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No One’s project: una vera rock band tutta italiana Recensione dell’album Warning

No One’s project: una vera rock band tutta italiana Recensione dell’album Warning

Don’t eat the grass of conformism!

Così si può sentire nella canzone “Warning” della band milanese No One’s project, brano che dà il nome all’album e che può ben riassumere il mantra dell’intero lavoro. Si tratta, infatti, di un album decisamente rock, registrato presso RecLab Studio di Milano, che riprende spesso e volentieri le sonorità di artisti come System of a Down e Queen.

Un album che non risulta mai scontato ma in cui ogni canzone racconta un’esperienza unica e diversa dalle altre. Un CD in cui si passa dai ritmi forti ed energici di una vera rock band a sonorità più calme, ma mai monotone, come nel brano finale Goodnight future”. Il tutto visto sempre con una certa ironia di fondo, che si rispecchia, soprattutto, nella voce, che è la vera particolarità del progetto: si passa in pochi secondi da note basse a note alte, falsetti, screams, monologhi, rendendo ogni brano sempre movimentato e originale.

Da segnalare anche la presenza di guitar solos nelle varie canzoni, che rendono i brani ancora più apprezzabili per ogni amante del rock. I testi, inoltre, toccano temi importanti e ben si accompagnano alla musica e alla voce, creando un contrasto, sempre nuovo per ogni canzone, tra serietà dei temi trattati e ironia della musica. Ottima anche la scelta di cantare esclusivamente in inglese, rendendo, così, in modo migliore, la forza dei testi.

Si parla, infatti, della società e della varie contraddizioni che sono in essa, dello scoprire le illusioni che guidano inconsapevolmente la nostra vita, del nostro sentirci liberi quando in realtà c’è sempre qualcosa che ci guida e che ci porta a commettere scelte sbagliate (come in The Richest man of the C-Metery”). Spesso, infatti, la band tratta il tema della libertà, di quella che pensiamo di avere mentre cerchiamo “money” o “bad ambitious” e di quella che invece dovremmo cercare, il contrasto tra le bugie presenti in modo velato nella nostra società e la verità che il gruppo, con i propri testi, cerca di far emergere. Ancora una volta, il mantra Don’t eat the grass of conformism! fa la sua comparsa.

Si inizia con “The Unify Express” che è una vera e propria incitazione ad unirsi, usando sempre il cervello, coscienti del fatto che siamo tutti uguali a prescindere dalla nazionalità e dal colore della pelle. La canzone, infatti, recita: “We are living under the same sky, all the people have the same rights”. Già dall’inizio, quindi, la band cerca di far capire il proprio linguaggio e la propria visione del mondo, concludendo il brano con la parola “libertà”.

In “The invasor ballad” emerge pienamente il lato comico del gruppo milanese, che mette in scena la storia di un individuo “friend or gentleman”, concentrato solo sui suoi affari, pronto a tutto per ottenere denaro, che a volte ha rimorsi pensando a quello che ha fatto ma che poi pensa alla somma che è riuscito ad ottenere con i suoi affari disonesti, ride e continua a ballare. Anche qui si può notare una metafora del nostro mondo, in cui a volte si dà troppa importanza al denaro, reputandolo l’unica fonte di felicità, e il modo in cui questo si ottiene, spesso, non conta.

La terza canzone “You are in teatro”, dal punto di vista musicale e vocale, è una delle più ben riuscite di questo album, con un’intro che non ha nulla da invidiare alle canzoni delle più famose rock band contemporanee. “Why can’t you see that you are in teatro?” recita il ritornello, sostenendo ancora una volta l’ipocrisia della nostra società, che viene paragonata ad un teatro, dove si vuole credere ad una realtà che celatamente è finzione, solo perché è la scelta più facile.

L’emozione continua con “Fly under the moon when midnight rises” dalle sonorità più dolci, che insieme alla profondità della voce e al bellissimo assolo di chitarra, fanno venir voglia di ascoltare il brano e riascoltarlo più volte. Anche qui il tema è la libertà e, infatti, il brano si chiude con “freedom… freedom, what a nice world!”.

“Teens today” ci porta nel mondo dei ragazzi, che credono di essere liberi, aspettando il weekend per uscire, ubriacarsi e incontrare coetanei, ma che in realtà sono preda di una gerarchia, e la loro libertà si rivela solo fittizia.

Si entra nel vivo del rock con “What can save us now”, in cui si nota un mix perfetto tra un’intro decisamente energica ed un ritornello più calmo, in cui si punta su differenti tonalità di voce, e improvvisamente, con una velocità impressionante, dopo essere tornati alla stessa melodia iniziale, viene messa in scena una piccola rappresentazione, come se in realtà dalla musica fossimo passati ad un film o ad uno spettacolo teatrale, immaginando la scena e collegandola al brano. Questa è una di quelle canzoni che dimostrano che sotto questo album c’è molto lavoro e, soprattutto, passione e talento. Lo stesso che si ritrova anche nella canzone successiva “Melody of summer dreams”, una canzone inusuale per una rock band, dalle sonorità allo stesso tempo dolci e profonde, in cui si possono assaporare a pieno le varie sfumature della voce. Anche questa è una canzone per cui si prova quasi dispiacere quanto finisce e si è tentati di riprodurla di nuovo.

Ma la band milanese non si smentisce e ritorna a mostrare la sua verve rock nella canzone successiva “Lords of war”, in cui si può sentire tutta la rabbia verso una guerra immotivata e verso tutte le bugie che ne seguono, attraverso la frase “Fights and wars are killing freedom”.

La canzone successiva “The richest man of the c-metery” narra la storia di una persona che ha usato la sua vita solo con l’ambizione di diventare “The greatest man in this world of ridiculous people” e che, per questo, ha perso tutti i suoi amici, non ha mai capito il vero significato della vita e si è ritrovato ad essere solo e triste, rimpiangendo le sue azioni. Da notare il passaggio dalla terza persona quando si descrive il comportamento di questo soggetto alla prima persona, con un conseguente cambio anche nella tonalità della voce, quando l’individuo afferma, verso la fine, che, se solo ne avesse avuto la possibilità, sarebbe stato un altro uomo.

“Cobra melody” è il brano successivo, in cui la forza, dal punto di vista musicale, sta nel ritornello e, considerando il testo, nella significativa frase “You’re gonna stop thinkin we are livin’ in a dream made for your and me”. E finalmente si arriva a “Warning”, la canzone che dà il titolo all’intero album, un’incitazione a non conformarsi alla società ma, al contrario, a distinguersi ed essere se stessi, coscienti del fatto che gli altri giudicano sempre, ma solo perché sono spaventati dal diverso. L’ultima canzone “Goodnight future” è una delizia per tutti gli amanti del pianoforte. La canzone, infatti, si presenta come un brano di chiusura, con la bellissima frase “Don’t cry if the sun is going down, cause tomorrow it will shine one more time”, proprio prima di lasciare spazio alla chitarra e in seguito al pianoforte.

Insomma, in conclusione, una band assolutamente da conoscere e da scoprire, che riesce a suscitare emozioni e a comunicare la propria passione attraverso i testi, la musica e il proprio personale modo di interpretare i brani. Un album consigliatissimo, da ascoltare più volte, in ogni momento della giornata, sempre ad alto volume, nella privacy della propria camera o all’aperto o magari viaggiando, cogliendo a pieno il senso di libertà che i No One’s Project ci vogliono comunicare. Una band dotata di talento, una sferzata di novità nella musica italiana, un gruppo a cui prestare costantemente attenzione. Chissà cosa ci riserva il futuro, ma se le premesse sono queste, sentiremo ancora parlare di questa spettacolare band milanese.

Per scoprire i No One’s Project: https://www.facebook.com/NoOnesProject/

FRANCESCA ROMANO

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