Con tanto di inno al “Mestiere della vita”, track che ha dato inizio ufficialmente alla serata. A deliziare il suo pubblico, un’eleganza che da sempre lo contraddistingue: per lui smoking, completo scuro e bomber, a distribuirsi rispettivamente durante la serata.

Un live che ha ricordato quello scorso, datato luglio 2015, con immagini sul LED rivisitate, ritmi coinvolgenti a spingere su una base fortemente commerciale. Con situazioni tridimensionali mobili e movenze da perfetto performer internazionale.   

Una storia che se ripercorsa a ritroso, sul palco e non, ripartirebbe dai primi esordi di “Rosso Relativo”, “Perdono”, “Imbranato” e sfocerebbe nelle due ultime composizioni, di sicuro pathos ed impatto sonoro. “Lo Stadio” ed “Incanto”, la prima scritta per l’occasione proprio due anni fa a ridosso di quello che sarebbe stato poi il primo tour negli Stadi.

Arrivando alle varie “Valore Assoluto”, “Lento/Veloce”, “Solo è solo una parola”, lanciate una dopo l’altra ad inizio live, che hanno visto smuoversi intere gradinate numerate e non, circoscritte nell’imponente perimetro della Scala del Calcio.

In successione poi “Il conforto”, “Non me lo so spiegare” e “Potremmo ritornare” hanno intagliato un momento riflessivo, toccante, diverso da tutti gli altri. Intimista per concetti e parole, esplosivo a detta di sound e voce. Con una dietrologia profonda: il cantante di Latina ad esporsi, senza remore, sotto una pioggia battente realizzata artificialmente per l’occasione con tanto di inchino, saluto finale ed un arcobaleno ad incorniciare l’attimo. Simbolo di speranza, fede, amore per la sua gente, che tanto ha decantato sin dalle prime battute: “Vi riconosco, voi siete l’esempio, voi siete il mio orgoglio. Tante persone diverse tutte insieme, mi avete salvato la vita, devo tutto a voi”.

Valentina Folco

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Radio Italia Live, Il Concerto in Piazza Duomo del 18 giugno: energia, divertimento e l'ottima iniziativa

Si è tenuto il 18 giugno in Piazza Duomo il concerto di Radio Italia Live, l’evento musicale organizzato dall’emittente radiofonica in collaborazione con il comune di Milano. Il concerto, andato in onda in diretta dalle 19:45 sia su Real Time, sia sul 9 che sul canale di Radio Italia, è stato presentato per l’ennesima volta dal duo comico Luca e Paolo, e ha visto la partecipazione di ben 23 mila persone e 500. Infatti, nonostante la piazza fosse gremita di persone, gli ultimi avvenimenti terroristici hanno costretto il comune di Milano ad aumentare le misure di sicurezza, arrivando alla decisione di accogliere non più del numero di partecipanti scritto sopra, a fronte invece delle quasi 60 mila persone che erano intervenute al medesimo appuntamento canoro dell’anno scorso. Il concerto ha lanciato anche un'importante iniziativa, proprio a proposito dell'attentato che ha sconvolto il mese scorso il concerto di Ariana Grande a Manchester: aveva infatti chiesto ai partecipanti di vestirsi di bianco, in segno di rispetto per tutti i recenti e dispiacevoli avvenimenti, ma anche per unirsi tutti insieme, più degli anni scorsi. E' stato lanciato anche un ashtag, #lamusicaèpiùforte, più volte ripreso e citato da tutti i cantanti che si sono esibiti ieri sera.

Quest’anno, Radio Italia Live si è comunque superata: sul palco di Piazza Duomo hanno performato infatti gli artisti più amati della nostra nazione. Colei che ha aperto il concerto è stata Giorgia, che ha cantato le hit provenienti dal suo ultimo album Oronero, tra cui, appunto, Vanità.  

Oltre a lei, grandi nomi del panorama musicale italiano hanno fatto ballare Piazza Duomo: Emma Marrone ha emozionato tutti cantando, oltre al suo ultimo singolo, sia quello che l’aveva lanciata nel mondo della musica, ovvero Calore, sia Occhi Profondi, mixando sonorità rock e pop come solo lei sa fare.

A grande richiesta è intervenuta anche Alessandra Amoroso, che ha cantato Fidati ancora di me e Sul ciglio senza far rumore, e ha fatto ballare tutto il pubblico cantando Comunque Andare, canzone che aveva raggiunto la vetta delle classifiche italiane durante la scorsa estate.

Sul palco di Radio Italia Live sono saliti pure il duo rivelazione Benji e Fede, ma anche Samuel, Elodie, Lele, Fiorella Mannoia e Nek che hanno tenuto compagnia a tutti coloro che hanno approfittato del concerto gratuito per godersi un po’ di buona musica, nonostante il sole cocente e l’alta temperatura.

Parentesi a parte va fatta infine per i prossimi cantanti. Sicuramente l’artista più atteso di questo concerto è stato Francesco Gabbani (unico cantante di ieri che sarà presente anche nella tappa palermitana di Radio Italia Live il 30 giugno), che ha fatto ballare la Piazza sia con il suo primo singolo Amen, con il quale aveva vinto l’anno scorso al Festival di Sanremo nella categoria Giovani Proposte, sia con il suo ultimo singolo estivo Tra le granite e le granate. Ovviamente immancabile è stata Occidentali’s Karma, che l’ha consacrato qualche mese fa nell’Olimpo degli artisti più amati di quest’anno.

Incredibile ma vero, nonostante la piazza fosse gremita da giovanissimi, tutti hanno ballato e cantato le canzoni performate da Umberto Tozzi, il quale è riuscito a trasmettere la sua musica anche alla nuova generazione, che non ha potuto non saltare tra le note di Gloria e Ti amo, quest’ultima cantata insieme ad Anastacia.

A concludere il concerto sono stati J-Ax e Fedez, e Andrea Bocelli. I due rapper hanno presentato sia il singolo Assenzio, originariamente in collaborazione con Stash dei The Kolors, sia Le piccole cose, cantata insieme ad Alessandra Amoroso, e Senza Pagare. Da segnalare il successo di quest’ultimo singolo, testimoniato dal fatto che sia J-Ax che Fedez non l’hanno quasi mai performata ieri, in quanto cantata all’unisono dal pubblico in piazza. Infine, a chiudere le danze è stato Andrea Boccelli. Il tenore ha emozionato tutti cantando Nelle tue mani e Con te partirò, canzone che ha portato inevitabilmente ad un applauso che sembrava non finire più.

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Linkin Park: energia e rock allo stato puro

In 80.000 al Parco di Monza per la band statunitense, sul palco degli “I-days” insieme a: Nothing but Thieves, Sum 41 e Blink-182.

 

Dicono che il rock sia morto. Sabato 17 giugno, terzo giorno del festival “I-days” che si è tenuto presso il Parco di Monza, questa affermazione è stata smentita, attraverso l’esibizione di una band ormai affermata nel panorama musicale internazionale, i Linkin Park, che si sono confrontati con un pubblico di almeno 80.000 persone. Headliner della giornata, i Linkin Park si sono esibiti con pezzi presi dal nuovo album “One More Light”, insieme a tracce che sono rimaste nella storia come “In the end”, “What I’ve done” e “Numb”.

Insieme a loro, sono salite sul palco a partire dal pomeriggio altre band ben conosciute nella scena rock, come Nothing but Thieves, e band che hanno raggiunto il picco del loro successo nei primi anni del 2000 come Sum 41 e Blink-182. Primi ad esibirsi, i Nothing but Thieves hanno scaldato il pubblico, preparandolo per le prossime esibizioni, e riscuotendo un discreto successo. Il seguito è stato un crescendo di bravura, con i Sum 41 che, scatenatissimi, sono riusciti a coinvolgere il pubblico con pezzi propri e cover, tra cui la famosissima “We will rock you”, e con i Blink-182 che per un attimo ci hanno portato indietro negli anni 2000 e nell’atmosfera pop punk di quel periodo.

Con un carisma inesauribile da vera rock star, Chester Bennington, voce dei Linkin Park, è riuscito a far scatenare l’immensa folla, muovendosi continuamente sul palco, saltando e avvicinandosi ad un certo punto al pubblico, che ha partecipato attivamente, urlando e cantando. La folla, soprattutto durante i pezzi più conosciuti, sembrava congiungersi con il palco e con la band, per creare una sola cosa, in cui non importava la provenienza o l’età ma la musica era l’indiscussa padrona. Il pubblico è letteralmente impazzito sentendo brani come “A place for My Head”, “Crawling” e “One step closer”, uno dei primi successi della band. Perfetta, inoltre, a livello sonoro, la performance, dal sound distinto sia dalle prime che dalle ultime file. Memorabile anche la frase ripetuta spesso dal cantante: “We have the best fans in the world”. Dopo 17 anni di carriera, dunque, i Linkin Park continuano a stupire, con la loro musica e il loro fascino, spingendo 80000 persone a cantare all’unisono.

Ben riuscita anche l’organizzazione del festival, che ha raggiunto l’obiettivo di intrattenere in modo efficace un pubblico così vasto, attraverso un’efficiente gestione dei trasporti, i numerosi cartelli direzionali presenti in varie aree del parco e la vendita di cibo e bevande. Un punto a favore determinante è sicuramente la location: il Parco di Monza era del tutto adatto a contenere migliaia di persone, che non erano obbligate a rimanere fisse in un posto, ma che potevano muoversi in libertà, scegliendo di scatenarsi sotto il palco oppure di rilassarsi sdraiati sul prato, con una birra e dell’ottima musica in sottofondo.

Un festival, insomma, mai stancante, neanche dopo ore sotto il sole di giugno, ma, anzi, pieno di sorprese e mai al di sotto delle aspettative. In poche parole: adrenalina pura, durante tutta la giornata, culminata con la performance dei Linkin Park, coinvolgente dalla prima all’ultima canzone. Insomma, in conclusione, un’esperienza indimenticabile e ottima musica, la prova che il rock, quello vero, ancora esiste.

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“ED È TUTTA PER NOI QUESTA CHIESA TROPPO GRANDE” - Davide Van De Sfroos a San Siro.

ED È TUTTA PER NOI QUESTA CHIESA TROPPO GRANDE” - Davide Van De Sfroos a San Siro.

di Roberto Bonfanti - Scrittore e Artista

Ammettiamolo pure: quando leggi per la prima volta la notizia di un concerto di Davide Van De Sfroos a San Siro pensi che si tratti di una follia. Poi ci rifletti e ti ricordi che già altre volte, in passato, l’artista comasco ha compiuto passi apparentemente azzardati da cui è sempre uscito vincitore, dimostrando di saper gestire il proprio percorso con un’intelligenza e una lungimiranza che pochissimi altri hanno. E soprattutto pensi che, comunque possa andare, si tratta di una follia bellissima che sa di rivincita per tutto il suo mondo, per i personaggi di provincia che popolano il suo immaginario, e forse anche per noi che quella provincia la viviamo quotidianamente e in molti di quei personaggi ci siamo sempre rispecchiati. E pensi anche che, in fondo, dopo venticinque anni vissuti in modo così coerente e lontano da qualunque compromesso, nessuno merita quanto lui di vivere una follia simile.

Poi il giorno del concerto arriva, la follia diventa realtà e la realtà si trasforma in un enorme abbraccio fra Davide Van De Sfroos e tutto il suo popolo. Sembra che nessuno sia lì per caso: ognuno dei presenti pare conoscere a memoria ogni parola delle canzoni di Davide e vuole partecipare al concerto nel modo più fisico possibile, cantando a squarciagola, saltando, ballando e pogando dalla prima all’ultima nota. D’altra parte lo stesso Van De Sfroos sembra avere deciso di riarrangiare le canzoni proprio in modo da favorire quel tipo di approccio allo spettacolo, iniziando con un set dal sapore più tradizionalmente folk ballabile grazie all’accompagnamento dei giovani Shiver e passando subito dopo a ritmi ancora più incalzanti con l’apporto dei Luf che spingono il concerto al confine fra combat folk e slanci punk. Solo attorno a metà serata l’artista dà spazio a una piccola parentesi solitaria dal sapore più intimista, prima di far salire sul palco la Gnola Blues Band e alcuni musicisti che lo accompagnano da anni per un’ultima serie di canzoni che spaziano fra rock d’autore, venature blues e mille contaminazioni.

Un lungo spettacolo che si apre con “Lo sciamano” e ripercorre le tappe principali dell’avventura artistica del cantautore del lago, inclusi gli esordi rappresentati da “De Sfroos” e “El diavul”, passando per i grandi classici come “40 pass”, “Pulènta e galèna frègia”, “Nona Lucia”, l’immancabile “Yanez” o “La ballata del Cimino”, senza dimenticare qualche ripescaggio inaspettato come “El mustru”, prima di chiudere con una devastante “Cyberfolk” e un unico bis corale affidato a “La balera”, con la classicissima “La curiera” tagliata dalla scaletta per motivi di tempo e solo accennata a cappella durante i saluti finali ma subito rilanciata in coro da tutto lo stadio. Due ore e tre quarti di musica in cui Davide Van De Sfroos non si concede nemmeno una piccola pausa, mentre alle sue spalle si alternano tre diverse backing band e alcuni ospiti fra cui Fabio Treves o il capo azteco “Pioggia di Fuoco”, e soprattutto mentre dalle corde della sua chitarra fluiscono le sue storie di sempre, con quei personaggi pieni di vita, di malinconia e di quell’immancabile tocco di ironia che tutto il suo pubblico ha imparato ad amare. Storie che, questa volta, messe una accanto all’altra, sembrano andare a comporre un’unica grande favola: quella della folle avventura del menestrello di provincia con gli scarponi sporchi del fango delle sponde del lago di Como che, in una sera di giugno, scompigliando per una notte tutte le carte del destino, ha saputo entrare nel tempio più nobile e sacro della Milano musicale e ha fatto ballare, commuovere e sognare tutti quanti.

 

Roberto Bonfanti

  1. robertobonfanti.com
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