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Francesco Caprini

Francesco Caprini

Teatro Menotti (Milano): Svenimenti di Anton Cechov

TEATRO MENOTTI
dal 24 marzo al 2 aprile

SVENIMENTI
un vaudeville
dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti di Anton Cechov
progetto, elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Gaetano Colella, Marco Sgrosso
regia Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso
disegno luci Loredana Oddone
drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
macchinismo e direzione di scena Giovanni Macis
collaborazione ai costumi Marta Benini
foto Luigi Angelucci, Umberto Favretto, Patrizia Piccino
cura Nicoletta Fabbri
ufficio stampa CTB Silvia Vittoriano
distribuzione Emilio Vita
si ringrazia il Teatro Comunale di Russi
produzione CTB Teatro Stabile di Brescia
in collaborazione con Le Belle Bandiere
compagnia sostenuta da Regione Emilia Romagna, Provincia di Ravenna,Comune di Russi

La Compagnia Le Belle Bandiere arriva al Teatro Menotti con “Svenimenti” che, con le repliche milanesi, termina il tour 2015. Lo spettacolo ci introduce nel mondo di Anton Cechov soffermandosi in particolar modo su alcuni episodi contenuti nei suoi Atti Unici, come La domanda di matrimonio, L’Orso e I danni del tabacco, che, nella trama drammaturgica, s'intrecciano con le suggestioni tratte dalle lettere, dalla biografia e da altre opere del grande autore russo. Il risultato è il racconto di un'epoca, il ritratto del Cechov uomo e scrittore.

Entriamo nel labirinto creativo di Anton Cechov a partire dalle lettere che sua moglie, l’attrice Ol'ga Knipper, continua a scrivergli anche dopo la morte, in un dialogo ininterrotto che ne vuole evocare presenza e voce. La drammaturgia intesse gli atti unici con visioni tratte dai racconti, irruzioni di frammenti di altre opere, lettere che l’autore scambiò con persone care, scrittori e compagni di lavoro. Ne emerge il ritratto, pieno di contrasti, di un uomo medico per vocazione e scrittore per passione, affettuoso e intelligente osservatore degli umani, instancabile e gentile difensore degli ideali, amante della vita tumultuosa del teatro ma anche della completa solitudine, sempre curioso della vita nelle sue variabili forme. Ne inseguiamo l’affascinante poliedricità attraverso continue trasformazioni e cambi a vista. Diventiamo, di volta in volta, compagni del Teatro d’Arte, fantasmi dell’autore, evocazioni di personaggi o testimoni al presente, accompagnati dalla danza di pochi elementi di scena e dal ritmo della luce e del suono.
Elena Bucci e Marco Sgrosso


A PROPOSITO DI CECHOV
Il 26 marzo, alle ore 17, presso il Teatro Menotti, si terrà l'incontro aperto al pubblico con la Compagnia Le Belle Bandiere. Interverranno Elena Bucci, il professore Fausto Malcovati e Marco Sgrosso

TEATRO MENOTTI

via Ciro Menotti 11, Milano
tel. 02 36592544
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vivere senza artrosi: ecco come

Questo libro racconta in modo inequivocabile una verità finora nascosta: L’ARTROSI SI PUO’ CURARE. E non con quanto già a disposizione, cioè i farmaci anti-infiammatori e il cortisone, veri boomerang per i temibili effetti collaterali che presentano, o gli interventi di protesi articolare, l’ultima spiaggia nei casi irrimediabili, ma piuttosto con tecniche innovative e originali, integratori alimentari naturali, una dieta antiartrosi alla portata di tutti, le cellule staminali, nuovi tipi di laser. Finalmente una buona notizia per quei 6 milioni di italiani che soffrono di una delle malattie più diffuse e più disabilitanti al mondo. Un libro che rappresenta una vera e propria guida nel mondo dell’artrosi, ricco di consigli legati all’attività fisica, agli esercizi da fare tutti i giorni, con un test di autovalutazione e tante ricette create apposta da tre grandi chef stellati italiani.

TEATRO MENOTTI Milano IL TRAMONTO SULLA PIANURA

dal 12 al 22 marzo

IL TRAMONTO SULLA PIANURA
di Guido Conti
regia e adattamento teatrale di Emilio Russo
regia di Emilio Russo e Caterina Spadaro

Dopo il grande successo della scorsa stagione torna “Il tramonto sulla pianura”, l'appassionante spettacolo prodotto da TieffeTeatro con la compagnia di attori non professionisti over 60 che, anche quest'anno, prosegue l'attività laboratoriale condotta da Caterina Spadaro e Emilio Russo.

Davanti alle grandi vetrate di una casa di riposo immersa nella pianura padana, si incrociano le vite di personaggi singolari: poeti improbabili, attrici dalla vita malinconica e avventurosa, fascisti fedeli fino all'ultima ora, suore stravaganti e medici assurdi. Una “giovane” compagnia over 60 è la protagonista di un racconto tragicomico in bilico tra storie individuali e la macrostoria di un’epoca destinata al cambiamento, in attesa del nuovo millennio. Siamo nel 1989, tra muri che cadono e ideali che affondano, quale migliore punto di vista se non quello di chi osserva il mondo tra i raggi di un sole e di una vita al tramonto?
Intorno, la strana magia della pianura e del fiume che la percorre, il Po: depositario di riti antichi, ma anche di delitti misteriosi. E mentre una tarda estate si trasforma in un Natale nevoso, noi ci accorgiamo di attraversare, capitolo dopo capitolo, il romanzo di un secolo.
Gli attori sono stati scelti dopo un intenso provino/laboratorio che ha visto la partecipazione di oltre cinquanta over 60, tutti non professionisti. I caratteri dei personaggi in scena si confondono con i protagonisti del racconto, il risultato è un toccante racconto corale sulla terza età, ironico e malinconico.


TEATRO MENOTTI
via Ciro Menotti 11, Milano
tel. 02 36592544
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FONDAZIONE MUDIMA MILANO: Roberto Coda Zabetta

Roberto Coda Zabetta

Film# 00—56

Con testo critico di Ilaria Bonacossa

11 marzo – 8 aprile 2015

Inaugura martedì 10 marzo, ore 18

Fondazione Mudima presenta, dall’11 marzo all’8 aprile 2015, negli spazi di via Tadino a Milano, la mostra

personale di Roberto Coda Zabetta FILM# 00-56: venti tele inedite di grande formato che costituiscono

l’anteprima di un progetto più ampio composto da cinquantasei lavori.

Il titolo dell’esposizione, FILM# 00-56, introduce alla nuova ricerca artistica di Coda Zabetta: una pittura

che, oltre a non essere più figurativa, procede per stratificazioni sottili di materia, impalpabili pellicole,

film appunto, di colore. Una materia non più densa, ma fluida e trasparente. Ma anche “film” inteso come

sequenza di 56 frame che raccontano la storia del cambiamento di un linguaggio.

Le opere in mostra contengono forme, luci, ombre e colori della natura che si condensano in un flusso

atemporale e non figurativo di infinite informazioni. L’occhio scorre veloce, seguendo movimenti orizzontali,

concentrici, verticali, emerge in superficie e velocemente si immerge in profondità. La visione è immediata,

ma innesca un lento flusso di riconoscimento, di scoperta del processo pittorico, dei riferimenti, delle

citazioni, delle fonti. Si produce un inconscio corto circuito: immagini mentali che non svelano, ma ri-velano

(velano nuovamente), nel senso che mostrano e insieme nascondono quell’invisibile cui l’immagine rimanda.

La ricerca di ciò che è ‘irrappresentabile’ dell’altro del mondo, un movimento verso l’alto o il basso legato

alla necessità di trascendere le condizioni emotive dell’esperienza.

Nelle parole di Ilaria Bonacossa, autrice del testo in catalogo: „I nuovi lavori di Roberto Coda Zabetta

sembrano giocare con i limiti dell‘astrazione contemporanea attraverso un rapporto tattile e viscerale con i

materiali pittorici classici che vengono ‚forzati‘ in futuristiche trame. Queste grandi tele evocano sintetiche

immagini digitali della nanotecnologia così come spazi siderali a milioni di anni luce da noi che nelle loro

trasparenze sembrano omaggiare una tradizione nipponica millenaria di opere a china e acquarello su carta“.

Per Roberto Coda Zabetta la pittura astratta è uno stato della mente che contiene forti limitazioni e

infinite libertà: l’astrazione è, insieme, il luogo intimo dove si dimentica la ‘mente’, si scava negli strati del

vissuto, degli insegnamenti, dei riferimenti, dove l’accumulazione dell’informazione si libera nel movimento

dell’animo, nella visione, nella somma dei contrari e di tutto ciò che si sottrae alla compiutezza della

percezione e della temporalità. E, contestualmente, è il luogo dove agire con infinita libertà riguardo a quei

riferimenti, sapendo che, ciascun gesto è denso di riferimenti storici, ma che può essere usato, consapevolmente,

al di fuori di ogni classificazione cronologica.

Corredano la mostra un catalogo, edito da Allemandi & Co., con testo critico e intervista all’artista a cura di

Ilaria Bonacossa, e un video biografico, diretto da Jansen & Rodriguez e ArtAtWork, visibile sul nuovo sito

  1. robertocodazabetta.com.

Via Tadino 26 | 20124 Milano | T 02. 29 40 96 33 | F 02. 29 40 14 55 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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