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Ho iniziato intervistando Vincenzo Di Pietro di Roberto Bonfanti

Diciamo le cose come stanno: Vincenzo Di Pietro è un caro amico. Ci siamo conosciuti per caso sei anni fa nell'ambito dei rispettivi girovagare letterari e, da allora, abbiamo condiviso diversi palchi e allacciato un intenso scambio umano fatto di confronti serrati ed estremamente schietti sul mondo che ci circonda, sulle nostre vite e sulle direzioni artistiche intraprese. Non è per questo però che, quando Francesco Caprini mi ha lanciato l'idea di seguire una rubrica dedicata al mondo della letteratura sul sito di Rock Targato Italia, ho scelto istintivamente di iniziare intervistando lui. Ho scelto di partire da lui perché è un talento puro capace di confrontarsi con qualunque genere letterario con una naturalezza assoluta, ma ancor più perché è uno scrittore che, dopo oltre vent'anni di storia e nove romanzi pubblicati, sembra avere le idee molto chiare sul proprio percorso e sul mondo dell'editoria. E ha ancora molte cose da dire.

Vogliamo partire subito con le domande difficili? Qualche tempo fa hai lasciato sul tuo profilo Facebook un messaggio che lasciava intendere il tuo desiderio di mettere fine al tuo percorso da scrittore. Cos'era? Una provocazione? Un momento di sconforto? Una scelta meditata? Ce ne vuoi spiegare il significato e le ragioni?
La faccenda è quasi banale. Ho pubblicato nove romanzi con sei diversi editori. Dopo vent'anni di cammino ho preso atto che è sempre più difficile separare i ruoli tra scrittore ed editore. E, in sintesi, mi sono stancato di sentirmi "arruolato" tra i dipendenti delle case editrici. Il mio ultimo romanzo ha visto ceduti in tutto il mondo i diritti di pubblicazione. Un'altra mia storia ha venduto migliaia di copie in abbinamento con un importante quotidiano nazionale e, girando sul web, ci sono decine e decine di siti e blog che continuano a veicolare recensioni sui miei romanzi. In un qualsiasi paese dove i meccanismi editoriali girino per bene, queste sarebbero le premesse per coltivare uno scrittore e non per continuare a reclamare il suo presunto ruolo di venditore di libri. Così, semplicemente ho deciso, nel rispetto della mia dignità personale, di chiamarmi fuori da questo ambiente che, a mio avviso, ha perso di vista le regole.

Continuiamo a parlare di editoria, visto che è un tema abbastanza caldo: cosa ti piace e cosa non ti piace del mondo dell'editoria di oggi? O, se preferisci, quale dovrebbe essere secondo te il ruolo dell'editore e quale invece, nei fatti, è?
Anzitutto, in piena coerenza con il mio percorso di autore, mi sento di sconsigliare le pubblicazioni a pagamento, sotto qualsiasi forma. Credo che in Italia si pubblichi troppo e male. Quasi chiunque abbia della carta scritta e qualche migliaio di euro può trovare chi lo ospiti nel proprio catalogo. Per poi, quasi sempre, costringerlo a vendere un paio di centinaia di copie ad amici e parenti e salutarlo con un applauso. Questa non è editoria. Se un editore valuta positivamente un romanzo deve incaricarsi di distribuirlo e promuoverlo a sue spese perché l'autore ha già fatto il suo lavoro. Poi, ciascuno è libero di richiedere contributi, non è una faccenda illegale. Solo che l'autore deve onestamente capire cosa gli viene proposto. Immagina se una squadra di calcio dovesse chiedere ai propri giocatori un contributo per scendere in campo. Se un editore reclama lo stato di necessità per via della crisi del mercato librario, gli suggerisco di occuparsi di piastrelle in ceramica.

E l'autore invece? Quale dovrebbe essere, a tuo avviso, il ruolo dello scrittore in una società come quella di oggi in cui tutto corre veloce e la comunicazione sembra occupare al massimo i 140 caratteri di un tweet?
La prosa o la poesia sono un vestito comodo, nel senso che non c'è mai stato un problema di spazi ristretti. Dall'ermetismo italiano agli haiku giapponesi, ciascuno ha il proprio luogo in cui ritagliarsi uno spazio creativo. Il romanzo non morirà mai e, anzi, le storie strutturate sono quelle che oggi vendono di più. L'autore deve essere una persona che critica il proprio lavoro e lo perfeziona finché può.

Passiamo più strettamente a te: dopo tanti anni, ti ricordi il motivo per cui hai iniziato a scrivere?
Oh, sì... ho trangugiato per molti anni della mia adolescenza i romanzi di Agatha Christie, quelli di Stephen King e di Michael Crichton e, dopo aver fatto il pieno, ho sfornato un giallo poderoso cui sono ancora molto affezionato. Quando è stato pubblicato mi sono ubriacato con uno spumante che sapeva di plastica.

Come dicevi anche tu, hai esordito giovanissimo nel '92 e hai pubblicato nove romanzi. Al di là degli scazzi editoriali di cui si parlava, che bilancio faresti di tutti questi anni? Qual è stato il momento più bello e quale la peggiore delusione?
I momenti più entusiasmanti riguardano sempre il contatto con i lettori, specie durante le presentazioni dei romanzi. Delusioni davvero nessuna. Resta il rammarico per aver constatato la situazione avvilente di cui abbiamo chiacchierato fin qui.

Parliamo un po' dei tuoi romanzi? T'incazzi se dico che, fra i tuoi lavori pubblicati, per me il migliore resta “Zona di guerra”? Credo lasci trasparire una sincerità che lo rende davvero unico. Vogliamo spendere due parole su quel libro?
“Zona di guerra” è il mio primo vero romanzo. Nasce dalla voglia di dipingere dei giovanissimi "guerrieri" urbani, adolescenti che si buttano a capofitto nel burrone della loro meravigliosa e irripetibile giovinezza e la consumano tutta, dolore compreso, fino alla fine. Forse quel romanzo dovrebbe avere un seguito, una sorta di ritorno e, a essere sincero, ho provato a scriverlo più volte. Qualcosa è già venuta fuori, ma è così surreale e distante dalla natura di “Zona di guerra” che giace nel famoso cassetto. Chissà che, prima o poi, venga fuori. Sto ancora guardando il futuro con un briciolo di speranza, legata alla possibilità di trovare un editore che corrisponda al modello che immagino essere adeguato.

Degli altri tuoi romanzi cosa vogliamo dire? Esiste un figlio prediletto?
Sorrido. Ogni storia è figlia di un bisogno che la genera. Il mio romanzo “Una condanna” è, forse, quello più crudo e disturbante. La breve storia “Di notte” prepara la strada a “Senza te”, che è una storia d'amore al rum; “Baraonda!” è un momento di puro e incasinato divertimento. “Non c'è più tempo” è un romanzo di formazione e i miei ultimi due romanzi, “Il numero di dio” e “Apocalisse”, sono due esercizi di thriller, genere che continua ad appassionarmi. Per cui no, non c'è un figlio prediletto ma tanti marmocchi con i loro visi diversi.

Hai pubblicato anche due romanzi "al femminile". So che te l'avranno chiesto mille volte, ma com'è stato calarsi in una sensibilità diversa e, sotto molti aspetti, più complessa?
“Di notte” e “Senza te”, in realtà, sono un corpo unico, una specie di remake l'uno dell'altro. L'idea comune era quella di incasinare per bene una ragazza parecchio in gamba e vedere se riusciva ad averla vinta lei o, per converso, la miscela di guai in corso. Entrambe le protagoniste, Sandy e Ines, si rifugiano nel cosiddetto amore diverso e, devo essere sincero, trattandosi di calarsi in un universo completamente al femminile, mi sono trovato completamente a mio agio.

Sei riuscito a confrontarti con generi letterari diversi mantenendo sempre la stessa incisività. La cosa più evidente è forse, dopo una serie di romanzi piuttosto introspettivi, l'aver pubblicato negli ultimissimi anni due thriller classici. Come mai questa scelta? Il tuo approccio alla scrittura cambia, nell'affrontare un genere piuttosto che un altro?
Il ritorno al thriller dipende, probabilmente, dalle letture adolescenziali e, poi, dalla passione che continuo ad avere per i romanzi ben costruiti. Sembra paradossale, ma scrivere un romanzo di genere comporta un pauroso lavoro di documentazione perché è proprio il realismo dell'ordito a rendere entusiasmante e golosa la trama. Chiaramente, scrivere un buon giallo presuppone una fatica più ragionata che un totale affondo introspettivo necessario per cimentarsi con storie di natura minimalista.

Ci conosciamo ormai da un po' di anni e sai che uno dei motivi per cui tenevo a intervistarti è il fatto che ho avuto la fortuna di leggere un paio degli inediti che hai nel cassetto e sono innamorato soprattutto di uno di quei romanzi. Vogliamo spendere due parole a riguardo?
Vogliamo? Non saprei. Ti riferisci, credo, a “Dal margine”, un romanzo che potrei definire "peccaminoso", in cui il peccato è contro il buonsenso, la correttezza e la responsabilità. Non so se si tratti di una storia particolarmente interessante. Credo sia più una specie di atto superomistico, forse una estrema forzatura della realtà. La classica festa riuscita bene di cui, però, conviene non raccontare i dettagli...

Ok. Siamo quasi alla fine. E' proprio vero, come dicevi tempo fa, che "tutto torna, con un motivo o senza"?
Quella è una frase terribilmente vera. C'è un vento che riporta indietro le cose, dopo che uno le ha lanciate via. E le cose tornano trasformate, meglio o peggio, al punto di partenza. Quando succede, si scatena quasi sempre un incendio. Solo che, purtroppo, succede sempre più lentamente e il braccio con cui lanci è sempre più stanco.

Abbiamo detto molte cose. Come vogliamo concludere? Altro da dichiarare?
Speriamo in un futuro in cui sia possibile raccontare altre storie. Che ce ne siano, insomma, le condizioni.

Vincenzo Di Pietro è nato nel 1974, sotto il segno del leone. Ha già pubblicato: “Una strada buia” (Editrice Italica, 1992), “Di notte” (Edizioni Tracce, 1993), “Zona di guerra” (IRIDE-Rubbettino, 2004), “Non c’è più tempo” (Edizione del Giano, 2006), “Una condanna” (Arduino Sacco, 2010), “Senza te” (Leone Editore, 2011), “Baraonda!” (Leone Editore, 2012), “Il numero di dio” (Leone Editore, 2013”) e “Apocalisse” (Leone Editore, 2014). 

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ALICE di Roberto Bonfanti - Recensione di Dulcinea Annamaria Pecoraro, Staff di DELIRI PROGRESSIVI

ALICE
di Roberto Bonfanti

Ed. del Faro 2015

Recensione di Dulcinea Annamaria Pecoraro

Carissimi,
ecco il link di pubblicazione della recensione e delle foto fiorentine: http://www.deliriprogressivi.com/libri/alice-di-roberto-bonfanti-recensione

Staff di DELIRI PROGRESSIVI
..Musica Oltre le Parole...
www.deliriprogressivi.com
www.facebook.com/DeliriProgressivi

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"Anna Magnani: un'attrice dai mille volti tra Roma e Hollywood" (Edizioni Le Mani, Recco)

"Anna Magnani: un'attrice dai mille volti tra Roma e Hollywood" (Edizioni Le Mani, Recco)


Il libro si propone di approfondire la figura di Anna Magnani attraverso la ricchezza di fonti
giornalistiche e saggistiche, in particolare sull’esperienza hollywoodiana fra la metà e la fine
degli anni Cinquanta.
Nei sei capitoli di cui è composto il saggio ci si occupa, in particolare, di ricostruire da una prospettiva
storica e artistica la parabola di Anna, dai suoi lontani esordi teatrali sino alla vera e
propria consacrazione, nel secondo dopoguerra, quale simbolo ed espressione del Neorealismo
cinematografico italiano, per arrivare infine – al culmine del successo – all’assegnazione del
premio Oscar con il film La rosa tatuata.
L’autrice si concentra in maniera specifica sugli anni e le pellicole hollywoodiani della Magnani,
per mettere a fuoco le luci e le ombre dell’avventura americana dell’attrice e offrire un’ipotesi
interpretativa in grado di spiegarne, almeno parzialmente, la repentina conclusione.
Viene anche proposta una restituzione della figura attoriale di Anna Magnani attraverso i tre
principali “macro-ruoli” che hanno caratterizzato il suo itinerario artistico, sullo sfondo dell’evolversi
della funzione dell’attore italiano e delle immagini del femminile nel cinema prima
e dopo il secondo conflitto mondiale.
Completano l’opera dettagliate analisi dei film appartenenti al periodo americano e un accurato
apparato biblio-filmografico.

Barbara Rossi è laureata in Storia e Critica del Cinema presso l’Università degli Studi di Torino. Presidente
dell’Associazione di cultura cinematografica e umanistica ‘La Voce della Luna’ di Alessandria,
svolge corsi sul linguaggio e sulla storia del cinema, oltre a laboratori di formazione in Educazione ai
Media presso istituti scolastici, enti pubblici e privati. Si è occupata anche di critica cinematografica e, a
partire dagli studi universitari, del fenomeno divistico e della figura di Anna Magnani.

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ROBERTO BONFANTI - READING “Alice”

Domenica 5 luglio ore 18:00

"Fiume d'arte" - "La casetta del buon vino" - FIRENZE - Piazza Demidoff

Dopo le 14 date che hanno accompagnato in primavera l'uscita del libro, Roberto Bonfanti torna a mettere in scena il reading dedicato al suo "Alice" anche in un evento estivo in un contesto ricco di storia.

Domenica 5 luglio, l'autore lombardo, sarà infatti a Firenze dove, alle 18.00, tornerà a dare vita alle suggestioni del suo ultimo romanzo (pubblicato da Edizioni del Faro) nella splendida cornice di piazza Demidoff, sul palchetto all'aperto de “La casetta del buon vino”, all'interno della rassegna "Fiume d'arte" organizzata da Deliri Progressivi in collaborazione con altre realtà fiorentine.

Si tratterà come sempre di uno spettacolo particolare e suggestivo, lontano dalle classiche presentazione librarie, all'interno del quale i personaggi di "Alice" sembreranno animarsi attraverso le parole dell'autore accompagnate da un affascinante tappeto sonoro. Il tutto sarà introdotto da una brevissima presentazione a cura di Annamaria Pecoraro.

Roberto Bonfanti, dopo una serie di esperienze legate al mondo della musica indipendente, ha esordito come scrittore nell'ottobre del 2007 dando alle stampe la raccolta di racconti “Tutto passa invano” (ed. Uni Service).  Nel maggio 2009 e nell'ottobre 2012 ha pubblicato con Falzea Editore “L'uomo a pedali” e “In fondo ai suoi occhi”, a cui ha fatto seguito, nel novembre 2012, “Suonando pezzi di vetro" (Edizioni del Faro).

Per richiedere copie del libro da recensire o proporre una data per un reading: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per scaricare la cartella stampa: http://www.divinazionemilano.it/robertobonfanti_alice.zip

Nel web

www.robertobonfanti.com  

www.facebook.com/bonfantiroberto 

 

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