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“ED È TUTTA PER NOI QUESTA CHIESA TROPPO GRANDE” - Davide Van De Sfroos a San Siro.

“ED È TUTTA PER NOI QUESTA CHIESA TROPPO GRANDE” - Davide Van De Sfroos a San Siro.

ED È TUTTA PER NOI QUESTA CHIESA TROPPO GRANDE” - Davide Van De Sfroos a San Siro.

di Roberto Bonfanti - Scrittore e Artista

Ammettiamolo pure: quando leggi per la prima volta la notizia di un concerto di Davide Van De Sfroos a San Siro pensi che si tratti di una follia. Poi ci rifletti e ti ricordi che già altre volte, in passato, l’artista comasco ha compiuto passi apparentemente azzardati da cui è sempre uscito vincitore, dimostrando di saper gestire il proprio percorso con un’intelligenza e una lungimiranza che pochissimi altri hanno. E soprattutto pensi che, comunque possa andare, si tratta di una follia bellissima che sa di rivincita per tutto il suo mondo, per i personaggi di provincia che popolano il suo immaginario, e forse anche per noi che quella provincia la viviamo quotidianamente e in molti di quei personaggi ci siamo sempre rispecchiati. E pensi anche che, in fondo, dopo venticinque anni vissuti in modo così coerente e lontano da qualunque compromesso, nessuno merita quanto lui di vivere una follia simile.

Poi il giorno del concerto arriva, la follia diventa realtà e la realtà si trasforma in un enorme abbraccio fra Davide Van De Sfroos e tutto il suo popolo. Sembra che nessuno sia lì per caso: ognuno dei presenti pare conoscere a memoria ogni parola delle canzoni di Davide e vuole partecipare al concerto nel modo più fisico possibile, cantando a squarciagola, saltando, ballando e pogando dalla prima all’ultima nota. D’altra parte lo stesso Van De Sfroos sembra avere deciso di riarrangiare le canzoni proprio in modo da favorire quel tipo di approccio allo spettacolo, iniziando con un set dal sapore più tradizionalmente folk ballabile grazie all’accompagnamento dei giovani Shiver e passando subito dopo a ritmi ancora più incalzanti con l’apporto dei Luf che spingono il concerto al confine fra combat folk e slanci punk. Solo attorno a metà serata l’artista dà spazio a una piccola parentesi solitaria dal sapore più intimista, prima di far salire sul palco la Gnola Blues Band e alcuni musicisti che lo accompagnano da anni per un’ultima serie di canzoni che spaziano fra rock d’autore, venature blues e mille contaminazioni.

Un lungo spettacolo che si apre con “Lo sciamano” e ripercorre le tappe principali dell’avventura artistica del cantautore del lago, inclusi gli esordi rappresentati da “De Sfroos” e “El diavul”, passando per i grandi classici come “40 pass”, “Pulènta e galèna frègia”, “Nona Lucia”, l’immancabile “Yanez” o “La ballata del Cimino”, senza dimenticare qualche ripescaggio inaspettato come “El mustru”, prima di chiudere con una devastante “Cyberfolk” e un unico bis corale affidato a “La balera”, con la classicissima “La curiera” tagliata dalla scaletta per motivi di tempo e solo accennata a cappella durante i saluti finali ma subito rilanciata in coro da tutto lo stadio. Due ore e tre quarti di musica in cui Davide Van De Sfroos non si concede nemmeno una piccola pausa, mentre alle sue spalle si alternano tre diverse backing band e alcuni ospiti fra cui Fabio Treves o il capo azteco “Pioggia di Fuoco”, e soprattutto mentre dalle corde della sua chitarra fluiscono le sue storie di sempre, con quei personaggi pieni di vita, di malinconia e di quell’immancabile tocco di ironia che tutto il suo pubblico ha imparato ad amare. Storie che, questa volta, messe una accanto all’altra, sembrano andare a comporre un’unica grande favola: quella della folle avventura del menestrello di provincia con gli scarponi sporchi del fango delle sponde del lago di Como che, in una sera di giugno, scompigliando per una notte tutte le carte del destino, ha saputo entrare nel tempio più nobile e sacro della Milano musicale e ha fatto ballare, commuovere e sognare tutti quanti.

 

Roberto Bonfanti

  1. robertobonfanti.com

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