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i Ritmo Tribale live a Erba (CO)

i Ritmo Tribale live a Erba (CO)

“Ma le cose che ho dentro non cambiano mai” - i Ritmo Tribale live a Erba (CO)

Era il 1999 e il sottoscritto frequentava l'ultimo anno di ragioneria passando i pomeriggi a perdersi fra i dischi di quello che a quei tempi si chiamava rock alternativo italiano. Era l'anno di album storici come “Nordest cowboys” degli Estra, “Club Privè” dei Massimo Volume, “Reset” dei Negrita, “1999” dei Timoria, “Ho ucciso paranoia” dei Marlene Kuntz, “Non è per sempre” degli Afterhours, il secondo eponimo degli Elettrojoyce, “Armstrong” degli Scisma, “Nido” di Cristina Donà e ovviamente “Bahamas” dei Ritmo Tribale: il tentativo della band milanese di ripartire dopo l'abbandono del carismatico Edda. Era un periodo pieno di grandi sogni, di sacra ingenuità e di pensieri vorticosi in eterno movimento. Era anche il culmine di un movimento musicale fatto di menti pensanti, poesia viscerale e suoni sporchi che stava lasciando delle tracce importanti nelle anime inquiete della nostra generazione e che forse, in quel momento, sembrava davvero lì lì per esplodere definitivamente anche a un livello ancora più ampio.

Diciotto anni dopo, a Erba (CO), c'è un Centrale Rock Pub pieno come un uovo ad accogliere l'estemporaneo e inaspettato ritorno sul palco dei Ritmo Tribale dopo un lunghissimo silenzio, e basta un velocissimo colpo d'occhio per rendersi conto che, come è naturale che sia, il pubblico è composto interamente da noi reduci degli anni d'oro del rock italiano.

L'inizio del concerto è tiepido, penalizzato da qualche problema tecnico di troppo e dalla scelta di riproporre integralmente proprio “Bahamas” che, anche a distanza di diciotto anni, pur contenendo delle buone canzoni, resta l'episodio meno amato del percorso della band. Dopo una brevissima pausa però tutto cambia: il gruppo rompe ogni indugio e inizia a snocciolare uno dopo l'altro i più grandi classici del proprio repertorio, suonati col piglio degli anni migliori e accolti da una platea che si scorda l'età, la famiglia, il lavoro e tutto quanto per ributtarsi a capofitto nella propria adolescenza. Brani come “Oceano”, “Base luna”, “Amara”, “Sogna”, “L'assoluto”, “La mia religione” o “Universo” risuonano dirompenti come se fossero stati scritti ieri e la band si mostra in forma smagliante, facendo capire che l'anima e il talento non invecchiano e che il feeling fra i membri del gruppo è rimasto assolutamente inalterato così come quello fra loro e il pubblico che non risparmia cori, urla e sudore. Non è una rievocazione di tempi passati: è un vero e proprio cortocircuito temporale che riporta tutti quanti indietro di una ventina d'anni, tanto che, prima di salutare tutti, i Ritmo Tribale si concedono di scavare ancora più a fondo nelle proprie radici chiudendo il set principale con “Bocca chiusa” e ritornando poi sul palco per una “Uomini” affidata ai soli Rioda e Scaglia e una corale “Circondato”.

Quando le luci del palco si spengono siamo di nuovo nel 2017 ed è difficile non fermarsi un attimo a pensare a quante cose sono cambiate in tutti questi anni, a quanti sogni abbiamo perso per strada e a come il mondo intero sembri essersi capovolto stravolgendo valori e significati. Ma in fondo, a riaccompagnarci verso la vita di sempre, c'è anche la ritrovata consapevolezza agrodolce che, nonostante tutto, forse avevano ragione loro: “le cose che ho dentro non cambiano mai”.

 

Roberto Bonfanti

  1. robertobonfanti.com

 

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