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“C’era una volta…”

Era il 4 febbraio del 1938 e nelle sale americane usciva “Snow White and the Seven Dwarfs” (aka Biancaneve e i sette nani).

La trama, nota a grandi e piccini, vede l’intrecciarsi della storia della giovane, bella e gentile principessa Biancaneve, con quella della matrigna Regina Grimilde. Il classico della Walt Disney è basato sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm e, come in tutte le classiche fiabe, anche in questa è presente un oggetto magico - lo Specchio- , gli aiutanti - i Sette nani - e il lieto fine realizzato tramite l’arrivo del bellissimo Principe. 

Negli anni questo cartone animato ha avuto un grande successo non solo per la magnifica realizzazione e la pluripremiata colonna sonora, ma anche perché è caratterizzato da “molte prime volte”. Si, in effetti, “Biancaneve e i sette nani” è il primo lungometraggio in cel animation della storia del cinema, il primo film d'animazione prodotto in America, il primo ad essere stato prodotto completamente a colori e il primo film prodotto dalla Walt Disney Productions, nonché il primo Classico Disney.  

Ehi Hooooo...

Ehi Hooooo...

Ehi Hooooo...

Ehi Hooooo!

Ehi Ho, Ehi Ho, a casa a riposar!

Se avete letto questa frase musicale canticchiando, vuol dire che Dotto, Pisolo, Brontolo, Eolo, Cucciolo, Gongolo, Mammolo, vi hanno conquistato con la loro simpatia. Ognuno dei sette nani ha una peculiarità: se Brontolo è quello in genere scontroso, Dotto è il più saggio; se Cucciolo è quello che crea più pasticci, Mammolo è il più timido; se Pisolo è il nano dormiglione, Gongolo è il più allegro ed Eolo è quello allergico. Sembrerebbe che nell’ideazione dei piccoli aiutanti della principessa Biancaneve gli autori si siano ispirati a una storia realmente accaduta in Germania, secondo cui degli uomini di bassa statura – operai nelle miniere di carbone - avrebbero accolto nella loro casa immersa nel bosco una giovane nobile. Secondo altre teorie, invece, questi sarebbero un'evoluzione degli spiriti dei boschi, in genere rappresentati con proporzioni corporee ridotte e dal carattere gioviale e altruista, presenti nelle leggende celtico-norrene. 

Tantissime sono le storie e le curiosità legate al cartone animato, a partire dal fatto che se il signor Walt Disney non fosse stato così testardo e non avesse corso il rischio di investire in un progetto talmente impegnativo ed economicamente rischioso, probabilmente oggi non godremmo di questo capolavoro cinematografico. Oltre a ciò, nel 1938 quando il film uscì nelle sale cinematografiche la sua visione fu vietata ai minori di 16 anni non accompagnati da adulti a causa della presenza della perfida strega. In più, il grande regista, sceneggiatore, attore, comico, e chi ne ha più ne metta, Woody Allen ha più volte raccontato nelle interviste che da quando sua madre lo portò al cinema a vedere Snow White and the Seven Dwarfs , all’età di tre anni, egli rimase folgorato dal mondo del cinema… e da allora i cinema diventarono la sua seconda casa.

 

 

Thank Walter Elias "Walt" Disney. Da una tua fan e amante dei cartoni.

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"Per tutti i diavoli!":Gianluigi Bonelli.

Camicia gialla, fazzoletto nero al collo, jeans con cinturone in vita e stivale con speroni: è la divisa d’ordinanza di Tex Willer, il ranger spiritoso, ma duro e inflessibile che difende la giustizia senza mai fallire; quasi un cow-boy gentiluomo che difende gli amici indiani e i texani per bene. È uno dei fumetti più amati, ma anche il più longevo dopo Topolino.

A Gianluigi Bonelli si deve l’ideazione e la creazione di questo personaggio. Egli è a tutti gli effetti un pioniere delle storie disegnate, non disegnatore ma creatore di sceneggiature nate dalla sua sola immaginazione come era stato per le opere di Salgari.

Inizia la carriera pubblicando poesie sul Corriere dei Piccoli e in seguito pubblicando a puntate i suoi romanzi d’avventura su L’Audace di cui più tardi acquistò i diritti creando l’omonima casa editrice che passando di proprietà al figlio Sergio, anch’egli illustre firma del mondo dei fumetti, divenne l’attuale Sergio Bonelli Editore, casa editrice che vanta tra le sue pubblicazioni anche Dylan Dog.

Negli anni ’40 crea Furio Almirante sui disegni di Carlo Cossio e Ipnos. Nel ’48 dal fortunato sodalizio col disegnatore Aurelio Galeppini, detto Galep, nascono i due personaggi Occhio Cupo e Tex Willer, da cui gli derivò il successo. Nonostante il successo e le numerose tirature la sua attività di sceneggiatore continua con la creazione di personaggi per i fumetti Plutos, Rio Kid, Yuma Kid e Big Davy, nonché storie per i personaggi creati da Guido Nolitta e dal figlio Sergio come Un Ragazzo nel Far West e Zagor.

Nel 1991 interruppe la sua attività di sceneggiatore con l’ultima sua sceneggiatura per Tex-Il medaglione spagnolo, ma anche dopo il passaggio di testimone a Claudio Nizzi, si occupò della supervisione delle storie fino alla morte nel 2001.

È stato a tutti gli effetti “un romanziere prestato al fumetto e mai più restituito”, come era solito definirsi, e proprio come i grandi romanzieri non aveva bisogno di fare esperienza diretta delle ambientazioni che descriveva con grande minuzia e in modo efficace, seppur semplice e scarno, era in grado di dare caratterizzazione psicologica ai suoi personaggi privilegiando però l’azione che descritta con precisione nelle sue “sceneggiature disegnate” diede ai suoi fumetti un’impronta quasi cinematografica.

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Due chiacchiere con Federico Tozzi, editore e libraio.

Due chiacchiere con Federico Tozzi, editore e libraio.

intervista di Roberto Bonfanti

Il mondo dei libri è qualcosa di estremamente sfaccettato e indagarne a fondo le dinamiche è un’operazione complessa che riserva continuamente sorprese, snodi indecifrabili e cambiamenti. Per provare a capirci qualcosa in più, ho pensato di fare due chiacchiere con un vecchio amico che ormai da qualche anno vive completamente immerso fra sogni, progetti e volumi stampati: Federico Tozzi.

Federico, oltre a essere da sempre un attento e appassionato lettore, è anche il titolare della deliziosa libreria Le Corti di Saluzzo (CN) e il fondatore della casa editrice a suo nome che da un paio di anni si occupa di riscoprire e dare nuova vita a piccoli gioiellini perduti della storia della letteratura. A chi meglio di lui, dunque, si può chiedere un punto di vista sull’editoria e le sue strade intricate?

* Iniziamo con una piccola presentazione? Chi è Federico Tozzi? Come nasce la libreria Le Corti? E come il progetto Federico Tozzi Editore? Insomma, come ti è passato per la testa di buttarti in queste avventure ai limiti della follia?

Federico Tozzi è semplicemente un appassionato di libri. Una persona come tanti altri con dei sogni nel cassetto. Nel 2006 da lettore mi sono trasformato anche in libraio. È stato un percorso quasi naturale. Continuavo a cambiare lavoro e ad essere insoddisfatto; un giorno mi sono chiesto dove mi sarei visto bene tra vent’anni e mi sono risposto tra i libri. Il passo seguente è stato cogliere l’occasione di avere un piccolo locale libero a Saluzzo. Mi sono attivato e, armato di buona volontà e di un mare di inesperienza, mi sono buttato. La libreria Le Corti c’è ancora per cui direi che tutto sommato è stato un salto nel buio andato a buon fine. Per quanto riguarda la casa editrice devo ammettere che soprattutto all’inizio in tanti mi hanno dato del folle… io però due anni fa mi sono detto “o lo fai adesso o non lo farai più” e non volendo avere il rimpianto di non averci provato mi sono lanciato in questa nuova avventura. I motivi per cui l’ho fatto sono principalmente due: il primo è che uno dei miei sogni era proprio lavorare in una casa editrice, per la precisione Adelphi, il secondo è che ero stanco di scoprire che un sacco di bei libri in Italia non si trovavano più o ancora peggio non erano mai stati tradotti. Facendo il libraio mi capita sovente di dover rispondere a dei clienti che il libro che cercano o che vogliono regalare non esiste più, inoltre volevo provare nel mio piccolo a salvare quei libri che per me hanno un significato, che ho amato e che vorrei poter consigliare o regalare. Ci sono un sacco di libri che meritano di essere ancora letti e che pagano il solo fatto di non essere stati scritti da autori (o personaggi) di grido e di aver appiccicato addosso la polverosa etichetta di classici; il che è incredibile perché un classico non è un libro vecchio ma un libro che sa parlare a differenti generazioni di persone, un classico è un libro vivo che sa trasmetterti delle emozioni.

* Passiamo subito alle domande difficili: da editore e da piccolo libraio, cosa pensi del momento attuale dell'editoria italiana?

Penso che quello che sta succedendo sia per certi versi incredibile ma ancora di più triste. La concentrazione in poche mani di quasi tutto il mercato e il lento soffocamento di chi rimane fuori dalle logiche commerciali non porterà che a peggioramenti. L’incredibile è che nessuno se ne renda conto, che l’antitrust abbia accettato che PDE “finisse” in Messaggerie ad esempio. Il problema non è solo Mondazzoli. Il problema in Italia è che i grandi editori fanno anche i distributori e i librai. Si fanno le regole da soli. Se vogliamo una società e una cultura dove pochi decidono per tutti ok, ma se vogliamo essere liberi di leggere quello che ci pare allora questo è un problema. Io non voglio dire che piccolo e indipendente è bello, voglio dire semplicemente che vorrei poter partecipare alla gara partendo alla pari con gli altri concorrenti. Vorrei una legge del libro come quella francese o tedesca che spostasse la concorrenza sul rapporto qualità/prezzo obbligando tutti gli editori a provare a realizzare libri di qualità e con un prezzo onesto. Oggi al contrario la concorrenza si fa solo sullo sconto, con i grandi editori che alzano volutamente il prezzo di copertina del libro per poi venderlo scontato con campagne fittizie a cui alla fine possono accedere solo le librerie di catena e i grandi store online, cioè loro stessi. Questo procedimento è scorretto nei confronti di chi non fa parte di una determinata cerchia ed è una presa in giro del lettore che si vede il prezzo del libro prima aumentato e poi scontato in modo che alla fine lo paghi come prima ma debba comprarlo dove vogliono loro e debba anche dire loro grazie.

* E' proprio vero che gli italiani non leggono? Perché, secondo te?

Si, temo proprio che sia vero. Per lo meno lo è secondo i dati ufficiali. Per esperienza ho scoperto che ci sono persone che leggono tantissimo e molte altre che non leggono nemmeno un libro in un anno. Non conosco il motivo per cui gli italiani leggono così poco. Di sicuro ci saranno molte concause; quella che mi preme sottolineare è l’errata narrazione per cui un libro è un semplice passatempo equiparabile a navigare online o a guardare la tv etc. Un libro è molto di più. Un libro è un mondo e un viaggio all’interno dello stesso. Credo che nessuno tra un viaggio e un programma tv sceglierebbe il programma. Inoltre c’è il rischio che una persona che si avvicina alla lettura incappi per svariati motivi in libri brutti e deludenti e alla fine ne desuma che leggere è noioso quando invece ha solo avuto la sfortuna di leggere testi di bassa qualità e questo di solito capita perché il livello dei volumi più noti è di frequente mediocre per colpa di quella rincorsa folle verso il bestseller che deve raggiungere il numero maggiore di persone e pertanto per piacere a tutti alla fine perde caratteristiche, stile e personalità. 

* La tua casa editrice è piuttosto recente mentre la libreria, per quanto ancora giovane, è attiva ormai da qualche tempo per cui hai vissuto sulla tua pelle i cambiamenti che può avere subito il mondo dei libri negli ultimi dieci anni. Come è cambiata, a tuo avviso, la situazione dai tempi in cui hai aperto la libreria a oggi?

La situazione è cambiata tantissimo. Non vorrei esagerare ma il cambiamento è stato epocale per certi versi. Quando ho iniziato non esistevano ancora i database dei distributori per cui non si sapeva cosa c’era realmente nei magazzini, non conoscevi i lanci settimanali e quando un cliente ti prenotava un libro tu non avevi la minima idea dei tempi in cui lo avresti avuto. Gli dicevi “Passi la prossima settimana”. Io ogni settimana andavo in pausa pranzo a Torino dai vari grossisti/distributori a scegliere le novità ed era una faticata ma al contempo era anche un modo per confrontarsi con persone che spesso avevano molto da insegnarti. Il mio maestro, quello che mi ha insegnato tante cose di questo lavoro si chiama Riccardo. Ora tutto è cambiato. Molto grossisti non esistono più, si fa tutto via internet e la concorrenza è diversa. Non ci sono solo più le altre librerie del tuo paese ma concorrenti molto agguerriti come i negozi online. Inoltre c’è anche l’ebook. È letteralmente un altro mondo, con vantaggi e svantaggi, uno dei quali è la corsa forsennata per avere tutto e subito per cui se prima un libro lo aspettavi senza problemi per una settimana adesso lo vuoi per il giorno stesso o per quello seguente e questo servizio richiede un processo lavorativo durissimo che coinvolge molte persone sempre più schiacciate da richieste quasi insostenibili. Non a caso sono molto frequenti gli scioperi della logistica dei corrieri per esempio.

* Un paio di mesi fa ho intervistato Vincenzo Di Pietro che faceva notare come spesso i piccoli editori si limitino a fare da “stampatori”, scaricando poi sull'autore il compito di inventarsi strade impossibili per promuovere il libro. Tu esci da questo meccanismo perché hai scelto di pubblicare solo autori non contemporanei. Come si promuove dunque un libro come quelli che tu pubblichi, specie in quest'epoca in cui la comunicazione è ovviamente rapida e dinamica?

Eh bella domanda Rob. In tutta onestà non credo di averlo ancora capito. So che il mio punto di forza è quello di proporre autori su cui c’è già un marchio di qualità. Chi compra Strindberg non si deve fidare delle parole dell’editore perché Strindberg è già riconosciuto come uno dei massimi autori della letteratura dell’800/900. Io non so darti una vera risposta alla tua domanda né conosco la soluzione alla stessa, posso dirti quello che vorrei io: riuscire progressivamente a creare un legame con un gruppo di persone che abbiano gusti simili ai miei, che siano interessati ai miei libri e che si fidino delle mie scelte. Una specie di nicchia di appassionati insomma. E poi, se possibile, allargarla convincendo i lettori a dare una chance ad autori che ancora oggi hanno molto da dire.

* Come nasce un tuo libro? O, meglio, come scegli i libri da pubblicare?

Io ho una semplice regola di base: pubblico esclusivamente libri che piacciono a me.

Se un libro mi piace è ok, in caso contrario non lo pubblico anche se fosse il nuovo bestseller. Alla base c’è il concetto della libreria di casa dove stanno tutti i libri che ami. La mia casa editrice è una versione “aperta” della mia libreria. I libri li scelgo personalmente. Sono una persona curiosa per cui mi piace cercare in giro per il mondo testi che manchino sul nostro mercato. Certo, mi faccio consigliare, ma alla fine la decisione deve essere mia. Non pubblico a pagamento e pertanto mi sento libero di spaziare e scegliere ciò che credo meriti di essere letto. Devono essere libri che consiglierei senza problemi a un amico o a un cliente che mi chiede un aiuto insomma.

* Ti va di raccontare qualcosa sui libri che hai pubblicato fino ad oggi? Anzi, facciamo un gioco: visto che ti ricordo molto appassionato di musica, per ogni libro mi dai una brevissima descrizione e suggerisci un disco o una canzone che gli si possa accostare.

Ok, ci sto ma lo faccio in parte con i film perché, come sai, la musica che ascolto io è un pochino di nicchia…

In ordine di apparizione:

“Versante sud” di Eduard von Keyserling: potrebbe essere un film di Rohmer per il tono all’apparenza lieve. È un romanzo che per ambientazione ricorda Cechov, dove le tensioni non sembrano mai raggiungere la superficie fino a che improvvisamente deflagrano. Una storia sulla fine di un mondo e di un sogno romantico.

“Mare aperto” di August Strindberg: a me ricorda sempre “L’isola della follia” di Scorsese. È l’ultimo romanzo di Strindberg prima della crisi di “Inferno”. È il romanzo nietzschiano per antonomasia. Un viaggio nella psicologia di un personaggio che aspira ad essere un “oltreuomo” e che si scontra con una realtà che lo vede come diverso e pertanto lo trasforma in un capro espiatorio.

“La confessione di Lucio” di Mario de Sa-Carneiro. Il romanzo dell’ambiguità. Una confessione in prima persona che confonde il lettore fino a chiedersi quale sia la verità e cosa sia davvero accaduto. Un piccolo rompicapo e al contempo la storia disperata di chi non può o non riesce ad accettare se stesso. Non voglio svelare troppo per cui cito Antony & the Johnsons e al contempo “Il gabinetto del dottor Caligari” che non ha nulla a che vedere con la trama ma è stata la chiave del tutto casuale che mi ha aperto la porta che da sulla struttura del libro.

“L’amore” di Pierre Neuhart – Aftalion, Alexandre.  Assolutamente Moltheni “L’età migliore”. Il romanzo del fallimento dell’amor fou. Della nostalgia e dell’incapacità ad amare. Dedicato a chi si è lasciato sfuggire il proprio amore.

* Ora però dimmi la verità: hai scelto di pubblicare solo autori non contemporanei perché vuoi evitare i classici litigi editore-autore e non vuoi ritrovarti sommerso da manoscritti e proposte da parte di autori e agenti letterari, vero?

Ah ah ah, fidati che i manoscritti e le richieste mi arrivano lo stesso… e lo trovo incredibile perché basterebbe guardare il mio micro catalogo per capire che non tratto autori contemporanei. La verità è che i litigi ci sono lo stesso, fidati, e i casini pure. Come ti dicevo prima voglio scegliere io, non selezionare. Se mi piaci ti cerco io insomma. Inoltre pubblicare un autore contemporaneo richiede anche delle capacità promozionali elevate in modo da farlo conoscere e io sono ancora molto inesperto nel campo della promozione. Un passo alla volta. Per ora seguo la mia strada e mi basta e avanza. In futuro vedremo, mai dire mai…

* Battute a parte, trattandosi di autori non contemporanei, mi incuriosisce il meccanismo pratico che porta alla pubblicazione. Come funziona con i diritti? Contattati i discendenti dell'autore?

C’è una prima distinzione da fare: diritti d’autore e diritti d’autore di traduzione. Per quel che concerne l’autore del volume se sono scaduti non hai problemi: sono liberi. Se invece ci sono ancora di solito li detiene un editore o un’agenzia e devi comprarli da loro per un tot di anni. Se il testo è in lingua straniera o lo fai tradurre e paghi un traduttore per farlo, oppure devi comprare la traduzione esistente da chi ne possiede i diritti, e allora nuova caccia al traduttore o agli eredi. A volte sei fortunato e fila tutto liscio perché hai a che fare con persone disponibili e che capiscono l’intento del tuo progetto altre, per svariati motivi, lo sei meno. Credo faccia parte del gioco.

* Noto che curi molto anche l'aspetto grafico dei libri che pubblichi per cui suppongo che credi molto nel libro come “oggetto sacro” da conservare e sfogliare. E' così? E, in questo senso, che idea hai dell'ebook o del mondo digitale in genere?

Assolutamente si! Io non considero il libro una oggetto sacro ma un oggetto che deve essere bello al tatto e alla vista. Per cui ti ringrazio per aver notato questo aspetto. Ci proviamo, a volte ci viene bene altre meno. Io voglio libri che siano particolari, riconoscibili nel loro stile e che siano belli da maneggiare. Credo sia l’unico modo per trasformare un testo in qualcosa che meriti di essere conservato nella propria biblioteca. L’e-book non mi piace ma so che c’è e bisogna farci i conti. Per questo per il libro cartaceo per competere deve avere un plusvalore e questo lo può solo dare l’eleganza e la bellezza dello stesso.

Credo che la crescita del mondo digitale in realtà sia per il momento un’occasione mancata. L’e-book dovrebbe essere il mezzo per conservare e rendere fruibile quell’immenso patrimonio di testi che oggi non si possono più pubblicare in carta. Libri di studio insomma. Invece si trovano soprattutto bestseller e auto pubblicazioni. È una rivoluzione piegata alle regole del profitto.

* Chiudiamo con un'altra battuta: sei libraio, editore e appassionato lettore. Per chiudere il cerchio, ti manca solo di diventare anche scrittore. Ci hai mai pensato?

Accidenti come corre il tempo! È già il momento di chiudere il cassetto dei sogni. Mi spiace Rob! A questo magari rispondo la prossima volta.

Roberto Bonfanti

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ANCORA VIVI - BAR BOON BAND - il docufilm sulla band musicale dei senzatetto di Milano


ANCORA VIVI - BAR BOON BAND
il docufilm sulla band musicale dei senzatetto di Milano

SPAZIO OBERDAN
Dal 18 dicembre 2015 al 3 gennaio 2016


Presso Spazio Oberdan dal 18 dicembre 2015 al 3 gennaio 2016 Fondazione Cineteca Italiana si scoprirà una Milano diversa, nascosta, sotterranea, ma ricca di profonda, commovente umanità.
Ancora vivi – Bar Boon Band di Massimo Fanelli, realizzato in collaborazione con RAI CINEMA, vede protagonisti alcuni senzatetto che hanno dato vita a una band che è l’espressione della loro passione per la musica. Attraverso questa esperienza straordinaria, Ancora vivi riesce a raccontare con sincera partecipazione e accorato rispetto le difficoltà e gli smarrimenti ma anche l’inesauribile vitalità di persone costrette a un’esistenza ai margini.
Tutte le proiezioni saranno seguite da interventi musicali dal vivo della Bar Boon Band.
Alle proiezioni del 18, 20 e 27 dicembre il regista Massimo Fanelli sarà presente in sala.
Opera realizzata con il sostegno della Regione Lazio – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo in collaborazione con Csc (Sede di Milano), Lombardia Film Commission e patrocinata da Comune di Milano, Fondazione Exodus.

SCHEDE DEL FILM E CALENDARIO

Venerdì 18 dicembre h 21.15 / Domenica 20 dicembre h 19 / Domenica 27 dicembre h 21 / Mercoledì 30 dicembre h 17 / Domenica 3 gennaio h 19
Ancora Vivi – Bar Boon Band
R.: Massimo Fanelli; Sc.: Massimo Fanelli in collaborazione con Walter Pozzi; Fot.: Francesco Ciccione. Mont.: Andrea Bonanni. Musiche: Bar Boon Band, Fabrizio Fornaci. Scenog.: Alessandra Stirpe. Voce narrante: Carlo Valli. Int.: Edwin Bischeri, Elisa Ceglia, Luciano Chiarenza, Massimo, Marco Furini, Isa, Simeon Monov, Danilo, Daniele, Diego Raiteri, Mauro Ramerio, Giovanni Redaelli, Maurizio Rotaris, Yna Velleca. Con la partecipazione straordinaria di: Vinicio Capossela, Gigi Cifarelli, Don Antonio Mazzi, Carlo Valli. Produtt. esecutivo: Paolo Pelizza. Italia, 2015, 80’.

Ancora vivi è un’opera al confine tra il film e il documentario. Dall’alba al tramonto si racconta la giornata della Bar Boon Band, la band musicale fondata dai senzatetto di Milano, e dei suoi componenti alle prese con l’organizzazione del concerto di Natale. Grande protagonista del film è la loro musica che, ora divertente ora malinconica, racconta le storie e le vicissitudini di tante persone legate a una realtà così nascosta, difficile e profonda evidenziando, al contempo, l’importante funzione dell’arte nella società contemporanea.
Tutte le proiezioni saranno seguite da interventi musicali dal vivo della Bar Boon Band.
Alle proiezioni del 18, 20 e 27 dicembre il regista Massimo Fanelli sarà presente in sala.

info SPAZIO OBERDAN
Viale Vittorio Veneto 2,
angolo piazza Oberdan
Biglietteria: 02 7740 6302/00

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