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"Dal margine" di Vincenzo di Pietro

"Dal margine"

di Vincenzo di Pietro

Non voglio nascondermi dietro a un dito: Vincenzo Di Pietro è un mio carissimo amico e “Dal margine” è un romanzo che ho visto nascere e crescere, ma ciò non toglie che si tratta di un lavoro che ho amato da subito per la sincerità viscerale che racchiude, per la poesia di cui è intriso e soprattutto per il modo in cui riesce a tratteggiare, con una storia agile che si legge tutta in un fiato, una fragilità segreta che credo appartenga a molti di noi figli (mai) cresciuti di quella che un tempo era la generazione senza vento.

Il romanzo racconta la storia di Valerio Righi, promettente pittore che, dopo aver riscosso i primi consensi, su consiglio del proprio agente lascia il Piemonte in cui ha vissuto gli ultimi tre anni per tentare il passo decisivo verso il successo trasferendosi a Roma dove a breve lo raggiungerà anche Laura, la sua ragazza che presto diventerà sua moglie. Basteranno però pochi giorni nella Capitale e soprattutto l’incontro con Giulia, affascinante ed enigmatica fanciulla alle prese anch’essa con un complicato momento di passaggio, a innescare un turbinio di eventi ed emozioni che non potranno che investire il protagonista come un vero e proprio tsunami che, mettendo completamente a nudo ogni sua debolezza, scuoterà in modo profondo le fondamenta della sua vita e il suo percorso artistico.

Sia chiaro: non ci troviamo di fronte a una storia in cui cercare una morale, né tanto meno a un romanzo “di formazione” o a un protagonista capace di trasformarsi in eroe e salvare la principessa dal drago cattivo. “Dal margine” è un libro densissimo di vita: di quella vita fatta di storie minime, quotidiane e spesso sbagliate dove non esistono i buoni o i cattivi ma in cui, al massimo, c’è chi ha la forza di seguire coerentemente il corso ordinario della propria esistenza ignorando ogni sensazione stonata, chi ha il coraggio di  assumersi il rischio di scombinare le carte a dispetto di tutto quanto, e chi invece finisce, più o meno consapevolmente, col restare a guardare le cose dal margine, facendosi scudo delle proprie incertezze nell'attesa che la mareggiata passi da sola o che lo travolga fino a togliergli il fiato.

 

Roberto Bonfanti, musicista scrittore

 

 

 

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"IL SEGNO DEL SALE" di Massimo Ansaldo.

"IL SEGNO DEL SALE" di Massimo Ansaldo  

Il libro di Massimo Ansaldo “ Il segno del sale”, coinvolge pagina dopo pagina tra personaggi di paese, mafia e strani omicidi. 

Un giallo inusuale dal ritmo musicale 

La vicenda si svolge a Campiglia un paese a  ridosso del Golfo dei Poeti e delle Cinque Terre. durante la settimana Santa 

Da una parte la ricerca dei colpevoli di efferati assassini, sullo sfondo il dramma di personaggi incapaci di trovare pace per cultura,  atteggiamenti, ambizioni e assenza di solidarietà vera e autentica

La storia trascina il lettore, intriga psicologicamente dentro un avvenimento di pura fantasia e molto originale ma anche, una grande metafora contemporanea, un quadro tragico del vuoto umano. L’’uomo incapace di emanciparsi dalla storia e di liberarsi da zavorre paralizzanti. “Il segno del Sale” è un vortice continuo, un giallo nel giallo, con un appassionato e stupefacente commissario ed un finale rutilante e sorprendente, alla ricerca del riscatto  morale e di giustizia.

Istanti descritti efficacemente, narrazione fluida priva di orpelli e attento ai particolari, Massimo Ansaldo, si dimostra uno scrittore tosto preparato da far invidia a tanti autori contemporanei affermati. Da seguire con attenzione.

Lontano dalle classifiche TV, dalle grandi distribuzioni e girovagando tra i mondi delle rassegne letterarie indipendenti, fa molto bene. Essere curiosi ancora di più.

“Il Segno del sale” di Massimo Ansaldo, Edizioni Leucotea

Consigliato

 

Francesco Caprini

Rock Targato Italia

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IN ROCK WE TRUST di Max Stefani

IN ROCK WE TRUST

La storia dei più importanti giornali, programmi radio etc, siti web, concerti, locali, negozi di dischi, etichette discografiche, scene musicali vicine al rock dal 1950 ad oggi Un’analisi di quanto successo in Italia nel mondo della musica (con particolare riferimento al ‘rock) raccontando come la ‘cultura rock’ non sia andata in Italia di pari passo con quella dei paesi anglosassoni e del resto d’Europa.

Nel tentativo di rispondere alla fatidica domanda: "Cosa è successo al rock in Italia? / Perché è andata così male? / Perchè nessuno tra pubblico e critica ci ha mai capito niente?”. Un viaggio nella memoria musicale di questo paese.

Costa 29 euro con dedica personale. solo 1000 copie. 400 pagine. Non sarà vendibile nelle librerie.

Contatti alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Stesso formato e pagine dei ‘4 Cavalieri – Beck-Clapton-Page-Green’, solo 1000 copie. si puoi pagare come più ti è facile. postepay, bonifico, paypal.

 

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consigliato

Da Randolph Street al Nebraska 

di Andrea Volpin 

Edizioni PIM

Rappresenta l’immaginaria linea che unisce la storia dell’America del sogno, a cavallo tra gli anni ‘70 e i primi ‘80. Un viaggio, immaginario e soggettivo, fatto accanto alla voce narrante di Bruce Springsteen, seguendo l’evoluzione della sua poetica.

Un viaggio lungo le strade e le storie di chi ha fatto del racconto dell’uomo una missione.

Scritto con la passione di chi vuole andare oltre alla semplice ammirazione per il personaggio, questo racconto è frutto di anni di studio non solo dei testi, ma anche delle componenti latenti che costituiscono il quadro complessivo di tutto il paesaggio.

Andrea Volpin è nato a Mede in un nevoso giorno di gennaio nel 1978. Ama la musica, il buon cibo, la lettura, la buona compagnia e il Sigaro Toscano.

Da alcuni anni collabora con il settimanale La Lomellina curando la rubrica: Musicalmente Parlando. Nel 1995 ha incontrato la voce di Bruce Springsteen rimanendone affascinato.

 

Edizioni PIM

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