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Francesco Caprini

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Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

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La Playlist I COLORI DELL’AUTUNNO contiene 15 brani. 15 artisti sballottati dagli eventi della vita in balia delle onde che tra dubbi e certezze hanno creato delle onde essi stessi per poter influenzare e cambiare coscientemente la qualità, l’essenza stessa della vita.

ARTISTI: Les Fleurs Des Maladives - Andrea Robbiani - Francesco Pelosi - Sfigher - Intercity - Andrea Cassetta -  Priscilla Bei - Casablanca - Nuju - Paolo Saporiti - Ismael Remida - Hotel Monroe - Barberini -  Scudetto

 

I COLORI DELL’AUTUNNO  Track-List  su Spotify: https://goo.gl/APXEbs

 

Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

Un riff sferragliante e un approccio sfacciatamente rock’n’roll accompagnano una fotografia ironica e provocatoria della “scena indie” contemporanea.

Siamo quattro stronzi con al collo le chitarre, ma vai bene se fai finta di essere un tipo importante.

 

Francesco Caprini - Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

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Ode all’indecenza. I Nylon, la musica cruda e il loro teatro magico. (intervista integrale)

Ode all’indecenza. I Nylon, la musica cruda e il loro teatro magico.

Intervista integrale di @Roberto Bonfanti - Scrittore, artista.

Parte della intervista è stata pubblicata in anteprima su Il GiornaleOFF spinOff culturale del quotidiano  IL Giornale

I pavesi Nylon sono stati una delle più importanti rivelazioni dell’ultima edizione di Rock Targato Italia, oltre che i vincitori del concorso insieme ai milanesi Lo Stato Delle Cose. La loro proposta musicale è un condensato affascinante di folk, rock e canzone d’autore illuminato da una fortissima verve teatrale che incarna il racconto di vite notturne, artisti di provincia, bariste circondate da un’aura mitologica e personaggi persi fra le vie di Barcellona al costante inseguimento di un’ultima birra. Filippo Milani, voce e anima teatrale del gruppo, ci racconta di più sulla band e sul suo concetto di indecenza.

Partiamo dalla domanda più banale: ci racconti come sono nati i Nylon?

La storia dei Nylon è iniziata parecchi anni fa, quando eravamo ancora studenti: il mio chitarrista dell’epoca mi aveva invitato a suonare alla festa della sua scuola e quella sera, nello stesso posto, suonava anche Davide (chitarrista dei Nylon, ndr). La cosa bella è che, la prima volta che ci siamo visti, ci siamo subito riconosciuti nei personaggi che portiamo avanti ancora oggi: lui era un chitarrista bravissimo ma completamente immobile sul palco mentre io ho suonato “Basket Case” rotolandomi per terra e dando testate ovunque, tanto che anni dopo lo stesso Davide mi ha confessato: «tu quel giorno hai suonato veramente male e cantato anche peggio, però nella tua esibizione c’era qualcosa». Così, rincontrandoci in seguito in altri contesti, è nata la voglia di provare a sviluppare insieme quel “qualcosa”. Tieni conto che parliamo circa del 2001, anche se all’inizio avevamo un altro nome.

Il nome Nylon è nato qualche anno dopo, nel momento in cui io e Davide abbiamo iniziato a girare in duo acustico suonando cover dei brani che ci hanno sempre influenzato. Anche il concetto di “musica cruda” di cui parliamo ancora oggi è scaturito proprio dall’idea di distillare i classici del rock in chiave acustica. Poi, suonando e facendo la vita che facciamo noi, è normale che col tempo ti venga voglia di scrivere cose tue e così, iniziando a scambiarci pezzi di testo e giri di accordi, è partita in modo molto spontaneo l’avventura dei nostri brani originali.

Siete partiti tu e Davide ma un elemento che oggi vi caratterizza molto è anche l’uso del violoncello. Come è nata l’idea di introdurlo nel vostro suono?

L’idea è nata dall’esigenza: tu puoi ridurre un pezzo rock in acustico, ma non puoi trasformare un brano acustico in un pezzo rock. Così abbiamo provato una serie di strumenti per aggiungere un terzo elemento: abbiamo sperimentato prima il violino, poi il contrabbasso e alla fine siamo approdati al violoncello che è un po’ la via di mezzo fra i due e, fin dalla prima prova fatta con Adriano (violoncellista dei Nylon, ndr), ci siamo resi conto che qualunque canzone si suonasse con quello strumento aveva tutto un altro sapore. Di fatto Adriano è entrato nella band nel 2014 e credo che quello sia stato a tutti gli effetti il vero inizio del progetto Nylon.

Nella vostra musica confluiscono tantissime influenze: voi come definireste il vostro genere?

È proprio per uscire dall’impasse di districarci fra etichette come “folk”, “rock” o “cantautorato” che abbiamo inventato la definizione “musica cruda”. Anche perché il nostro approccio è sempre quello di cui parlavamo prima: a Rock Targato Italia ci siamo presentati anche con basso e batteria, che ci saranno anche nell’album, ma sono comunque dei musicisti aggiunti: per noi tutto parte sempre e comunque dal trio voce, chitarra acustica e violoncello.

Un’altra cosa che vi caratterizza molto è il modo estremamente teatrale di presentarvi sul palco. Da cosa nasce questo approccio? Hai fatto teatro?

No, io non ho mai fatto teatro. Però, nel momento in cui da bambino ho sentito parlare del metodo Stanislavskij -che consiste nell’immergersi completamente nel personaggio che si vuole interpretare-, ne sono rimasto affascinato. A maggior ragione, per un cantante è fondamentale capire –e soprattutto sentire- cosa dice la canzone che sta interpretando perché, se non sei tu il primo a credere in ciò che stai cantando, come puoi pretendere che ci creda chi ti sta ascoltando? Io credo che la magia vera scatti solo se, per esempio, io riesco, con la mia voce ma anche con le mie movenze, a fare in modo che, mentre canto “Guendaline”, il pubblico si senta proprio lì, in mezzo a una strada di Barcellona, a guardare il protagonista della canzone mentre barcolla e tenta di rientrare nel bar da cui è stato cacciato urlando alla barista “ehi, ero qui anche ieri sera!”

Visto che hai citato “Guendaline”, che credo sia uno dei brani più rappresentativi del vostro immaginario: la vita bohémien sembra uno dei temi portanti della vostra poetica…

Sì, ma non è soltanto un discorso di vita bohémien: è che a me piace proprio stare in mezzo alla gente. Naturalmente mi piace anche starmene per i cavoli miei, però ho bisogno del contatto con le persone e, stando fra le persone, spesso si colgono storie o sensazioni che poi si ha voglia di raccontare. Per esempio, se uno non volesse fare troppa vita bohémien, secondo me uno dei modi migliori per trovare ispirazione per una canzone è andare al supermercato nell’ora di punta e osservare le facce che ti scorrono attorno: se hai l’occhio giusto per cogliere le sfumature delle persone ci puoi trovare una marea di spunti.

Un altro vostro pezzo simbolo è “L’indecente”, in cui ironizzate sulla mentalità chiusa del considerare indecente qualunque cosa vada fuori dagli schemi di una vita ordinaria. Cos’è indecente per voi?

A noi piace invertire il concetto di indecenza: per noi essere indecenti è un vanto. Per esempio, a me piace vivere la vita a modo mio, ovviamente nei limiti del rispetto della libertà altrui e del non fare male a nessuno: mi piace fare l’eccentrico e vivere un certo tipo di situazioni. Il fatto che certe persone mi giudichino indecente per questo lo prendo come motivo di vanto perché evidentemente loro non potranno mai capire quanto è bello vivere quella libertà.

Tra l’altro ti svelo un segreto: “L’indecente” è una canzone che non parla di me. O almeno non direttamente.

Quindi manteniamo il mistero su chi sia il vero protagonista della canzone?

Sì, manteniamo il mistero.

Parliamo della vostra avventura vittoriosa a Rock Targato Italia: come siete arrivati al concorso? Come avete vissuto quest’esperienza? E cosa vi aspettate dopo questa vittoria?

Ci siamo arrivati perché è uno dei concorsi più importanti in Italia: noi qui a Pavia abbiamo un buon seguito, ma sentivamo di avere bisogno di un trampolino per arrivare a un pubblico ancora più ampio. Anche per questo, durante tutte le serate del concorso, il nostro obbiettivo è sempre stato quello di portare sul palco ciò che facciamo da sempre, non limitandoci a suonare le 4 o 5 canzoni che richiede il concorso ma provando fare una vera performance di 20-25 minuti che rappresentasse il più possibile ciò che siamo.

Quanto alla vittoria: ovviamente vincere Rock Targato Italia è stata una grandissima soddisfazione, anche perché fra le band in concorso c’erano diversi ottimi elementi e durante le serate abbiamo avuto modo di confrontarci con altri artisti e conoscere delle belle realtà, però per noi la salita inizia ora: speriamo che questa vittoria possa essere solo una tappa per poter crescere ancora di più, anche perché a breve uscirà il nostro primo album.

A proposito degli artisti che avete conosciuto durante il concorso: c’è qualcuno che vi è piaciuto particolarmente?

Una delle band che ho apprezzato più di tutti sono i Malavoglia, ma anche Lo Stato Delle Cose, i nostri co-vincitori, sono stati molto bravi e soprattutto, nei mesi trascorsi dalle prime selezioni alle finali, sono cresciuti molto.

Una cosa che però mi piacerebbe è che ci fosse più onestà fra le band. Dopo le performance si parla spesso e ci si fanno sempre i complimenti a vicenda. Mi piacerebbe che invece ci fosse un confronto più critico, tipo: «bravi, mi siete piaciuti, ma in questo e quest’altro potete ancora migliorare». Credo che un confronto di questo tipo sarebbe molto più utile per tutti.

Prima accennavi al vostro primo album. Quando uscirà? E cosa ci vuoi anticipare a riguardo?

Il disco è pronto e uscirà nei prossimi mesi. Posso anticipare che è un album molto molto molto sentito e molto rappresentativo di quella che è la band. S’intitolerà: “Quasi fosse una tempesta”.

È un album strano perché è nato, per certi versi, al contrario: eravamo entrati in studio io, Davide e Adriano per registrare un disco fondamentalmente acustico, anche se Davide aveva iniziato a scrivere anche delle linee di basso o aggiungere qualche chitarra elettrica. Alla consolle dello studio però c’era un certo Fabio Minelli, che è il batterista che abbiamo poi portato a Rock Targato Italia, che quando ha sentito i pezzi si è offerto di provare a aggiungere anche qualche batteria e, quando abbiamo sentito i brani con l’aggiunta del suo lavoro, ne siamo rimasti conquistati. Per questo dico che è nato al contrario: in genere, quando vai in studio, la batteria è la prima cosa che registri. Noi invece l’abbiamo aggiunta alla fine. In studio poi si è creata una bellissima atmosfera per cui ci siamo sentiti molto liberi di sperimentare e, pur mantenendo integra quella che è l’anima del gruppo, divertirci ad aggiungere delle cose davvero belle.

Aspettiamo di ascoltarlo con grande curiosità quindi!

Tra l’altro a breve uscirà anche il video di “L’indecente”, che abbiamo girato qui a Pavia, e sono curioso di vedere l’impatto che potrà avere. Anche perché, fra le idee fantastiche che sono state aggiunte in corso d’opera mentre registravamo l’album, ci sono anche le pentole suonate in quella canzone, che abbiamo già portato dal vivo e che sembra siano piaciute molto al pubblico.

Sì, il momento di delirio percussivo sulla coda di “L’indecente”, insieme al tuo balletto con una ragazza presa dal pubblico, ha creato grande curiosità anche alle finali di Rock Targato Italia. Un po’ come la tua entrata in scena con lo scolapasta in testa.

Tieni conto che quella dello scolapasta in testa è stata un’idea nata praticamente per caso. In realtà Fabio si era dimenticato in camerino una delle pentole che doveva suonare, così mi ha chiesto di portargliela appena prima di entrare in scena. Io mi sono ritrovato questo scolapasta in mano e mi sono detto: “Sembra un cilindro. Tanto vale metterselo in testa”. Personalmente non pensavo che avrebbe avuto tutto questo riscontro, invece poi mi sono reso conto che sul pubblico ha avuto un impatto forte. Ormai è diventato leggendario, quello scolapasta.

Ti toccherà portarlo anche nei prossimi concerti: ormai è un segno distintivo.

No, quello no. Mai fermarsi sulle cose. Al massimo potremo rielaborare l’idea in altri modi. Il nostro approccio è quello: ci piace improvvisare sull’onda dell’entusiasmo del momento e adattarci alle situazioni.

Vedremo cosa vi inventerete in futuro allora…

Certo! Nel frattempo vi aspettiamo sui nostri social per essere sempre aggiornati su tutte le cose che succederanno nelle prossime settimane.

La pagina Facebook dei Nylon è: www.facebook.com/nylonproject

Il sito ufficiale: www.nylonproject.com

E il profilo Instagram: NylonOfficial

www.rocktargatoitalia.eu

 

“I COLORI DELL’AUTUNNO”

Playlist Speciale

“I COLORI DELL’AUTUNNO”

da Rock Targato Italia

by Divinazione Milano

 

La playlist  “I COLORI DELL’AUTUNNO” creata da Divinazione Milano è nel tempo passato, presente e futuro, la memoria culturale e professionale della nostra attività discografica.

Un progetto Divinazione MilanoFrancesco Caprini e Roberto Bonfanti (scrittore e artista)

Immagina una semplice raccolta, apparentemente per stimolare e per vedere più in la, per aprirci all’universo intorno a noi, aprire i nostri canali recettivi, riacquisire il senso di meraviglia che provavamo da bambini. La meraviglia che avevamo nel notare il controllo delle nostre mani, nell’afferrare qualcosa, o nel vedere l’onda del mare a bagnarci i piedi. 

Una piccola scintilla musicale.

IMMAGINA  L’AUTUNNO

La Playlist I COLORI DELL’AUTUNNO contiene 15 brani. 15 artisti sballottati dagli eventi della vita in balia delle onde che tra dubbi e certezze hanno creato delle onde essi stessi per poter influenzare e cambiare coscientemente la qualità, l’essenza stessa della vita.

ARTISTI: Les Fleurs Des Maladives - Andrea Robbiani - Francesco PelosiSfigherIntercityAndrea CassettaPriscilla Bei - CasablancaNujuPaolo Saporiti - Ismael RemidaHotel MonroeBarberini Scudetto

I COLORI DELL’AUTUNNO  Track-List  su Spotify: https://goo.gl/APXEbs

Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

Un riff sferragliante e un approccio sfacciatamente rock’n’roll accompagnano una fotografia ironica e provocatoria della “scena indie” contemporanea.

Siamo quattro stronzi con al collo le chitarre, ma vai bene se fai finta di essere un tipo importante.

Andrea Robbiani - L'ultima volta

La fine di un amore fotografata con ironia e malinconia in un brano dal gusto anni ’70 in cui si mischiano pop, rock e musica d’autore.

“L’ultima volta che abbiamo scopato, per usar parole tue, ma non ti sei accorta che ero già così lontano dai pensieri tuoi…”

Francesco Pelosi - Il rito della città

Una melodia minimale dal sapore antico e notturno intonata da un autentico chansonnier. Un brano elegante, suggestivo e poetico.

“Offri il Martini con le arance a lui che bestemmia mentre i suoi occhi pregano, e prendi questo valzer: danza con me finché la morte muore.”

Sfigher - Baciami forte

Un ultimo raggio di sole prima di gettarsi nell’autunno. Una canzone d’amore spensierata, trascinante e spudoratamente pop.

Ce ne vuole di più, non basta mai: baciami forte e mettimi nei guai”

Intercity – Notturno

Una via moderna, inquieta e suggestiva al pop d’autore. Chitarre ed elettronica. Melodia e distorsioni. Ritmo cadenzato e malinconia.

“Non c’è mezza luna tra la nebbia o foschia, un blu notturno da penombra in città...”

Andrea Cassetta – Fuliggine

Un uomo solo, a cospetto delle proprie debolezze, si confessa in una canzone in cui il grunge d’autore incontra il pop più inquieto.

“Colpevole di aver ceduto ad ogni pulsione. A piedi nudi percorro il viale degli ipocriti.”

Priscilla Bei – Keplero

Il suono trip hop della Bristol degli anni ’90 viene attualizzato in un brano pop riflessivo, ombroso e affascinante.

“Forse dovevo imparare da mio padre a godermi la vita, ad apprezzare le sere in un bar anche se tutto va male.”

Casablanca – Maschere

Una macchina da guerra stoner: atmosfere claustrofobiche, sezione ritmica massiccia, chitarre stridenti e una voce lacerante che non fa sconti.

“Pace, violenza o costume, non si guardano in faccia i peccati: sarebbe come naufragare senza neanche venire graziati.”

Nuju – Denaro

Ritmica in levare e melodia trascinante sono i pilastri di una canzone dalle sonorità solari, fra ska e combat folk, che accompagna un testo che ironizza sul tema della ricchezza.

“Denaro io non ne tengo mai. Nel cuore sono ricco assai.”

Paolo Saporiti - Arrivederci Roma

Una voca straziante poco più che sussurrata tratteggia il senso di smarrimento di un brano tanto minimale quanto straniante e suggestivo.

“Arrivederci Roma, ancora, tu sai far male più di me.”

Ismael – E dove andrai, Luchino?

Praticamente un romanzo in una canzone. Un brano rock d’autore graffiante e diretto illuminato da un’indole narrativa impregnata di terra, di poesia e di vita.

“E dal bagno esterno, se andiamo a pisciare, si sente il torrente passare: sembra incredibile, a noi, da qui, che arrivi al mare.”

Remida - La canzone del secolo

La prova che si può fare pop in modo intelligente, unendo suoni metropolitani e melodie immediate con il desiderio di raccontare il mondo che ci circonda.

“Corrono via i nostri giorni mentre il cielo morde i nostri sogni: questa è la canzone del secolo e non c'è scritto nulla di comodo”

Hotel Monroe - L'ultima cosa che

I dubbi di un rapporto di coppia in declino animano una canzone moderna e immediata dalle sonorità rock compatte e le ritmiche elettroniche da ballare.

“Penso a chi sarò se accetterò lo scambio fra libertà e rimpianto.”

Barberini - L'ultima notte

Vogliamo chiamarlo semplicemente “dream pop”? Una canzone delicatissima, dall’atmosfera sognante e la melodia lieve come una ninnananna.

“Dopo la morte hai dei piani o ti arrendi? Ti andrebbe di dirci semplicemente la verità?”

Scudetto - Championship manager

Sperimentazioni elettroniche a bassissima fedeltà accompagnano una sorta di filastrocca surreale dall’ironia arguta e pungente.

“Meno male muori te, che la guerra qui non c’è.”

 

Nel web:

http://www.robertobonfanti.com/

http://www.rocktargatoitalia.eu/

  1. divinazionemilano.it

Carolina Nardella

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GRETA VAN FLEET: la rock band americana per la prima volta in Italia!

 

GRETA VAN FLEET: la rock band americana per la prima volta in Italia!

Vengono dal Michigan, hanno un’età media di 20 anni e sono stati definiti i ‘Led Zeppelin del nuovo millennio’. In attesa dell’uscita del nuovo album ‘Anthem of the Peaceful Army’ prevista per il 19 ottobre, la giovane rock band americana fondata dai fratelli Kiszka annuncia il primo tour mondiale “MARCH OF THE PEACEFUL ARMY”.

Il tour vedrà la rock band esibirsi in Italia per la prima volta in un unico imperdibile show che si terrà il 24 febbraio all’Alcatraz di Milano!

 Ecco di seguito i dettagli della data:  

GRETA VAN FLEET

+ special guest

 

  1. 02 MILANO, Alcatraz

 

Apertura porte: ore 18.30

Inizio concerto: ore 20.00

 

Prezzo del biglietto in prevendita: € 37,00 + dp

Prezzo in cassa la sera dello show: € 43,00 

 

Biglietti in vendita su ticketone.it a partire dalle ore 10:00 di venerdì 19 ottobre. 

 

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